Monday, May 01, 2006

FAMIGLIE NOBILI DI SICILIA
Aprile di Palermo


Giusta il Villabianca si arma: campo azzurro con una fascia d’oro accompagnata in Capo da un giglio d’argento, e in punta da tre stelle d’oro con sei raggi situate in fascia. Discendenti di Federico, figlio esule di Manfredi Hohenstaufen in Egitto, nipoti di Costanza Hohenstaufen e familiari degli Aragona. Aprile o Freya, Veib, Staufer, Abril erano Principi di Valencia, Carcassonne, Duchi di Peronne. Vissero alla Corte degli Aragona in Puglia e in Sicilia. Il motto "Giusta il Villabianca", nell'Ordine Kradaino, indicava sia la Dinastia di Giacomo il Giusto (il Giusta è il predestinato, il Brian ovvero l'Alfen, sinonimo di Albi, Bianco). Villabianca è quindi villa degli Elfi, ossia il legittimo erede degli Altavilla (detti Alfen) ed in Spagna Abril di Valencia, nipoti di Costanza di Aragona, figli del fratello fuggito in Egitto, scampato alla morte e poi rimparentatosi con i cugini Anglosvevi Avril de Burey d'Anjou de Compostela a Chateau Durbellier, dove si fregiavano dello stemma delle 3 conchiglie di San Giacomo di Campostela. Il motto evocava la discendenza dei Principi i Valencia da Bianca Lancia, nel Sud Italia ove arrivarono con il Re di Aragona di cui erano nipoti e da cui ebbero privilegi e baronie. Il ramo francese e spagnolo degli Abril rimase tra i grandi di Spagna e tra i Principi Hidalghi Potentiores (vedi Principe Perez Abril cugino del Re di Spagna). I rami italiani discendono da Manfredi e si connettono a Les Chanoines Aprilis Griffon Fortis Exilles (che traduce Saintonge, ossia Coppa o Pietra del Graal o del Signore - Beinstein). Il ramo Avril o Aprile de Burey d'Anjou, o Avril de Niphi Nero' de Masquinaud d'Imavrincourt(Ghibellini nascosti dinastia di Venere , o Signora dell'Acqua, in greco Niphi Nero' o Imavrincourt ,in greco neri o nero' acqua ovvero i neri ghibellini)di Federico figlio di Federico II ed Isabella d'Anjou Plantagenets, finì invece a Saint Genis, poi alla Corte di Re Enrico d'Inghilterra e nel Baltico, nell'Ordine Kradaino.

39 Comments:

At 7:35 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

Il Motto degli Avril di Saint Genis,sul frontale della Cappella Staufer Freius, testimonia che la Progenie Staufica rinasce nell'Ordine della Santa Colomba a Saint Genis la Fontaine




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Gli Enigmi della Cappella della Colomba degli Avril de Saint Genis des Fontaines(Fontana della Santa Stirpe) e' il nucleo Centrale di iniziazione al Gran Magistero dell'Orso di Federico II.Essi celano un messaggio in codice sull'origine della Staufer Friius (Le lettere vanno lette in plurisemiche valenze:da notare che puntini, segni, lettere su pini diversi e minuscole generate dal piano della maiuscole celano un significato occulto.)

Lapicidi e sculture dell'Abbazia cistercense benedettina "des Avril de Saint Genis", ristrutturata nell'VIII sec,nell'anno 1000 e piu' volte successivamente . Ma i rifacimenti , come l'aquila avita degli Hohenstaufen, sono fedeli. Tale Abbazia,detta anche Fortis Exilles , anticamente si chiamava anche Staofer Friiuss.Friiuss in provenzale significa Freya ,(ossia Venere), come dai lapicidi sul frontespizio in alto alle sculture (Casa di Venere o Tempio di Freya. Staufer Friius era il nome avito degli Hohentaufen "Staufer Kreis"(Castello dell'uovo, ossia dell'onfalos o Graal) dal nome del Castello omonimo in Svevia. Da notare che anche il Castello dell'Ovo a Napoli ha un'origine normanno sveva ed ha un preciso riferimento graalico.Furono i d'Angio', incompetenti , a cancellarne il palinsesto semantico.


La Principessa Yasmin von Hohenstaufen, nell'edizione per iniziati del Genoma del Graal ed. European Council of Princes aveva spiegato l'Enigma dell'antico nome degli Hohenstaufen: STAUFER FREIIS (Staofer Friuss)dai pregressi ed aviti LAPICIDI DELLE CHIESE E CAPPELLE DEGLI AVRIL DE SAIN-GENIS DES FONTAINES.Il vero Cognome di Federico II era dunque " SANTO GRAAL" :le prove nei documenti inediti del GRAN MAGISTERO DELLA COLOMBA, in parte distrutti nel periodo degli UGONOTTI, ma rintraccibili nell'ORDINE DELL'ORSO,(L'ORSO rappresenta la drammatizzazione della costellazione dll'ORSA ove appare sotto il segno della Bilancia o VENERE la STELLA di ARTU') , fondato a San Gallo da Federico II nel 1228.IL MAGISTERO dei PRIORATI DI SION, RITIENE SIA IL TEMPO PER SVELARE LA VERA LINEA SI SANGUE DEL GRAAL.

I Lapicidi originari della Cappella della Colomba , degli Avril de Saint Genis , distrutti nel periodo degli Ugonotti, riportavano " STAUFER FREIIUS"(LA VERA RADICE DEL TERMINE VEIBIL-) Non a casol'antico sito di Villa di Briano(Brian significa Il Predestinato o Buren il Signore , come l'omonimo sito Villa Brian, nei pressi di Saint Genis, in Francia , non lontanto dai Pirenei, e dal mare ), si chiamava Freyanburg ovvero Staufer Friiuss , ossia citta', Fortezza di Venere , antica rocca costruita dal Principe Grifone Aprilis di Lanslebourg , figlio di Carlo Martello e di Sonichilde.Non a caso nella genealogia degli Hohenstaufen quale emerge dai MGh -Historia Brevis Monasterii Salemitani, si elenca Ottone Frisiensi Episcopo (Vescovo di Staofer Friius, detto anche Frisingensis (Avril Genis Friius Gensis , ossia Avril de Saint Genis ) e l'ascendenza da Clodoveo della stirpe dei Merovingi Mer-Signore - Evo da Ayus -Aya-vita.



Da memorie storiche:ARCHIVIO Principi APRILIS von HOHENSTAUFEN- Puoti Colonna - MACEDONIO:

."Lo storico De Lellis testimonia l'avita origine di Frignano, provincia di Caserta, prima provincia di Napoli. Essa si chiamava Freyanburg o Freynberg o Staufer Friius ,fortezza della Dinastia Regale di Giacomo il Giusto ,da cui il Principe , detto anche Jacopo Aprilis , o Grifone .Solo successivamente Frignano fu divisa in Maggiore e Piccola Originariamente era provincia di Napoli.Frignano Piccolo si chiamo', infatti, Villa di Briano(CE), dove nel Palazzo avito del marchese Francesco Puoti,Medico Illustre e Sindaco e' nata la Principessa Yasmin , la cui nonna paterna Giovanna Puoti ,era nipote del Marchese Puoti, come del resto la stessa madre della principessa Yasmin (ricordata ancora come "Nobildonna Piissima").Il Palazzo, nella Piazza di Villa di Briano, conservava pilastri , dipinti preziosi, e scale di marmo antico , camini ,pozzi e corte patrizia detta "Ferramanu " ,in quanto sede dell'Ordine Teutonico e sorgeva nella piazza , di fronte a Palazzo Costa, ove viveva la Nonna Marchesa Giovanna Puoti.Esso aveva delle scuderie all'interno e l'ala della servitu'. Si verificavano strani fenomeni in tale palazzo. Ad esempio il Principe Giuseppe ritrovo' i cavalli , prima dell'alba , stanchi e sudati e con le criniere e le code tutte intrecciate in sottilissime treccine:qualcosa di inumano !Tali episodi sono narrati da testimoni autorevoli.Le cronache arabe federiciane riportano di episodi simili verificatosi a Dragone,il cavallo di FedericoII. Dalle narrazioni emerge altresi' un episodio inquietante . Durante l'Occupazione dei Palazzi nobiliari della Wermacht che voleva a tutti i costi requisire i Principi Aprile di Hohenstaufen di Frignano, per l'operazione "Rinascita di Federico Barbarossa, il Principe Joseph si calo' nel pozzo del Palazzo, ove scomparve nel 1873 la nonna Elvira Hohenzollern .Di notte , la servitu' venne con le torce ad avvertirlo che il pericolo era passato e che poteva risalire .Alla luce delle Torce noto' su una sporgenza in fondo al pozzo un anello luccicante , recante una incisionecon l'aquila bicipite su pietra preziosa . Infilo' l'anello al mignolo e rabbrividendo tentava di risalire:Dopo decine di tentativi dovette desistere, eppure per l'agile ed aitante Principe Joseph sarebbe stato uno scherzo risalire ...Ad un attimo ebbe la sensazione che una forza magnetica volesse ad ogni costo attrarre la sua attenzione verso il basso.Ebbe un brivido e capi' che l'ostacolo era l'anello che aveva un legame oscuro e inscindibile con il buio del pozzo Si sfilo' l'anello, quasi per scrupolo, e per celia.Immediatamente una energia lo pervase fino a fornirgli un impeto gioioso per la risalita che effettuo' ,dopo essersi liberato dell'anello, in un lampo!Dai vecchi del Borgo apprese che si narrava che ai tempi di Re Vittorio Emanuele ,una giovane principessa straniera, che si nascondeva per sfuggire a dei sicari, nei Palazzi di Villa di Briano dei Pallavicino e dei Puoti Colonna ,inesperta di come attingere dal pozzo l'acqua forse lo avrebbe perso , mentre tentava di dominare la forza della ruota cui si era abbarbicata. Ma come fu che scomparve nel nulla?Mori' altrove , per una disgrazia o fu assassinata?..Non lo sapremo mai! I vecchi del Paese narravano che il Tessitore (Marchese Michele Benso diCavour )ogni giorno si accertasse, per conto del Re, che fosse al sicuro...Del resto come poteva Suvolov penetrare in quel Borgo, senza dare all'occhio?

Il Borgo si era chiamato "Fortezza di Aprile", ovvero Freyanburg.Nel 92, la stampa ,intervistando lo storico locale prof. Leopoldo Santagata , aveva conferma che il Borgo in effetti si chiamava Freyanburg. La similiarita' etimologica emerge anche in un suo pregevole scritto sulla storia del Borgo. Dall'Archivio dei Principi Aprile von Hohenstaufen , Memorie di Famiglia e dall'epistolario intercorso tra il Principe Vincent, nonno di Lady Yasmin e l'Onorevole Filippo Saporito, siciliano(I940/50) emerge che dal Palazzo Costa, requisito dai Tedeschi , i fratelli Aprile,riuscirono a salvarsi dall'Operazione "Clinica Razza Pura", nell'ambito della Strategia" Rinascita del Barbarossa".Dai dossier di Haushofer ed Hitler emerge infatti un piano di rapimento degli ultimi Hohenstaufen , a Villa di Briano, per la riproduzione forzata ,della Dinastia di Barbarossa. Il rapimento, con la forza, era necessario per la palese adesione della famiglia al fallito attentato ad Hitler, tentativo del Conte Claus Schenk von Stauffenberg , un Colonnello della Vehrmarcht , di antica origine aristocratica sveva , ramo cadetto degli Stauffer Freiius , quindi familiare degli Staufer Freyus Svevi.

www.dhm.de/lemo/htm/biografien /StauffenbergClaus/

Il principe Giuseppe, padre di Lady Yasmin, aveva rischiato la vita per inoltrarsi di notte ,dal tetto, in un Palazzo di Frignano e cancellare l'elenco degli ebrei , da deportare in Germania, nascondendoli nelle grotte e gallerie di palazzi nobiliari di congiunti.Vi sono ancora lettere struggenti dei superstiti che esprimevano gratitudine fino agli anni 60 (L'Ultimo Vento d'Aprile ed. Brumar).Seduti a Tavola nel Palazzo di Villa di Briano, la Ghestapo avrebbe dovuto prelevare i Principi Giuseppe ed Elvis, per l'operazione Haushofer:qualcosa di oscuro di cui non si rendevano nemmeno conto, ma che emergera' dopo, dai dossier della Ghestapo.Riuscirono a fuggire, distraendoli,semplicemente mostrando loro archivi ed album di famiglia, catapuldando, inaspettatamente , il tavolo sulle SS. Tali episodi narrava, anche negli ultimi anni della sua vita , il Principe Giuseppe, un genio della matematica, al punto da vincere in velocita' sintetica le calcolatrici elettroniche e risolvere rebus matematici impossibili.

Al violino suonava Paganini , al pianoforte (possedeva addirittura uno dei primi esemplari di pianoforti, appartenuti alla Regina Cristina di Svezia) suonava classici inediti napoletani e cantava con una voce straordinaria di Tenore.

Unico rimpianto : Il padre non gli aveva consentito di darsi al canto, perche' non si confaceva al suo rango.Era una Famiglia che ancora fino alla meta' degli anni 1900, era potentissima e viveva un un tenore di vita da regnanti.

Terribile e tenerissimo , aveva pudore che si sapesse in giro che aveva capacita' taumaturgiche , ponendo le mani.(Da note "L'Ultimo vento d'Aprile"ed. Brumar). Educatore eccezionale , sensibilizzo' alla musica e all'arte le figlie , fin da bambine, con rinomate maestre di musica ed arte, veneziane, a domicilio. Solo le veneziane, diceva ,sanno insegnare la musica ed impartire lezioni di Storia dell'arte. Esigeva che le figlie si comportassero come maschi,forse perche' i suoi figli maschi avevano deluso le sue aspettative, anche a cavallo e nelle discipline agonistiche ."Nel gettare il cuore oltre l'ostacolo",il manuale di Caprilli, rispetto alla sua eleganza e temerarieta,' nel superare ogni ostacolo,si riduceva a vademecum per rampanti .Si ricorda ancora una sua intervista, sul finire degli anni 70, a Piazza di Siena ,ove dichiara:Basta con i cicisbei a cavallo!Era l'epoca in cui Don Peppino, per rompere con i fantasmi del passato, bruciava nel camino mobili antichi e "scartoffie "antiche come veniva apostrofato l'archivio di una vecchia Zia , La Marchesa Puoti, la quale non aveva diritto ad essere ricordata piu' con il suo vero nome, dalla seconda generazione, ma con l'epitome "Zia Calculella." Era infatti quella che aveva imposto i nomi ai figli del Principe Vincent, rinnovando l'albero genealogico degli antenati russi. Curava l'archivio ereditato da Monsignor Puoti che aveva il carteggio del Cardinal Santacroce sulla vicenda del Curlandese, del Vaticano-Lanza- Savoia, la corrispondenza di Bakunin -Costa e dell'Internazional socialista.Frequentava i Principi Obreskoff Puoti,suoi cugini russi depositari della straordinaria ascendenza aristocratica del congiunto Vincent, al punto da definirlo "Stirpe divina":non solo per l'origine sveva, ma perche' era discendente di Gengis Khann. Gli Obreskoff , infatti erano , in contatto con il mitico e terribile cugino di Vincent ,il Principe Felix Youssoupov a Parigi, discendente di Ali' e di Gengis Khann. Ma che valore poteva avere questo , negli anni 30/40? L'episodio dell'eccidio di Rasputin gettava un'ombra oscura sulla memoria del terribile, anche se affascinante parente...

" Zia Calculella ",trascorreva la vita a studiare le date storiche e gli alberi genealogici delle varie dinastie congiunte ai marchesi Puoti.Sosteneva, invero,con testi dell'archivio di Basilio Puoti ,che tale dinastia era" graalica" e che era Des-Pota., di origine essenica taumaturgica.Per i nipoti era solo un po'svanita". Bastava fingere di ascoltarla , tanto poi , se Le promettevi di essere all'altezza del rango, ti riempiva di soldi, era buona, e ti offriva tutte le "leccornie "del mondo.Conosceva a memoria tutti gli alberi genealogici dei Regnanti:una vera missione! Ma tale memoria rigettavano gli zii ed il padre della Principessa Yasmin, relegando tale prezioso scrigno a"VORTICE SPAVENTOSO" DI FRONTE A CUI CI SI SENTIVA IMPOTENTI... qualcosa da rimuovere ,per non esserne divorati per sempre.

.Esorcizzava cosi' la fine della parabola sveva,Don Peppino, esaltando negli estremi bagliori del " tramonto", il languore della Grandezza degli Avi, costretto a misurarsi con la realta' consumistica degli anni 60/70/80 Ancora si ricordano le sue crociere e viaggi , ove per non sentirsi solo, invitava intere famiglie di amici , come ospiti, a sue spese. "Non concesse mai alla piccola Yasmin di dire: "ho paura"!Un'espressione impronunciabile per la Sua dinastia, ma solo di dire al massimo:"ho timore": Ricordava il padre ed i" Cespiti a Londra", irrimediabilmente perduti e della congiura "sul piccolo" Curlandese." Il Principe Giuseppe, di fronte ai cugini,i Principi Colonna Puoti Capece,Caracciolo di Santa Maria a Vico e di Napoli, dichiarava di snobbare i salotti della nobilta' e che" l'Aristocrazia Sua "era ben altra cosa...Fini' con il diventare Comunista, per ribellione! "Fu cosi' che da Presidente Onorario delle "Azioni cattoliche" , l'ultimo Svevo divento' un cattolico Marxista che metteva in crisi persino i Vescovi e preti che esitavano a distribuire i beni ai poveri, irrompendo nelle Sacrestie, ordinando di distribuire i viveri direttamente. Lo faceva persino personalmente, con il suo autista.Nessuno puo' testimoniare il contrario!Regalava il danaro a chi aveva bisogno e se ne dimenticava per sempre, in quanto, per non metter in imbarazzo i beneficiati, finiva con il rimuovere talmente le sue buone azioni, da cancellarle, per sempre , dalla sua memoria. Ecco perche' per la gente modesta, non era piu' il Principe, ma "Don Peppino"ed in Calabria era" U gran Signure ". Il Principe duca Prof. Antonio Tommaso Perrone di Muscettola, Barone di Rossano, scienziato della Nasa, ne illustra ancora la Magnificenza Sovrana, consapevole del Carisma Graalico nella Massoneria Universale , ricoperto dal nonno Principe Vincent , figlio della Principessa Hohenzollern che aveva ereditato le Costituzioni Massoniche del Kaiser Federico il Grande Hohenzollern, ed era della linea di sangue graalica di Federico II ed Isabella d'Inghilterra, come emerge anche dal carteggio con il Gran Sovrano Ispettore Elvio Sciubba e dagli archivi dell'Intelligence in Usa che definiscono la Principessa Yasmin,"Semenza di Dio", illustrandone tutta la genealogia , da fonti sconosciute persino alla stessa famiglia.

Pronipote di Federico II e Federico Hohenzollern ,nel Principe Giuseppe , come diceva il Padre, erano presenti tutte le virtu' degli avi.Era il figlio prediletto e prescelto,quale successore, dal padre , Il Curlandese Principe Vincent , italianizzato dal Ministro Lanza, che fu anche imprenditore ed uno dei piu' autorevoli Appaltatori delle Imposte( unitamente al Duca Cesare D'Aquarone) come i suoi avi Hohenzollern. Negli ultimi anni della sua vita, dettava le sue Memorie, una fonte inesauribile di notizie storiche, nelle giornate addolcite solo da visite di pochi familiari, come la diletta cugina la marchesa Ginevra Puoti Colonna ed il marito,il Principe Ettore Paradiso dei Medici. Si spegneva cosi' un archivio vivente dell'ultimo "Gigante " degli Avril de Saint Genis-Hohenstaufen:un vero Lord che difese per tutta la vita emarginati , deboli ed onoro' come non mai le "Donne, anche la piu' umile ". Aveva sposato Filli ,dalle gambe di gazzella, le mani sottili ed i capelli color biondo rame e le efelidi dei Puoti :sua Cugina, attraverso il Marchese Francesco Puoti,cugino della marchesa Giovanna Puoti, nonna paterna della Principessa Yasmin: Filli , sensibile, molto esigente , rischiava di rimanere zitella, nonostante bella ed ereditiera, in quanto , come le sorelle ,aveva rifiutato i miglior partiti. Ma quando conobbe il cugino ,il Principe Giuseppe , piu' bello e prestante di un divo dei telefoni bianchi, disse : "Giuro!O Lui o Nessuno"! Il Principe Giuseppe, avuto notizia del gradimento, dopo aver espedito i protocolli familiari , si reco' con la sua lussuosa carrozza nel Palazzo marchesale di Aversa della Famiglia Allegro Puoti. Filli aveva un vestito rosa confetto con frange di perline, stile charleston, i riccioli ai capelli color biondo rame dei Puoti.Sotto l'occhio vigile della servitu' , del padre e delle sorelle, s'incamminarono nei viali della villa.Filli colse una rosa e la offri' all'innamorato , il quale per la tensione di essere sorvegliato dai parenti , distrattamente spiumo' la Rosa ...



Filli, ,per tutta la vita ,rinfaccio' allo sposo di aver sciupato "la Rosa ".Non era solo la suscettibilita' dei Puoti che nel loro motto proclamano"Nec Laeditur"...

Fu quella Rosa un indizio di un'anima prescelta...Mori' ancora giovane. Non aveva trascorso un solo giorno della sua vita, senza prendere la Comunione, recitato il Rosario e senza aver fatto un'opera buona. Unico suo rimpianto :non essere certa di rivedere Venezia....

Nella sua profonda sensibilita' poetica e cristiana, Filli forse intuiva che tale dinastia era depositaria di una Rosa ben piu' preziosa:la Rosa Fronzuta di cui Stupor Mundi fu Pellegrino: La Sindone e le Bende di Cristo! . Filli sempre perfetta , anche all'alba,esigente e profondamente scrupolosa, come tutti i Marchesi Puoti ,con il rossettino , guanti e cappellini :nemmeno un capello fuori posto!Si dedicava ai poveri, piu' di tutto, ed anche nell'opulenza e nella gioia, intristiva i figli, ricordando loro che non si puo' gioire se al mondo c' e' qualcuno che soffre.Si alzava all'alba, per portare i figli a pregare nella Cappella e da loro pretendeva il Rosario tre volte al giorno! Prendeva la comunione tutti i giorni e prima dei pasti esigeva dai figli il Salmo di Davide"Il Signore e' il mio Pastore"... Dava tutto ai poveri , come il marito, fino a privarsi delle cose piu' care...

Era la primogenita di sette sorelle , tutte bellissime, che vivevano nel palazzo Marchesale di Aversa , Allegro de Puoti. Donne eccezionali , severe e spartane:tutte laureate , cosa rara per l'aristocrazia degli anni 40.**********************************

Certamente l'influenza della madre e delle zie, fu determinante per la formazione del carattere pio, religioso spartano, intransigente della Principessa Yasmin, coraggiosa, fino all'eroismo, altruista , determinata,esplosiva , impavida come il padre , vero precursore dell'emancipazione femminile. Ma il rigore religioso e spartano della madre si sposava nel Cuore Impavido paterno che portava in se l'aquila sveva e l'impetuosita' del Volga, dalla lontana Russia asiatica degli Youssopov e lo splendore galattico della mitteleruropa degli Esterhazy. Cosi' la principessa Yasmin disdegnava i Gran Gala' della nobilta' italiana , seppure tollerasse alcuni aristocratici eccentrici, come il Principe Lancellotto che a Napoli professava di essere il suo devoto "Chaperon." Conservava nelle sue dimore aristocratiche non la foto di Yasmin, ma una copia della radiografia della sua testolina, fatta durante una visita alla Nato di Napoli, per capriccio:un totem per dire in napoletano che Yasmin non era una donnna , ma una "Testa", na' capa , come spiegava al Circolo Savoia di Napoli e a Capri. Erano gli anni in cui andava in barca con la splendida Flavia ,futura moglie dell'Ambasciatore Boris Bianchieri ed insieme stupivano , a bordo della fuoristrada , il Gotha di Capri ed Ischia. Erano gli anni in cui insieme scoprivano il fascino di Londra e Katmandou.

La Principessa Yasmin , intanto, in attesa di giungere a scoprire la" Rosa Fronzuta," fresca della prima laurea,conosceva il mitico Lord William Mc Kenney, un lontano cugino. Era il discendente di re Bruce , uno dei piu' potenti clan scozzesi in Germania e negli Usa e nel mondo. Fu vero amore il Graal ... E' stato come ritrovare il terzo occhio...William , Editore ,produttore , una tra le Lobby piu' ricche del mondo,parlava della Quete du Graal, con il papa' di Lady Yasmin . Ebbe cosi' accesso ai segreti della Massoneria.. Fu il padre , il Principe Giuseppe e William ad aprirLe le porte degli enigmi della mistica del Graal.Divenne La" Dama del Graal",su uno degli yaghts della Dinastia che aveva per motto "Veritas vincit". Cio' che aveva respinto nell'eredita' agalmonica del suo casato russo e dai suo parenti tedeschi, Le tornava , ora ,attraverso la memoria dei parenti della linea angloscozzese e da William.Li avevano separati, pero', i libri di Marx e Gramsci che Lady Yasmin ancora leggeva , nei primi anni 70, e per non essere disturbata , al telefono rispondeva:"Il Faut que je lise...il faut que je lise...William non sopportava il rivale Karl Marx. William spari' prima che Lady Yasmin riuscisse a conciliare il Graal e la Pietas Cristiana .Lady Yasmin, con lo pseudonimo giornalistico era troppo impegnata nel sociale e a scendere in campo a difendere le scelte del fratello comunista che , per rompere con il passato contraeva un matrimonio con una intellettuale comunista , nobile ma non si sangue reale.Ma erano anche gli anni in cui il discendente di Wallace "Cuore impavido" e la moglie Lyla, fondatori del Reader's Digest sceglievano i Top Manager tra il Gotha Europeo , come la Visconti Modrone, Il Conte Brandolini d'Adda , figlio della principessa Borghese Boncompagni ed il Conte Lucheschi. La Principessa Yasmin discendente di Isabella d'Inghilterra von Plantagenets , quale Top Manager, fu il fiore all'occhiello per i Wallace ...che tanto avevano patito per la Scozia. Wallace , cuore impavido ,fu difeso solo da una principessa plantageneta...antenata di Lady Yasmin.. Erano glia anni incui L'Intelligence della multinazionale definiva Yasmin "Semenza di Dio".Ma il poeta Alfonso Gatto , in una prefazione alle poesie di Lady Yamin "scriveva " Ha una natura straordinaria , indipendente ed appassionata che la chiama a decidere uno stato libero ed una felicita' chiara... e vano sarebbe mostrarLe una via che non sia Ella stessa ad intraprendere ...anche nel suo andar vagando ... Erano gli anni dl consumismo , eppure Lady Yasmin pubblicava "Alice nel Paese dei consumi ",ed. Bianco ,con la copertina delle due torri di New York . Alcuni versi all'interno, agli inizi degli anni 70, suonano il preludio a morte delle "Torri mannaie"...************************************LA sua Famiglia intanto viveva l'epilogo del Consumismo. La sua fami*Eppure ****** rano gli anni pa non fu piu' la stessa senza Williqm

. famigliarano gli anni del consumismoErano gli anni in cui Lady Yasmin .....

C'e ancora chi ricorda il Principe Pupetto Sirignano,(aristocratico gentiluomo napoletano) a Capri, che amava dire che " Il Principe Giuseppe, " Don Peppino", il papa' di Yasmin , era come lo "Champagne Don Perignon ", di fronte al quale ti senti una bottiglia di "Gassosa."( da Ritratto dell'ultimo Vento d'Aprile di Federico II, ed. Grifone di K. von Leyssel. ) **********

Il padre di Lady Yasmin, fino ad alcune ore prima di morire , il 25 aprile 85, narrava episodi inediti della Resistenza e vicenda" dell'Acqua Pesante". Dall'archivio russo degli Aprilov von Curlandia ,emerge il ruolo che aveva avuto il barone Uxhull presso il Re Vittorio Emanuele (1873)per salvare la nonna Principessa Elvira Hohenzollern, inseguita da Suvolov , ospitata nel Palazzo dei Principi Pallavicino di Frignano Piccolo, antica fortezza , detta Staufer Friiuss,del Principe Jacopo Grifone.

Per la comprensione della vicenda si suggerisce il volume "L'ultimo Vento d'Aprile ed. Brumar (Traduzione italiana -sintesi -viale dei Normanni -Brumar. CZ)Con l'aiuto dell'emergente Internazional Socialista ,Elvira Hohenzollern , approdo' in Italia da Carlovivari in Boemia a Palazzo Pallavicino di Frignano Piccolo, attuale Villa di Briano.Il Marchese Michele Bensodi Cavour , massone, soprannominato "Il Tessitore", come il piu' celebre congiunto scomparso, si adopera, quale intermediario, affinche' la Badessa Innocenza , sorella del Ministro Lanza,abbia cura della Principesa Hohenzollern e i suoi due figlioletti. Dal'Archivio di Julie von Shwaben emergono raccapriccianti alchimie di ricatti . Elvira Hohenzollern scomparve assassinata da ladri ,misteriosamente nel Palazzo Pallavicino.Il Deputato Costa ottiene che il piccolo Principe Vincent avesse come precettore Monsignor Costa imparentaati con una famiglia nobile locale, con forti addentellati massonici :i Cantile.(Vedi archivio Savoia,Minghetti, Lanza, Uxhull, Cardinale Santacroce, Aghemo, Julie von Shwaben -Elpis Shwarz) .

Emergono altresi' dei legami di parentela del Barone Uxhull, Ambasciatore della Zarina , con la dinastia von Stauffenberg.A curare l'archivio dei Principi Aprile von Hohenstaufen , era una sorella della nonna , la Marchesa Giovanna che manteneva i rapporti epistolari con la nobilta' russa, profuga a Parigi, dopo la rivoluzione d'ottobre del 1917. Ma che senso aveva piu' per i nipoti , ormai cittadini italiani, sapere che il Palazzo dei Buren Aprilov Hohenstaufen di Curlandia, a San Pietroburgo,ove era nato il loro bisnonno Aimericus , il principe riformista, e la moglie Elvis Hohenzollern, requisito dal Conte Suvolov, Capo dei servizi segreti della corte reazionaria russa, era stato riscattato dal bellissimo e terribile cugino il Principe Felix Youssoupov? Un dedalo di Oroburus, di ricorsi vichiani di ascese e tragiche discese ...

Gli Aprilov Hohenstaufen in Russia , congiunti degli Youssoupov erano proprietari di tutti i palazzi ed i tesori piu' considerevoli , ora nel Museo del Cremlino. Forse erano piu' ricchi degli stessi regnanti d'Europa .. Solo chi ha visto i Palazzi degli Youssopov e la semanticita' del Totem di Castel del Monte , il patrimonio d'arte ed i gioielli dei Principi Lobkwicz, in gran parte del Principe Vincent di Curlandia, e' consapevole che difficilmente altri tesori, potranno consolarlo Re ... Ben tre dinastie Youssoupov avevano alimentato il patrimonio dei Principi Buren di Curlandia. Ma anche il Principe Felix Youssoupov, viveva infelice a Parigi... *************

Da Notizie storiche -Famiglie aristocratiche sveve.





I Conti Svevi von Stauffenberg erano pienamente coinvolti nell'Intelligence degli ufficiali della Vhermacht che presero le distanze da Hitler, come il cugino Conte Claus Phillip von Stauffenberg, giustiziato per il fallito attentato ad Hitler. Il Conte Claus von Stauffenberg apparteneva infatti ad una antica e prestigiosa linea svevo prussiana . Il cognome piu' antico era infatti Stauffer Friius o Aprile Grifone di Lanslebourg.Il nome del Castello dei Conti svevi Stauffenberg si chiamava infatti "Pietra del Grifone(Grifone e' simbolo di Cristo , ma evoca anche l'antenato comune con il Barbarossa il Principe Grifone ).Esso sorgeva ,infatti ,nei pressi di Ulm a Greifstein che significa Pietra o vaso o linea del Grifone . I conti Stauffenberg infatti erano proprietari di fortezze a Sallagriffon a Greifswall, a Monte Grifone , in Vandea .Non a Caso lo stemma avito dei borghi di Saintonge -Saint Genis era il Grifone .Saintonge infatti traduce Santa Pietra che vuol dire appunto Greifstein, ed un altro cerchio si chiude.Esiste anche un castello "degli spettri" di nome Greifstein , nel trentino, esso apparteneva ad un Conte Tirolese di origine sveva , di nome Greifstein.

Ma cosa significa Freiius? Nei culti celtici e druidi del nord FREYA e' il codice di VENERE, quindi FREIIUS (variazione provenzale del nome) sta per FREYA, ossia APHROS, ossia AVRIL, ossia APRILE. Il termine STAUBER , STAUPER o STAUFFEN -STAOFER FRIUSS(O Freya) ( veniva anticamente usato per indicare Gli Hohenstaufen.Ma cosa significa ?

Siamo abituati a tradurre Hohenstaufen come Alto Castello, ma Staufen significa qualcosa di piu' complesso.Intanto Stauffen evoca la Staffa come Asse , perno dell'Equilibrio . Il riferimento al culto del Graal o Onfalos come asse e centro del mondo e' implicito.Ma significa anche Colonna, asse, Casa, Castello Rocca. E' chiaro che evoca "La Pietra". La Casa Dell'Onnipotente(Alto -Hohen) quindi La Casa di Venere equivale ad Aprile della Santa Progenie(AVRIL DE SAINT-GENIS)di SAINCTONGE significa, inoltre della Santa SFERA, ossia l'Onfalos o Betilo(CASA) che contiene la Coppa del Graal.Si spiega cosi perche ' in Svevia sorse il borgo di Veiblinghen (Stirpe degli Aprile,ossia Veib) ed il Castello Hohenstaufen detto anche Buren che significa, da Bu, sanscrito Signore.Ed il Cerchio si chiude.

Da Archivio storico Hohenstaufen-Macedonio.(riferimenti storici dal Romanzo" Le Memorie degli ultimi Principi di Curlandia" di Elisabetta Buren ed. La Ginestra










AVRIL DE SAINT GENIS
motto:Fortis Renascitur Proles
Rinasce la Prole Veiblingensium (Fortis)
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Il termine Saint Genis traduce Sancta Propago, come definisce la divina stirpe cesarea Federico II , la Stoffensi Domo, nelle epistole alla nobilta' di Francia, dove ha origine il diritto imperiale di sangue degli Hohenstaufen .Ecco perche' Federico non consenti' ad alcun Re di Francia, di fregiarsi del rango di Re di Arles, in quanto Arles era la culla della mistica ghibellina di Santa Maria del Mare e della Sacra Progenie.Non a caso il martire Saint Genis della stirpe merovingia dei desposini, era detto Genis D'Arles, in quanto della stirpe Saintonge ,Pietra Santa ,o Sacra Progenie di Arles .La Dinastia Avril de Saint Genis( ou Saint Genis- Sancta Propago- o di Arles -o di Genebaud , Re Merovingio) de Saintonge (Beinstein Veiblinghen detti Hohenstaufen) Linea di Sangue del Graal, nel saggio della Principessa Yasmin che risolve l'enigma della placca funeraria a destra della porta d'ingresso dell'Abbazia Avril de Saint Genis La Fontaine :I lapicidi indicano che nella Cappella e' sepolto Jesus(Jesi che e' il nome dell'antenato di Gesu' della linea di Fortis o Boaz ) il Re Sesto. L'Urna riporta l'immagine che evoca la Sindone ed a ratifica che trattasi di un Re Sacerdote e Messia ; a destra e a sinistra, due immagini rappresentano il potere Temporale e spirituale (l'uno porta lo Scettro e l'altro la Tiara (Tiara che ritroviamo nel campo dei tre Fiordalisi di Angoumois Plantagenet, dell'arma avita des Avril ou Saintonge. I due poteri temporali e spirituali sono simbolicamente espressi nell'arma avita des Avril visibile nella Cattedrale di Lyon , negli armoriali dl Vescovo Santo Merovingio detto Ginesius, dal nome Avril de Saint Genis o Genebaud -Gene- Baud -Gene di Dio, dal nome di Genobaudo antenato di ClodoveoII).
Al centro della placca ,una mano indica il Tre della Trinita'. La cornice inferiore reca l'enigma del poully , da cui il nome Poully de Saint Genis della Dinastia Avril de Saint Genis Saintonge . Poully evoca la poula, ossia la chioccia dalle uova d'oro o la Venus Genitrix(Avril -Aprilis o Veibil -Veiblinghen )di Saintonge ovvero Beinstein (Pietra del Signore).Nel Gran Magistero della Sacra Colomba tale Dinastia discendente dalla linea di Cristo e dai Merovingi viene indicata con l'epitome
Hautpoul (Pula o Chioccia Di Dio, quindi Santa Progenie -Il Saggio "Genoma del Graal "della PrincipessaYasmin ,ed ECP, connette i misteri della Famiglia di Hautpoully o Hautpoul, che in realta' era detta " Poully de Saint Genis o Avril de Saint Genis " con le vicende di Rennes le Chateau relative alla consegna di misteriose pergamene all'abate Antoine Bigou , da parte della marchesa Marie de Negri d'Ables vedova di Francois d'Hautpoul, principe di Blanchefort, di origine catara ( 1780), nascoste dal Confessore nel pilastro visigoto della chiesa di Santa Maria Maddalena a Rennes le Chateau, mentre sulla pietra tombale della vedova appose la scritta enigmaica"Et in Arcadia Ego"...L'ovulo o onfalos, in basso a destra , della placca funeraria di re Yaesou Six Rex,ove appare l'emblema della colomba e' connesso alla spirale dell'otto, simbolo dell'Infinito .A sinistra appare il Drago universale , epitome dello Spirito Santo. La Cappella infatti si chiama "Colomba delloSpirito Santo o Santa Progenie ".In Gaelico il Re dei Re si chiama Pendagron (testa del -Drago)I Sovrani di antiche Dinastie in Mesopotamia erano detti Dragoni(interscambiabile con il Grifone), unti dal sacro grasso di Mus Hus o Messeh , da maschiach, ungere, da cui Meschiachs , i Messia.Nella mistica del Graal , Pendagron e' il nome del padre di Re Artu'. Il Tre della mano rappresenta la Trinita' , ma anche la parola Ghimmel (rappresentata dal tre )che indica la Dinastia di Gebel, ossia Venus- Avril-Ghibellina
, l'ii Yaesou is Six Rex( Tomba di "Gesu' sesto Re")Re Messia e Sacerdote
Nel logion 13 Tommaso Didimo Giuda(gemello di Cristo,secondo i Rotoli del Qumran) scrive che i discepoli dissero a Gesu':"Sappiamo che Tu ci lascerai:Chi sara' Grande sopra di Noi?".Gesu' avrebbe risposto:"Dovunque andrete ,seguirete Giacomo il Giusto".In Provenza , dalla culla degli Avril di Saint Genis , un ramo di tale dinastia emigra nei Pirenei e a Valencia:trattasi della linea dei Desposini, detti Despota , Principi Sovrani:gli Aprile di Toledo , di cui rami cadetti finirono alla Corte di Federico II e degli Aragonesi :Il loro stemma erano tre stelle(simbolo della Trinita', in campo azzurro ed in capo un giglio.Il loro motto era "Giusta il Villabianca si Arma".Il termine Giusta , nelle carte del Graal, sta per Giacomo il Giusto . "Si Arma" e' inteso come stemma, devise.Alcuni rami di tale linea finirono a Palermo .Il Villabianca indica la "Casa dei Re Risplendenti", gli Elfi, ovvero la Dinastia del Graal .
"Io sono la radice di Davide la Stella radiosa del mattino"...(quella che annuncia la profezia del Nuovo Re) ,Giovanni riferendosi a Cristo nell'Apocalisse, ultimo libro del Nuovo Testamento cosi' parla di Cristo.
Il Procuratore romano avrebbe fatto arrestare Giacomo(detto anche Barabba) e Gesu', decidendo di metterne in liberta' uno di loro.Ma entrambi i condannati avevano il soprannome di Gesu',Yoshu .Giacomo era indicato come Figlio di Dio(Barabba), Gesu',Re dei Giudei . E' probabile la tesi che "Gesu' Giacomo" sia fuggito in Provenza e che la Tomba di Saint Genis, scoperta dalla Principessa Yasmin, indichi la carica dinastica di Gesu' Re Sesto.Non a caso il motto della dinastia merovingia degli Avril de Saint Genis e' "Fortis renascitur Proles":Anfortas e' la colonna Boaz, ma anche il nome dell'antenato di Cristo.
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"Ermes conduttore dei morti, Demetra e Persefone udirono la fama...

"Urna sepolcrale, il costruttore di bare avvolse in sudario...le membra di Cristo, primo Imperatore , Re dei Re.
Giglio Immacolato degli Svevi,artefice di Pace,figlio di Chalomon.Dal sicofante Pontifex calunnioso fummo depredati dello scettro, dei Padri Divini e dei Loro doni...Vento di calunnia...scuoti con il tridente l'Oceano del male"...
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Ghiotto di steli, di iscrizioni sulle tavolette , celo il Patto dell'Alleanza...Tai cose riguardano i Re, Pastori di Popoli...
Risalgo al Padre, getto inoltre su e giu' per la scala di Giacobbe...Arrivo all'Ascensione...Vado, vengo in aiuto, dissero i Padri Figli della Pietra di Dio:Beinstein ...e fu cosi' che da Jessi , la vite passo' a Davide , a Boron,sotto il segno di Yousouph Arimatea , cosi' le lande , i confini, le torri...
Intanto Cristo era legato, legato dalle Bende e su di esse posero Syndon di lino che noi custodimmo, all'insaputa del Patera, il Pontifex... L'Avo Barbuto, progenitore, fu pregustatore di Barbaroux , radice della vite , del teucro Aenea .

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"I Maggiori nostri l'ebbero in dono dal Progenitore, fondatore della Stirpe congiunta con il latte del Messia, e sotto la pelle lo stesso marchio...Sin dallo spalmo di pece e catrame sull'Arca, si credea che le Leggi fossero venute da Dio...Pegno di Fede ...Protettori della Fede Giurata fummo....
"Corpus Hermeticum, Natura Deorum,il fiume Chitezai Trifasias odus , si scinde per Tre vie"...
(Della Rosa Fronzuta saro' Pellegrino di Yasmin von Hohenstaufen)

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Lapicidi -Cappella della Colomba a Saint Genis la Fontaine(Avito nome del sito Stauper Friuss)I lapicidi riportano il motto degli Avril de Saint Genis Saintonge (nome in codice della stirpe staufica detta Veiblinghen -Beinstein o Sacra Stirpe di Venere) . La scritta e' un vero e proprio rebus,per i profani vi e' scritto :"Anno videssimo quarto regnante Robero rege Willemus gratia Dei Abba ista opera fieri jussit in honore sci Genesii cenobi que vocant Fontanas.Sembrerebbe una semplice dedica, ma l'ordine delle lettere e la collocazione si presta, anche nei segni particolari, a triplice lettura.L'Abbate Willelme Avril de Saint Genis ,Benedettino, e' legato alla Confraternita Templare degli Aprilis Chalon d'Auxerre, d'Orange, cui affida i lavori di restauro dell'Abbazia : secondo il linguaggio in codice nel Gran Magistero dello Spirito Santo e' da intendersi " Istaopera Freiius Spinon Rescegene ": un vero rompicapo! Ma andiamo per gradi :Spinon e' la colonna dorsale ,(quindi anche l'asse , il perno, il centro d'equilibrio del corpo, quindi staffa, asse del mondo, quindi onfalos , Graal(da notare che in greco Staffila o stafila significa la vite , l'uva , quindi il termine staffa indica anche la dinastia della vite), ma anche il nome di Fortis la colonna dedicata a Venere , la Donna(Veib)secondo gli arcani Maggiori e le carte del Graal ed i Tarocchi. Quindi abbiamo il primo Termine di "Fortis" renascitur Proles , ovvero Rinasce la Sacra Progenie dei Veiblinghen (Fortis o Spinon) staufica o istaupica . Ma in volgare vuole comunicare ...Ista opera fa rinascere la Sacra progenie di Venere , ovvero Codesta Opera celebra la Staufica Fonte della Genia Rinata, ovvero Rinasce la progenie staufica in Freiius , con il nome di Freya, ossia Avril, Aprile .(Federico , il figlio di Federico II ed Isabella d'Inghilterra sfuggi' all'eccidio degli svevi con l'aiuto dei monaci benedettini-cistercensi, suoi familiari chanoines ).Il motto indica "La Dinastia del Graal rinasce in Avril".Non a caso la Cappella sorge presso la Fontana del Graal a Saint Genis Pouilly, presso i Pirenei. Un ramo dei Principi Avril si estendera' anche a Monsalvat, Monserrat e a Valencia costruendo Castelli ed Abbazie - Cappelle sempre sotto il segno del Graal.L'Abbazia risale all'epoca merovingia e sorgeva su un tempio dedicato a Venere . E' stata ristrutturata piu' volte con materiali e marmi provenienti dall'avita Abbazia di Saint Genis . E' stata piu' volte oggetto di restauri ed interventi per dei batteri che hanno intaccato marmi e pietre.Non sempre gli originali lapicidi sono stati preservati, in quanto trattasi di segni incomprensibili agli estranei alla cultura iniziatica. Culla della Genesi di Saintonge o Beinstein- che proveniva dal vicino sito detto Culla(Noue di Noe'-David)dal nome di David detto" Avril diSaint Genis" e dalBorgo Licornou ad ovest del castello du Rouvre ."Le nom est un dèriveè de corn , signifiant coin ou angle".Per gli iniziati tale etimo ' e' di plurisemica velenza, in quanto connesso a Le Rochier -Abraham, nei pressi di Ville Enée e Rochier Marie e Clos Coq(traduce Recinto del Gallo, ovvero culla della Gnosi(che ha per simbolo il gallo) ovvero della Genesi o Conoscenza (Ab Ovo).Anche Gallipoli(Lecce) e' strettamente legata all'iniziazione ai Misteri e al Sigillo della Suprema Scienza ,traducendo nell'etimo Galli-Poli il termine Recinto del Gallo o Clos Coq.Mentre l'avito nome Galli-Poula , realizza l'epitome della Poula , ovvero la Chioccia dalle uova d'oro(Venus Genitrix)Si pensi a Federico II chiamato Puer Apuliae(A, ab Poula, ovvero della Venus Genitrix ossia Veibil detta Gallina dalle uova d'oro)
Avril(Pouilly o Pula, la Venus Genitrix o Chioccia dalle uova d'oro) de Saint Genis torno' agli antichi fasti merovingi e dell'anno mille, riaccogliendo nei suoi Ordini equestri e Benedettini l'Ultimo Pollone della Regia Stirpis Weiblingensium, rilanciando l'avita arma parlante , dopo il 1268 , a seguito della Morte di Corradino di Svevia.
Secondo la tradizione popolare Saint Genis prende il nome dal Vescovo di Lyon Sanctus Ginesius , discendente di Genebaud ;trattasi infatti di Genesio della Dinastia dei Desposini. Ma l'antico nome del sito era Pouilly de Saint Genis (Coppa della Sacra Stirpe ). La Storia ricorda Saint Ginesius ,Arcivescovo di Lyon ,il quale era della Dinastia AVRIL des Saint Genis. Visse quale familiare alla corte del Re Merovingio ClodoveoII, curandone la Cancelleria, al punto da diventare in seguito "Patrono degli Stenografi." La Cattedrale di Lyon, non a caso, ha una campana con lo stemma des Avril, donata da una Principessa, discendente del Santo Vescovo di Lyon,Ginesius , di nome Anna Maria Aprile
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La Principessa svela l'enigma di Rennes le Chateau ,e dell'Onfalos , durante il conferimento del rango di conte di Saint Genis al Prof. Umberto Veronesi.
I misteri di Rennes Le Chateau risolti dalla Principessa Yasmin che ha decifrato e scoperto l'Onfale nel Castrum Petre Roseti. L'Onfale di Roseto e' nel codice segreto di Poussin.
(dal saggio "Un dito indica che"...ed Il Dragone- di Yasmin von Hohenstaufen )
Il medesimo stile di linguaggio occulto si ripete nell'enigma "Et in Arcadia ego..." a Rennes le Chateau , per indicare la progenie di Gesu' e di Giacomo il Giusto .I vari pittori e lapicidi indicano che occorre seguire le traccia che si trovano sulla vicina direzione di Avrille', il sito che anticamente si chiamava Gebel-Avril- Aprilis-Aprile(Significa Venere ,antico nome del monte di Sion), ove sorge la Fontana dl Graal . Il messaggio in codice proclama che la "Dinastia del Signore viaggia nell'Arca di Avril -Aprile o Gebel"(Veiblinghen -Hohenstaufen) .Non a caso, nella cappella della Colomba degli Avril de Saint Genis, la principessa Yasmin ha rinvento la Tomba di Re Jesus. Vieppiu', nella direzione indicata dal quadro di Poussin .s'incrocia il sito Rosierre en Santerre , ove sorgeva il Castrum Petre Roseti. Il messaggio vuol dire che il seme di Cristo viaggia nella sua discendenza che e' Avril de Saint Genis Hohenstaufen , ma che e' anche nell'Arca o Onfalos di Castrum Petre,di Roseto Capo Spulico (Cs), ove la Principessa ha realmente trovato l'Onfale . Tutti questi enigmi globali risolti dalla Principessa Yasmin, sono troppo grandi perche' qualcuno possa farsene forte. L'Onfale infatti e' un bene dinastico inalienabile.
Non a caso ad Avrille' sorge la fortezza di Enea e di Villa di Briano (L'Origine del Barbarossa ascende infatti alla dinastia troiana , Enea, mentre il termine Brian sta per Buren il Signore, il Melkisedec, il Predestinato.Da notare che ad Avril o Aprilis o Avrille' sorge il Monte Grifone) . Tutti questi elementi agalmonici si ripetono nel sito staufico di Villa di Briano (da circa 50 anni provincia di Caserta , il sito si chiamava Freyanburg, o Borgo di Venere -Aprilis -Aprile(FREYA),vi sorgeva la "Fortezza del Grifone "(attuale palazzo Pallavicini) del Principe Grifone detto anche Giacomo il Giusto o Jacopo (dinastia graalica ; tale riferimento lo troviamo anche nei testi dello storico De Lellis che menziona tra le avite nobilta' del Borgo di Villa di Briano o Frignano Piccolo,non solo la dinastia del Grifone(Aprilis Grifone di Lanslebourg o Saint Genis o Staufer Freius, ma anche i de Vicaris o Vicari , scudieri e Siniscalchi del Principe Grifone).Nell'Attuale piazza del borgo , sorgeva la Torre del Grifone, su cui e' stato eretto successivamente , il Palazzo del Marchese ed Illustre Chirurgo Francesco Puoti , dove e' nata la pronipote Principessa Gelsomina Giasmina ( detta Yasmin)Aprile von Hohenstaufen(Avril de Saint Genis), nipote del Principe russo Vincent Aprilov Buren Hohenstaufen di Curlandia, detto dal Re Vittorio Emanuele ,il Curlandese.Cosi' la Dinastia fu italianizzata dal Primo Ministro Lanza(1873) .

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(Fonte :Dal Saggio "Fortis Renascitur Proles "-l'enigma di Federico, il Figlio di Stupor Mundi ed Isabella dei Plantagenti ed. Il Dragone .autrice Princess Yasmin von Hohenstaufen Avril de Saint Genis- Arciconfraternita della Santa Colomba -Supremo Magistero del Graal - Poully de Saint Genis (Febbraio.2003).
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"Sopravvive il mio scudo nei posteri e discendenti ...e beffeggio la bottega del calzolaio, e mi fu tolto lo zoccolo equino, scalpitante sul piano, parte del piede e metatarso...Poda'.Claudicazione, asportazione,estirpazione"...(Della Rosa Fronzuta saro' Pellegrino" di Yasmin von Hohenstaufen)
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I Capitelli dell'Abbazia cistercense -benedettina di Saint Genis La Fontaine .
Dagli archivi e note des Avril le Chanoines dell'Abbazia di Saint Genis , emerge che alcuni di essi risalgono al 1278, circa dieci anni dopo la morte di Corradino di Svevia. I capitelli, restaurati dall'Abbate Gugliemo, in sintesi, narrano che la dinastia dei Veiblinghen , della Pietra del Signore e di Isabella dei Plantageneti(il totem della donna con due code di pesce, indica l'antenata dei Plantageneti Melusina ) e' vitale nel figlio di Isabella , vedi Capitello del Racin che traduce sia erede , rampollo , che uva, quindi "l'erede della linea della vite", ossia del Graal,dinastia della vita. Il Capitello rappresenta un fanciullo la cui gamba e' divelta dall'anca, per indicare che e' stato sdradicato dalla sua origine,quindi e' in esilio.All'altezza dell'anca si nota una svastica, simbolo del Sol Invictus-
Le chapiteau era detto de "Bury à la Croix" ou de" l'Enfant dèhancè". Ma occorre tener presente la plurisemica comunicazione del simbolo esoterico.Negli Hohenstaufen(detti anche De Bury o Buren) vi e' stata sempre presente una peculiare caratteristica nella deambulazione che fa apparire una gamba leggermente disarticolata dall'anca . Tale particolare ha ,in realta', origine da un vizio della rotola, tuttora costantemente riscontrabile nella Dinastia Aprile von Hohenstaufen, sin dai tempi di Federico detto "Lo Zoppo", antenato del Barbarossa , ad Enrico, il figlio ribelle di Federico II, la cui tomba a Cosenza, di recente aperta ha confermato tale caratteristica alla rotola . Si verifica, infatti , che in alcuni elementi , il difetto e' piu' accentuato ed in altri meno. Il Termine Sciancato, ad esempio, attribuito al Ribelle Re Enrico , non va inteso nel termine popolare odierno, ma dal latino Ex Ancare, o Esso Ancare, ossia "menar l'anca verso l'esterno", quasi la gamba fosse divelta dall'Anca.Ma tale caratteristica era presente in tutti gli Hohenstaufen, e nello stesso Federico, figlio di Isabella dei Plantageneti che ,nelle Cronache di Neville ,1284, alla Corte del Re d'Inghilterra , vien definito il" Claudicante" Re dei Romani,nipote di Eleonora di Provenza e cugino di Margherita di Francia. Il Re Edoardo dei Plantageneti, nipote di Isabella d'Inghilterra, era infatti figlio di Enrico III.Una sorella di Re Edoardo,Margherita, aveva sposato Alessandro III Re di Scozia.Il Figlio di Re Edoardo I,Edoardo II(1284-1327) aveva sposato Isabella di Francia.Si spiega cosi' perche' gli Avril de Saint Genis Beinstein o Saintonge furono strettamente connessi alle dinastie di Francia, anche nelle generazioni succssive di rami cadetti , rimasti a Saint Genis ,che comunque ricoprirono Altissime Cariche alla Corte di Francia, come risulta dalle prove di nobilta' presso le cabinet des Titres du Roi. Ma cio' e' oggetto di storia contingente e supplementare. In questo capitolo l'indagine e' sulla linea di discendenza legittima diretta , per linea maschile di primogenitura della discendenza svevo plantageneta , fino al Principe Curlandese, nonno della Principessa Yasmin. Guardando il Capitello detto del "Buren alla Croce" o del "Bambino Sgambato",All'Altezza dell'anca e' possibile individuare, con lenti di ingrandimento ,una croce svastica del , simbolo solare del " Sol Invictus":trattasi del medesimo simbolo che appare sull'Onfalos-Graal, scoperto dalla Principessa Yasmin nell'agosto 97, nel Castrum Petre Roseti , totem della dinastia del Graal , che viaggia nell'Arca Di Sion (ossia attraverso la linea Gebel(Veiblinghen)preservata nella linea di Isabella dei Plantageneti e Federico II .Il giovane ha le braccia aperte in posizione assiale- tau(per indicare Staffa -Staufer-Asse del Mondo-Dinastia Onfalos- Santa Progenie dell'Asse del mondo o Saintonge). I Capitelli narrano che l'aquila della dinastia dei Veiblinghen Plantageneti sopravvive , nonostante il cane-guelfo alle spalle, continui a mangiarsi la coda (il Wolf, cane-volpe e' simbolo dei guelfi)e nonostante Federico II sia stato avvelenato(vedi capitello che illustra un personaggio con un serpente in bocca). Anche il capitello dell'Abbate Guilleme Aprilis (Gugliemo Aprile) che espone la Sindone risale alla fine del 1200 -inizio 1300 epoca di buio della Sindone.Cio' e' ulteriore prova degli archivi dei Monaci Bendettini di Lorche (MGH)che narrano che le reliquie del Golgota furono custodite dagli Hohenstaufen, unitamente alla Sindone e alle Bende e che furono ereditate daFederico il Figlio di Isabella d'Inghilterra e Federico II, custodite da les Chanoines Aprilis o Avril. Il motivo della donna con due code di pesce e dell'aquila lo ritroviamo anche su alcuni capitelli di Abbazie Cistercense -Benedettine, nel Viterbese, all'epoca in cui Carlotto Enrico, figlio d'Isabella d'Inghilterra e fratello di Federico fu Vicario Imperiale a Viterbo.
Particolare interessante e' che lo stemma des Avril des Saintonge ou Saintonge spesso appare inquartato da quello di Isabella dei Plantageneti e l'Arma Des Avril de Saint Genis, addirittura sui palazzi Aprilis Grifone di Lanslebourg e della Valle di Susa e nell'Alta Savoia ,Carcassonne, Montserrat ,Monsegur,Saint Denis,Avrille'(Avril).Forte Exilles, Renne Le Chateau,Chalon.
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"Obbediente e docile Ginestra ,la Tua Grande Madre , nata dal Senza Terra, Terza Onda di Triplice Splendore, chiusa nella corte .
Splendente collana intorno al collo , lego il collare...Supremazia della prima nobilta', fiore e crema vicino a Fonte del Graal e fertile travaglio.
Proprieta', oggetto, produco soverchio frutto, mammelle gonfie e superba alterigia :bramo grandemente."(Della rosa Fronzuta saro' Pellegrino)in basso capitello dell'aquila sveva tra Federico II ed Isabella d'Inghilterra seguito dal capitello di Federico il figlio di Isabella dei Plantageneti )








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Le chapiteau de l'Enfant de Poully - Federico III figlio di Isabella d'Inghilterra e Federico II(Puer Apuliae-Poula "la chioccia dalle uova d'oro- da cui Puglia).

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Arma della Dinastia della Sancta Propago dei Veiblinghen (Veib-Avril)che rinasce .

"Oh scenica incostanza della Fortuna che precipita dardi sullo scettro, comando , flagello, uragano, calamita', fulmine improvviso...tutto ando' in rovina. Sono caduto in un inciampo ed il gufo , la stige, il ,l'allocco, il barbagianni, il lupo nano, in scherzi,danze festive, beffano l'aquila" ...

E dall' Arca... Ego ... mi porto , dal Sion, Gebel al Veib un po' mutato, in epiteto ed in paranomasia...per Romuleo Calendario, prima e dopo Marte"...

( "Della Rosa Fronzuta saro' Pellegrino"di Yasmin von Hohenstaufen)



Capitello di Federico II ed Isabella d'Inghilterra -Cappella Avril de Saint Genis -Staufer Freyus -Santa Colomba o della Santa Progenie del Graal.Motto dell'aquila sveva:"Fortis renascitur proles"(, vedi capitello di Federico, il figlio di Isabella dei Plantageneti della dinastia di Melusina , e di Federico II. Il rampollo nel capitello del 1278 reca la gamba divelta dall'anca, per indicare che e' divelto dalla sua origine.)L'arma di Federico il figlio di Isabella dei Plantageneti sara' quella dell'aquila nera sveva in campo d'oro su un campo di grano alla sinistra con una mano che reca un ramoscello che indica "Fortis(Gebel,Boaz, Veib Avril )Renascitur Proles .
Il nome piu' antico degli Hohenstaufen era Veiblinghen -Beinstein ,ossia Avril de Saint Genis Saintonge o Staofer Friuss_ o Griffon -Grifone-Simbolo di Cristo, alias Buren.)Lo stemma era l'aquila , come dai lapicidi del Monastero di Saint Genis la Fontaine e della Cappella della Colomba che riporta sul frontale il lapicida "Staofer Friius".Il ramo piu' antico discendeva dalla linea merovingia-carolingia essenica di Giacomo il Giusto, ed aveva per stemma il Grifone di fronte al Leone davidico per indicare le due colonne di Gerusalemme , ma anche i poteri spirituali e temporali congiunti del Re Pescatore(Michele e Davide).Era detta anche Fortis Exilles (Graal). Federico, il figlio di Isabella dei Plantageneti e di Stupor Mundi riadotto' l'aquila avita in campo d'oro , alla destra araldica una mano ricompare con un ramoscello fiorito.Motto:Fortis renascitur proles .(...)********Negli Arcani "Fortis"rappresenta la continuazione della stirpe davidica come nel Salmo89.L'arma congiunta del Grifone in fronte al leone , rappresenta il ruolo dinastico di Davide e Michele,ossia spirituale e temporale ( vedi Arma des Avril les Chanoines- la cloche de Lyon - immagine a sinistra) Ma il cognome Avril de Saint Genis si presenta anche nella forma di Avril o Apuril , con lo stemma del Leone davidico di Fortis o Anfortas della linea di Jesse

o Jesi o Re Jesi , da cui lo stemma di Jesi . Il termine Apuril o Auril nell'Ordine Teutonico si ripresenta con uno dei tre leoni svevi a lutto(epoca in cui dopo la morte di Corradino i discendenti di Federico figlio di Isabella d'Inghilterra adottano l'arma parlante della carenza del potere)

Avril de Saint Genis Saintonge e' dunque il seme. la Genesi stessa della dinastia del Graal:Veiblinghen Hohenstaufen detti anche Beinstein o Staufer Friius da cui "Staufico " o Hohenstaufen . Al di la' dell'etimologica radice merovingia(Mer=Signore. Veo da Ayu Avya =Vita)che identifica Meroveo con il termine Saint Genis e la pecularieta' che Saint Genis sia il sito ove sia vissuta la dinastia di origine sicambra, come testimonia la presenza di Clovis , re merovingio e quella di Genebaud(Gene del Signore)come dalla storiografia ufficiale del sito, e' interessante il riferimento costante al simbolo di Venere(Veib o Avril Aprile o Aphros- Afrodite-Istar).Nella mistica dei Rosacroce, infatti,il Genus della Sacra Stirpe ascende al trascendente Gene di Iside.L'eredita' regale era infatti riconducibile alla madre , a partire da Tiamat e Lilith. Non a caso la lettera Q(da cui Qayn,Kain King-Re e' connessa al termine Queen che significa Regina).Nella metafisica si riferisce alla Luna e la Khu e' l'essenza femminile mensile della Dea, detto "Fuoco stellare" . La sua rappresentazione e' l'occhio onniveggente detto anche ayin rappresentato da un cerchio con un punto all'interno:il kamakala dei sacerdoti indiani ed il tribindu delle scuole orientali.Il Genus di Iside, simbolo dell'illuminazione e' rappresentato altresi' con un occhio nel triangolo,il Daleth alchemico, la via d'accesso alla luce.Il termine Alchimia significa infatti la scienza che sconfigge l'oscurita'.E' indubbio che le leggende hanno un riferimento comune al testamento di una civilta' perduta che per i Sumeri era la tavola del destino(scritta con ideogrammi) , per Salomone "una raccolta di segreti incisi su uno zaffiro"_Libro di Raziel--Tali segreti erano la Qabala e chi li custodiva , possedeva il Ram ,la forma piu' elevata di intelligenza cosmica.Dire quindi Avril de Saint Genis Saintonge, significa evocare la dinastia della Santa Progenie e della coppa o Graal.Non a caso la Coppa della Rugiada e delle Acque era il segno originale della linea del Graal:Rosi-crucis,da rosi, rugiada, acqua e crucis, coppa o calice che rappresenta l'utero materno.Secondo la tradizione sumera, non e' vero che Caino uccidesse Abele, ma semplicemente che fu posto ad un grado piu' elevato, in quanto frutto dell'ovulo di Hawa e del liquido vitale Anunnanki di Enki.Non a caso il segno di Caino , secondo la tradizione della Midrash e' una croce racchiusa in un cerchio.Tale simbolo per gli Ebrei e' il Malkut( Regno) da Malku che significa Sovrano.Tale simbolo e' riconducibile alle valenze dell'Uroboros. La connessione con la dinastia detta Uriel, sotto il simbolo del Grifone(Grifone Aprile di Lanzeburg)o Boron- Beuren o Buren- Hohenstaufen suggella la regalita' della sfera recante al di sopra la croce, simbolo della Saint-Genis trascendente.

Fonti :Ordine della Sacra Columba o dello Spirito Santo. Saint Genis.







CAPITELLO dell'Abbazia di Saint Genis la Fontaine-Staufer Freius- Avril de Saint Genis Saintonge-
.Vien detto Capitello "dell'Abbate in Processione." Trattasi di un Avril Saint Genis des Chanoines , custode della Sindone e delle Bende di Cristo. Il Telo che espone reca una coppa con otto rombi.L'Otto e' simbolo dell'infinito ed e' attributo del Signore .Il rombo ,indica il tuono, altro attributo del Signore.Non a caso la Dinastia Beinstein vien detta D'Effrayer , del Fragore o di Freya, Venere , ovvero Veib, Avril.



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*"Una focaccia di sesamo e miele medicamentosa fu posta come tarlo sul drappo di seta del desco, conducendo via come preda di compenso la corona"(versi di Yasmin von Hohenstaufen da" FedericoII ed il Graal "-Della rosa Fronzuta saro' Pellegrino" ed. E.C.P)



L'immagine del serpente rappresenta la Forza"Kundalini" (Dinastia Fortis- Anfortas linea dei Taumaturghi.Si ricordi il motto degli Avril de Saint Genis:"Fortis renascitur Proles")



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Sancta Propago traduce Saint Genis

Meroveo significa Avril de Saint Genis Saintonge

Genobaud traduce Avril de Saint Genis Saintonge

Beinstein equivale ad Avril de Saint Genis Saintonge

Avril o Apuril o Apvril o Auril (stemma - il Leone davidico di Re Jesse vedi stemma della citta' di Jesi) vedi lettera a del sito www.luz-herald.net)e Veiblinghen

Beinstein traduce Pietra o Coppa del Signore(Saint Genis Saintonge)

Clamorose rivelazioni dall'Archivio dell'Arciconfraternita della Sacra Colomba Avril de Saint Genis Saintonge .





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click here:



Staufer Friius è il cognome più antico degli Hohenstaufen


Linea di Sangue del Graal-SOTTO IL SEGNO DELL'AQUILA DI FEDERICO II : GLI AVRIL DE SAINT GENIS Sainctonge.

Origine Merovingia degli Avril de Saint Genis


La Cloche de Avril de Saint Genis Griffon (Chatedrale de Lyon)


Hohenstaufen House

 
At 7:43 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

ps SI FA PRESENTE CHE l'EUROPEAN COUNCIL OF PRINCES DEL CORPUS SAECULARIUM PRINCIPUM DI WORMS , CHE HA UNA SEDE ANCHE AD EDIMBURGO, E' APPARTENENTE ALLA DINASTIA d'ANJOU PLANTAGENETS HOHENSTAUFEN ED E' ASSOLUTAMENTE ESTRANEO ALL'OMONIMO CLONATO EUROPEAN COUNCIL OF PRINCES SCOZZESE . TALE PRECISIONE E' SIR D'OBBLIGO IN QUANTO MENZIONA IL NOME DELLA PRINCIPESSA YASMIN QUALE DEPOSITARIA DEL MARCHIO A BRUXELLES, QUALE DATO STORICO,GENERANDO CONFUSIONE.

SIR ARCHIMBOLD MCKENNEY

ARCHIMBOLD MCKENNEY

 
At 1:46 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

Austria
Bavaria
Belgium
Bulgaria
Denmark
France
Germany
Greece
Hanover
Lichtenstein
Luxemburg
Monaco
Montenegro
Netherlands
Norway
Parma
Portugal
Romania
Russia
Saxony
Scotland
Serbia
Spain
Sweden
Two Sicilies
United Kingdom
Wurttemberg
Ducal Houses



Austria. Imperial House of Habsburg
Osterreich, the eastern province of the Holy Roman Empire, was founded in the 9th century. From 976, the territory was ruled by the Babenberg Margraves. They became Dukes from 1156. The Duchy, an Archduchy from 1453, of Austria passed to the Habsburgs in 1276 and remained in their possession till 1918. Austria proper continued to be an Archduchy until 1804, when Napoleon I insisted that the Holy Roman Empire had come to an end. Thus was born the Austrian Empire proper until it was abolished at the end of World War one. A Republic was provisionally proclaimed in 1919 and was officially inaugurated in 1921. It was, however, annexed to Germany in 1938. In 1945, an Austrian Federal Republic was restored but it was not till 1955 that Austria regained its sovereignty proper.
Hohenberg:

On June 28th, 1914, Crown Prince Archduke Franz Ferdinand of Austria was assassinated in Sarajevo. His wife, Sophie, Herzogin v. Hohenberg, died on that day from gunshot wounds inflicted during the assassination event. As all know, this is the event that sparked World War One. While their marriage was a morganatic one, Archduke Franz's right to the succession had been kept valid and it is most probable that his posterity (he had one daughter, Sophie , and two sons, Maximilian, 2nd Furst v. Hohenberg (1902-1962) and Ernst (1904-1954)) would have succeeded, in time, to the throne. Their children being minors, the crown devolved, upon the death of his uncle (Emperor Franz Joseph I), to his nephew Karl I, the last Emperor of Austria. Karl I granted the title of Furst v. Hohenberg upon the male descendants of Archduke Franz.

Presently, the head of the House of Lothrigen Austria, Furst v. Hohenberg, is Franz Ferdinand Friedrich Ernst Josef Karl Leopold Mauritius Hubertus Maria, 3rd Furst v. Hohenberg, born in 1927. He has 2 daughters, Anna and Sophie. His heir is his brother Georg Friedrich (born in 1929) and he has one son, Nikolaus, born in 1961, and a daughter Henrietta, born in 1962.

Altogether, Maximilian, 2nd Furst v. Hohenberg, had six sons, three of which have posterities.


Lothringen Austria.

The present head of the House of Hapsburg is Archduke Franz Josef Otto Robert Maria Anton Karl Max Heinrich Sixtus Xaver Felix Renatus Ludwig Gaetan Pius Ignatius (Dr Otto von Habsburg), born in 1912. The son of Emperor Karl I, he married Regina, Princess of Saxe Meiningen and has 7 children, five daughters and two sons. Archduke Karl Thomas Robert Maria Franciscus Bahnam is his heir. He was born in 1961
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Bavaria. Royal House of Wittelbach

The Duchy of Bavaria gained independence from the Carolingian Emperors in 911. It was first ruled by the House of Welfs between 1061 and 1180 when the house of Wittelbach took over. Under the Wittelbachs, the Duchy became an Electorate of the Holy Roman Empire in 1623 and a Kingdom in 1805. The monarchy lost power in 1918 when Ludwig III was deposed.

Franz, Prinz von Bayern. Born in 1933. His heir is his brother Max, Duke in Bavaria, was born

 
At 1:49 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

Germany -Italy
Hohenstaufen House


The Imperial Dynasty of Hohenstaufen,which descend from the Emperor Frederick II and the Empress Isabel von Plantagenet,lives on in the Imperial House Avril de Burey d'Anjou Hohenstaufen Plantagenet Hohenzollern Puoti di Heristal Comneno Canmore Veruli Macedonio.

 
At 1:51 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

Heraldry
H.I.R.H. Prof. Dott. Yasmin von Hohenstaufen
Princess Avril deBurey d' Anjou Putiatin. Last Empress of Jerusalem Italy Germany Sicily Bourgogne Arles.

President : H.R.H. Prince Prof. Arch. Evanghelos Alarich Gaiserich Veruli


ARCHIVIO FONDAZIONE FEDERICO II ITALIANA



History of Germany
Medieval German Dynastic History






The Last Empress of the Hohenstaufen Dynasty is H.I.R.H Princess Yasmin von Hohenstaufen Avril de Burey Anjou Plantagenet Putiatin Hohenzollern(15.6.1946-Villa di Briano-Ce- Schloss Princes Puoti Putiatin von Odessa and Costantinopoli)
Princess Yasmin Aprile von Hohenstaufen Puoti descend from Frederick Avril de Burey d'Anjou Hohenstaufen Plantagenet , son of Isabel Anjou Plantagenet and Fridericus II, and from Potior Augustus Valens Imperator,King Desiderio , King Veruli, Princes Putiatin Yussupov Romanov Koskin Hohenzollern


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Conradin or Conrad the Younger was the son of German Emperor Conrad IV and Elisabeth von Bawaria discendant from King Desiderio. He is seen here at age 16. He was executed soon after with the support of the pope in 1268. He was the last Emperor of the Hohenstaufen.
The male line Hohenstaufen survives in the Hohenstaufen Plantagenets Avril de Burey d'Anjou Dynasty

REGIA STIRPS WEIBLIGENSIUM

Aprilis(Veiblinghen Anthesterion) Grifone di Lansleburg e (der Weibil) di Langenburg (Svevia)

divenuti BUREN HOHENSTAUFEN

Il Principe Grifone,(figlio di Carlo Martello )discendeva dai Re Longobardi detti Lithingi,(ossia linea merovingia della Pietra o Coppa del Graal Avril de Saint Genis Saintonge che ascendeva a Fortis -Boaz Alke' ) , attraverso la madre bavarese Sonichilde, (nipote di Re Desiderio)e discendente di Teodolinda .Era quindi zio di Carlo Magno che aveva sposato Ermengarda Desiderata (sorella di Re Adelchi)Grifone era anche zio di Carlomanno che aveva sposato Gerberga ,sorella di Re Adelchi).Grifone era inoltre anche Zio della sorella di CarloMagno , Gisla ,moglie di Re Adelchi, padre di King Poto di Costantinopoli, Rex Langobardorum , Patricius Romanorum, Gaius Flavius Teodosius , Poto(Adelchi- Baudo-duca di Brescia , o Principe Poto ,Fortis Alegre o Principe Potone di Castelpoto (BN) )

Re Adelchi Patricius Teodate di Costantinopoli , nomina erede al trono Longobardo il figlio Re Poto Adelchi detti Potone di Castelpoto e Costantinopoli, detto Baudo(duca di Brescia nell'Adelchi di Manzoni)

Grifone sposa Gertrude Hildegard discendente di King Avril o Aubril figlio di Adela, figlia di King Dagoberto II di Austrasia,dettA DER Vaibil(Avril) della Sancta Genie (Gene-Baud ,Sancta Propago ,Gene di Fortis oBoaz ,nelle Carte del Graal interscambiabile con Venere Istar)una principessa merovingia , OSSIA UNA VAIBIL(da Veiblinghen che traduce Anthesterion, ossia Aprile)discendente di Clodoveo e della Dinastia Fortis (Avril de Saint Genis Saintonge Bainstein - motto "Fortis Renascitur Proles!" .La Principessa Sikelgaita , figlia di Guamario di Salerno, discendente di Potone(capostipite dei Puoti), diventa capostipite dei Re Normanni di Sicilia,(in quanto madre di Ruggero duca di Sicilia ,Calabria e Puglie,avendo sposato Roberto il Guiscardo. Da Tale dinastia ,attraverso la madre

Costanza d'Altavilla,(gli Altavilla discendono dalla stirpe normanna di King Alarico e quella sicambrica merovingia des Avril de Saint Genis d'Hautpoully) Federico II eredita il Regno di Sicilia.

Federico II e'di origine merocarolingia longobarda e normanno-sveva.Si puo' in sintesi concludere che

Federico II discende dalla stirpe di Genobaud, da cui discendono i Potior Valens e King Desiderio che sono quindi antenati di Federico

II.

tratte da "L'Ultimo vento d'Aprile di Federico II "-ed. BRUMAR







The dynastic history of Medieval Europe in many ways begins with Clovis and the Merovingian dynasty, but even more with Charlemagne and his successors. Charlemagne founded the first empire after Rome. His grandson Louis II became the first King of Germany. The Saxon King Otto I founded the Holy Roman Empire. The Holy Roman Empire is a misnomer. It was not Holy, although the pope crowned the emperor, nor was it Roman. It was essentially a Germanic empire encompassing much of Western Europe and later was named by historians the First German Reich. he Salian Dynasty under Henry II became involved in thre The Empire was rocked by the Investiture Controversy in the 10th century and the struggle between Emperor Henry II and Pope Gregory VII. Although the Emperor established the principle of civil power, regional leaders used the controversy to significantly weaken the authority of the emperor within Germany and was a major reason that no centralized German state emerged as was the case in many other countries (England, France, Portugal, Russia, Spain, Sweden) during the Medieval era. Several different dynasties ruled Germany during the Medieval Era. The first was the Merovingian dynasty founded by Clovis. It was the Hapsburgs that would lead Germany out of the Medieval Era and dominate Germany until after the Napoleonic Wars in the 19th century.


Merovingian Dynasty (486-751)
The Salian Frank leader Clovis fonded a Germanic kingdom made up of a Roman-Germanic population (486). Clovis defeated Gallo-Romans and other Frankish tribes. He and his successors expanded the boundaries of the new Frankish kingdom and dominated much of central Europe during the6 century and 7 century. They also forced other Germanic tribes to become tributaries. During the Merovingian Dynasty there was a gradual melding of Roman and Germanic peoples and cultures. Many Romans were Christians and with the baptism of Clovis, the Franks also began to accept Christianity. The Frankish kingdom was grdually weakned by internal feuds.


Carolingian Empire (752-911)
Charles the Great (Charlemagne) rise to the Frankish throne in 768 and greatly expanded the Frankis kingdom into a huge empire. He subdued an independent-minded Bavaria, conquered Lombardy in northern Italy and Saxony to the east in Germany. Charlemagne subjugation and christianization od the pagan Saxons was a major step in the Christinization of the Germans. He also estanlished Frankish dominance into central Italy. Harkening back to the Roman Empire, Charlemagne had the pope crown him Holy Roman Emperor, lending Church sanction to his rule (800). Charlemagne by 800 and estanlished on of the largest empires in European history. It streached from the North Sea (the Netherlands and Belgium south through France and Austria to much of Italy and Spain and dominated 9 century Europe. In German history, Charlemagne empire has become known as the First Reich. Charlemage after his death (814) was followed by his only son Louis I. The Carolingian Empire they ruled played a major role in estanlishing the basic structure of the developingFeudal SYSTEM in Europe appointing counts and forming an alliance with the Church. Charlemagne firmy established the principal of cooperation between the civil authorities and the Church--a hallmark of the Medieval Europe. The Carolingian Empire had some of the attributes of Rome, a vast territory and centralized rule, but the Empire was based on the emperor's personal rule and thus splintered only one generation after Charlemagne. After Louis' death (840) internecine warfare was wages by his sons which ended with the Treaty of Verdun (843) dividing the territiry, but continuing the principle of the Empire. The division was complicated, but in essence involved an Eaestern and western kingdom which became Germany and France and a central area which was to emerge as a number of small states that were to be contested in future struggle between Germany and France and Italy to the South. Lothair became the nominal Emperor (840-55), but with limited authority. More importantly he had the central territories, Italy and a varietty of provinces including Burgundy, Belgium, Netherland, Alsace, Lorraine, France Comté, Provance, andc Lyonnais. Pepin before his father's daeth became King of Aquataine (817-38). Louis II in an arrangement with his older brother received the eastern territories became King of Germany (843-76). Charles I received the western territories and became King of France (840-77). Gusela's son Berengar became King of Lombardy (898-924). This political division mirrored linguistic and cultural trends. The Frankish tribes in the east lived in a region that had not been conquered by Rome and therfeore not Romanized. They still spoke Germanic dialects. The Frankish tribes in the west resided in Roman Gaul and other areas that hd been within the Roman Empire and heavily omanized. The population there were spealing Old French with strong Latin roots. Throughout the former Carolingian Empire several regional rulers emerged to challenge central authority. This occurred both in the western kingdom (France) and eastern kingdom (Germany), but was especially pronounced in Germany. The end of the Carolingian line in Germany (911) provided the opportunity for regional duchies to exert their independence.


Saxon Dynasty (919-1024)
It was Saxony emerged as the most important kingdom in Germamy and dominated the10 century. The Saxon rulers established a monarchy which established their dominance over the territorial dukes. The Saxon kings founded a new empire based on all the hall marks of Medieval Feudalism such as hereditary succession, crown lands, and monarchical power. The Saxons pushed east adding Slavic people in Poland and Bohemia as well as Germanic Austria to their domains. The greatest Saxon king, Otto I known as Otto the Great seized control of much of the central territories between France and Germany and had himself crowned Holy Roman Emperor (962). The state he created was the Holy Roman Empire of the German Nation. The Empire was to be the essential organization of Germany until Napoleon, although the centralized power exercized by Otto was to gradually diminish. The German kings faced serious difficulties. The state they ruled was certain not akin to the old Roman Empire, not ws it even a revival of Charlemagne's empire. This is what they wanted to reserect. But as a cynical Voltaire noted centuries later, the Hily Roman Emoire "... was neither Holy, nor Roman, nor an Empire." In the early 10th century there were five German stem duchies composing the bulk of the empire: Franconia, Lorraine, Saxony, Bavaria, and Swabia. Linguistic and cultural diversities within these duchies have not disappeared even today. In the 10th century, these differences were very significant. The one common thread running through the history of these diverse people was for nearly 10 centuries the Holy Roman Empire.


Salian Dynasty (1024-1125)
The last Saxon emperor was Henry II. When he died, the imperial crown was obtained by the Salians, a Frankish tribe (1024). The Salians forged Germany into the premenant European power of the day. The Salian emperors ruled as absolute monarchs and developed a permanent class of administrators consituting a permanent civil service loyal to the crown. The Salians dynasty dominated Europe of the 11 century until challenged by the Church. Salian authority was threatened by Pope Gregory VII as part of the Investiture Controversy (1075). The struggle was for control of the German Church. Gregory escalated the controversy by questioning divine right monarchy upon wich Henry's rule wa based. Gregory managed to inspire resistance within Germany by regional nobels who objected to Henry's absolute rule and also wished to limit imperial authority. Gregory's ultimate power was excomunication which horrified Medieval Christians. Not only would his mortal soul be in danger, but his crown would be threatened. Henry was forced to go to Canossa in northern Italy where Gregory was staying and do penance. He stood barefoot in the store for 3 days before receiving absolution. Henry then, however, proceeded to challenge the Gregory. He resumed lay investiture and engineered the election of an antipope. The result was a destructive civil war in Germany which ragaged Germany for decades (1077-1122). The War was finally ended with the Concordat of Worms (1122). The emperor lost control of Italy. More importantly, the nature of the imperial crown was fundamentally changed. Rather than an absolute divine right monarchy passed by inheritance, the emperor became an elected office chose by the great princes of Germany who became known as electors. The change was not just constitutional. During the more than four decades of civil war, the German princes established control over extensive territories and built substantial military forces. These forces defended by an increasing number of formidable castles permitted the rise of virtually independent kingdoms or principalities within the empire. During this period Pope Urban II helps launch the crusades , but because of the internal struggle, German did not participate in the First Crusade (1095).


Hohenstaufen Dynasty (1138-1254)
The reign of the Hohenstaufen Dynasty and the 12th century correspond to the full flowering of the Medieval era, often referred to as Age of Chivalry. Until the 12century culture and the arts as well as writing and literature had been largely the preserve of the church. Many German and other European nobels were uneducated and often illiterate. This began to change in the 12th century. Castles and courts began to replace monasteries as centers of culture. Important literary works were written. The dominant figure was Emperor Frederick I, Frederick Barbarossa, (1152-90) who was seen as the embodiment of a virtous Christian prince who died pursuing the Crusades. Frederick helped to restore peace and traquility to Germany. He proihibited feuds between Feudal lords. Frederick and his son Henry VI (1190-1207) expanded the territory of the Empire. Their successors added Prussia to the Empire for the firt time. A major development in the 12th and 13th centuries with the expansion of economic activity was the growth of towns. Henry VI and his succesor Frederick II were involved in the continuing struggle with the papacy and during this period the German princes were able to obtain even more authority which the emperor was forced to accept. The Empire during this period experienced one crisis after another. There was a steady decline in the prestige and authority of the emperor. The imperial statute of 1232 established the civil and ecclesiastical princes of Germany as essentially independent rulers in their territories. The Hohenstaufen Dynasty by the mid-13th century after an iladvised Italian adventure died out. When Frederick II died (1256) an era of near anarchy ruled in Germany as the German princes vied for control of the Empire in what is known as the The Great Interregnum (1256-73). The uncrowned Konradin was the last of the Hohenstaufens (figure 1). He was the grandson of Frederick II, but was executed under the authority of the pope. The Hohenstaufen male line survives in the Hohenstaufen Plantagenet Avril de Burey d'Anjou Dynasty


(1273- )Habsburg
The Hapsburg fortunes were changed dramtically when Rudolf became count. Rudolf was the son of Albert the Wise. The origins of the Hapsburgs are obscure, but family was apparently founded by a Carolingian nobel. The Habsburgs were a still relatively minor German nobel family when Count Rudolf came to the throne. His choice relects the reluctance of the German princes to chose a more powerful emperor which could threaten them. He ended the Great Interegnum. Rudolf was elected both King of Germany and Holy Roman Emperor (1273-1291). His choice was in part because he was a relatively minor German nobel and was not seen as threatening. He was, however, responsible for seizing control of the territory that was to serveas the basis of Hapsburg power for over 8 centuries. Rudolf seized the Babenberg inheritance (the duchies of Austria, Styria, Carinthia, and Carniola) from King Ottokar II of Bohemia in 1278. Rudolf in 1282 he invested his successors, his sons Albert and Rudolf, with these duchies as their heriditary patrimony. The Hapsburgs were to rule here without interuption until deposed in 1918 in the aftermath of World War I. In the 14th century the emperors were chosen from three royal families: Luxemburg (Bohemia), Wittelsbach (Bavaria), and Habsburg (Austria) until the Hapsburgs were able to control the crown returned in the mid-15 century and retained it until the dissolution of the Holy Roman Empire in 1806. The Luxemburg emperor Charles IV (1355-78) issued The Golden Bull (1356). This established the basic consitution of the Holy Roman Empire until its dissolution. This proclamation confirmed the election of the emperor by the seven leading princes of Germany called princeelectors or electors to choose the emperor. The election of the emporer and the limittions on his power assured that the larger German states would emerge as soverign states. Thus Germany by the16 century was loose association of soverign states and numerous small principalities under the limited influence of a Habsburg emperor.



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Early History
The Germanic tribes, which probably originated from a mixture of peoples along the Baltic Sea coast, inhabited the northern part of the European continent by about 500 B.C. By 100 B.C., they had advanced into the central and southern areas of present-day Germany. At that time, there were three major tribal groups: the eastern Germanic peoples lived along the Oder and Vistula rivers; the northern Germanic peoples inhabited the southern part of present-day Scandinavia; and the western Germanic peoples inhabited the extreme south of Jutland and the area between the North Sea and the Elbe, Rhine, and Main rivers. The Rhine provided a temporary boundary between Germanic and Roman territory after the defeat of the Suevian tribe by Julius Caesar about 70 B.C. The threatening presence of warlike tribes beyond the Rhine prompted the Romans to pursue a campaign of expansion into Germanic territory. However, the defeat of the provincial governor Varus by Arminius at the Battle of the Teutoburg Forest in A.D. halted Roman expansion; Arminius had learned the enemy's strategies during his military training in the Roman armies. This battle brought about the liberation of the greater part of Germany from Roman domination. The Rhine River was once again the boundary line until the Romans reoccupied territory on its eastern bank and built the Limes, a fortification 300 kilometers long, in the first century A.D.

he second through the sixth centuries was a period of change and destruction in which eastern and western Germanic tribes left their native lands and settled in newly acquired territories. This period of Germanic history, which later supplied material for heroic epics, included the downfall of the Roman Empire and resulted in a considerable expansion of habitable area for the Germanic peoples. However, with the exception of those kingdoms established by Franks and Anglo-Saxons, Germanic kingdoms founded in such other parts of Europe as Italy and Spain were of relatively short duration because they were assimilated by the native populations. The conquest of Roman Gaul by Frankish tribes in the late fifth century became a milestone of European history; it was the Franks who were to become the founders of a civilized German state.

Medieval Germany
The Merovingian Dynasty, ca. 500-751
In Gaul a fusion of Roman and Germanic societies occurred. Clovis, a Salian Frank belonging to a family supposedly descended from a mythical hero named Merovech, became the absolute ruler of a Germanic kingdom of mixed Roman-Germanic population in 486. He consolidated his rule with victories over the Gallo-Romans and all the Frankish tribes, and his successors made other Germanic tribes subjects of the Merovingian Dynasty. The remaining 250 years of the dynasty, however, were marked by internecine struggles and a gradual decline. During the period of Merovingian rule, the Franks reluctantly began to adopt Christianity following the baptism of Clovis, an event that inaugurated the alliance between the Frankish kingdom and the Roman Catholic Church. The most notable of the missionaries responsible for Christianizing the tribes living in Germany was Saint Boniface (ca. 675-754), an English missionary who is considered the founder of German Christianity.

The Carolingian Dynasty, 752-911
Charlemagne inherited the Frankish crown in 768. During his reign (768-814), he subdued Bavaria, conquered Lombardy and Saxony, and established his authority in central Italy. By the end of the eighth century, his kingdom, later to become known as the First Reich (empire in German), included present-day France, the Netherlands, Belgium, and Luxembourg, as well as a narrow strip of northern Spain, much of Germany and Austria, and much of the northern half of Italy. Charlemagne, founder of an empire that was Roman, Christian, and Germanic, was crowned emperor in Rome by the pope in 800.

The Carolingian Empire was based on an alliance between the emperor, who was a temporal ruler supported by a military retinue, and the pope of the Roman Catholic Church, who granted spiritual sanction to the imperial mission. Charlemagne and his son Louis I (r. 814-40) established centralized authority, appointed imperial counts as administrators, and developed a hierarchical feudal structure headed by the emperor. Reliant on personal leadership rather than the Roman concept of legalistic government, Charlemagne's empire lasted less than a century.

A period of warfare followed the death of Louis. The Treaty of Verdun (843) restored peace and divided the empire among three sons, geographically and politically delineating the approximate future territories of Germany, France, and the area between them, known as the Middle Kingdom. The eastern Carolingian kings ruled the East Frankish Kingdom, what is now Germany and Austria; the western Carolingian kings ruled the West Frankish Kingdom, what became France. The imperial title, however, came to depend increasingly on rule over the Middle Kingdom. By this time, in addition to a geographical and political delineation, a cultural and linguistic split had occurred. The eastern Frankish tribes still spoke Germanic dialects; the language of the western Frankish tribes, under the influence of Gallo-Latin, had developed into Old French. Because of these linguistic differences, the Treaty of Verdun had to be written in two languages.

Not only had Charlemagne's empire been divided into three kingdoms, but the East Frankish Kingdom was being weakened by the rise of regional duchies, the so-called stem duchies of Franconia, Saxony, Bavaria, Swabia, and Lorraine, which acquired the trappings of petty kingdoms. The fragmentation in the east marked the beginning of German particularism, in which territorial rulers promoted their own interests and autonomy without regard to the kingdom as a whole. The duchies were strengthened when the Carolingian line died out in 911; subsequent kings would have no direct blood link to the throne with which to legitimate their claims to power against the territorial dukes.

The Saxon Dynasty, 919-1024
Because the dukes of the East Frankish Kingdom had wearied of being ruled by a foreign king, they elected a German to serve as their king once the Carolingian line expired. The election of Conrad I (r. 911-18), Duke of Franconia, as the first German king has been marked by some historians as the beginning of German history. Conrad's successor, Henry I (r. 919-36), Duke of Saxony, was powerful enough to designate his son Otto I (r. 936-73) as his successor. Otto was so able a ruler that he came to be known as Otto the Great. He overpowered other territorial dukes who rebelled against his rule and reversed the particularist trend for a time. But he failed to establish the principle of hereditary succession, and the German dukes continued to elect one of their number as king. But through military successes and alliances with the church, which had extensive properties and military forces of its own, Otto expanded the crown lands, thus laying the foundation of monarchical power. Henry, Otto, and the later Saxon kings also encouraged eastward expansion and colonization, thereby extending German rule to parts of the Slavic territories of Poland and Bohemia. The Magyars' westward expansion was halted by Otto in 955 at the Battle of Lechfeld in southern Germany.

In 962 Otto, who had also gained control of the Middle Kingdom, was formally crowned king of the Romans. The possessor of this title would, in time, be known as the Holy Roman Emperor. The coronation came to be seen as the founding of the Holy Roman Empire, an institution that lasted until 1806 and profoundly influenced the course of German history. The coronation of Otto was a moment of glory for the German monarchy, but its long-term consequences were not beneficial because as German kings sought to exercise the offices of the empire they became involved in Italian affairs, often to such an extent that they neglected the governing of Germany. Because German kings were so often in Italy, the German nobility became stronger. In addition, the presence of German kings in Italy as emperors soon caused them to come into conflict with the papacy, which did not hesitate to seek allies in Italy or Germany to limit imperial power. A last problem was that the succession to the German throne was often uncertain or was hotly contested because it was not inheritable, but could only be attained through election by the German dukes. This circumstance made the formation of an orderly or stable central government nearly impossible. In the opinion of some historians, Otto's triumph in Rome in 962 ultimately was disastrous for Germany because it delayed German unification by centuries.

The Salian Dynasty, 1024-1125
After the death of the last Saxon king in 1024, the crown passed to the Salians, a Frankish tribe. The four Salian kings--Conrad II, Henry III, Henry IV, and Henry V--who ruled Germany as kings from 1024 to 1125, established their monarchy as a major European power. Their main accomplishment was the development of a permanent administrative system based on a class of public officials answerable to the crown.

A principal reason for the success of the early Salians was their alliance with the church, a policy begun by Otto I, which gave them the material support they needed to subdue rebellious dukes. In time, however, the church came to regret this close relationship. The relationship broke down in 1075 during what came to be known as the Investiture Contest, a struggle in which the reformist pope, Gregory VII, demanded that Henry IV (r. 1056-1106) renounce his rights over the German church. The pope also attacked the concept of monarchy by divine right and gained the support of significant elements of the German nobility interested in limiting imperial absolutism. More important, the pope forbade church officials under pain of excommunication to support Henry as they had so freely done in the past. In the end, Henry journeyed to Canossa in northern Italy in 1077 to do penance and to receive absolution from the pope. However, he resumed the practice of lay investiture (appointment of religious officials by civil authorities) and arranged the election of an antipope.

The German monarch's struggle with the papacy resulted in a war that ravaged German lands from 1077 until the Concordat of Worms in 1122. This agreement stipulated that the pope was to appoint high church officials but gave the German king the right to veto the papal choices. Imperial control of Italy was lost for a time, and the imperial crown became dependent on the political support of competing aristocratic factions. Feudalism also became more widespread as freemen sought protection by swearing allegiance to a lord. These powerful local rulers, having thereby acquired extensive territories and large military retinues, took over administration within their territories and organized it around an increasing number of castles. The most powerful of these local rulers came to be called princes rather than dukes.

According to the laws of the German feudal system, the king had no claims on the vassals of the other princes, only on those living within his family's territory. Lacking the support of the formerly independent vassals and weakened by the increasing hostility of the church, the monarchy lost its preeminence. Thus, the Investiture Contest strengthened local power in Germany in contrast to what was happening in France and England, where the growth of a centralized royal power was under way.

The Investiture Contest had an additional effect. The long struggle between emperor and pope hurt Germany's intellectual life--in this period largely confined to monasteries--and Germany no longer led or even kept pace with developments occurring in France and Italy. For instance, no universities were founded in Germany until the fourteenth century.

The Hohenstaufen Dynasty, 1138-1254
Following the death of Henry V (r. 1106-25), the last of the Salian kings, the dukes refused to elect his nephew because they feared that he might restore royal power. Instead, they elected a noble connected to the Saxon noble family Welf (often written as Guelf). This choice inflamed the Hohenstaufen family of Swabia, which also had a claim to the throne. Although a Hohenstaufen became king in 1138, the dynastic feud with the Welfs continued. The feud became international in nature when the Welfs sided with the papacy and its allies, most notably the cities of northern Italy, against the imperial ambitions of the Hohenstaufen Dynasty.

The second of the Hohenstaufen rulers, Frederick I (r. 1152-90), also known as Frederick Barbarossa because of his red beard, struggled throughout his reign to restore the power and prestige of the German monarchy, but he had little success. Because the German dukes had grown stronger both during and after the Investiture Contest and because royal access to the resources of the church in Germany was much reduced, Frederick was forced to go to Italy to find the finances needed to restore the king's power in Germany. He was soon crowned emperor in Italy, but decades of warfare on the peninsula yielded scant results. The papacy and the prosperous city-states of northern Italy were traditional enemies, but the fear of imperial domination caused them to join ranks to fight Frederick. Under the skilled leadership of Pope Alexander III, the alliance suffered many defeats but ultimately was able to deny the emperor a complete victory in Italy. Frederick returned to Germany old and embittered. He had vanquished one notable opponent and member of the Welf family, Saxony's Henry the Lion, but his hopes of restoring the power and prestige of his family and the monarchy seemed unlikely to be met by the end of his life.

During Frederick's long stays in Italy, the German princes became stronger and began a successful colonization of Slavic lands. Offers of reduced taxes and manorial duties enticed many Germans to settle in the east as the area's original inhabitants were killed or driven away. Because of this colonization, the empire increased in size and came to include Pomerania, Silesia, Bohemia, and Moravia. A quickening economic life in Germany increased the number of towns and gave them greater importance. It was also during this period that castles and courts replaced monasteries as centers of culture. Growing out of this courtly culture, German medieval literature reached its peak in lyrical love poetry, the Minnesang , and in narrative epic poems such as Tristan , Parzival , and the Nibelungenlied .

Frederick died in 1190 while on a crusade and was succeeded by his son, Henry VI (r. 1190-97). Elected king even before his father's death, Henry went to Rome to be crowned emperor. A death in his wife's family gave him possession of Sicily, a source of vast wealth. Henry failed to make royal and imperial succession hereditary, but in 1196 he succeeded in gaining a pledge that his infant son Frederick would receive the German crown. Faced with difficulties in Italy and confident that he would realize his wishes in Germany at a later date, Henry returned to the south, where it appeared he might unify the peninsula under the Hohenstaufen name. After a series of military victories, however, he died of natural causes in Sicily in 1197.

Because the election of the three-year-old Frederick to be German king appeared likely to make orderly rule difficult, the boy's uncle, Philip, was chosen to serve in his place. Other factions elected a Welf candidate, Otto IV, as counterking, and a long civil war began. Philip was murdered by Otto IV in 1208. Otto IV in turn was killed by the French at the Battle of Bouvines in 1214. Frederick returned to Germany in 1212 from Sicily, where he had grown up, and became king in 1215. As Frederick II (r. 1215-50), he spent little time in Germany because his main concerns lay in Italy. Frederick made significant concessions to the German nobles, such as those put forth in an imperial statute of 1232, which made princes virtually independent rulers within their territories. The clergy also became more powerful. Although Frederick was one of the most energetic, imaginative, and capable rulers of the Middle Ages, he did nothing to draw the disparate forces in Germany together. His legacy was thus that local rulers had more authority after his reign than before it.

By the time of Frederick's death in 1250, there was little centralized power in Germany. The Great Interregnum (1256-73), a period of anarchy in which there was no emperor and German princes vied for individual advantage, followed the death of Frederick's son Conrad IV in 1254. In this short period, the German nobility managed to strip many powers away from the already diminished monarchy. Rather than establish sovereign states, however, many nobles tended to look after their families. Their many heirs created more and smaller estates. A largely free class of officials also formed, many of whom eventually acquired hereditary rights to administrative and legal offices. These trends compounded political fragmentation within Germany.The Imperial Dynasty of Hohenstaufen lives on in the Imperial House Avril de Burey d'Anjou hohenstaufen Plantagenet und Putiatin Hohenzollern ,Aprile von Hohenstaufen Puoti Putiatin Hohenzollern Veruli Macedonio wich descend from the Emperor Frederick II and Isabelle d'Anjou Plantagenet.

H.I.R.H Princess Prof. Dr.Yasmin von Hohenstaufen Avril de Burey d'Anjou Plantagenet und von Hohenzollern is the last Empress of Hohenstaufen Dynasty(1946,15.6 Villa di Briano ,Princes Puoti Palace)




HOHENZOLLERN


Hohenzollern Dynasty .

The Dynasty Zol Re descende from Zolerin or Sonnichilde, daughter of The Griffon Aprilis de Langeburg ,son of Charles Martels and Swanichilde of Bawaria ,discendant from King Agisulf , Teodolinde and King Langobardorum Desiderio





Dynasty prominent in European history, chiefly as the ruling house of Brandeburg -Prussia (1415–1918) and of imperial Germany (1871–1918). It takes its name from a castle in Swabia first mentioned as Mons Solarius , Zolorin ,Solerin or Zolre, from Princess , Sonnichilde , "daughter of Sun" , mother of Griffon Aprilis de Langeburg (the modern Hohenzollern, south of Tübingen, in the Land Baden-Württemberg). Burchard I, the first recorded ancestor of the dynasty, was count of Zollern in the 11th century. In the third and fourth generation from him two lines were formed: that of Zollern-Hohenberg, extinct in all its branches by 1486, and that of the burgraves of Nürnberg, from which all the branches surviving into modern times derived.

Friedrich III of Zollern (d. c. 1200), husband of the heiress of the former burgraves of Nürnberg, himself became burgrave in 1192 as Friedrich I. Between his two sons, Conrad and Friedrich, the first dynastic division of lasting consequence took place: that between the line later known as Franconian (burgraves of Nürnberg, later electors of Brandenburg, kings in Prussia, kings of Prussia, German emperors) and the Swabian line (counts of Zollern, of Hohenzollern, of Zollern-Schalksburg, of Haigerloch, etc.; princes of Hohenzollern-Hechingen, princes of Hohenzollern-Sigmaringen, princes of Hohenzollern, princes and then kings of Romania). There is some doubt about the seniority of the Franconian and of the Swabian lines: was Conrad I, burgrave of Nürnberg, the elder son, or was Frederick IV of Zollern?

The Franconian acquisitions of the burgraves of Nürnberg began when Friedrich III (d. 1297) got possession of Bayreuth, and his descendants acquired Ansbach and Kulmbach. For a long time this group of territories was more important to the dynasty than Brandenburg. Then Friedrich VI was appointed margrave of Brandenburg in 1411 and elector, as Friedrich I, in 1415..The branch Zolerin of Shalksburg of Hohenzollern Dynasty survives in the Hohenstaufen House Avril de Burey d'Anjou Plantagenet Putiatin Hohenzollern

For the history of the rise of the Brandenburg Hohenzollerns (who became Lutheran at the Reformation but turned to Calvinism in 1613), including the account of their considerable acquisitions of territory in the 15th, 16th and 17th centuries, see Brandenburg. One of the most significant acquisitions was made by a junior member of the house in 1525—namely, the duchy of Prussia

In 1701 the elector Frederick III of Brandenburg secured from the Holy Roman emperorLeopold I I the title “king in Prussia.” The change to “king of Prussia” was not formally recognized until 1772, whenFrederick The Greatt obtained it. The kings of Prussia retained their title of electors of Brandenburg until the dissolution of theHoly Roman Empire in 1806. In 1871 Wihlem I of Prussia became German emperor. Both Prussian and German sovereignties were lost in 1918, at the end of World War I.

The Swabian line remained Catholic at the Reformation. It was in this line that the name Hohenzollern, as distinct from Zollern, first came into use—with Frederick IX. The Hechingen and Sigmaringen branches attained princely rank in 1623 but surrendered their sovereign status to Prussia in 1849. With the extinction of the Hechingen branch 20 years later, Charles Anton, head of the Sigmaringen, received the style prince (Fürst) von Hohenzollern, without territorial qualification. His second son, Charles, became prince of Romania in 1866 and king as Carol I in 1881; the candidature of the elder son, Leopold, for the Spanish throne had been one of the immediate causes of the Franco-German War of 1870–71. Leopold's son, Ferdinand, succeeded his uncle in Romania in 1914, where his descendants, who were brought up in the Orthodox faith, ruled until 1947.

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Sources
Encylopedia Britannica 2002, Expanded Edition DVD



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STAMMTAFEL im Anhang Band IX des Lexikons des Mittelalters

EUROPÄISCHE STAMMTAFELN NEUE FOLGE BAND I.1 Tafeln 116 B-141


Lexikon des Mittelalters: Band V Seite 83
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Hohenzollern
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Nach der Zollern-Burg (Schwäbische Alb, Gemeinde Zimmern) benannte Dynastie.

Angehörige des Geschlechts werden erstmals 1061 genannt. Nichtfürstliche Abkunft begünstigte die Bildung von Herkunftssagen. Der den STAUFERN verbundene Graf Friedrich III. (I.) wurde 1191/92 nach dem Aussterben der Grafen von Raab von König HEINRICH VI. mit der Burggrafschaft Nürnberg belehnt. Seine Söhne teilten 1204 den Besitz:
Konrad I., der die um 1200 erloschen Grafen von Abenberg beerbt hatte, erhielt die Grafschaft Nürnberg und begründete die fränkischen Linie bzw. die brandenburgisch-preußische; Friedrich IV. (II.) erhielt die schwäbischen Stammbesitzungen. Der durch oft nachdrückliche Unterstützung der Reichsgewalt begünstigte Aufstieg der HOHENZOLLERN in Franken setzte sich fort nach dem Aussterben der Herzöge von Andechs-Meranien (1248), aus deren Erbmasse sie zunächst nur Bayreuth gewinnen konnten. Das fränkische Herrschaftsgebiet, seit Mitte des 13. Jh. meist von der Cadolzburg aus regiert, vergrößerten sie durch das Reichslehen Wunsiedel (1285), durch den Kauf von Ansbach (1331) und dem Erwerb von Schwarzach (1364) und Gunzenhausen (1368). 1363 erreichte Burggraf Friedrich V. bei Kaiser KARL IV. die Erhebung in den Reichsfürstenstand. Die Erbbestimmungen von 1372 und 1385 teilten die stark zerstückelten fränkischen Besitzungen in zwei Gebiete: das Land unter dem Gebirge (Residenz Plassenburg, 1340 mit Kulmbach aus dem Erbe der Grafen von Orlamünde gewonnen). 1373 kauften die HOHENZOLLERN das seit dem Meranischen Erbfolgestreit beanspruchte Hof von den Vögten von Weida und ergänzten in den letzten Jahrzehnten des 14. und Anfang des 15. Jh. ihre Erwerbungen durch Wassertrüdingen, Feuchtwangen, Uffenheim, Crailsheim und Erlangen. Grablege der fränkischen HOHENZOLLERN war das Kloster Heilsbronn. Der allmähliche Rückzug aus Nürnberg (1427 Verkauf der Burggrafenburg an die Reichsstadt) stand im Zusammenhang mit der politischen Umorientierung der HOHENZOLLERN nach der Belehnung Friedrichs VI. (I.) mit der Mark Brandenburg (1415), die ihre Position in Franken wie im Reich stärkte und den Grund für den Aufstieg Brandenburg-Preußens legte. Die von Kurfürst Albrecht Achilles erlassene Disposio Achillea (1471) beschränkte die Erbfolge auf eine brandenburgische Linie, der die Kurwürde vorbehalten blieb, und 2 fränkische Linien. Den schwäbischen HOHENZOLLERN, seit der 2. Hälfte des 13. Jh. durch zahlreiche Teilungen, Erbstreitigkeiten, Verpfändungen, schließlich Zerstörung der Stammburg durch die schwäbischen Reichsstädte (1423) geschwächt, gelang erst ab Ende des 15. Jh. die Konsolidierung und Vergrößerung der Herrschaft.

Bibliographie:
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Frk. Bibliogr., hg. G. Pfeiffer, 1965, Nr. 1161-1526; Nr. 6147-6476, Nr. 7615-8363; II/1, 1969, Nr. 22035-22088; II/2, 1970, Nr. 35101-25175 - W. Bernhardt-R. Seigel, Bibliographie für Hohenzollerische Geschichte, Zeitschrift für Hohenzollerische Geschichte 10/11, 1974/75

Quellen:
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Cod. diplomaticus Brandenburgensis, hg. A. F. Riedel, 41 Bde, 1838-1869 - Mon. Zollerana, 8 Bde, Registerbd., 1852-1890 - H.ische Forsch., 1-8, 1892-1902; Forts.: Q. und Forsch. zur Dt., insbes. Hohenzoller. Gesch. 1-8, 1903-1915

Literatur:
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NBD IX, 496-501 - A. F. Riedel, Geschichte des Preußischen Königshauses, 2 Bände, 1861 - L. Schmid, Die älteste Geschichte des erlauchten Gesammthauses der Königlichen und Fürstlichen Hohenzollern, 3 Bände, 1884-1888 - O. Hintze, Die Hoohenzollern und ihr Werk, 1916 - A. Schwammberger, Die Erwerbspolitik der Burggrafen von Nürnberg in Franken [-1361], 1932 - R. Seigel, Die Entstehung der schwäbischen und fränkischen Linie des Hauses Hohenzollern., Zeitschrift für Hohenzollerische Geschichte 5, 1969, 9-44 - G. Schumann, Die Markgrafen von Brandenburg-Ansbach, Jahrbuch des Historischen Vereins für Mittelfranken 90, 1980 - R. Seyboth, Die Markgrafentümer Ansbach und Kulmbach unter der Regierung Markgraf Friedrichs des Älteren (1486-1515), 1985 - R.-M. Kiel, Die Hauschronik der Grafen von Zollern, Archiv für Geschichte von Oberfranken 68, 1988, 121-148 - R. Seyboth, Nürnberg, Cadolzburg und Ansbach als spätmittelalterliche Residenzen der Hohenzollern, JbffL 49, 1989, 1-25.



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Auf das Geschlecht der BURCHARDINGER, welches im 10. Jahrhundert Schwaben einige Herzoge gegeben hat und in welchem die Namen Burchard und Adalbert (in der Folge Albert) besonders beliebt waren, dürften die schwäbischen Grafengeschlechter zurückzuführen sein, die sich nach den Burgen Zollern und Hohenberg nannten und von denen das erstere heutzutage den deutschen Kaiserthron ziert, während die Stammgraf- und Herrschaften des letzteren im Jahre 1381 durch Kauf an das habsburgisch-österreichische Kaiserhaus kamen. Läßt sich auch jene Abstammung des genaueren nicht mehr feststellen, so weist anderseits die Tatsache, daß in den beiden Familien die Taufnamen Burchard, Adalbert und Friedrich heimisch sind und daß die Herrschaften derselben ineinandergreifen, bestimmt auf ihre Stammesverwandtschaft hin. Als der Hauptzweig wird in der Regel der Zollersche angesehen, doch steht dies keineswegs ganz fest. Zu den Ahnen des Geschlechtes zählt ohne Zweifel Adalbert, welcher 874-889 als Graf des Scherragaues erwähnt wird, in späteren Jahrhunderten des hauptsächlichsten Grafenbezirkes der Hohenberger Linie; es folgen sodann: vielleicht der aus Herzog Ernsts II. von Schwaben Geschichte bekannte schwäbische Graf Friedrich (Seite 200); Burchard und Wezel von Zollern, die im Jahre 1061 ein blutiges Ende fanden; Adalbert von Zollern im Jahre 1095 Mitstifter des Klosters Alpirsbach, auch Graf von Zollern und von Haigerloch genannt; Graf Friedrich von Zollern (+ vor 1125) Zeuge bei Bestätigung der Stiftung und Schirmvogt des genannten Klosters, wohl dieselbe Person mit dem Grafen Friedrich, welcher 1113 als Graf im Scherragau und einige Male in Urkunden Kaiser HEINRICHS V. vorkommt.
Die Geschichte des Zollerischen Zweiges des Geschlechtes, dessen Stammburg außerhalb der Grenzen des Königreichs Württemberg liegt, ausführlicher zu erörtern, ist hier nicht der Ort; es mögen vielmehr nur einige wenige Angaben in dieser Hinsicht Platz greifen. Wohl der Enkel des zuletzt genannten Grafen Friedrich, Sohn eines um 1150 verstorbenen Grafen Friedrich von Zollern, ist Graf Friedrich von Zollern (+ wahrscheinlich 1201). Nachweislich seit 1171 im Gefolge der STAUFER FRIEDRICHS I., HEINRICHS VI., PHILIPPS, erwarb er durch seine Vermählung mit Sophie, dem einzigen Kinde des Grafen Konrad II. von Raabs (der Burg am Zusammenfluß der deutschen und bömischen Thaya in Österreich unter der Enns) um 1192 als deren Erbe und zugleich infolge kaiserlicher Verleihung das Burggrafenamt Nürnberg nebst den bedeutenden Raabschen Gütern in Franken und Österreich, an welche sich, wahrscheinlich gegen 1250, die Abenbergischen anschlossen. Von seinen beiden Söhnen, welche, wohl im Jahre 1277, sich in den väterlichen Besitz teilten, wurde Friedrich (II. als Burggraf von Nürnberg dieses Namens + um 1255) der Stifter der schwäbischen, Konrad I. (III. als Burggraf, + 1261), derjenige der fränkischen Linie des Hauses ZOLLERN.
Als Grafschaft verwaltete der Zollersche Stamm die Hattenhuntare, innerhalb deren seine Stammburg lag, und welche von ihm den Namen Grafschaft Zollern bekam, sowie den von der Perihtilinbar abgelösten Teil, welcher in späterer Zeit Grafschaft Haigerloch genannt wurde. Was ferner sonstigen Besitz des Geschlechtes im Württembergischen betrifft, so ist das heutige Oberamt Balingen großenteils aus uralten Zollerischen Besitzungen gebildet, welche mit der Feste Schaltzburg (Schalksburg), auf der im Jahre 1266 Graf Friedrich urkundete, im Jahr 1403 an Württemberg verkauft wurden, ferner bildete Mühlheim, das im Jahre 1241 im Besitz der Familie genannt wird, eine eigene Zollerische Herrschaft; außerdem werden noch einzelne Zollerische Güter auch in den Oberämtern Rottweil, Oberndorf, Sulz, Rottenburg und Münsingen aufgeführt.
Die beiden am frühesten in Urkunden erwähnten Grafen, welche sich nach Hohenberg nannten, Burchard I. (1170-1193), der bald als Graf von Zollern, bald, und zwar häufiger, als Graf von Hohenberg vorkommt, und Friedrich, Graf von Hohenberg (1179-1195) waren wohl Söhne des im Jahre 1150 letztmals genannten Grafen Burchard von Zollern, ersten Burggrafen von Nürnberg aus diesem Hause. Sie erscheinen einigemale am Hoflager der Kaiser FRIEDRICHS I. und seines Sohnes HEINRICHS VI., sowie der gleichzeitigen schwäbischen Herzoge. Burchard wäre es wohl, welcher nach einem jüngeren Dichter den erstgenannten Kaiser auf dessen Kreuzzug begleitet hätte; Friedrich findet sich im Jahre 1186 als Gefährte Kaiser HEINRICHS VI. in Italien. Burchards I. Söhne, Graf Burchard II. (+ vor 1225), und Graf Albert I. (+ vor 1237) werden im Gefolge König PHILIPPS, der erste auch Kaiser FRIEDRICHS II., der 2. König HEINRICHS (VII.) genannt. Während diesem Albert vielleicht der heilige Albert von Haigerloch (Mönch in Oberaltaich + 1131) als Sohn zuzuschreiben ist, pflanzte Burchards II. Sohn, Graf Burchard III. (+ 1253) den Hohenberger Stamm fort, welcher in der Folge in seinen Kindern, vor allem in dem schon im Jahre 1262 in der Umgebung Herzog Konradins genannten Grafen Albert II. (1258-1298), den Höhepunkt seiner Blüte erreichte.
Die Hohenbergische Linie des Zollerischen Hauses erhielt bei ihrer Abscheidung von den Hauptsitzen des Geschlechtes insbesondere die namengebende Burg Hohenberg, Rottenburg am Neckar, ein Lehen des Bistums Bamberg und gleichfalls namengebend für das Geschlecht, und das später wieder Zollerischen Haigerloch. Zu den um diese Burgen sich bildenden Herrschaften kam jedoch um die Mitte des 13. Jahrhunderts namentlich, ohne Zweifel durch Vermählung Graf Burchards III. mit einer Pfalzgräfin von Tübingen, umfangreicher Besitz im Schwarzwald, insbesondere im Gebiet der Nagold, woselbst genannter Graf auch Bamberger Lehen inne hatte. Zur eigentlichen Stammgrafschaft des Geschlechtes, derjenigen des Scherragaues, trat wohl in der 2. Hälfte des 12. Jahrhunderts die Grafschaft des Sülichgaues.
Der Hohenbergische Wappenschild war von Silber und Rot quer geteilt. Der von Silber und Schwarz viergeteilte Zollerschild kommt im Jahre 1248 erstmals bei der schwäbischen Linie, seit 1265 auch bei der fränkischen Linie des Geschlechtes vor; in früheren Jahrzehnten erscheint der burggräflich nürnbergische Löwe als Zollerisches Wappenbild, so daß es zweifelhaft ist, ob jener Zollerschild seinen Ursprung einer Neubildung verdankt oder eine Erneuerung des von dem Urstamme der Grafen von Zollern-Hohenberg geführten Wappens ist.

 
At 1:55 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

Head of the Hohenstaufen-Dynasty Supreme Teutonic Order,
HIRH Princess Yasmin von Hohenstaufen Avril de Burey d'Anjou Plantagents Puoti von Heristal Canmore Comneno Sax Coburgo Gotha und von Hohenzollern,
President of Corpus Saecularium Principum,
Green Princes Trust, Imperial Council, Hohenstaufen Ring.




Green Princes Trust
- http://www.geocities.com/k_hohenstaufen/HE.html
- http://www.geocities.com/k_hohenstaufen/
- http://www.federicostupormundi.it/

THE TEUTONIC ORDER OF HOLY MARY IN JERUSALEM

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The Teutonic Order survived the collapse of the Habsburg Empire by abandoning its "chivalric" character, retaining only its religious identity. Henceforth the only members of the Order have been professed religious brothers or sisters. The last Habsburg Grand Master resigned shortly after the First World War and the admission of knights to membership ceased immediately; today there are no survivors from the Habsburg era and the Order functions as a religious Order of the Church, operating principally in Austria, Germany, north Italy and parts of former Yugoslavia. The familiares, who are decorated with either the Knights Cross or the Marian Cross, are not members of the Order, but are lay associates rewarded for their services. The Marian familiares are sometimes called "Teutonic knights" but this is a misnomer and the only persons entitled to be so styled are the twelve "Knights of Honour" who have been specially distinguished by the award of the knight's Cross by the Hochmeister. Only the protestant Teutonic Order in the Netherlands has maintained its traditional, chivalric character.

The Order's inspiration was the hospital founded by German pilgrims and crusaders between 1120 and 1128 but destroyed following the fall of Jerusalem in 1187. With the coming of the knights of the Third Crusade two years later, including a large proportion of Germans, a new hospital was built outside Acre to succor those wounded in the siege. This was constructed on a plot near the Saint Nicholas gate from the timbers and sails of the ships that had transported them to the Holy Land. Although this foundation had no connection with the earlier hospital, its example may have inspired them and, keen to restore Christian rule in Jerusalem, they adopted the city as part of their name, along with that of the Virgin Mary, the Order's principal Patron. The knights later adopted Saint Elizabeth of Hungary, giving her the status of their second patron after her canonization in 1235 and, like so many chivalric Orders, also honored Saint George, the patron of chivalry and knighthood. [1]

The new institution was confirmed by one of the German leaders, Duke Frederick of Swabia, on November 19, 1190 and, with the capture of Acre, the founders of the hospital were given a permanent site in the city. Pope Clement III confirmed this body as the "fratrum Theutonicorum ecclesiae S. Mariae Hiersolymitanae" by the Bull Quotiens postulatur of February 6, 1191 and, within a few years, the Order had developed as a Religious Military institution comparable to the Hospitallers and Templars, although initially subordinate to the Master of the Hospital. This subordination was confirmed in the Bull Dilecti filii of Pope Gregory IX of January 12, 1240 addressed to the "fratres hospitalis S. Mariae Theutonicorum in Accon". [2] The distinct German character of this new Hospitaller Order and the protection given to it by the Emperor and German rulers, enabled it to gradually assert a de facto independence from the Order of Saint John. The first Imperial grant came from Otto IV who gave the Order his protection on May 10, 1213 and this was followed almost immediately by a further confirmation by Frederick II on September 5, 1214. These Imperial confirmations each treated the Teutonic knights as independent from the Hospitallers. [3] By the middle of the fourteenth century this independence was acknowledged by the Holy See.

Some forty knights were received into the new Order at its foundation by the King of Jerusalem and Frederick of Swabia, who selected their first Master in the name of the Pope and Emperor. The knights of the new confraternity had to be of German birth (although this rule was occasionally relaxed), a unique requirement among the Crusader Orders founded in the Holy Land. They were drawn predominately from the noble or knightly class, although this latter obligation was not formally incorporated into the rule until much later. Their blue mantle, charged with a black cross, was worn over a white tunic, a uniform recognized by the Patriarch of Jerusalem and confirmed by the Pope in 1211. The waves of German knights and pilgrims who followed the Third Crusade brought considerable wealth to the new German Hospital as well as recruits. This enabled the knights to acquire the Lordship of Joscelin and, soon thereafter they built the castle of Montfort (lost in 1271), the rival of the great hospitaller fortress of Krak des Chevaliers. Never as numerous in the Holy Land as either the Hospitaller or Templar Orders, the Teutonic knights were nonetheless a formidable power.

Master Heinrich von Walpot (died 1200), who led the knights in their first decade came from the Rhineland. He begun by drawing up the Order's statutes, ready by 1199, which were confirmed by Innocent III in the Bull Sacrosancta romana of February 19, 1199. [4] These divided the knights into two classes, knights and priests, the former being obliged to take the triple monastic vows of poverty, chastity and obedience as well as promise to aid the sick and fight the Infidel. Unlike the knights, who from the early thirteenth century had to prove "ancient nobility", [5] the priests were relieved of this obligation and their function was to celebrate the Mass and other religious offices, to administer the sacraments to the knights and the sick in their hospitals and follow them as almoners into war. Priests brothers could not become Masters, Commanders or even Vice-Commanders in either Lithuania or Prussia, but could become Commanders in Germany. [6] Later these two ranks were augmented by a third class, of serving brothers (Sergeants, or Graumäntler), who wore a similar mantle but in gray rather than blue and charged with only three branches of the Cross to indicate that they were not full members of the confraternity.

The knights lived communally, sleeping in dormitories on simple beds, eating together in a refectory, the fare modest and no more than was sufficient. Their clothes and armor were likewise simple but practical and their daily duties included training for battle, maintaining their equipment and working with their horses. The dignity of Master - the style of Grand Master came later - was elective for life, as in the Order of Saint John, and like all the great officers was limited to the professed knights. The Master's deputy, the (Grand) Commander, to whom the priests were subject, governed the Order in the absence of his superior. The (Grand) Marshal, likewise immediately subordinate to the Master, was in command of the knights and ordinary troops and was responsible for insuring they were properly equipped. The (Grand) Hospitaller was in charge of the sick and the poor, the Drapier was responsible for buildings and clothing, the Treasurer administered the property. Each of these latter offices were generally held for shorter terms, rotating annually. As the Order expanded across Europe, it became necessary to appoint Provincial Masters for Germany, then Prussia and later Livonia with an hierarchic structure paralleling the great offices.

Walpot's successor, Otto von Kerpen, came from Bremen and the third Master, Herman Bart, from Holstein, illustrating the broad distribution of the early knights. The most important early Master was the fourth, Herman von Salza (1209-1239), from near Meissen who, through his own efforts as a diplomatist, considerably enhanced the prestige of the Order. His intercessions in the conflicts between Pope and Emperor earned him the favor of both, augmenting the knights expanding wealth and possessions. During his Magistery the Order received no less than thirty-two Papal confirmations or grants of privileges and a further thirteen Imperial confirmations. By the middle of Salza's Magistery the Orders properties extended from Slovenia (then Styria), through Saxony (Thuringia), Hesse, Franconia, Bavaria and the Tyrol, with houses in Prague and Vienna. There were also outposts in the outer reaches of the Byzantine Empire, notably Greece and what is now Romania. At his death the Orders estates extended as far as the Netherlands in the north west of the Empire, south west to France, Switzerland, further south in Spain and Sicily, and east to Prussia. Salza received a gold cross from the King of Jerusalem as the mark of his Mastership, following the distinguished conduct of the knights at the siege of Damietta in 1219. By an Imperial act of January 23, 1214, the Grand Master and his successors were granted membership of the Imperial Court; as possessors of immediate fiefs they enjoyed a seat in the Imperial Diet with the Princely rank from 1226/27. [7] Immediate Princely rank was subsequently conferred on the Master of Germany and, after the loss of Prussia, to the Master of Livonia.

The Order's presence across mediaeval Europe enabled it to play a significant role in local political events. Despite the limitation of membership to the German nobility, the spread of German rule into Italy, notably in Sicily under Henry VI and Frederick II Barbarossa, led to the establishment of the Order's convents in places far distant from Germany. Sicily had been ruled by Saracens until the arrival of the Norman conquerors under the Hauteville family but the collapse of this dynasty led to their replacement by the German Hohenstaufens. The first Teutonic hospital, of Saint Thomas, was confirmed by the Emperor Henry VI in 1197 and, in the same year, the Emperor and Empress granted the knights their request for possession of the Church of Santa Trinità in Palermo. [8] Examination of grants of Sicilian properties to the three great crusader Orders in the period 1190-1220 indicates that the Teutonic knights were greater beneficiaries of imperial favor than either the Templars or Hospitallers. [9] Furthermore, when Frederick II attained his majority he secured them the support of Pope Honorius III, who granted them numerous privileges confirming their equality with the other two great Crusader bodies.

The Teutonic knights had first established themselves in eastern Europe in 1211 after King Andrew of Hungary invited the knights to establish an outpost on the border of Transylvania. The warlike Cumans, who were also plaguing the Byzantine Empire to the south, were a constant threat and the Hungarians hoped that the knights would provide a buttress agains their attacks. King Andrew granted them considerable autonomy over the lands they captured with a mission to Christianize the inhabitants, but their demands for effective independence proved unacceptable and they were ordered to leave in 1225.

In 1217 Pope Honorius III proclaimed a crusade against the Prussian pagans. Duke Conrad of Massovia had been invaded by these barbarians and, in 1225, desperate for assistance, asked the Teutonic knights to come to his aid. He promised the Master possession of Culm and Dobrzin which Salza accepted with the provision that the knights could retain any Prussian territories that the Order captured. The Emperor's grant of Princely rank in 1226/27 in the "Golden Bull" of Rimini offered the knights sovereignty of any lands they captured as immediate fiefs of the Empire. The campaign to drive out the pagan tribes from prussia only lasted fifty years, the consolidation of their power in north-eastern Europe lasted one hundred and sixty years before the Polish-Lithuanian began to push the knights backwards. This Crusading enterprise succeeded only at a terrible cost, above all to the native populations but also the lives of thousands of knights and soldiers.

The amalgamation with the knights of the Sword (or knights of Christ as they were sometimes called) in 1237 proved of considerable value. The Knights of the Sword were a smaller but poweful military brotherhood based in Livonia. They had originally been subject to the authority of the Archbishop of Riga but, with the capture of Livonia and Estonia which they ruled as sovereign states, they were effectively independent. The disastrous defeat they suffered at the Batlle of Sauler on September 22, 1236, when they lost about one third of their knights including their Master, left them in an uncertain situation. The solution, union with the Teutonic Order, insured their survival and, henceforth, they had the status of a semi-autonomous province. The new Master of Livonia, a senior Teutonic Commander, now became a provincial Master in the Teutonic Order and the knights of the combined body adopted the Teutonic insignia. [10]

The earliest Livonian knights had come mostly from south Germany. But, after joining with the Teutonic Order, the Livonian knights increasingly came from areas in which the Teutonic knights had a substantial presence, principally Westphalia. Virtually no knights were recruited from the local populations and most of the knights serving in the East spent only a few years there before returning to the Order's houses in Germany, Prussia or, until the loss of Acre, Palestine. [11] It was not until the middle of the fourteenth century that it became customary to appoint the Master of Livonia for life as the Order's rule was more settled and service there less burdensome.

Salza died during these campaigns and was buried at Barletta, in Apulia; his shortlived successor, Conrad Landgraf von Thuringen, had commanded the knights in Prussia and died three months after sustaining terrible wounds at the battle of Whalstadt (April 9, 1241) after just one year in office. The fifth Master's rule was likewise shortlived but, his successor, Heinrich von Hohenlohe (1244-1253), enjoyed a very successful reign, receiving confirmation in 1245 of possession of Livonia, Courland and Samogitia from the Emperor. Under Hohenlohe's Magistery the knights granted a series of privileges regulating the government and ownership of property in Prussia. He also established the Order's house and future headquarters at Mergentheim (Marienthal) in Franconia, a property which he and his brother had given to the Order in 1219. By letters patent of August 20, 1250, Saint Louis IX of France granted four gold fleurs de lys to be worn one at each extremity of the Magistral Cross.

Under the eighth Master, Popon von Osterna (1253-1262), the Order further established its rule in Prussia, forcing the submission of the ruler of Sambia. The process of transferring peasant populations from Germany to Prussia now accelerated, while the Order established a feudal structure of smaller estates owing fealty to the knights. Under his successor, Annon von Sangershausen (1262-1274), the Order's privileges were confirmed by the Emperor Rudolf (of Habsburg) while the knights were authorized by the Pope to retain their hereditary estates after profession. This was an important privilege and insured the recruitment of landed knights who could not alienate their estates because of family obligations. They were also permitted to engage directly in trading activities, previously forbidden by their vows of poverty, by a further privilege of 1263 which insured their monopoly of the valuable Prussian grain trade. By the death of the tenth Master, Hartman von Heldrungen (in 1283) the Order was securely established in Prussia with the vast majority of their subjects converted to Christianity. As they advanced eastwards, however, building fortresses to insure the maintenance of their rule, the need for local manpower became an increasingly onerous burden for the largely agrarian civilian population who needed all the hands they could find to maintain their farms. Thus the conscription of young men as construction workers and foot soldiers - who generally incurred the greatest casualties in war - led to frequent rebellions against the rule of the knights which sometimes erupted into major conflagrations. Those of the knights subjects who were captured by the Lithuanians could expect permanent enslavement or, if time was short and circumstances prevented them being carried off, summary execution. [12] Indeed, the penalties awaiting the prisoners taken by the Lithuanians could be horrific, as human sacrifice and slow death by torture were not infrequent practices.

Enslavement of pagan prisoners by the knights was likewise seen as perfectly acceptable, non-Christians not being considered to have the same rights as Christians. A description by an Austrian poet, Peter Suchenwirt, quoted by Ekdahl, [13] well illustrates these horrifying events, not so dissimilar, perhaps, to recent events in Bosnia Herzegovina: "Women and children were taken captive; What a jolly medley could be seen: Many a woman could be seen, Two children tied to her body, One behind and one in front; On a horse without spurs Barefoot had they ridden here; The heathens were made to suffer: Many were captured and in every case, Were their hands tied together They were led off, all tied up - Just like hunting dogs". One can only wonder at the astonishing use of the word "jolly"! These slaves were then used to supplement the local labor force but, usefully did not require payment and so were often preferred to the Prussian natives who needed to be paid or granted land. By enslaving the Lithuanian prisoners as much needed manual laborers, there ceased to be any incentive to convert them as, once they became Christians, they could no longer be abusesd in this fashion. Hence, as Dr Ekdahl has suggested, [14]as the local populations converted and, following the Christianization of Lithuania, prisoners of war could no longer be enslaved, the Order found it harder to conscript soldiers into its armies without detroying the livelihood of the landed peasantry who, through taxes, provided them with much of their revenues

While the Teutonic knights played a major role in the Christianization of north eastern Europe, they were less effective on its south eastern borders. In the second quarter of the thirteenth century, Europe was faced with the terrible threat of Mongol invasion. Their spread westwards from their barren homeland between China and Russia was an appalling experience for those unfortunate enough to find themselves in their path. They had no regard for the civilian inhabitants who suffered dreadfully, their towns destroyed, livestock carried off, meanfolk murdered and women either killed or forced into concubinage. In 1240 they attacked and destroyed the magnificent city of Kiev, capital of the Ukraine, and thence turned to Poland and Hungary. The Teutonic knights seem not to have become fully engaged in this struggle even when, in 1260, in alliance with the Russian Grand Duke Alexander Nevsky, the Order resolved to take on the Mongol hordes. Unfortunately, throughout their rule in Eastern Europe the knights were frequently forced to deal with uprising among their own subjects, particularly in Prussia and each time a crusade was preached against the Mongols the knights had to turn to defend their own territories from internal rebellion or Lithuanian harassment. [15]

With the Crusaders and Christian Kingdom radually on the retreat in the Holy Land, the knights suffered huge losses at the battle of Sephet in 1265, putting them on the defensive in their great castle of Montfort. Even after making peace with the Templars and Hospitallers - with whom they had frequently quarreled during the preceding half century - they were unable to sustain their rule. In 1291, following the loss of Acre, the knights retreated first to Cyprus and then to Venice, where they had recruited a small group of Italian knights at their commandery of Santa Trinità [16] which temporarily became the principal house of the Order. Their Master, Conrad von Feuchtwangen, although before his election Provincial Master in Prussia and Livonia, had fortunately been in Acre when elected and so was able to demonstrate for his brother knights the military skills learned fighting Prussian barbarians. These efforts having proved insufficient, he joined his wandering confreres and spent his last years trying to reconcile the differences between the provincial masters which anticipated the divisions of later years. On his death in 1297 he was succeeded by Godfrey von Hohenlohe whose Magistery was likewise marred by quarrels among his subordinates, while the struggle against the pagans had extended to Lithuania.

The crusade to convert Eastern Europe was compromised by some of the local rulers, notably the Kings of Poland, who feared the Order's power and, in 1325, the Poles allied themselves with the pagan Grand Duke Guedemine of Lithuania. Fortunately, in 1343, Poland and the Order were reconciled and while the Lithuanians renewed their attacks on the Order with all the forces at their disposal, the knights were ready. Gradually eroding the areas ruled by the Grand Duke, taking them under their own administration, the Grand Duke Olgerd and seventy thousand Lithuanians, Samogithians, Russians and Tartars were thoroughly defeated at the Battle of Rudau, in Sambia, on February 17, 1370. The Grand Duke lost more than eleven thousand killed along with his standard, while the Order lost twenty-six commanders, two hundred knights and several thousand soldiers. In 1386 Olgerd's successor, Jagellon, married Hedwig, heiress of Poland, took the name Wladislav and converted to Christianity, thus uniting the two Crowns. Poland was now at the apogee of its power, Christianity was firmly established across Eastern Europe, and the very existence of the Teutonic Knights was now threatened.

Following the union of Lithuania and Poland, the Teutonic knights soon forfeited the support of the Church and neighboring Princes. Conflicts with the Archbishop of Riga had bedeviled relations with the Church over the previous half-century, these divisions were accentuated with the Order's crusading mission reduced to insuring the conversion of the pagan populations under the rule. The conversion of Lithuania's rulers gained the latter the support of the Papacy who ordered the knights to reach a settlement. Disputes between the knights and the new Polish-Lithuanian alliance increased, nonetheless, and the knights even found themselves engaged in the war between two other Christian states, Denmark and Sweden. A temporary peace signed in the Order's favor in 1404 led to the sale of Dobrzin and Ziotor to the Polish king but, although the Order's wealth had never been greater, it was brought down by its own success. The Order now ruled a vast area with two million one hundred and forty thousand inhabitants of Prussia alone but was resented by much of the native population and feared by its neighbors. [17] As the Polish state became more centralized, so the Crown needed to enforce its rule along the borders with the Teutonic properties, while requiring easier access to the Baltic coast. As long as the Order looked to Germany and the Emperor for support, conflict was inevitable.

The Lithuanians and Poles were armed and prepared to renew the struggle. Despite attempted interventions by the Kings of Bohemia and Hungary, Jagellon and Wladislav were able to amass a vast force of about 160,000 men. These included Russians, Samogitians and Hungarian, Silesian and Bohemian mercenaries along with the forces of the Duke of Mecklemburg and the Pomeranian Dukes (other than the Duke of Stettin, who sided with the Order). The knights, on the other hand, with only 83,000 men were outnumbered two to one. Despite this handicap, the outcome of the engagement at what is known as the battle of Tannenberg on July 15, 1410 was by no means certain. Early in the conflict the knights made great advances, destroying the right wing of the Lithuanian forces but they were gradually beaten back. When their courageous Grand Master, Ulrich von Jungingen was killed in the center of the melée, dying from wounds inflicted in both the front and back of his chest, the fight was lost. In addition to their leader, they lost two hundred knights and forty thousand soldiers including the Grand Commander, Conrad von Liechtenstein, the Marshal, Friedrich von Wallenrod, and many commanders and officers, while the Poles lost sixty thousand dead.

The Order might have been destroyed entirely had it not been for the Commander of Schwetz, Heinrich (Reuss) von Plauen, who had been charged with the defense of Pomerania and now moved rapidly to bolster the defenses at Marienburg. He was quickly elected Vice-Grand Master and, thanks to his preparations, the fortress was saved. Plauen was now elected Grand Master and, at the Isle of Thorn (Torún), concluded a treaty with the King of Poland on February 1, 1411, ratified by Papal Bull a year later. This returned all the territories captured by each side to the other, with the provision that Samogitia would be held by the King of Poland and his cousin Vutautas (Witold), Grand Duke of Lithuania (now a Polish vassal) during their life times when it would be returned to the knights. It was also required that both sides would endeavor to convert their remaining pagan subjects to Christianity.

Unfortunately the Polish king immediately refused to honor his promise to release his prisoners - whose numbers exceeded those held by the knights - demanding a huge ransom of 50,000 florins. This presaged a further decline in relations; the Poles were determined to remove the continued threat of the knight's power on their borders. Numerous negotiations and agreements failed to produce a satisfactory compromise, while many smaller conflicts gradually diminished the Order's territories. The Order was assisted briefly by a split between members of the Polish royal house over which of them should rule in Lithuania but this was resolved after four years in 1434. Unfortunately, Wladislav III who succeeded later that same year acquired the Hungarian throne in 1440, becoming the dominant power in the region. Casimir IV who had succeded as King in 1444, placed one of his sons on the latter throne while acquiring that of Bohemia for another. The great problem faced by the Polish Crown, and which ultimately led to the emasculated Monarchy of the eighteenth century, was how to balance royal authority over the great magnates with the extensive privileges that they had to be promised to insure their loyalty. This inherent weakness was ably exploited by the knights and delayed their eventual defeat.

Meanwhile the Prussians themselves rebelled against the authority of the Order and in 1454 war broke out once again, a conflict that the knights could not win without the support of their own subjects. Finally, by the treaty of Thorn (Torún) of October 19, 1466 between the Order and Poland the knights agreed to surrender Culm, their first Prussian possession, along with East Prussia, Michalow, Pomerania (including Danzig) and the Order's headquarters at the fortress of Marienburg. Although they retained some sixty towns and fortresses the Grand Master had to recognize the Polish King as his feudal overlord and do homage therefore, although the Emperor, nominal overlord of Prussia and superior of the Grand Master as a Prince of the Empire, was not consulted. In return the Grand Master was recognized as a Prince and councilor of the Crown of Poland. The Grand Master acknowledged Papal authority in spiritual matters, but by promising that no part of the treaty could be annulled by the Pope he was in breach of canon law as the Superior of a Religious Order and therefore subject to the Holy See. The knights power was now fatally compromised.

The next four Grand Masters, thirty-first through thirty-fourth in succession, were unable to prevent further conflicts with Poland although some territories lost earlier were recovered. In 1498, they chose as thirty-fifth Grand Master Prince Friedrich of Saxony, third son of Albert the Brave, Duke of Saxony whose older brother George had married a sister of the King of Poland. By selecting a member of one of Germany's greatest royal houses they hoped to bolster their negotiating position, particularly over the vexed issue of whether they should accept the status of Polish vassal state. When summoned to make homage, the new Grand Master petitioned the Imperial Diet, which informed the Polish King that he could not interfere in the Grand Master's free exercise of power in Prussia. Friedrich's delaying tactics were assisted by their being three Polish kings between his election in 1498 and death in 1510.

The election of a Prince from a great reigning family having been such a success, the knights determined on the same course again. This time their choice proved to be a disastrous mistake. On February 13, 1511, they elected Markgraf Albrecht (von Hohenzollern) of Brandenburg, who accepted the post, made profession and professed his oath of fealty to the Emperor. Like his predecessor, Albert refused to make homage to the Polish King Sigismond but was undermined by the Emperor Maximilian, who in a treaty with Sigismond of 1415, required the Order to revert to the weaker territorial position of 1467. Albert still refused Sigismond's command to attend him, however, and instead signed an alliance of mutual protection with Czar Vassili of Russia. In return for handing over Neumarck to Brandenburg for the sum of 40,000 florins, Albert was also able to secure the support of the Elector Joachim. By the treaty of Thorn of April 7, 1521, he agreed that the question of homage would be submitted to arbitration but the disruption caused by Luther's defiance was already wreaking havoc with the consciences and loyalties of princes and peoples across Northern Europe and the promised meeting never took place.

Martin Luther's challenge to the established ecclesiastical order led to further losses of military and political power. Luther wrote to the knights on March 28, 1523, inviting them to break their vows and take wives. The Bishop of Sambia, who held the administrative posts of Regent and Grand Chancellor of Prussia, was the first to renounce his vows and, on Christmas Day, 1523, preached a sermon inviting the knights to emulate him. The following Easter he celebrated the new rite and made a violent attack on the Church in which he had been ordained and consecrated. The Grand Master at first stood aside but, by July 1524, had decided to abandon his vows, marry and convert Prussia to a secular principality under his own rule. Following the Treaty of Cracow of 1525, Albert formally converted to Lutheranism and swore fealty to the King of Poland who invested him as Duke of Prussia with the right of direct or collateral hereditary transmission. Livonia remained temporarily independent under its Master, Walther von Plettenberg, who was created a Prince of the Empire.

The new Master of Germany now took the title Master of the Teutonic Order in Germany and Italy. Already a Prince of the Empire as Master of Germany he established the Grand Magistery at Mergentheim in Wurtemberg, where it remained until the dissolution of the Holy Roman Empire. Weakened by old age, however, he did not seek confirmation of his titles and resigned, leading to the election of Walther von Cronberg on December 16, 1526, and the unification of the Headship of the Order with the Magistery of Germany. The latter was now confirmed by the Emperor, but with the title for him and his successors of "Master of the Teutonic Order in German and in Italy, pro-Administrators of the Grand Magistery" with the requirement that all the commanders of the Order and the Master of Livonia give him the respect and obedience due to the Grand Masters of the Order. This title in German was later modified as "Administratoren des Hochmeisteramptes in Preussen, Meister teutschen Ordens in teutschen und wälschen Landen" which remained the title of the head of the Order until 1834.

At the Diet of Spier of 1529 Cronberg abandoned the seat enjoyed by the Master of Germany, moving up in precedence to take the seat of Grand Master, after the Archbishop of Salzburg and before the Bishop of Bamberg. On July 26, 1530, Cronberg was formally invested with the Sovereignty of Prussia by the Emperor in a solemn ceremony intended to directly challenge Hohenzollern power; unfortunately, it had little actual effect. The Order still continued to recruit priests and nuns who dedicated themselves to hospitaller and humanitarian services, but the religious members were effectively separated from the lay and professed knights by the dropping of the requirement that the latter should live in a convent of the Order. The Order did not lose all its protestant members or possessions however and, where the principality in which the Order had properties changed confession, the knights generally followed. In Livonia, although Master von Plettenberg remained loyal to the Catholic Church, he was unable to resist granting toleration to the reformed churches in 1525. Thus the Order became a triconfessional institution with the Grand Magistery and principal offices held by Catholic nobles. The Lutheran and Calvinist knights were given equal rights by the Treaty of Westphalia of 1648, with a seat and vote in the Chapter General. Only the Protestantised Bailiwick of Utrecht declared its total independence in 1637, giving allegiance to the United Provinces.

A proposal in 1545 to unite the Teutonic knights with the knights of Saint John came to nothing. Meanwhile the Order's principal diplomatic efforts were concentrated on recovering their Prussian territories, a project in which they were to be continually disappointed. Livonia continued under the rule of the knights but their rule was tenuous, surrounded as they were by Russians and Poles. In 1558 Gothard Kettler was elected coadjutor Master, succeeding as Master in 1559 on the resignation of Master von Furstenberg. Once again the Order had unwittingly made a poor choice. While Kettler was a capable soldier, in 1560 he secretly embraced the Lutheran faith. The following year, after secret negotiations, he was invested by the Polish King in a treaty of November 28, 1561 as Duke of Courland and Semigalla for himself and his heirs and successors. This state included all the territories formerly controlled by the knights between the Dwina, the sea, Samogitia and Lithuania and ended the Order's prersence in north eastern Europe. On March 5, 1562, Kettler sent an Envoy to the King to deliver him the insignia of his dignity of Master of Livonia, including the cross and great seal, purporting to grant the king the titles and privileges of the Teutonic knights, the keys of Riga and even his knight's mantle, as symbols of his abandoning the Order.

In 1589, the fortieth Grand Master, Heinrich von Bobenhausen (1572-1595) transmitted the rights of government to his coadjutor, Archduke Maximilian of Austria, without formally abdicating. This transfer was formally ratified by the latter's brother, the Emperor, on August 18, 1591 and Maximilian was able to receive oaths of loyalty from the members and subjects of the Order. At the invitation of the Emperor, the knights then provided 63,000 florins, one hundred and fifty horses and one hundred foot soldiers along with knights from every Bailiwick of the Order to fight the Turks, then rampaging across south-eastern Europe. This was of course a fraction of what they might have contributed in the past but the territorial losses of the previous century had seriously impoverished them, substantially reducing the numbers of professed knights and priests. The Order was now firmly allied with the House of Habsburg and Maximilian was succeeded in 1619 by the Archduke Carl. Of the remaining years before the fall of the Empire, there were eleven Grand Masters of whom four were Archdukes, three Princes of the House of Bavaria, and one Prince of Lorraine (brother of the Emperor Francis I). Thus, while the Order's military power was a mere shadow of its earlier strength, the prominence and standing of its Grand Masters - and indeed of many of the highest officers - was more elevated. At the same time stricter noble proofs limited the recruiting of members of the minor nobility.

On February 27, 1606 Grand Master Maximilian gave the Order new statutes which were to govern the Order until the nineteenth century reforms. These comprised two parts. [18] First the rule, which dealt in nineteen chapters with the religious obligations, communion, the feast days, the habit, the maintenance of the sick brothers, the conduct of the Order's priests and the regulation of their parishes, and relations between the members. The second part, in fifteen chapters, was concerned with the ceremonial for arming and receiving knights, noble proofs, the obligations to fight the Infidel on the Hungarian frontier and elsewhere, the conduct of each member, the administration and enjoyment of commanderies, the rites due to deceased members including the Grand Master himself, the election of his successor and the circumstances in which a knight could leave the Order. These reestablished the Order's central mission of fighting the pagans and, for the Catholic members, restored its spiritual dimension. Unfortunately, by the second quarter of the eighteenth century, the great powers had abandoned the concept of the Christian Crusade - indeed, knights of the Holy Sepulcher were excused their promise to fight to free the Holy Places. Stripped of its historic mission and most of its military functions, the Order henceforth limited itself to providing a regiment for the service of the Archdukes of Austria, Holy Roman Emperors and a living for the professed knights and priests.

The Napoleonic wars proved disastrous for the Order, as they did for every traditional Catholic institution. By the Peace of Lunéville of 9 February 1801 and the Treaty of Amiens of 25 March 1802, its sovereign possessions on the left bank of the Rhine, with annual revenues of 395,604 florins were distributed among the neighboring German sovereigns. [19] In compensation the Order was given the chapters, abbeys and immediate convents of Voralberg in Austrian Swabia and the immediate convents of Augsburg and Constance. Its Grand Master, the Archduke Carl-Ludwig had taken office without either making his vows or being enthroned but nonetheless signed away its properties. The Order was given the ninth vote in the Council of Princes of the Empire, although the proposal to change the name from Grand Master to Elector was never effected and the dissolution of the Empire soon made this position irrelevant. On June 30, 1804 Carl-Ludwig resigned the Grand Magistery to his coadjutor, the Archduke Anton, who then made solemn profession. [20]

By article XII of the Treaty of Pressburg of December 26, 1805 between Austria and France all the possessions of the Grand Magistery at Mergentheim and all those given in exchange earlier were attached to what was to be an hereditary Grand Mastership, invested in the male line of the Imperial House of Austria. The new Grand Master, the Archduke Anton, was the son of the Emperor Leopold II and brother of Francis I of Austria, and had already been elected Prince Bishop of Munster and Archbishop of Cologne. On 17 February 1806, the Emperor, Francis I, acknowledged his brother Anton as Grand Master of the Teutonic Order, confirming the provisions of the Treaty of Pressburg, until such time as it would become an hereditary dignity. At the same time he also imposed some limitations on the scope of the Treaty, to the detriment of the Order. The sovereign status recognized in the treaty of Pressburg was now to be attributed to whichever Prince of the House of Austria would in future hold the title of Grand Master, but this would be a limited sovereignty, subordinated to the "Headship of the Imperial House of Austria". [21] The existing members were confirmed in their position, those received as novices were to be permitted to proceed to profession and candidates for the novitiate could continue their progress, but in a notable modification of the Grand Master's rights, future candidates for the novitiate could not be received without Imperial assent. No attempt was made to consult the Holy See and this act was in contravention of canon law. Meanwhile, the formation of the Confederation of the Rhine on July 12, 1806 cost the Order possession of several more commanderies, granted variously to the Kings of Bavaria and Wurtemberg and the Grand Duke of Baden. By decree of Napoleon, on April 24, 1809, the Order was suppressed in the territories of the Confederation, those knights who were not engaged in the armies opposing the French were required to be compensated by their new rulers and Mergentheim (Marienthal) was handed over to the Crown of Wurtemberg. The only bailiwicks remaining undisturbed were those of Austria, with three commanderies attributed to the Grand Commander and eight other commanderies and one convent, and the bailiwick of Adige and the Mountains. The commandery of Frankfurt am Main (Sachsenhausen) was retained, and in Austrian Silesia it preserved two commanderies and some parishes but lost the commandery of Namslau in Silesian Prussia, confiscated by the Prussian secularization commission on December 12, 1810. Despite pleas on the Order's behalf for the enactment of the terms of the treaty of Pressburg, the Congress of Vienna of 1815 refused to return any of the properties it had lost in the preceding twenty years of conflict.

The decision on how to treat the Order was postponed until February 20, 1826, when the Emperor Francis asked Metternich to determine whether the Teutonic Order should have its autonomy restored within the Austrian states. There were now only four professed knights in addition to the Grand Master; the Order urgently needed regeneration or it would disappear. By a decree of March 8, 1834, the Emperor returned to the Teutonic knights all the rights they had enjoyed by the Treaty of Pressburg, abrogating the limitation on those rights imposed by the Decree of February 17, 1806. The Order was now declared to be an "Autonomous, Religious and Military Institute" under the protection of the Emperor, with an Archduke as Hoch- und Deutschmeister and the status of "immediate fief of the Empire" while the Grand Master, the Archduke Anton, was to be treated as a Reigning Sovereign in all the Austrian States. His successors were required to request investiture from the "sovereign of Austria" and would be considered Ecclesiastical Vassal Princes, ranking before "all secular and ecclesiastical princes". The Emperor would become "suzerain and protector of the Order".

The Order had one class of knight who had to prove sixteen quarterings of exclusively German or Austrian nobility, subsequently relaxed to four quarterings for two hundred years, and be practicing Roman Catholics. This class was divided into Grand Commanders (suppressed by a reform of 24 April 1872), Grand Capitularies, Commanders and Knights. The knights were considered to be religious, subject to the discipline of the Head of the Order while the statutes regulating their conduct were based on those of 1606, restoring the chivalric character and ancient ceremonies, many of which had become moribund. Following a further reform of 13 July 1865, a division of Knights of Honour was introduced for which candidates were only required to prove German nobility in the paternal line and wore a slightly modified cross. The Chapter-General was to include the Grand Commander of the Bailiwick of Austria, the Grand Commander of Adige and the Mountains, the Grand Commander and Grand Capitular of the former Bailiwick of Franconia and the Grand Capitular of the former Bailiwick of Westphalia, giving the Grand Master the right to augment the number of Grand Capitularies at his discretion. A further limitation imposed the obligation to elect as Grand Master (or appoint as coadjutor) a member of the Imperial House of Austria and, if there were no Archdukes among the members, to elect the Prince most closely related to the Imperial House. Although the Emperor had failed to defend the Order against Napoleon, the restoration of its status was unquestionably his achievement. Emperor Francis died on March 3rd 1835 and the Grand Master one month later, on April 3rd.

The Order now elected the Archduke Maximilian of Austria-Este (1782-1863), brother of the Duke of Modena, who had been received as a novice in 1801 and made full profession in 1804. The new Emperor, Ferdinand I, issued a further decree on July 16, 1839, confirming the privileges granted by his father and those Rules and Statutes of 1606 which did not conflict with its status as an Austrian fief. A further Imperial Patent of June 38, 1840, defined the Order as an "Independent Religious Chivalric Institute" and "immediate Imperial fief" of which the Emperor was suzerain and protector. The Order was given free control of its own estates and finances, independent of political control and, while the professed knights were considered religious, earlier provisions permitting them to retain control of their own inheritances were maintained. Their fortunes could be augmented by inheritance after making profession but gifts by them of more than three hundred florins had to be authorized by the Grand Master. Furthermore, if a knight died without making a will, his fortune would pass to the Order.

The priests of the Order did not have to make noble proofs but were required to descend from a gentle family. In 1855, more than two centuries after the disappearance of the convents of ladies of the Order, the institution of Lady Hospitallers of Saint Mary of Jerusalem or Sisters of the Teutonic Order, was restored and the Grand Master gave several houses for the sisters at his own personal expense. Certain of the properties outside Austria had been recovered, notably the chapter house in Frankfurt, and these were now occupied by the religious brethren and sisters. Stripped of its military function, although the Knights were entitled to wear a military uniform, the Order was now dedicated to a religious, humanitarian and philanthropic mission in a spirit of "brotherly consciousness" [22] and provided ambulance and hospital services in the wars of 1850-1 and 1859 (with Italy), 1864 and 1866 (with Prussia) and 1914-18. The reforms introduced by the Archduke Maximilian served to reinvigorate the spiritual life of the Order, with some fifty-four priests received during his twenty-eight year Magistery. Many ancient buildings belonging to the Order but long left to decay were restored while the church of the Order in Vienna was given many valuable relics and religious artifacts. By the time he died in 1863 Maximilian had given more than 800,000 florins for the support of the sisters, hospitals and schools, and 370,000 for the Teutonic priests.

To enable the Order to cope with the demands on its services, his successor as Hoch und Deutschmeister Archduke Wilhelm (1863-1894, professed 1846), introduced a special category of Marian knights and dames by a decree of March 26, 1871. These Marian knights and dames were not full members of the Order but were entitled to wear a variant of the Cross. Initially this category was limited to Catholic members of the nobility of the Dual Monarchy but by a further reform of 20 November 1880, was extended to include Catholics of any nationality. By the Bull Pia sodalitia of July 14, 1871, Pope Pius IX confirmed the ancient statutes and regulations, along with the new reforms. In the Papal Brief of March 16, 1886, Pope Leo XIII approved further reforms to the Statutes drawn up by the Grand Master, approved by the Chapter-General on May 7, 1886 and sanctioned by the Emperor on May 23 following. These opened up all the dignities of the Order to those who had professed simple vows, abolishing the category of solemn vows for the future, but not revoking the solemn vows of those who had already undertaken that obligation. This meant that while knights still had to make the triple religious vow, because it did not become permanent they could leave the Order and, if they wished, marry after doing so. This provision did not extend to the priests of the Order whose ordination was perpetual but as a measure of prudence did include the sisters, since their employment in the outside world as teachers and nurses may have led them to regret perpetual vows. In 1886 the Order was headed by the Hoch- und Deutschmeister, with a Councilor (Rathsgebietiger), three Grand Capitularies, eighteen professed knights of whom four were in simple vows, one novice, twenty-one knights of Honor, more than one thousand three hundred Marianer, seventy-two priests the majority of whom were in solemn vows, and two hundred and sixteen sisters.

During the last two thirds of the nineteenth century and the first two decades of the twentieth the Order played an active role in Austrian life, particularly in Austrian Silesia and the Tyrol. With schools and hospitals under its care serving the local population, and an important hospitaller role in warfare the Order earned its privileged position within the Dual Monarchy. The First World War, in which the Order notably distinguished itself, led in the fall of the Monarchy and the abolition of the use of titles of nobility in Austria. Hostility to the Habsburgs on the part of the new republican régimes in Ausria, Hungary and Czechoslovakia to anything that recalled Habsburg power was a major obstacle to the Teutonic Order. The threat of bolshevism and rising anti-Catholicsm coupled with moves to destroy every noble institution and anything that could be accused of being anti-democratic imperiled the very existence of the Order. The continuation of the Order in its old structure was no longer possible as the properties of the Order, perceived as dynastic estates of the Imperial House, were threatened with confiscation by vengeful republican successor states, keen to strike down every remaining association with the Habsburg dynasty.

The Order was independent under Canon law as an autonomous religious institution and could not be regarded as part of the Habsburg patrimony. Nonetheless, the last Habsburg Grand Master, the Archduke Eugen (who died in 1954), now forced into exile along with all the members of the dynasty, volunteered his resignation to the Pope in 1923. Before this became final, he convoked a Chapter-General in Vienna to select a new chief and at his suggestion Monsignor Norbert Klein, a priest of the Order and former Bishop of Brünn (Brno) was elected coadjutor. The Austria government and representatives of the Order were now able to enter into negotiations and, fortunately, the view that it was above all a religious institution prevailed, even though some elements in the Church were still hostile. The Holy See now charged Fr Hilarion Felder to examine the complaints against the Order from within the Church. The argument that as the Order had originally been sbject to the Hospitallers its properties should be restored to the Order of Malta was rejected and the investigation found in favor of the Teutonic Order, requiring that it should draw up a new Rule. Now constituted as the Fratres domus hospitalis sanctae Mariae Teutonicorum in Jerusalem it received Papal sanction of the new Rule on November 27, 1929. [23]

The new Rule reconstituted it as a purely religious Order of priests and nuns headed by the Hoch und Deutschmeisteren, always a priest, who enjoy the style and precedence of an Abbot with the right to the pileolus violaceus (the violet skull cap). It continued to preserve its independence from local Ordinaries and is now directly dependent on the Holy See. The Order is divided into three categories - brothers, sisters and familiares. The brothers are divided into two categories, priest-brothers and clerk-brothers (Klerikalerbrüder), who make professsion of perpetual vows after three year's noviciate and lay-brothers subject to the rule who profess simple vows for periods of six years. The sisters make perpetual vows after a probationary period of five years. The familiares are priests or Roman Catholic laymen who in their ordinary lives serve the Order through prayer and good works - these are divided into two categories. The first of these are the Knights of Honour, admitted in very small numbers (presently nine, including the late Cardinal Franz Konig and the late Sovereign Prince Franz Josef II of Liechtenstein, Archbishop Bruno Heim and Duke Maximilian in Bavaria), who generally have a prominent social position and must have given exceptional service to the Order. The second of these are the Marians, who number approximately three hundred and fifty and, in addition to being practicing Catholics distinguished for their faith, must have rendered some particular service to the Order, generally including a financial obligation.

The effects of the Reformation and, ultimately the exclusive limitation of membership to Roman Catholics contributed to putting the Order under Austrian control. But the military traditions of the Order found an echo in Prussia with the creation in 1813 of the Iron Cross, modeled on the badge of the Order. The Prussians reinvented the history of the Order as the originator of the Prussian military tradition, although this exclusively protestant state had originated in the post reformation ruins of the ancient Christian Order. This tradition was further perverted by the nazis who, after the occupation of Austria suppressed it by an act of September 6, 1938 because they suspected it of being a bastion of pro-Habsburg legitimism. On occupying Czechoslovakia the following year, it was also suppressed in Morovia although the hospitals and houses in Yugoslavia and south Tyrol were able to continue a tenuous existence. The nazis, motivated by Himmler's fantasies of reviving a German military elite then attempted to establish their own "Teutonic Order" as the highest award of the Third Reich. The ten recipients of this included Reinhard Heydrich and several of the most notorious nazi criminals. Needless to say, although its badge was modeled on that of the genuine Order, it had absolutely nothing in common with it. At the same time as they were persecuting the priests of the Order, they were also persecuting descendants of those Prussian noble families descended in many cases from Teutonic knights who had embraced the Reform religion (many of whom were involved in the various plots against Hitler).

The Order's properties in Austria were returned after the war although it was not until 1947 that the decree of abolition was formall abrogated. It was expelled from Czechoslovakia, however and, since then, it has substantially increased its activities in Germany. It has retained its pre-reform headquarters in Vienna and, although governed by an Abbot as Hochmeister, is composed mainly of sisters; uniquely among the Catholic religious Orders the sisters are united under the authority of a male head. It only runs one Hospital entirely with its own nuns, in Friesach in Carinthia (Austria), and one nursing home, in Cologne, but is nonetheless represented in other hospitals and nursing homes at Bad Mergenthem, Regensburg and Nurermberg. The present Hochmeister, elected following the resignation of the eighty-five year old Ildefons Pauler in mid-1988, is the Very Reverend Dr Arnold Wieland, former junior Provincial of the Italian Brothers, born in 1940. The Order is divided into the provinces of Austria (with thirteen priests and brothers and fifty-two sisters), Italy (with thirty-seven priests and brothers and ninety sisters), Slovenia (with eight priests and brothers and thirty-three sisters), Germany (with fourteen priests and brothers and one hundred and forty-five sisters) and, more recently, in Moravia-Bohemia (ex-Czechoslovakia). The familiares are divided into three Bailiwicks - Germany, Austria and south Tyrol, and two Commanderies - Rome and Altenbiesen (Belgium).

There are approximately three hundred and eighty Marians in the German Bailiwick under the Deutschherrenmeister Anton Jaumann, divided into seven commanderies (of the Donau, in Oberrhein, Neckar and Bodensee, in the Rhine and Main, in the Rhine and Ruhr, in the Weser and Ems, in the Elbe and Ostsee, and Altenbiesen), sixty five in the Bailiwick of Austria under the Balleimeister Dr Carl Blaha, forty-five in the Bailiwick of the Tyrol under the Balleimeister Dr Othmar Parteli, and fourteen in the Commandery Am Inn und Hohen Rhein. and twenty-five in the Italian Commandery Ad Tiberiam. There are a handful of Marians outside Germany, Austria and Italy, presently numbering less than twenty, of whom ten live in the United States. The badge of the Order is a latin Cross in black enamel with a white enamel border, surmounted (for Knights of Honor) by a helmet with black and white feathers or (for Marians) by a simple circular ornament, and is suspended from a black and white ribbon.

 
At 1:02 AM, Blogger storici said...

In una pièce definita epocale ...

"La Divina Commedia del Terzo millennio"."Fa ombra alle tragedie Greche."
Shakspeare redivivo...


Nella pièece teatrale "Della Rosa Fronzuta saro' Pellegrino di Yasmin von Hohenstaufen ed. ECP Dic 1999, la Principessa Yasmin svela la


La profezia " Sub Flore (ha duplice valenza" sotto il fiore della semenza " porta di ferro " Ferramanu , il nome avito dei Lancia, ossia Manfredi Lancia, figlio illegittimo escluso dal Regno nel testamento. fu destinato dal padre solo al Principato della Capitanata.





Jesi il Resto del Carlino




AGGIORNATO AL 14 Feb 2001 06:13 < HOME
Ancona


JESI — Importanti novità sulla fine di


JESI — Importanti novità sulla fine di Federico II e sulle origini del nome e dello stemma della città di Jesi sono emerse dal convegno, svoltosi nelle settimane scorse a Glastonbury, nel sud-ovest dell'Inghilterra, dove s'è riunito il Consiglio Europeo dei Prìncipi in occasione del 750° anniversario della morte dello «Stupor Mundi».
Federico II moriva il 13 dicembre del 1250 a Castel Fiorentino, vicino Lucera, una morte, la sua, tuttora avvolta nel mistero; secondo alcuni, la fine del Grande Svevo fu dovuta ad una improvvisa e breve malattia, secondo altri, invece, morì assassinato. Lo storico anniversario è stato commemorato con un convegno dal quale sono emerse verità inquietanti; sarebbe stato infatti accertato che Padre Elia, Generale dei Francescani fedele a Federico II, era a Castel Fiorentino, quando l'imperatore morì. Fu proprio questo frate a rompere il clima di omertà che avvolgeva la morte di Federico, affermando che l'imperatore «fu soffocato con un cuscino dal figlio Manfredi, come svelerebbe una miniatura papale, dopo un maldestro tentativo di avvelenamento». Non si sa su quali basi poggi questa teoria sulla morte di Federico, tesi sostenuta dalla principessa Yasmin von Hohenstaufen, discendente diretta dell'imperatore e di Isabella d'Inghilterra, in visita a Castel Fiorentino. L'erede di Federico II ha anche svelato, tra l'altro, il significato dello stemma di Jesi, la genealogia gralica del suo antenato ed il significato dell'antico cognome degli Hohenstaufen.
«Federico — si legge in una nota del Consiglio europeo dei Prìncipi, di Edimburgo — discedeva da Jessi, linea del Re Davide ed antenato di Boron. Non a caso Costanza scelse Jesi per la nascita del “novello Cristo”, in quanto il sito fu fondato dai Desposyni, familiari e seguaci di Gesù. La Principessa ha spiegato così perché lo stemma avito di Jesi (Ioash) è il Leon d'Oro di David, coronato dal medesimo; stemma identico a quello di Fundus Abianus (Abbiategrasso), di origine “Abia”, ossia giudea». La esternazione della Principessa Yasmine non finisce qui, secondo lei e anche a parere di alcuni studiosi, «L'origine gralica della dinastia fu la chiave della indomita persecuzione guelfa; infatti Federico, secondo la mistica ghibellina, era “congiunto di Cristo”, in quanto della medesima discendenza, come testimonia il cognome avito degli Hohenstaufen Bhren, da Bhu, in mesopotanico, Signore (dinastia del Signore) o Beinstein, pietra del Signore, o Vuttemberg, da Virt o Vitt, Signore, nell'accezione pagana Veiblingen, ossia dinastia Cesarea di Venere».

 
At 2:33 PM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

ORIGINE di VILLA di BRIANO-La REGGIA di RE POTO ( il Longobardo,dalle lunghe lance,Ferramanu, da cui Frignano) -

CORTE BIZANTINA LONGOBARDA del DESPOTA POTO di BISANZIO(REX LANGOBARDORUM-

da cui Corte delle LUNGHE LANCE-FERRAMANU. FREYANBURG-BORGO di VENERE AVRIL, FREYA, mitodegli

antenati dei Puoti e degli Aprile di Saint Genis Saintonge detti Beinstein Hohenstaufen).Re Poto, era nipote di Re Desiderio,

Pothos significa infatti Desiderio.

PALAZZO DUCALE PUOTI-Villa di Briano-dei Principi Poti (Puoti)di Costantinopoli- Duchi di Benevento-Avellino, discendenti di Re Desiderio e del nipote Principe Re Poto , figlio di Re Adelchi.Poto di Castelpoto,Principe di Corte Ferramanu oFreyanburg-Frignano-attualeVilla di Briano

(dal Principe Longobardo Brienno oBrian ,nipote di Re Poto, antenato della Principessa Yasmin).

(Archivio Re Desiderio-Fondazione Longobarda-Bizantina)

BIOGRAPHY-

Princes Avril de Burey Anjou Hohenstaufen Poti

PRINCESS YASMIN von HOHENSTAUFEN AVRIL BUREY d'ANJOU Puoti

UNA PRINCIPESSA di NOME DESIDERIO.

(POTHOS, in greco DESIDERIO)

PUOTI deriva da POTO, ovvero dal Principe POTHOS, nipote di RE DESIDERIO:

POTHOS significa infatti DESIDERIO.

La Principessa Yasmin Gelsomina Aprile von Hohenstaufen Puoti , discendente diretta del Principe Potone (DESIDERIO), o Poto, detto Baud, nipote di Re Desiderio, attraverso la nonna paterna ed il nonno materno, e' nata nell'Antica Corte Ferramanu del Principe Poto, tra cui il Palazzo Ducale Puoti di Villa di Briano(Freyanburg Frignano) il 15.6.46-Era la Dinastia dei Re Longobardi Lithingi di Teodolinda e Re Desiderio. I Principi Poti o Puoti erano i diretti discendenti di Adelchi e del figlio Potone cui apppartenevano anche le linee del Celebre Chirurgo Marchese Francesco Puoti e pronipote del Marchese Giovanni Maria Puoti Magistrato Presidente e Vicario del Regno presso la Suprema Corte di Giustizia, da cui discendeva la nonna paterna Giovanna Puoti -della linea Colonna di Stigliano e la stessa madredella Principessa Yasmin.

La Dinastia di Re Desiderio era imparentata con i piu' antichi e prestigiosi Casati Imperiali d'Europa ed i principi Poti o Puoti erano connessi ai Visconti , Della Gherardesca, i Colonna, Pallavicini, Pignatelli,Aragona-Capece -Borbone-Lascaris Ventimiglia Macedonio ed i nonni materni Allegro - Puoti Obrescov Perelli Filomarino Caracciolo -Aragona-Avalos-Sangro-Ventimiglia-Ruffo-Macedonio. La Principessa Giovanna Puoti aveva sposato il Principe Curlandese Vincent Aprilov Hohenstaufen von Buren Kourland , italianizzato da Re Vittorio Emanuele nel 1873, diretto discendente della linea anglo svevo russa des Avril de Burey d'Anjou (Angoumois) che traduceva Veiblinghen Buren Hohenstaufen Plantagenet , linea di Federico figlio di Isabella d'Anjou e Federico II. (I figli di Isabella d'Anjou e Federico II-Die Zeit der Staufer)Avril de Burey d'Anjou -Genealogie Ordine della Sacra Colomba Avril de Saint Genis Saintonge- Genealogie degli Youssopov - Estherazy-Dolgoruky-Centro Genealogico dei Mormoni(Boston) Supremo Consiglio Logge Madri Legittimo Scozzesismo.Archivi Lanza-Savoia Uksull- Minghetti, Von Bulov.Elspis von Schwarze, Julie von Schwaben -Hohenzollern( La Sindone e Le Bende di Cristo presso gli Hohenstaufen edito ECP)

ORIGINE DEI PUOTI o Poti-di Castelpoto

-Re Longobardi-Principi di Costantinopoli

(Istoria Antichissima citta' di Suessola e del vecchio e nuovoCastello di Arienzo-

Nicola Lettieri-1778:Origine dei Principi Puoti)

Puoti o Poti -Principi di Castelpoti-duchi di Benevento, Caserta, Avellino.

La Dinastia Puoti -Principi-Duchi Marchesi-Patrizi- discende dal Re dei Longobardi Radelchi

"Nec Laeditur"

Sotto il segno della Pietra Santa (Saintonge-Avril de Saint Genis-"Fortis Renascitur Proles") e di Fortis il Potente o Boaz , che era anche antenato di Stupor Mundi."





I Puoti, Principi duchi -patrizi , erano nipoti e discendenti diretti di Re Desiderio, Re Adelchi , Re Poto(Baud Patricius ,Flavius ) , Re Radelchi, Re dei Longobardi.(Principi Poti o Puoti di COSTANTINOPOLI, di Santamaria a Vico, di POTITO in Abruzzo, ad Alife -Telese(BN), e Potito di Avellino)



____________


Basilica San Salvatore, fondata da Re Desiderio 753




Re Poto,figlio di Re Adelchi.






Re Desiderio,Re Adelchi,ed i figli Principe Poto Rex Langobardorum, detto Baudo(capostipite dei Puoti ,antenato della Principessa Yasmin) con il fratello Principe Answaldo : Donazione dei Mulini.

__"Che nelle Nostre Terre non esistano indigenti! A ciascuno sia pagata la giornata , non in misura del raccolto. Al malato sia data UGUALMENTE LA PAGA, assistenza medica e conforto "!Re Desiderio -Re Adelchi ed i figli -Re Poto(detto Baudo)-Principe di Costantinopoli, di Castelpoto, duca di Brescia (Capostipite dei Puoti)ed il fratello Vescovo di Brescia Answaldo

www.biblio-net.com/lett_ita/docs/adelch_r.htm

Manzoni, notizie storiche dalla tragedia Adelchi.















Principi Puoti LO STEMMA Avito dei Puoti era il Serpente azzurro di Re Desiderio.

POTI(Puoti)








O lo Stemma dell'Aquila bicipite d'oro su rosso .





Princes Puoti

(Princes Desiderio)

de gueules ,à l'aigle bicephale



DESPOTA

Princeps Bisantii Patricius Romanorum

Potis

Rex Langobardorum





Altra Arma era il Leone di Fortis su campo azzurro con il braccio , la cui mano simulava la bocca del serpente(Simbolo dei Re taumaturghi).Lo stemma alludeva ad una delle fatiche di Ercole che vinse il Leone. La Dinastia di Re Desiderio custodiva i misteri del Culto di Ercole(Gens Potita o Potitius Romana).e nil bscione entrò a far parte dello stemma dei Visconti:
i narra che l’antenato dei Visconti era anche l’ultimo re dei Longobardi, il suo nome era Desiderio. Durante una guerra Desiderio decise di riposarsi e s'addormentò su un prato. Dopo alcune ore i suoi soldati temendo che il loro re stesse perdendo troppo tempo, decisero di svegliarlo. Avvicinandosi al re però, s'accrsero che gli s'era arrotolata sulla testa una vipera, e per paura che potesse morderlo, decisero d'aspettare il risveglio al suo filmente Desiderio si destò, e la vipera scivolò via in mezzo ai cespuglcorve. L’avvenimento procurò parecchio scalpore e dopo ore di dibattiti decisero che si trattava di qualcosa di miracoloso, Desiderio allora decise di porre l’effigie della vipera nel suo stemma, così, di generazione in generazione arrivò fino a M








King Desiderio(† Corbie 774 ca) nonno di King Pothos(Desiderio)



*******



A Costantinopoli la dinastia Poto(Da RE Pothos o Desiderio, figlio di Re Adelchi) si chiamo' anche Teodoro o Teodate , Principi di Bisanzio.

Re Poto Rex Langobardorum et Patricus Defensor Romanorum , aveva il Rango di Divus ,

Flavius, Jocundus ,Arghiros(Ossia Ari-Ghiros Rango di "Signore degli Anelli", secondo la mistica pagana graalica dei Longobardi)

Il Principe Bizantino Poto Argiro fu a Comando dei Generali Bizantini.

(da Re Poto ebbe origine anche la linea dei DESPOTA-des-Pota-Catapani Principi e duca di Bari e delle Puglie, Imperatori di Bisanzio Argeadi o Argiro)

fino ai normanni, con cui erano imparentati(Sikelgaita Principessa di Salerno, discendente di Poto era la madre di Ruggero II, primo Re di Sicilia))

CastelPoto o Castrum Potonis (Chronicon Anonimi Salernitani)

Il vero cognome di Puoti e' Adelchi (Ossia Dalla Pietra Alke', ovvero Da Fortis-Boaz )Discendevano dal Principe Potone , il cui vero nome era Adelchi

Principe Potone capostipite dei Puoti, Nipote di Re Desiderio, antenato della Principessa Yasmin.

da Breve Storia di Brescia http://digilander.libero.it/Marisau/Breve storia di Brescia.htm



"Due duchi di Brescia furono eletti re dei Longobardi: ROTARI, riordinatore delle leggi longobarde e DESIDERIO, sotto il quale si compì la catastrofe della monarchia longobarda, nel 776.Desiderio nutrì uno speciale affetto per questa città e ne rimangono testimonianze alcune importanti costruzioni,come la Basilica di San Salvatore e il monastero(oggi museo) di Santa Giulia,l'acquedotto o canale maestro delle Fontane,i ricchi doni da lui fatti al monastero citato, tra cui ancora oggi è ammirata la Croce di Desiderio....A Brescia fu educato il figlio di Desiderio, Adelchi, suo compagno negli ultimi anni di regno e nella lotta contro i Franchi. Nel monastero di Santa Giulia(di cui era abbadessa Anselberga.una delle figlie di Desiderio) si rifugiò un'altra figlia di Desiderio, Ermengarda, che aveva sposato CARLO MAGNO e che fu da questi ripudiata ;qui ella morì di dolore.Sulla sua morte il Manzoni fece una delle scene più patetiche ed ispirate del suo Adelchi. In questo luogo,inoltre, volle esere rinchiusa e poi sepolta Ansa,moglie di Desiderio,dopo che ebbe perduto il marito e il regno, e il figlio ramingo.Lasciò per testamento al monastero la sua corona regale fregiata di gemme preziose e le sue vesti auree.

Un nipote di Desiderio, Potone,tentò una resistenza contro il nuovo invasore,ma Carlo Magno mandò il figlio Pipino, che aveva nominato re d'Italia, ad assediare la città; venne inviato in nome del re un conte palatino, Ismondo,uomo valoroso ma feroce, che in breve fece prigionieri Potone e molti nobili, che poi vennero impiccati.[ll"Campo Carlo Magno" sul passo di Campiglio ricorda l'attraversamento delle Alpi da parte dell'imperatore Carlo Magno: il re dei Franchi vi combatté "contro pagani ed ebrei. Non raramente allora gli ebrei erano in possesso di castelli". Carlo Magno fece uccidere il Signore di Forte Iseo "perché non volle né sottomettersi, né accettare la fede cristiana". Per lo stesso motivo fu ucciso anche il re Carnerus, possessore del Castello Braitino, oggi Brenno. Non altrimenti andò agli altri castellani ebrei delle valli vicine (Atz)]."




-Castel Poto- del Principe Potone, detto anche Castello di Arechi a Salerno-

I Puoti , come conferma anche iscrizione funeraria che si trova nella chiesa Puoti, detta "Pietra Santa"-da Saintonge Avril de Saint Genis - in Napoli, sulla Tomba di un Giovane Sacerdote della Casa dei Principi Puoti, discendevano dal Re Longobardo Adelchi , attraverso il Principe Radelchi Junior detto Poto o Potone di Castelpoto, detto anche Despota-.(ossia principe, dinastia sovrana) , per distinguerlo dallo Zio e dal Nonno Radelchi .Il termine Poto deriva da Alkè o Adelchi, Pietra Alkè da Fortis o Anfortas o Boaz , detta Avril de Saint Genis Saintonge o Beinstein - Pietra Santa -in Svevia detti Hohenstaufen- dal Titolo della Regalità Trascendente che diede nome anche al Castello della Dinastia sveva, ma anche alla Dinastia longobarda.. Dalla Dinastia di Boaz o Fortis discendeva oltre che Adelchi, la stessa madre di Potone, principessa merovingia che per la consuetudine di trasmettere la regalità anche per via femminile, chiamò il figlio con l'epitome il Potente,il Forte, da cui Poto o Potone. (il motto della Pietra Santa o Avril de Saint Genis Saintonge era "Fortis renascitur Proles").

Non a caso nella Cappella Avril de SaintGenis Saintonge, oltre all'aquila sveva, si nota una plaque con il Leone Davidico dei Puoti (vedi anche stemma di Grifone Aprilis les chanoines il Leone davidico o il Leone di fronte al Grifone, per indicare il Melkisedec-come dallo stemma della Cloche de Lyon della Principessa Anna Aprile ). Alla medesima mistica essenica appartiene Petra Alkè o Pietralcina, ed il fiume Poto che prende il nome dalla linea di sangue dei Re Radelchi.

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La Dinastia Puoti è dunque strettamente connessa alla Dinastia Beinstein- Hohenstaufen ( da cui derivò il nome )anche per l'ascendenza comune da Sonichilde , principessa Bavarese e da Teodolinda .

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Genesi dei Principi duchi Puoti dal Principe Longobardo Potone,figlio di Adelchi, nipote di Desiderio e Radelchi Re longobardo , (cognato di Tassilone di Baviera connesso a Sonichilde, madre del Principe Grifone ,antenato di Federico II)di Castel Poto Castrum Potens- Petra Alke o Pietra Santa o Petri Roseti che sorgeva nei pressi della Contrada Santo Spirito . Castel Poto che rimase sotto la tutela degli Abbati della Dinastia Longobarda , fino al 900 e poi ai discendenti del Principe Poto che anche sotto Atenolfo I di Capua mantennero i loro castelli e domini fino allXI sec.Con l' occupazione normanna ,il Duca Ugo de Potis de Puoti o di Castiellopotonis stipulo' la pace tra Normanni e Beneventani .1114 (Chronicon di Falcone Beneventano). I de Puoti, come risulta dagli Annali , sotto i Normanni si videro aumentare considerevolmente i loro possedimenti.Familiari dei Normanni li seguirono a Bari nel Sud Italia , a Gerusalemme e in Siria. Il loro Totem era il Leone d'oro Davidico ed il braccio la cui mano simulava la bocca del serpente, simbolo avito di RE Desiderio,stirpe dei Lithingi e dei Re taumaturghi. Il Loro motto: Nec Laeditur! Familiari degli Aragona, Colonna, Macedonio-Pallavicini, Pignatelli, Caracciolo, Perelli Filomarino, Avalos -(Dinastia di Santa Maria a Vico, ove era custodita l'avita iscrizione su una antichissima Pietra in un maniero dei Puoti) Nella Dinastia dei Principi Puoti di Costantinopoli , si estinse quella del

ramo Plantageneta detto Palmieri.Dinastia di Medici- Chirurghi-Giuriconsulti-Scrittori-Vescovi .Dai Principi duchi Puoti discende, tra l'altro, il famoso Marchese purista Basilio Puoti, avo della nonna paterna e del nonno materno della Principessa Yasmin.

***

Il Principe Potone ,( detto anche Baud,che significa Fortis, vedi FORTIS RENASCITUR PROLES ,motto della dinastia Avril de Saint Genis ) nipote di Ermengarda ,e della Sorella Adelsberga,Badessa nell'Abbazia del Salvatore o di Santa Giulia Brescia ,costruita dalla nonna Regina Hansa(significa GIOVANNA della linea Alke-Boaz,quindi e' la capostipite delle Principesse Giovanna Puoti che ha dato i nomi ai diversi Giovanni PUOTI, dal nome di un figlio di POTONE,Principe di Costantinopoli ,Giovanni Poti), discendeva dalla linea di sangue del Graal , detta Pietra-Alke'-Pietra Potente .Pota o Potta significa infatti Graal o Vaso-Coppa .Non a caso Castrum Potonis sorgeva sul tempio di Venere (Avril Aprilis Aphros o Venus Genitrix che ,nelle Carte del Graal ,si chiama Fortis ed ecco perchè, in codice , la dinastia Fortis rinasce sotto il nome di Avril de Saint Genis Saintonge o Beinstein- Buren -Veiblinghen- Hohenstaufen) - Da "Il Genoma del Graal " ed- European Council of Princes- di Yasmin von Hohenstaufen

Villa di Briano-Ce-(antica Freyanburg-Borgo di Freya o Afrodite, Aphros,Aprile)Tutto il Complesso sorgeva sulla Corte del Re Longobardo Desiderio, detta Castrum Ferramanu del Principe Poto . Il Palazzo giallo ocra , dove e' nata Yasmin ,era l'avito Castrum Potonis .Da Frignano (Freyanburg longobarda)muto' il nome

in Villa di Briano, dal nome di Brian, il principe Longobardo , nipote di Re Poto




Memorie

http://www.sardimpex.com/colonna-stigliano.htm



FONDAZIONE RE DESIDERIO

Tratto da Biografie dei Vescovi Alifani - http://spazioinwind.libero.it/mgiugliano/ -

58. CARLO PUOTI. – Nella nobile famiglia dei Poto (italianizzata in Puoti), signori di Castelpoto, nacque in Napoli il 12 Giugno 1763 dal marchese Gian Maria, giudice della Gran Corte della Vicaria, e da Anna de Masi patrizia leccese. La patriarcale famiglia era composta di nove fratelli e due sorelle, e dei primi, cinque si dettero a vita religiosa. Don Carlo era zio di Basilio, il famoso «purista» della lingua italiana, ed era nipote di Antonio arcivescovo di Amalfi, al quale lo affidarono i religiosi genitori affinché ne curasse la formazione. Ne venne il primo periodo di studi, e gli restò nell’anima un’impressione incancellabile: lo zio lo condusse ad Arienzo a baciare la mano a s. Alfonso. Questi gli pose le mani sul capo, e previde in lui il santo sacerdote e vescovo.

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Entrò fra i Redentoristi. I Puoti ne erano benemeriti, in quanto un altro zio, mons. Giuseppe Puoti, ne aveva fatto approvare la regola. Vi completò gli studi. Fu ordinato prete, e si distinse subito in conferenze e missioni. Il 16 Marzo 1791 fu ricevuto nella compagnia di Bianchi della giustizia, e quando per i truci assassini ostinati nell’odio, c’era la pena di morte, i Redentoristi e i Bianchi dicevano: «Questo è boccone per don Carlo». Fu sempre fedele a Casa Borbone, nel cui assolutismo vedeva la fermezza paterna.

Nel 1818, con biglietto di Re Ferdinando I veniva nominato arcivescovo di Rossano in Calabria, e nel concistoro, Papa Pio VII convalidò la nomina. Per ragioni di salute chiese il trasferimento, e Re Francesco I, il 30 Maggio ’26 lo trasferì ad Alife-Telese. Nel concistoro del 15 Luglio, Papa Leone XII convalidò l’atto. Il 13 Agosto ’26 venne a Piedimonte, e prese possesso di Alife, ma ritardò il possesso a Cerreto al 22 Marzo ’27. Risiedé abitualmente a Piedimonte, capoluogo del distretto, e in ogni Pasqua si recava a Cerreto.

Affabile nei modi e di sentità umanità, dava udienza a chiunque in tutte le ore. La sua liberalità era tanta che sembrava prodigalità. Disse a un debitore che gli restituiva una somma: «Benedetto Dio che provvede a tempo. Domani non avea che dare ai poveri». E molto dette nell’alluvione del 1841. Schivo di ogni mostra, non permise si facesse il suo ritratto.

Contribuì signorilmente nel rifare il campanile della cattedrale di Cerreto, diroccato nel terremoto del 1805; contribuì al restauro delle vie che portano a Guardia Sanframondi, all’antica cattedrale di Telese, e per quella dietro il giardino dell’episcopio. Donò arredi alle due cattedrali, e per quella di Alife affrontò forti spese nei restauri. A Piedimonte, in S. Maria Maggiore ordinò il pavimento del presbitèrio (c’è lo stemma), e le due artistiche balaustre a intaglio presso gli altari del Sacramento e di s. Marcellino.

Vacato il beneficio di S. Caterina in Alife, lo divise (su proposta del Comune) in sei posti, e aggiunse i sei cappellani nominandi ai mansionari, e nel ’40 anche all’Annunziata; a incrementare la pietà in S. Maria fondò l’associazione del Cuore di Gesù, l’8 Dicembre 1836 istituì l’Opera della Propagazione della Fede, e il 14 Giugno ’40 benedisse il cimitero di Piedimonte. Nel ’33 riunì il clero di Sant’Angelo in recettizia, e concesse la mozzetta all’arciprete di San Gregorio.

Devoto e pio, osservò fino alla morte i digiuni quaresimali, e nel cholera morbus del 1837, il 26 Giugno, fece uscire le processioni di penitenza dei santi patroni di tutte le quarantatré parrocchie delle due diocesi. Egli, a Piedimonte, seguì s. Marcellino e s. Rocco a Porta Vallata e, di fronte all’apprensione del popolo, offrì a Dio la sua vita purché fosse scampato quello.

Assai stimato a Napoli dove aveva accesso alla reggia, e da dove venne due volte il Card. Ruffo a Piedimonte a visitarlo, lo fu anche a Roma. A Papa Gregorio XVI non sfuggì la santa vita di lui. Appena eletto, nella lettera del 16 Aprile 1831 si raccomandava alle sue preghiere: «…Fraternitati tuae, a cuius pietate fructum deprecationis uberem, et utilem a studio pastorali operam speramus». E lo stesso papa, nel Maggio ’39, in occasione della canonizzazione di s. Giovan Giuseppe della Croce, lo invitò alla cerimonia a Roma.

Morì di colpo apoplettico, la sera del 14 Marzo 1848.

Pubblicazioni: lettere pastorali in latino, fra cui: Ep. Past. ad archiepiscopalem ecclesiam rossanensem (Romae MDCCCXVIII), altra Epistola per l’ingresso nelle diocesi di Alife-Telese, orig. presso la raccolta del dottor R. Di Lello in Piedimonte.

Bibliografia: AC 54 f. 523; P. Dat. 189, 1826 f. 1-11, da cui Ritzler-Sefrin VII, 68, che porta il trasferimento ad Alife, al 3 Giugno; Gams: Suppl. II 9; manoscritto di S. Maria Maggiore 618; Rossi: Catalogo 211; Iannacchino: Thelesia 286; Vaiani G.: Elogio funebre di mons. Carlo Puoti nei suoi funerali, il 16 Marzo 1847 (Napoli

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Non sembra suscitare dubbi l’etimologia del nome di CASTELPOTO.
Il paese avrebbe preso il nome da Potone, duca longobardo, nipote del principe Radelchi di Benevento e che fu prigioniero di Siconolfo di Salerno entrando a far parte in uno scam-bio di prigionieri nell’anno 844, come si rileva dal “Chronicon Anonimi Salernitani”.
Oltre queste esistono altre due interpretazioni circa l’origine del nome Castelpoto.
La prima del Rev. De Mennato che, considerando la posizione geografica del paese, domi-nante sul tracciato della Via Latina, ne fa derivare il nome dall’etimo latino “Castrum Po-tens”.
L’altra è avvalorata da un memorialista napoletano sulla base di un’iscrizione funeraria che si trova nella chiesa della “Pietra Santa”, in Napoli, sulla tomba di un giovane sacerdote di casa Puoti.
Sulle origini di CASTELPOTO non è possibile, allo stato attuale, avere notizie precise.
È probabile che sia stata abitata fin da tempi molto antichi.
Sembra che il primo nucleo abitativo, tenuto conto della presenza di sorgenti perenni e di un’ampia fetta di territorio pianeggiante, fosse da localizzare alle contrade Motta e Santo Spirito.
La vicinanza con Benevento e la posizione predominante sulle Via Latina e Appia, giustifi-cano a sufficienza la presenza di resti di epoca repubblicana e imperiale.
Già nel secolo scorso, Mommsen aveva catalogato (rep. n. 1704) un’iscrizione in lingua latina rinvenuta nel territorio di Castelpoto
D. M.
VIBBIAE. PRIMA
E. VIBBIA. SAE
CUNDA. PATRONAE. B. M. F.....

Castelpoto durante il primo periodo della dominazione longobarda non doveva essere altro che una dipendenza di Benevento; e tale dovette restare fino al IX secolo, quando fu dato come feudo, dal principe Radelchi, signore di Benevento, al nipote Potone.
Nel corso delle lotte per la supremazia sul principato beneventano, Potone, poiché si era schierato, a quanto pare, con la fazione che faceva capo ai signori di Capua, fu privato del ducato e le sue terre furono concesse all’abbazia di Santa Sofia di Benevento.
Castelpoto resta, così, sotto la signoria degli abati fino al 900.
Ma quando Atenolfo I di Capua, dopo aver sconfitto Radelchi II, divenne signore di Benevento è molto probabile che i discendenti di Poto siano rientrati in possesso dei loro castelli e domini e che li abbiano mantenuti fino all’XI secolo, data della conquista nor-manna.
Il Mellusi parlando dell’origine longobarda di Castelpoto ebbe modo di affermare: “Castelpoto, castrum Potonis, sospeso sul fiume, serba non solo nel nome l’impronta del-l’origine Longobarda, se è vero che il costume degli abitanti restò proclive alle vendette”.
Agli inizi dell’XI secolo l’Italia meridionale fu invasa da un nuovo popolo di guerrieri e di predoni provenienti dal nord dell'Europa: i Normanni.

Palazzo ducale Puoti di Villa di Briano(Freyanburg o Frignano)



I Puoti o Des Pota di Costantinopoli oltre che Patrizi e Marchesi furono duchi -Principi -Re:discendevano da Poto Principe -duca e Signore di Benevento, Caserta e Castelpoto, nipote di Radelchi Re dei Longobardi.

(Fondazione Principessa Giovanna Puoti Aprile von Buren Hohenstaufen di Curlandia )



La Principessa Gelsomina Yasmin Aprile von Hohenstaufen Puoti ,pronipote dei Principi Longobardi Puoti,o Des Pota di Costantinopoli o Poti di Castelpoto, pronipote di Re Radelchi ,discende dai Principi Avril de Saint Genis Saintonge detti Beinstein Hohenstaufen.


Palazzo Puoti,una delle Residenze della Famiglia Aprile von Hohenstaufen Puoti dove il 15 giugno 1946 e' nata la Principessa Gelsomina Aprile von Hohentaufen Puoti .Erano i giorni del Corpus Domini :le strade erano un tappetto di rose e foglie di limone .La Corte del Palazzo del Principe Puoti e le scale di marmo antico profumavano di mirto e di malvarosa .Il sole di giugno brillava tra gli arazzi bizantini, esposti sui davanzali del Palazzo , per la Processione del Corpus Domini. Un Giorno Gravido di Premonizioni.

Nasceva Yasmin che un giorno avrebbe restituito al mondo la vera immagine del Corpo di Cristo, scoprendo le Bende di Cristo, proprio dietro ad una Arazzo russo degli Avril de Burey Anjou, gli Hohenstaufen Plantagenets , detti Buren Curlandia, che ereditarono la Sindone e le Bende dall'antenato Federico II.

*Solo sette mesi prima , ancora nel grembo della mamma Filly,Principessa Allegro von Hochstaden,Duchessa von Hostade , era scampata alla fucilazione nei drammatici episodi di rappresaglia tedesca contro il Borgo.La Duchessa Filly, (Philomene Allegro di Hochstaden Hostade )

217. Hochstaden
Alegre de Hostade
Description :
De gueules, à l'aigle d'argent.
L'escu de gueules a l'aigle blanc, alemant.


La Dinastia Allegro ,il cui nome piu' antico e' Puoti von Costantinopoli o de Alegre de Hochstaden,ossia von Hochstaden , era un ramo dei Puoti, infatti entrambe discendevano da Potone, nipote di Re Desiderio e figlio di Re Adelchi.La famiglia Allegro si chiamava, infatti, Azzonen o Ezzonen von Hochstaden da Azzone, figlio di Poto detto Baudo, come riporta anche Manzoni.

Il Principe Gherardus von Hochstaden , discendente di Potone , sposo' Clemence de Poitier la cugina di primo grado dell'Imperatore Enrico IV, imparentandosi con gli Svevi.

In Francia, la dinastia di Gherardus von Hochstaden ,

nell'Ordine dello Spirito Santo , mutera' il nome in Vaillant(da Baudo -Potone- Adelchi detto Fortis )o Alegre von Hochstaden .Un ramo degli Allegro , attraverso Marguerite Alegre , dara' inizio alla linea Alegre Bourbon , dopo la legittimazione dei figli avuti dal Re di Francia. Seguiranno infine i Borboni nel sud Italia, dove il cognome sara' italianizzato in Allegro de Poti .Furono Cavalieri di San Michele , della Sacra Annunciata e dello Spirito Santo .Si imparentarono con i Puoti di cui erano consanguinei.Il Medico Chirurgo Francesco Puoti ,Principe e Marchese , della linea di Basilio Puoti, fu benefattore dell'Ordine di San Michele e dello Spirito Santo degli Allegro de Poti de Tourzel Bourbon von Hochstaden.


Filly Allegro( de Puoti Hochstaden) era ,quindi una nipote del Chirurgo Francesco Puoti Principe Allegro von Hochstaden e della giovanissima e ribelle Caterina Allegro Puoti, dai riccioli rossi,che abbandono'il pedante e severo cugino . Lady Caterina,bellissima nonna di Filly,(Caterina , lentiginosa dagli occhi verdi , era detta "la Rossa" che sposo' poi il nobile Martello ) era una nipote di Giovanna Puoti , madre del Principe Giuseppe Aprile von Hohenstaufen Puoti che ,sebbene tedesco di origine , aveva salvato centinaia e centinaia di Ebrei , distruggendo ,di notte fonda ,i loro elenchi, calandosi dai tetti ,nel Comando Tedesco della Zona.Qualcuno aveva riferito che dava loro asilo e rifugio nei Casali di famiglia in campagna o nelle grotte dei palazzi di parenti in casi estremi, ed addirittura nella corte e nei pozzi del Palazzo. La Duchessa Filly Allegro von Hostade und von Hochstaden era stata prelevata con altre donne .

*


390 Le Quens de Hostade

tellez [de gueules a j aigle dargent]

Gules an eagle displayed argent

Alegre de Hochstaden

217. Hochstaden
Alegre de Hostade
Dinastia Aprile von Hohenstaufen PuotiOr



Perche' Puoti e' predicato di Aprile:il segreto e' nel Vril (di Avril , A-Vril)la potenza generativa nascosta della Spiga e dell'Uva. Ecco perche' Barbarossa deriva da Biberach , ossia Vril forza vitale della radice dell'uva.In provenzale ach e' l'acino dell'uva , racine.Venere e' anche la Demetra, dea del Grano. Origine graalica dagli Avril de Saint Genis della Dinastia dei Principi Puoti , pronipoti di Re Desiderio, Tra miti e leggende. La Gens Potita

.Perche' Gens Potita ?Pothos e' Venere Amore,forza generativa , nascosta , interscambiabile con Avril , ossia Anthesterion (Aprile)Avril deriva infatti da A-Vril, come conferma il Burwerlytton, nel 1871.Vril , e' la forza generativa nascosta , nella vite e nella spiga -Viriditas -vitalita', potenza. Sia la Gens Potita che la Staufer Frius hanno quindi il nome arcano interscambiabile:dire Aprile o Puoti e' quindi la medesima evocazione e l'uno e' anche il predicato dell'altro, per paranomasia.

motto des Avril de Burey d'Anjou de Potis e'

Fortis Renascitur Proles o Semper Virens!



Re Desiderio ascende alla Gens Potita che custodiva il culto di Ercole all'Ara Pacis. Il nome di Re Desiderio era Pothos(ecco perche' il nipote si chiama Poto o Baud) che significa Desiderio. Era il nome della Gens Potita che aveva il culto di Pothos, dio dell'amore e del Desiderio, interscambiabile con Venus Afrodite Avril o Aprilis.

Secondo Platone vi erano due differenti personificazioni dell'Amore, una volgare Aphrodite -Pandenia , l'altra Celeste ,ossia Aphrodite -Urania.

L'Afrodite o Avril della Gens Potita, da cui discendeva Re Desiderio era Afrodite Urania, o Elfica, ossia della luce .La Venus Genitrix degli Hohenstaufen era quella quella Pandemica dai piedi di serpente , che viene attraverso i Venti di Borea (rappresentato con i piedi serpentini)

Lo scultore greco ,Scopa ,ritrae Pothos sempre accanto alla statua di Afrodite,

anche a Samotracia. Rispetto ad Eros e' individuato con uno sguardo ascetico e lontano, assente,secondo la definizione platonica, diretta verso un essere lontano ed un mondo celestiale Secondo la tradizione ,la Gens Poto o Avril ha uno sguardo ieratico e divino.

La statua di Pothos e' rappresentata spesso come un efebo nudo alato , appoggiato ad un tirso , ai piedi un'oca come simbolo della vigilanza guardinga .In Grecia l'oca assunse presto il significato di animale sacrificale e sembra che la sua carne aumenti l'eros, mentre la sua bile aumenta la potenza dell'Amore Universale , simbolo della Solidarita' , quasi intuizione sovrannaturale. i Potiti erano Figli della Luce, che penetravano i misteri e combattevano i figli delle tenebre. Desiderio deriva anche da De-Sidera , ossia dalle stelle(Venere Uranica), ma anche da Svid, sid , risplendere, i risplendenti.,ossia gli Elfi.Si riscontra una evocazione di tale ananmnesi negli Avril de Saint Genis Detti Staufer Friius o Anthesterion , mese d'aprile in greco, nel termine Veiblinghen che traduce Fiore di Istar , ossia Venere.Il Termine Istar viene stesso indicato come Stelle(Esterhazy infatti era una linea baltica degli Anthesteri-Veiblinghen -Aprile ), In Peru' Venere viene detta Kaska o koskin o Koski, ossia dai lunghi capelli (chiaro riferimento alla peculiarita' dei Merovingi), metre tra gli Incas, viene rappresentata come Venere dalle lunghe Lance. L'Etimo della Parola Longobardo , riporta ad entrambe le significanze.In piu' il termine Grifone di Aprile di Lanslebourg, con cui veniva indicato nel nome arcano, Federico, figlio di Sonichilde, pronipote di Teodolinda e del duca longobardo di Baviera Agisulfo, stigmatizza la divina ascendenza . Infatti l'avito sito di Lanslebourg si chiamava Langobardorum.Vieppiu' i Romanov anticamente avevano per nome Koskin o Koska, ossia Venere Grifone , ossia Aprile Grifone, era Della Kabbala, ossia Dinastia Gralica della linea della vite o dell'uva, infatti il Termine AVRlL significa proprio , dall'Uva . Vril, nella letteratura esoterica e' la forza vitale germinativa nascosta viriditas , vitalita', potenza (jens Potita ).La Spiga ed il g

Origine della Dinastia dei Principi Puoti , pronipoti di Re Desiderio, Tra miti e leggende. La Gens Potita



Re Desiderio ascende alla Gens Potita che custodiva il culto di Ercole all'Ara Pacis. Il nome di Re Desiderio era Pothos che significa Desiderio. Era il nome della Gens Potita che aveva il culto di Pothos, dio dell'amore e del Desiderio, interscambiabile con Venus Afrodite Avril o Aprilis.

Secondo Platone vi erano due differenti personificazioni dell'Amore, una volgare Aphrodite -Pandenia , l'altra Celeste ,ossia Aphrodite -Urania.

L'afrodite o Avril della Gens Potita, da cui discendeva Re Desiderio era Afrodite Urania, o Elfica, ossia della luce .La Venus Genitrix degli Hohenstaufen era quella quella Pandemica dai piedi di serpente , che viene attraverso i Venti di Borea (rappresentato con i piedi serpentini)

Lo scultore greco Scopa ritrae Pothos sempre accanto alla statua di Afrodite, anche a Samotracia. Rispetto ad Eros e' individuato con uno sguardo ascetico e lontano, assente,secondo la definizione platonica, diretta verso un essere lontano ed un mondo celestiale Secondo la tradizione la Gens Poto ha uno sguardo ieratico e divino.

La statua di Pothos e' rappresentata spesso come un efebo nudo alato , appoggiato ad un tirso , ai piedi un'oca come simbolo della vigilanza guardinga .In Grecia l'oca assunse presto il significato di animal sacrificale e sembra che la sua carne aumenti l'eros, mentre la sua bile aumenta la potenza dell'Amore Universale , simbolo della Solidarita' , quasi intuizione sovrannaturale. i Potiti erano Figli della Luce, che penetravano i misteri e combattevano i figli delle tenebre. Desiderio deriva anche da De-Sidera , ossia dalle stelle(Venere Uranica), ma anche da Svid, sid , risplendere, i risplendenti.,ossia gli Elfi.Si riscontra una evocazione di tale ananmnesi negli Avril de Saint Genis Detti Staufer Friius o Anthesterion , mese d'aprile in greco, nel termine Veiblinghen che traduce Fiore di Istar , ossia Venere.Il Termine Istar viene stesso indicato come Stelle(Esterhazy infatti era una linea baltica degli Anthesteri-Veiblinghen -Aprile ),



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Un Santo tra gli antenati di Re Desiderio:il martire Potito

Durante la persecuzione cristiana si ricorda il martire Potito, un Principe della Gens Potita e discendente di Potius ,patrono di diversi paesi.

Architettura e decorazioni della Basilica di San Salvatore-Ricordando la Regina Giovanna Puoti oAnsa,nonna di Re Poto, capostipite dei Principi Puoti.Il Principe Poto(detto Baudo duca di Brescia )difese strenuamente l'abbazia dai Franchi con il Padre Re Adelchi, ivi custodendo la zia Gerberga , vedova di Carlomanno, ed eleggendo i i cuginetti Re Dei Franchi.Nel Monastero di famiglia era Badessa Anselberga , zia di Poto che accolse

Ermengarda nel Convento.(Manzoni-Adelchi)

La chiesa eretta da Desiderio e Ansa è a 3 navate con 3 absidi



Colonne e capitelli sono in parte di reimpiego in parte coevi alla costruzione

Le pareti della navata centrale sono affrescate con riquadri raffiguranti vite di santi e scene del Nuovo Testamento






Un'iscrizione ricorda il re Desiderio



Stucchi con fiori in vetro decorano gli archi



Nella navata nord è raffigurata l'apocalisse



Nel perimetrale sud una tomba ad arcosolio è tradizionalmente riferita alla regina Ansa



Alcuni sarcofagi romani erano utilizzati per i corpi dei santi e/o per le sepolture della famiglia reale



Le tre Grazie
Combattimento delle Amazzoni

Tre tombe affrescate vennero collocate nella navata centrale



L'arredo liturgico comprendeva bassorilievi marmorei




Archetto
Lastra triangolare di ambone con pavone




Description :
De gueules, à l'aigle d'argent. Anello di Re Poto , Patricius Romanorum

Princeps Bisantii









(NBC 25 ott.2003)
Castelpolpoto -La Fuga di Adelchi-L'Origine dei Principi Puoti o Poto di Castelpoto

Nel Castrum di Castelpoto si rifugiò Adelchi inseguito dai Franchi. Il Borgo che sara' feudo del principe Poto o Potone, nipote di Desiderio, re dei Longobardi, è la culla della dinastia Puoti, da cui trasse origine il celebre purista marchese Basilio Puoti. La presentazione del saggio "L'Enigma di Castelpoto" è stato presentato a Sain Genis presso L'Archivio Araldico Longobardo, patrocinato dal Corpus Saecularium Principum. L’autrice è la principessa Yasmin von Hohenstaufen. Castrum Potonis, ovvero Castelpoto. Il sito ha un'origine graalica. I misteri di Castelpoto nell'Archivio dell'European Council of Princes di Edinburgh. Il sito prende il nome dal Principe Poto, nipote di Re Desiderio e di Radelchi, da cui trasse origine la Dinastia dei Principi Puoti di Costantinopoli, duchi di Benevento, Avellino, Pavia, Brescia, Puglia. Varato un gemellaggio graalico tra Saint Genis e Castelpoto. La Dinastia Puoti o Poti ebbe origine dal Re Longobardo Desiderio.


Adelchi (Il Mattino 22.ott.2003 BN)

Nel Castrum di Castelpoto si rifugiò Adelchi inseguito dai Franchi. Il Borgo che sara' feudo del principe Poto o Potone, nipote di Desiderio, re dei Longobardi, è la culla della dinastia Puoti, da cui trasse origine il celebre purista marchese Basilio Puoti. La presentazione del saggio "L'Enigma di Castelpoto" è stato presentato a Sain Genis presso L'Archivio Araldico Longobardo, patrocinato dal Corpus Saecularium Principum. L’autrice è la principessa Yasmin von Hohenstaufen. Castrum Potonis, ovvero Castelpoto. Il sito ha un'origine graalica. I misteri di Castelpoto nell'Archivio dell'European Council of Princes di Edinburgh. Il sito prende il nome dal Principe Poto, nipote di Re Desiderio e di Radelchi, da cui trasse origine la Dinastia dei Principi Puoti di Costantinopoli, duchi di Benevento, Avellino, Pavia, Brescia, Puglia. Varato un gemellaggio graalico tra Saint Genis e Castelpoto. La Dinastia Puoti o Poti ebbe origine dal Re Longobardo Desiderio.

LEGAMI dei PUOTI con RE EDOARDO d'Anjou PLANTAGENET-In Inghilterra la Principessa Judith Poti,

discendente di Re Poto, sposa del nipote del Re , vive nel Castrum Poto o CASTELPOTO che dara' il nome alla Contea di Caccia alla volpe Puoti o Potone .

CASTELPOTO(POTONE oPOTTON)nei pressi di Londra ,dimora della Principessa Giuditta Puoti,

antenata della Principessa Yasmin, veduta della Cappella della Vergine.



(I CESPITI di LONDRA di cui si narrava nella Dinastia Aprile von Hohenstaufen Puoti)




Legami i Re Poto con i Duchi di Baviera ed Alemanna:

Tassilone III( figlio di Odilone-748 e di Iltrude ,figlia di Carlo Martello ,sorellastra di Grifone (figlio di Carlo Martello e

Sonnichilde, capostipite dei Principi di Buren), nipote di Agilulfoe figlia di Teobaldo)sposa Liutperga , figlia di Re Desiderio,

Re dei Longobardi e sorella di Re Adelchi .Geroldo , cugino di Sonnichilde e' il padre di Ildegarda ,

terza moglie di Carlo Magno-la cui sorella Gisla e' madre di Re Poto , in quanto moglie di Re Adelchi.
Le sorelle di Re Adelchi, Ermengarda, detta anche Desiderata o Putina che significa Desiderata da Pothos e' la moglie ripudiata da Carlo Magno.Anseperga , invece era badessa nell'Abbazia di Santa Giulia a Brescia.

Re Poto , sposa una nipote di Ildegarda e di Irene di Bisanzio.

Principe di Costantinopoli, Re Poto(da Pothos che significa Desiderio, nome del nonno) ricopre il rango

di Patricius , Flavius Jovius e DESPOTA-rango di Principe Imperiale e familiare dell'Imperatrice di Bisanzio

In basso il frontale di Re Agilulfo , che riprende il Re nell'atto di benedire ,

con la mano destra, mentre con la sinistra regge il fodero

Leg








Nella foto, il frontale d'elmo detto "di Agilulfo", dove il re è raffigurato nell'atto di benedire con la mano destra, mentre con la sinistra regge il fodero della spada.






Nell’ VIII secolo, esse furono di pertinenza del longobardo Potone e fin da allora entrarono a far parte della sfera d’influenza beneventana specie in rispondenza a precise scelte politiche e militari.

L'Alto Medioevo i Longobardi
... divenne la capitale sede del Re e dei parlamenti generali dei Longobardi ... I Longobardi
sostituirono i Bizantini nell'organizzazione sia politica che giudiziaria ...














Alegre de Hochstaden



Arme de la Princesse Philomene Allegro von Hockstaden duchesse von Hostade Jagelloni.Gli Jagelloni di Pomerania , Re Di Polonia, discendenti del Duca Jogaila pronipote di Re Poto d'Alegre von Hochstaden Avril de Saint Genis Griffon ,conservarono come totem il Grifone , stemma della Pomerania.

L'Agalmonia dello Stemma di Alegre von Hochstaden e della Polonia, ascende a quella Merovingia dei Saintonge, Beinsten o dei Lithingi, della dinastia Avril de Saint Genis Saintonge, ossia di Fortis , Boaz o Pedaia. Infatti Litingo traduce Beinstein e Saintonge, ossia Dinastia della Pietra o del Signore, da LITOS, Pietra.Ma il Termine Litos deriva anche dallo Scandinavo Leitils o dall'Ang.Sass.Lytel che Traduce Pedi'(Piccolo), nella mistica graalica essenica , Dinastia di Yesou , discendente di Pedaia e di Fortis-Boaz (nell'accezione pagana Anthesterion ,ossia Veiblinghen, Aprilis ,Avril,Venus .Freya).Infatti lo stemma avito degli Hohenstaufen(d'or all'Aigle de Sable )ascende a quello della Sancta Propago o Saint Genis Merovingia e Provenzale di Saintonge (Pietra o Santa Coppa, in Svevia Beinstein, sul Reno Hochstaden Hostade)







390 Le Quens de Hostade

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Alegre de Hochstaden

I Principi ALLEGRO VON HOCKSTADEN Hostade ou Alegre de PUOTI BOAZ di BOURBON-BUSSET- (aquila dispiegata d'argento o bianca in campo rosso)inces Alegre

Discendenti di Re Desiderio e del Principe Baud Poto -Fortis

Dalla Dinastia Graalica ascendente alla Sancta Propago Avril ou Fortis de Saint Genis Saintonge Arles Griffon .Da Re Poto o Alegre,trae origine la Dinastia dei Re Jagelloni di Pomerania che avevano per Totem il Grifone e lo stesso stemma degli Alegre von Hochstaden.Jagellone significa infatti Baud Alegre (Epitomi del Principe Potone riconducibili al Rango di Flavius e Jovius(Luminosi e Gioiosi , qualita' dell' Imperatore Rex Divus Patricius et Defensor Romanorum )

Alegre de Hostade von Hochstaden ossia Allegro della Coppa o Vaso dello Spirito Santo o del Graal(Hostade-Coppa dell'Ostia ; Hoch-Vino del Reno, Staden Coppa , quindi coppa del Vino o del Graal)o della Rocca

-Ordine dello Spirito Santo-

- Ordine dell'Aquila Bianca-(ou Aigle d'argent)- ((-





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detti in francese Princes ALEGRE ou Princes Vaillant , seconda linea dinastica dei Borboni Alegre.

Princes Alegre ou Vaillant de Hockstaden

Sono i discendenti di Baud Poto, detti Allegro o Principi Vaillant (Forte Baldanzoso, Allegro, o BAUD il nome di Poto);un'antica Ballata francese

commemora il Principe Vaillant ou Alegre .

Arma .Leone d'oro recante una croce, campo azzurro.Corona di Principe , alias: Torre in campo azzurro seminato di sei fiordalisi,corona di Marchese .

crie: Alegre,Alegre!

ou

Vaillant , Vaillant !

ou Baud ,Baud! ou Fortis ,Fortis! (Fortis -o Boaz o Baldo,nelle carte del Graal e' Venere ,quindi il grido e' Ghimmel -Ghimmel!)

Allegro- Arme : d'Azur seme' de fleurs de lys d'or sans nombre










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( La dinastia dei Re della Coppa dell'Ostia, ossia I Re del Graal)

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Princes Allegre de Bourbon

*

I Cavalieri dello Spirito Santo

(o di San Michele)

La Dinastia Allegro discendenti di Poto o Puoti e legittimati dal Re di Francia Borbone quali Principi di Carency..

Dinastia dei Duchi Allegro Puoti discendenti des Princes Alegre Bourbon Busset la Tour d'Auvergne Princes de Carency,Cavalieri delloSpirito SANTO

I Duchi Allegro ,marchesi d'Auvergny.

La Principessa Filly Allegro duchessa di Hostade di Hockstaden (Philomene Alegre de Bourbon - Busset )

Legami di Parentela dei Duchi Alegre de Bourbon de Busset con i Borboni di Francia,Spagna , di Parma e Napoli

I Principi Poti o Baud :Puoti ou Alegre ,duchi e Marchesi di Francia ,Conti di Joigny .Linea de la Princesse Charlotte Aprilis Chalon e du Comte Alegre de Joigny.

Castello Allegro-Chateau de Poto-Baud o Vaillant(Potentia) deTourzel

I Principi Duchi Alegre,discendenti di Baud-Potone ,il nipote di ReDesiderio,in Francia, diventano Marchesi di Castrum Potens oPotentia o diChateauVaillant o Alegre e de Chateau Peronne . Lo stemma e' il Leone rampante dei Puoti(INTERSCAMBIABILE CON IL CASTRUM su campo azzurro di sei fiordalisi d'oro , per le connessioni con les Avril de Burey d'Anjou, e per i legami di parentela con i Capetingi Borboni di Francia, dopo che i figli di Margherite Catherine Alegre de Busset furono legittimati dal Re di Francia, creando unaseconda linea dei Borboni detta dei Duchi Alegre Bourbon de Busset .Un ramo di tale dinastia e' vitale a Genova . Altri rami seguirono i Borboni di Francia nel Suditalia. Sono in realta' i Principi Puoti , discendenti del Borbone , Re di Francia , e pronipoti di Re Desiderio e del nipote Poto detto Baud (Baldo -Allegro .Alegre in francese ou Baud de la Vieuville(Poto di Viterbo detta Ciita' Antica ou Grazal che traduce coppa o Potiri , che significa Coppa del vino.I Cavalieri Baud, ou Alegre , furono Cavalieri di Francia e Ministri di Giustizia , delle Acque e delle Foreste della Corona.Ebbero numerosissimi Castelli, furono Duchi, Marchesi, Conti,Baroni di Francia

www.mairie-allegre.com/histoire/deb.htm













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ALEGRE

Yves d'Alegre (1653-1733)
Marquis d'Alegre et de Montaigu, Comte de Flageac
Maréchal de France
Chevalier du Saint-Esprit (reçu le 2 février 1728

G1. Pierre de Bourbon, Baron de Busset, *in the Netherlands 1464, +1529; m.1498 Marguerite de Tourzel dit d'Alegre, Dame de Busset (+1531) dau.of Bertrand, sn de Busset, by Isabelle de Levis. For his descendants, See HERE





ALLEGRE: CHATEAU LA POTENCE

OU CASTRUM POTONIS (CASTEL POTO-CASTEL BAUDO):

http://www.ihpva.org/chapters/france/rando/allegre/pages/allegre_le-bourg.htm

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Le nom d'ALEGRE est apparu au XIIIè siècle venant du latin ALACER qui signifie VAILLANT, ARDANT..... SEE HERE





(PRINCE VAILLANT)
Prince Vaillant (fin)
C'est la magie noire
Qui rendra l'espoir
Aux nobles épées
De bons et de preux chevaliers
Qui partent avec toi
T'emboîtant le pas
Les hommes au sang chaud
Tournés vers un âge nouveau

Refrain :
Vaillant, Prince Vaillant
C'est ta légende
Tu vas où va le vent
Vaillant, Prince Vaillant
C'est ta légende
Bats-toi, va de l'avant

Il est dans tes songes
Le mal qui te ronge
Tu retrouveras
La force qui grandit en toi
Guide ton cheval
Fuis les forces du mal
Tu n'es plus très loin
Chevauche vers ton destin

Refrain

Refrain

Vaillant, Prince Vaillant
C'est ta légende
Tu vas où va le vent
Où va le veeeeeent...




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E

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L'enfant a' la Croix des Chevaliers de la Colombe -Ordre d'Avril de Burey d'Anjou Saint Genis Saintonge ou Saint Expury ou Michele Cuxa .

Trattasi dell'Ordine dello Spirito Santo che ha commissionato opere anche nella Culla della Dinastia Graalica Provenzale Fortis -Boaz da cui discendono Gli Avril de Saint Genis il cui motto e' Fortis Renascitur Proles. Alla medesima stirpe appartiene la linea di Re Desiderio e di Poto detto Baud o Fortis o Adelchi, . In Francese Baud e' tradotto Alegre , da cui il nome del Castello Fortis Potence . La Scultura in Pietra testimonia che le Bende di Cristo erano custodite con la Sindone dalla Dinastia di Fortis detta Avril de Burey d'ANJOU Saint Genis Saintonge , come testimonia anche le chapiteau de" l'Enfant a la Croix "nella Cappella di San Michele des Avril de Saint Genis. I Castelli dei discendenti del Principe Poto, detti anche Alegre sorgono anche a Borie ouBurey o Bourriade ,tutti discendenti della Linea gralica di Fortis -Boaz

.Molti di taliCavalieri furono Templari







I tempi dei Jagielloni







Dopo la morte di Kazimierz Wielki (1370) i problemi dinastici provocarono una serie di unioni con gli stati confinanti: l'Ungheria (1370-1384; 1434-1444; 1576-1586), la Lituania (1386-1795), la Svezia (1587-1600) e la Sassonia (1697-1764). Soltanto l'unione con la Lituana riuscì, portando alla creazione di uno stato che dominò l'Europa Centrale e Orientale fino al XVII secolo. Questo evento fu senza precedenti in Europa. Sotto un Re, con un unico parlamento ed una comune politica estera i due stati conservarono due eserciti e tutte le cariche statali distinte.Questo organismo statale fu spesso chiamato "Res Pubblica delle Due Nazioni" (Rzeczpospolita Obojga Narodow) perché composto dalla Corona (Polonia) e il Granducato (Lituania). L'Aquila Bianca su sfondo rosso (lo stemma polacco ascendeva all'Agalmonia della Dinastia di Fortis - Boaz -Litinga Avril de Saint Genis Saintonge. Il Termine Lithingo oltre a tradurre Beinstein e Saintonge -ossia Linea o Pietra del Signore da Litos -Pietra -inge -linea, traduce anche lo scandinavo Leitils o il sassone Lytel che sta per Pedi, piccolo , nella mistica Essenica la Dinastia di Pedi o Pedaia , quindi di Fortis Boaz) ) fu affiancata per 400 anni dall' "Inseguimento" (lo stemma lituano).

Dal 1370 la Polonia fu governata per 12 anni dal Re dell'Ungheria Lodovico d'Anjou (figlio di Elisabetta, Regina dell'Ungheria, sorella di Kazimierz Wielki). Dopo salì sul trono polacco sua figlia Jadwiga. La legge polacca dell'epoca precludeva il governo alle donne quindi Jadwiga fu incoronata nel 1384 come il Re (non Regina) della Polonia - così i nobili polacchi eluderono la regola con grande saggezza e responsabilità. Nel 1386 il matrimonio di Jadwiga con il cugino Jogaila(Alegre von Hochstaden -AzzonenPoto-Baud), Grande Duca pagano della Lituania, battezzato come Wladyslaw Jagiello, iniziò l'unione polacco-lituana ispirata dallo scopo comune di resistere all'espansione dell'Ordine Teutonico. Tale unione era già stata decisa nel 1385 a Krewa. Le forze unite dei due paesi sconfissero lo Stato Teutonico - Wladyslaw Jagiello ottenne una vittoria schiacciante sul nemico a Grunwald (15.07.1410), che è una delle più grandi battaglie del Medioevo. Purtroppo questa splendida vittoria non fu sfruttata pienamente dalla Polonia ma permettè di stringere i legami con la Lituania con il trattato dell'Unione a Horodlo (1413). Wladyslaw Jagiello governò per 48 anni - il regno più lungo nella storia polacca.

Nel 1440 gli Ungheresi offrirono a Wladyslaw III (il figlio di Jagiello) la corona del loro Regno; così la Polonia fu coinvolta nelle questioni dell'Ungheria che in quel periodo doveva far fronte alla crescente minaccia turca. Nel 1444 le forze polacco-ungheresi furono sconfitte dai turchi a Varna sul Mar Nero e Wladyslaw (chiamato "Warnenczyk" dal luogo della sua morte) fu ucciso sul campo di battaglia.

Il fratello di Wladyslaw Warnenczyk, Kazimierz IV Jagiellonczyk (incoronato nel 1447), avviò una lunga guerra contro l'Ordine Teutonico per recuperare la Pomerania e Gdansk (Danziga). La vittoria sfociò nella Pace di Torun (1466) dove, lo Stato Teutonico, battuto e umiliato, lasciò alla Polonia Malbork (la capitale teutonica), Gdansk e la Pomerania. La Prussia fu divisa in due parti: quella chiamata Reale (parte occidentale) incorporata dal Regno Polacco invece quella chiamata Ducale rimase sotto il governo del Grande Maestro che divenne il vassallo della Corona Polacca. Durante il periodo della Riforma Protestante il Grande Maestro Albrecht Hohenzollern trasformò (con l'aiuto di Luter) la Prussia in un ducato laico. Così, nel 1525, rese omaggio al Re di Polonia Zygmunt I Stary (il Vecchio) non più come Grande Maestro dell'Ordine Teutonico ma come Duca di Prussia.

Nel 1471 uno dei cinque figli di Kazimierz Jagiellonczyk, Wladyslaw, diventò Re dei Cechi e nel 1490 Re dell'Ungheria. Gli anni 1490-1526 videro i Jagielloni dominare in Polonia, Lituania, Bohemia ed Ungheria. Il loro dominio andava dal Mare Baltico al Mar Nero e dai confini di Slesia alla Porta di Smolensk (300 miglia da Mosca). Fu un misto di nazionalità e di religioni più diverse: polacchi all'ovest e al centro; lituani, lettoni e gli estoni al nord, i tedeschi luterani in Prussia e all'occidente; ucraini ortodossi, bielorussi e tartari mussulmani ad est, ed ebrei sparsi ovunque.

Nel 1493 (durante il regno di Jan I Olbracht), fu istituito un parlamento con due camere: il Senato (vecchio Consiglio Reale) composto dai dignitari, vescovi ed alti ufficiali del Regno; il Sejm composto da rappresentanti eletti. Nel 1505 (con il Re Aleksander I) fu emesso lo statuto legale "Nihil novi" il quale decretò che nulla di nuovo fosse deciso senza il beneplacito del Parlamento.

Il regno dei ultimi due Jagielloni, Zygmunt I Stary (il Vecchio) e Zygmunt II August, è noto come "il seccolo d'oro". Quest'epoca rinascimentale attirò in Polonia molti studiosi, artisti ed architetti stranieri soprattutto dall'Italia. Tra i personaggi polacchi si ricordano tra i più grandi: Mikolaj Kopernik (Nicolò Copernico) in astronomia, Mikolaj Rey (che abbandonò il latino per scrivere esclusivamente in polacco) e Jan Kochanowski (il "padre" della poesia polacca) in letteratura e Andrzej Frycz-Modrzewski - famoso e stimato in tutta l'Europa scrittore politico. Mentre il resto d'Europa era terrorizzato dalle persecuzioni religiose, in Polonia, il Re Zygmunt August, si pronunciò nella disputa tra cattolici e protestanti dicendo: "Io sono il Re delle persone non il giudice delle loro coscenze". Questo spirito di tolleranza attirò molti rifugiati nell'arco della storia del Regno Polacco: ebrei nel XIII sec., hussiti nel XV sec. e cattolici dall'Inghilterra e dalla Scozia nei XVI e XVII sec.

L'atto politico più importante durante il regno di Zygmunt August fu l'Unione di Lublin nel 1569. L'Unione avvicinò ancora di più la Lituania alla Polonia e con l'annessione al Regno della Polonia delle terre di Wolyn e Podolia (prima lituane) spostò gli interessi politici della Corona verso l'est. Questo fu l'inizio effettivo della Res Pubblica delle Due Nazioni. Tre anni dopo, nel 1572, morì a Knyszyn Zygmunt II August - l'ultimo Re di Polonia della Dinastia dei Jagielloni.



















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At 7:42 AM, Blogger storici said...

Dinastia dei Principi Macedonio delle Calabrie e di Grotteria. Ultimi Rappresentanti i Principi Roberto Macedonio di Tommaso e Vincenzo Macedonio di Roberto di Grotteria connessi alla Dinastia dei Principi von Hohenstaufen Avril de Burey Anjou Puoti Comneno Canmore che discendono dagli imperatori Macedoni da cui il nome.





L’APOGEO DI BISANZIO
Mille anni fa, il secolo della Dinastia degli Imperatori Macedonio

Nata da una classica rivoluzione di palazzo, la dinastia dei Macedonio è quella delle profonde riforme dell’impero bizantino, grazie alle quali l’impero torna ad essere una potenza degna della sua eredità romana.

“Nessun’altra famiglia è stata mai tanto favorita dalla sorte e dalla benevolenza divina. Niente di più strano quando si pensi ai bagni di sangue che hanno caratterizzato la sua ascesa al potere a Bisanzio. Ciò nonostante l’albero della dinastia ha messo delle forti radici ed ha germogliato numerose talee, ciascuna all’origine di un frutto reale incomparabile in bellezza e splendore”.

Con queste parole il cronista Psellos non ha mancato di mettere in evidenza il paradosso sul quale è fondata la dinastia dei macedoni. Infatti è assai difficile immaginare che, allorché Basilio 1° (811 – 886), detto a torto il Macedone , cinge il diadema imperiale macchiato dal sangue dell’imperatore Michele 3° detto l’Ubriaco (842 – 867), comincia un periodo di rinascita per l’impero.
Ma è proprio la dinastia fondata da quest’uomo rude e zotico, ma estremamente intelligente, che ridarà all’impero, per tutto un secolo, i mezzi per ritrovare le sue ambizioni universali, ormai perdute dal regno di Giustiniano. Grazie alle sue riforme ed a quelle dei suoi successori, Bisanzio, per lungo tempo ostaggio degli Avari, degli Arabi o ancora degli Slavi, ridiviene una potenza mondiale di primo piano.

I fondatori

Il 23 settembre 867 Basilio 1°, già co – Imperatore, assassina nel corso di una cena sanguinosa, Michele 3°, al quale doveva per intero tutta la sua carriera.
Già dal momento della sua turbolenta ascesa al potere Basilio comincia a trarre immediatamente una prima preziosa lezione: quella dell’eccessivo indebolimento del potere centrale a Bisanzio. Uno dei suoi principali compiti sarà pertanto quello della riaffermazione dell’autorità del potere imperiale, incombenza alla quale si dedicherà con tenacia anche il suo successore e figlio, Leone 6° detto il Saggio o il Filosofo.
Questa “Renovatio imperii” sarà incentrata essenzialmente su una serie di elementi fondamentali: l’affermazione di una dinastia legittima, il pieno recupero del potere centrale dello stato e la restaurazione della potenza militare.
Il primo impegno è dunque quello di legittimare e rendere stabile la nuova dinastia. A tal fine Basilio, già dall’867, fa incoronare imperatori i suoi quattro figli, assicurando in tal modo, per ogni evenienza, la continuità della dinastia. Poi il potere tenta di entrare nelle grazie del popolo. Vengono fatte rapidamente circolare delle leggende, nelle quali Basilio è indicato come un eroe guerriero discendente da Costantino. Per meglio ottenere l’adesione popolare, Basilio sceglie un santo Patrono per la sua famiglia, Sant’Elia, che viene festeggiato in grande pompa ogni anno il 6 giugno. In questo modo la famiglia imperiale si costruisce progressivamente una evidente legittimità nello spirito popolare.
Il secondo atto della riforma dell’impero tocca la ricostruzione amministrativa. Basilio inizialmente ristabilisce il diritti del potere imperiale su quelli del Patriarca . La lunga disputa iconoclasta aveva data alla Chiesa una influenza determinante a fronte di imperatori indeboliti nel loro potere. La potenza dei Patriarchi spesso superava quella del sovrano. In tal modo il Patriarca Photius o Fozio 1° (857 - 867 e 877 – 886) era uno dei personaggi chiave della disputa Roma - Bisanzio, ai tempi di Michele 3°.
In tale contesto, Basilio decide di scacciare Photius nel corso dello stesso 867, riaffermando in tale modo la supremazia del Palazzo sulla Chiesa. E per dimostrare che la Chiesa non poteva più esimersi da questa nuova situazione, suo figlio Leone 6° fa nominare suo fratello, Stefano Syncello, Patriarca di Bisanzio nell’886 (sino all’893).
Sul piano amministrativo Basilio lotta contro i potentati locali che sono cresciuti un po’ dappertutto nell’Impero. Egli ricostruisce una struttura piramidale nell’amministrazione e questo sforzo di centralizzazione dell’amministrazione sarà portato a termine da suo figlio Leone 6°, che nel 902, riorganizza i Thémata (Temi) , ovvero le province militari dell’Impero.
Parallelamente Basilio e Leone rifondano per intero il diritto bizantino. Il Procheiron emanato nell’870 da Basilio e soprattutto le “Basilikà”, una serie di leggi imperiali, promulgate da Leone 6°, ammodernano, rendendolo concreto, il vecchio codice giustinianeo. Questa riforma giuridica non è certamente un fatto secondario. Essa mostra evidente la volontà della famiglia dei Macedoni di presentarsi come eredi dell’imperatore Giustiniano, l’imperatore che occupa ancora un posto di rilievo nell’immaginario collettivo di Bisanzio.
Ed è proprio la stessa volontà che guida Basilio nelle sue campagne militari in Italia. Questa è l’ultima pietra dell’opera dei primi macedoni: ridare al paese le sue ambizioni universali, cosa che contribuirebbe non poco alla affermazione ed alla legittimazione della dinastia. Approfittando in particolare modo della debolezza dei Carolingi, Basilio conquista, a partire dall’870, tutto il sud dell’Italia. Bisanzio rimette piede stabilmente in tal modo nella penisola italiana e può nuovamente cominciare a sognare in un allargamento ad occidente, tre secoli dopo Giustiniano.
Leone 6° non verrà però a beneficiare delle favorevoli condizioni geopolitiche incontrate da suo padre e l’esercito bizantino sarà costretto a ripiegare un po’ dovunque. L’Impero deve pagare un tributo ai Bulgari nell’894, l’ultimo possedimento siciliano, Taormina, cade nel 904 e la flotta viene distrutta a Chio nel 912 dai pirati arabi.
Ciò nondimeno Leone riuscirà durante questi difficili anni a riformare l’esercito ed a rendere più efficace la sua organizzazione. Vengono creati nuovi Temi nelle zone di frontiera più difficili ed il numero di soldati di guarnigione in ciascun tema viene reso più adeguato e soprattutto più flessibile alle esigenze di difesa.
La più piccola unità del Tema, la Drungoi o Drungae (circa 1000 uomini), viene suddivisa in bande di 200 uomini. In tal modo è possibile rinforzare un qualsiasi punto delle frontiera movendo delle bande, senza sguarnire il settore impoverito. Leone 6° rinvigorisce le attività di addestramento nell’esercito specialmente quella degli arcieri. Ma la sua preoccupazione è la cavalleria che rinforza in ogni modo. Vengono create in tale quadro delle piccole unità montate, meglio armate e soprattutto più mobili. Durante il suo regno la Cavalleria dei Temi raggiunge la cifra di 6 mila effettivi. Infine, proseguendo il lavoro del genitore che aveva riorganizzato il comando della flotta, Leone costituisce un gruppo navale d’elite di 1000 uomini nell’ambito della ammiraglia imperiale. Egli favorisce in particolare l’utilizzazione del fuoco greco nell’ambito della flotta bizantina.
Infine in materia di arte militare Leone 6° risulta persino l’autore di un manuale di tattica (Taktica) che farà scuola per tutto il 10° secolo, che ha come idea base la flessibilità dello strumento militare. Leone vi descrive a grandi linee la strategia dei nemici di Bisanzio (esame del nemico), per “poterla impiegare ed anche per perfezionarla”. La conoscenza delle tattiche utilizzate dal nemico sarà in effetti la chiave dei successi futuri di Bisanzio.
Alla fine del regno di Leone la famiglia dei Macedoni sembra ormai solidamente ancorata al potere. Ma questo legame col potere si basa su una volontà forte di rialzare le sorti dell’impero e di arrestare un declino che, dopo l’imperatore Eraclio (nato nel 575 ed imperatore dal 610 al 641), sembrava irreversibile.
I quasi 50 anni di riforme rischiano però di essere messi in discussione dalle fondamenta da una terribile crisi.

La crisi dell’Impero e la sua rinascita.

Alla morte dei Leone 6° nel 912, la dinastia risulta all’improvviso indebolita da una crisi di successione. L’unico figlio dell’imperatore defunto, Costantino 7° (905 – 959) Porfirogenito , ha appena 7 anni ed è il frutto del terzo matrimonio del Basileus , peraltro non riconosciuto dalla Chiesa. Gli oppositori delle riforme, guidati dal Patriarca Nicola 1° (901 – 907 e 912 – 925), un discepolo di Photius, riesce a prendere il sopravvento ed ad imporre sul trono il fratello di Leone, Alessandro 3° (870 – 913), un uomo noto per la sua debolezza di spirito. Successivamente un anno più tardi, dopo la morte di Alessandro, Nicola accetta di riconoscere la legittimità di Costantino, a condizione che venga nominato Capo del Consiglio di Reggenza. Nello stesso tempo il partito anti riforme, o se si vuole patriarcale, cerca di smantellare metodicamente le riforme adottate da Basilio e da Leone.
A questo punto entra nella scena Simeone, il Khan dei Bulgari (893 – 927), che, tenuto conto della debolezza dell’Impero, considera arrivato il momento propizio per impossessarsi di Bisanzio. Qualche settimana dopo la morte di Alessandro, Simeone assedia Costantinopoli. La potenza bulgara è tale che il Patriarca Nicola accetta di incoronare Simeone co - Imperatore e gli arriva persino a promettere la mano della sorella di Costantino. Per il patriarca questa è l’occasione per indebolire definitivamente la dinastia dei Macedoni e per Simeone, cresciuto come ostaggio a Bisanzio, la possibilità di coronare il sogno di un impero universale greco - bulgaro.
Ma il popolo di Costantinopoli non è assolutamente d’accordo con questa soluzione. Formato all’idea della legittimità della dinastia macedone, la gente della strada si solleva non appena Simeone si allontana dalla città. Nicola, a sua volta, è costretto ad abbandonare la capitale e la madre di Costantino, Zoé Zautsina (nata intorno all’880), si impadronisce del potere. Ma la donna non può resistere alla pressione bulgara che con Simeone annienta la flotta bizantina e nel 917 distrugge ad Anchialos l’esercito imperiale. Anche Zoé si vede costretta a lasciare il potere. Nella nuova crisi che si apre alla rinuncia di Zoé, sotto la grave minaccia dei Bulgari, entrano in scena le Forze Armate, chiamate dalla stessa Zoé, con la figura di Romano Lecaperius o Lecapeno (870 – 944), Drungario di Marina. Costui diviene a questo punto l’uomo forte dell’impero. La differenza sta nel fatto che il “Putsch” di Lecapeno nel 918 non ha alcuna somiglianza con quello di Basilio nell’867. Le sommosse di Bisanzio del 913 avevano chiaramente mostrato che lo spirito legittimista del popolo non gli avrebbe consentito di creare una nuova dinastia. Egli sceglie dunque la soluzione di essere il garante della dinastia macedone ed il protettore di Costantino 7°.
Ma egli è parimenti convinto che le sconfitte dell’impero di fronte ai Bulgari sono la conseguenza e l’effetto della debolezza del potere centrale. In tale contesto anche lui vuole essere imperatore per riprendere in mano gli affari dello stato. Incoronato nel 920, Romano 1° lascerà tuttavia la preminenza ufficiale a Costantino 7°, una cosa insolita se fosse successa appena 50 anni prima dove il giovane sarebbe stato inevitabilmente destituito ed ucciso. Da questi eventi la dinastia esce rinforzata dalla crisi e Lecapeno può ormai guardare con una certa ironia le pretese dello Zar dei Bulgari che a suo dire, “volendo, potrebbe assumere anche il titolo di Califfo !!! Ma di fatto questo titolo, come quello di Basileus, sarebbe semplicemente usurpato e non conterebbe nulla !”
Sotto il regno di Romano 1° non solo le riforme vengono consolidate ma potranno anche esserne raccolti i frutti nel campo militare. Il vecchio ammiraglio riesce a restaurare l’unione nell’impero. A partire dal 920 ottiene la legittimazione di Costantino 7° a seguito di un accordo con il partito del Patriarca Nicola, ma tale tipo di pratica viene decisamente esclusa per l’avvenire. La riconciliazione della dinastia con la Chiesa avviene tutta a vantaggio dell’imperatore che riesce a conservare l’essenziale di tutto il potere conquistato con Basilio 1°. Allo stesso tempo il vecchio militare ottiene la piena fedeltà dell’esercito al regime e persino l’appoggio delle vecchie famiglie aristocratiche conservatrici, sin qui ostili alla dinastia macedone. E’ così che lo stratega Giovanni Kurkuas o Curcuas , rampollo di uno dei clan più conservatori ed ostili alle riforme, potrà diventare uno dei più brillanti generali dell’esercito bizantino. In poco tempo, a seguito di questa pace ritrovata, le casse dello stato cominciano nuovamente a riempirsi e l’esercito ritorna ad essere nuovamente efficace.
Il primo sussulto positivo dei bizantini ha luogo nel 924. Ancora una volta lo zar Simeone viene ad assediare la capitale dell’impero, ma questa volta non trova di fronte una città impaurita e lacerata dalle divisioni interne come undici anni prima. Non solo gli assalti bulgari non hanno esito ma addirittura Bisanzio, fomentando con l’oro, una rivolta dei Serbi, può anche passare al contrattacco. Lo Zar deve togliere il campo, mentre Romano 1° scatena contro i Bulgari tutti i nemici possibili: I Peceneghi, gli Ungheresi, i Croati. Ed è proprio il Re croato Tomislav (910 - 928), che nel 926 annienterà l’esercito di Simeone, il quale riuscirà a sopravvivere solo un anno a questa cocente sconfitta. Il figlio di Simeone, Pietro (927 – 969), che eredita dal padre un regno spossato e mal difeso, è costretto a firmare la pace con Bisanzio nel 927, sposando Maria Lecapena, nipote di Romano 1° ed aprendo nuovamente il suo paese all’influenza dei greci, che per quasi 50 anni gestiranno sulla Bulgaria un quasi protettorato.
Risolto il problema dei Bulgari,arriva il momento di passare all’azione in Oriente, contro i molteplici emirati, generati dal Califfato abbasside di Bagdad, che continuano a tormentare le frontiere dell’Asia Minore. Questo sarà il compito di Giovanni Kurkuas. Quest’ultimo conduce una offensiva nell’Alta Mesopotamia e riesce a conquistare Edessa nel 944. La conquista di questa città, dove si trova il San Mandylion , scatena una gioia immensa a Costantinopoli ed il generale vittorioso può, per questo, sfilare in trionfo a Bisanzio, esibendo il prezioso trofeo.
Per la prima volta dopo il 7° secolo l’Impero non è più una preda, ma ritorna ad essere conquistatore. Tanto è vero che nel 941, i Vareghi , (Vichinghi scandinavi stanziati in Ucraina), nel tentativo di ripetere il saccheggio effettuato a Bisanzio già nel 903, subiranno una durissima sconfitta, perdendo le loro navi, distrutte dal fuoco greco ed i sopravvissuti della spedizione accetteranno persino di mettersi al servizio dell’impero. Ma, nonostante tutto, Romano Lecapeno viene detronizzato per istigazione di Costantino 7°, nel 944, dai suoi stessi figli, Stefano e Costantino e morirà quattro anni dopo in un convento nell’isola di Proti o Proté.

L’ascesa dell’aristocrazia

Questa serie di successi militari viene purtroppo a modificare considerevolmente la società bizantina e progressivamente lo stesso successo delle riforme viene a minacciare la sua continuità. In effetti, le conquiste militari e l’aumento degli effettivi dell’esercito vengono a rinforzare notevolmente la potenza delle famiglie provenienti dall’Anatolia. Quest’ultime, che sono effettivamente alla testa dell’esercito, prendono possesso delle terre conquistate, ma soprattutto acquisiscono a buon prezzo gli appezzamenti dei piccoli contadini partiti per la guerra. Questi ultimi, in effetti, lavorano spesso delle terre militari, concesse dallo stato in cambio del loro servizio militare. Con la moltiplicazione dei conflitti in contadini impoveriscono e devono vendere i loro appezzamenti ai grandi proprietari per poter continuare a vivere. Il regno di Romano 1° Lecapeno evidenzia pertanto il fenomeno dell’arricchimento di queste famiglie latifondiarie. Una evoluzione che non lascia tranquillo l’imperatore che, nel 922 e poi nel 934, vieta la vendita per due volte delle terre militari. Costantino 7° sarà forzato ad emettere lo stesso editto nel 944, senza che gli effetti sperati si materializzino. Questo perché l’aristocrazia fondiaria si infiltra col denaro nel “palazzo” e si impadronisce rapidamente del potere reale nella capitale. Costantino 7°, che regna da solo a partire dal 944 e suo figlio, Romano 2° (939 – 963; associato al potere dal 948), non sono purtroppo degli uomini di potere. Il primo un fine letterato , preferisce la sua biblioteca alla sala del trono, mentre il secondo passa gran parte del suo tempo con le sue concubine. Effettivamente la legittimità dinastica non viene rimessa in causa: i figli del Lecapeno, che tenteranno invano di rovesciare Costantino 7° nel 944, ne faranno una amara esperienza . Ma a poco a poco il potere scivola nelle mani delle grandi famiglie della aristocrazia anatolica ed in particolare in quella della più prestigiosa di esse: i Focas. In tal modo quasi naturalmente, alla morte di Romano 2° nel 963, il gran generale Niceforo Focas (912 – 969), fresco di gloria per la conquista di Creta nel 961, sposato con una donna della famiglia imperiale, si fa proclamare imperatore e tutore dei due figli in tenera età del defunto sovrano. Potrebbe essere la fine di tutto l’edificio riformatore costruito da Basilio e Leone. Niceforo in effetti vorrebbe seguire una politica più favorevole ai potentati locali, ma si deve scontrare ad un grande numero di oppositori, fra cui la Chiesa e lo stesso esercito. Anche le altre grandi famiglie latinfondiarie giudicano negativamente la presa di potere ad esclusivo beneficio dei Focas e considerano esiziale la rimessa in discussione delle riforme, sia per l’Impero, sia per la sua difesa. In tale contesto un gruppo di militari rovescia nel 969 Niceforo, assassinandolo, con l’appoggio degli abitanti della capitale, da sempre favorevoli alla causa delle riforme. Il loro capo, un altro grande generale, Giovanni Tzimices o Zimisce (925 – 976), assume a sua volta il diadema imperiale . Con lui l’unione fra il Palazzo, l’esercito ed il popolo sembra ristabilita.
Nonostante queste tensioni interne, l’impero conserva una forte unità politica ed un esercito temibile. Niceforo, sebbene misero come imperatore, è un generale fuori dal comune. Anche egli è l’autore di un trattato di arte militare e rinforza l’esercito con un corpo d’elite, il Tagmata . Soprattutto acquisisce per Bisanzio il controllo del Mediterraneo orientale e nel 968 ottiene la conquista di Antiochia, la sede storica di uno dei quattro antichi Patriarcati d’Oriente. L’impero bizantino diviene nuovamente ed incontestabilmente la prima potenza del Medio Oriente. Tale posizione viene ulteriormente rinforzata da Giovanni 1° Tzimices che, nel 972, consolida anche le posizioni bizantine ad ovest. Egli riesce a distruggere nel 970 sul Danubio l’esercito del Principe Sviatoslav di Kiev . La Bulgaria dall’Adriatico alle bocche del Danubio viene annessa ed il Principato di Kiev diviene a sua volta un quasi protettorato. Allo stesso tempo, in Italia, le truppe bizantine respingono gli attacchi di Ottone 2°, imperatore di Germania. Un trattato viene infine firmato con quest’ultimo, che conferma a Bisanzio il possesso del sud della penisola.
Tra l’altro Ottone 2°, nel 972, accetta di sposarsi con Teofane, una principessa bizantina, donna che porterà l’influenza bizantina sin nella lontana Aquisgrana. Infine Giovanni Tzimices nel 976 sembra sul punto di realizzare il sogno di ogni impero. Infatti sferra un attacco in direzione della Terra Santa, ma muore di tifo nel 975, a qualche chilometro da Gerusalemme, dopo aver preso Damasco, Nazareth, Baalbek, Beirut, Acri e Sidone. Alla sua morte subentra a pieno titolo Basilio 2° (958 – 1025), il Bulgaroctono (massacratore di Bulgari), che nel primo periodo, sotto tutela del prozio Basilio, dovrà vedersela con i figli di Niceforo Focas (Sclero e Bardas), sconfitti definitivamente nel 989.

Conclusione

La fase finale della dinastia Macedone sarà marcata da una accentuata instabilità e dalla morte di Basilio 2° (l’ultimo vero grande Basileus della stirpe armeno macedone), fino al suo crollo definitivo, nel 1057, si succederanno sul trono, in 27 anni, ben sette successori, per la gran parte illegittimi o usurpatori , con l’intermezzo della funesta reggenza di due sorelle basilisse Zoe (978 – 1050) e Teodora (980 – 1056). Un periodo veramente oscuro, di grave instabilità politica, segnato da un valzer continuo di congiure di palazzo e dominato nell’ombra, dai maneggi delle grandi famiglie dei proprietari terrieri e, nella parte finale del periodo, da quelli di un personaggio colto ed intrigante “ante litteram”, quale il filosofo Michele Psellos (1018 – 1080). La dinastia termina ingloriosamente con l’intervento del generale Isacco Commeno (1057 – 1059), che depone l’ultimo Basileus (di adozione), Michele Strationico, per manifesta incapacità. Nonostante quest’ultimo periodo di crisi, temperato dall’opera efficace di numerosi e valorosi generali, fra i quali spicca Georghios Maniakis (Giorgio Maniace) (+ 1043) e Catacalone Cacaumeno, il bilancio del secolo di riforme, iniziato da Basilio 1°, è decisamente positivo. Superata la crisi bulgara l’impero bizantino si è ridato nuovamente i mezzi per rincorrere la sua duplice missione/ambizione universale romana e cristiana, mentre l’ascesa e la crescente potenza dell’aristocrazia terriera cominciava a mettere in pericolo tutta la sua struttura. Le ambizioni dei cosiddetti “Grandi terrieri”, nonostante i plurimi provvedimenti degli imperatori della dinastia dei Macedoni, saranno purtroppo nuovamente favorite nel periodo successivo. Anche se la personalità eccezionale di Basilio 2° consentirà di mantenere a freno, almeno fino al 1025, le pretese aristocratiche, la fase centrale dell’11° secolo di Bisanzio sarà caratterizzata dalle esiziali lotte fra i nobili. Queste porteranno inevitabilmente alla catastrofe di Mantzikert (Manziscerta) del 1071, sconfitta che aprirà definitivamente le porte dell’Anatolia ai Turchi. A questo punto Bisanzio dovrà prendere atto del crollo definitivo anche delle ultime speranze e dei sogni di grande potenza, tanto tenacemente perseguiti dalla dinastia dei Macedoni.




BIBLIOGRAFIA

Brehier L. Le Monde Byzantin (3 volumi) Albin Michel, Parigi 1970

Costantino Porfirogenito De Administrando Imperio Dumbarton Oak Wash. 1967

Dragon G. Imperatore e Prete Gallimard, Parigi 1996

Jenkins R. Byzantium, The Imperial centuries Un. Press, Toronto 1966

Norwick J.J. Byzantium, The Apogee Knopf, New York 1992


ELENCO DEGLIIMPERATORI DELLA DINASTIA DEI MACEDONI

· Basilio I il Macedone (867-886) (-886, al governo 867 - 886)
· Leone VI il Saggio (886-912) (866-912, al governo 886 - 912)
· Alessandro 3° (912-913) (870-913, al governo 912 - 913)
· Costantino VII Porfirogenito (913-959) (905-[959]], al governo 913 - 959)
· Romano I Lecapeno (919-944) associato al trono (870-948, al governo 919 - 944)
· Romano II (959-963) (939-[[963], al governo 959 - 963)
· Niceforo II Foca (963-969) (912-969, al governo 963 - 969)
· Giovanni I Zimisce (969-976) (925-976, al governo 969 - 976)
· Basilio II il Bulgaroctono (963-1025) (958-1025, al governo 976 - 1025)
· Costantino VIII (1025-1028) (960-1028, al governo 1025 - 1028)
· Romano III Argiro (1028-1034) (968-1034, al governo 1028 - 1034)
· Michele IV Paflagonico (1034-1041) (1010-1041, al governo 1034 - 1041)
· Michele V il Calafato (1041-1042) (1015-1042, al governo 1041 - 1042)
· Zoe e Teodora (1042) (978-1050, reggente 1028 - 1050)
· Costantino IX Monomaco (1042-1055) (1000-1054, al governo 1042 - 1054)
· Teodora (1055-1056) ancora (980-1056, al governo 1054 - 1056)
· Michele VI lo Stratiotico (1056-1057)

 
At 1:23 PM, Blogger storici said...

Il Gran Segreto di Seborga: i cavalieri non erano 9, ma 11:essi erano custordi della Dinastia del REX DEUS!Hohenstaufen Plantagenet Euronews- 05.24.2006
Princess Yasmin svela:
"Ecco cio' che ha nascosto il codice da Vinci di Dan Brown:si trova la chiave nella pièce teatrale di Princess Yasmin von Hohenstaufen "Della rosa Fronzuta saro' Pellegrino."La Cappella di Rosselyn cela i codice la linea della Rosa ovvero di Cristo ma Il nome e' nell'enigma del termine Forte.
In una conferenza Stampa il Corpus Saecularium Principum di Worms spiega uno dei motivi per cui Dan Brown ha manipolato e sconvolto il codice del Graal!La Dinastia del Graal e' quella di Giacomo il Giusto, fratello di Cristo, ovvero i figli di Zadok (dinastia di Fortis o Boaz antenato di Cristo). Il nome della Dinastia del Graal non e' quella di Saint Clair, ma e' stato William Saint Clair a scriverla in codice su un'architrave della cappella di Rosselyn che solo la Principessa Yasmin ha decifrato.Infatti secondo l'allegoria del Graal, il nome del Re del Graal e' svelato solo dal prescelto, per volonta' superiore:egli e'il predestinato Re del Graal ovvero la verita' che abbattera' la menzogna!


Dan Brown ha depistato dal vero codice dela Graal , ossia che il nome della Dinastia dl Graal e' scritto in codice su una architrave della Cappella di Rosslyn . Non e' Saint Clair, ma e' stato tramandato dal conte William di Saint Clair , come memoriale della fede templare nel 1446-L'enigma che nessuno e' riuscito a decifrare e' nei seguenti versi:" il vino e' forte, un re e' piu' forte , le donnne sono ancora più forti, ma la verità conquistera' ogni cosa"- La Principessa Yasmin von Hohenstaufen , si vede costretta a sciogliere il velo di riserbo sulla vicenda. Ella ha affermato che la versione per i Gradi piu' elevati del 33, della sua opera "Della Rosa Fronzuta sarò Pellegrino" le hanno richiesto esplicitamente di svelare che esistono degli enigmi del 15 grado , quello del Cavaliere della spada e del Cavaliere dell'Est , istituito nel 1118 ,soppresso dopo l'epurazione inglese.Non erano 9 i cavalieri che fondarono l'Ordine Templare, bensì 11, ossia a capo era Folco d'Anjou, discendente dei Re Taumaturghi del Galles o ex Aufen o della Coppa, stirpe avita(Staufen) della Regina Ansa moglie di Re Desiderio. Folco detto Plantagenet , per i profani perchè amava ornare il cappello con un ramo della Ginestra, era
capostipite dei Plantagenet ovvero Ginestra, Gene di Istar, ovvero Stirpe di Venere. e Ugo di Champagne, detto anche Vino d'Effrauyeur, da cui il vino frizzante dei cavalieri templari, detto poi spumante. che cela in codice vino Ex Freya ovvero dinastia Di Aphros , ovvero Aprile o Avril o Veib , ovvero Venere Istar. I versi indicano la radice del vino come stirpe graalica ossia e' da intendersi" Forte e' il vino, ovvero Fortis nelle carte del Graal e' interscambiabile con Venere , quindi i versi vogliono proclamare il nome della Dinastia del Graal ,ossia la dinastia del vino e' nella radice Forte o Alke' . Piu' forte e' il Re, vuole indicare che nel rito agalmonico la stirpe di Costantino era definita Potior , in latino traduce appunto piu' forte. Quindi i Reges Potiores, indicano la linea del Graal che da Fortis o Boaz, colonna della Forza del Tempio di Gerusalemme e' discesa attraverso Freiamund , discendente di Giacomo il Giusto(quindi figli di Zadok ,nella massoneria celato sotto il nome di Hiram)Quindi le radici della vite graalica sono:Re Desiderio, legittimo discendente di Potior Valens Valentiniano, vedi la Croce di Re Desiderio che riporta Gallia Placida figlia dell'imperatore pPotior Valens Valentiniano che sposa in fondo un familiare, ossia Costanzo figlio di Costantino, da cui re Desiderio., linea femminile del Barbarossa(eno-vino Barba ovvero radice)ed infine la dinastia detta Sancta Propago Veiblingensium ossia Staufer friius o Staoper Freya nel crittogrammi dell'abbazia Avril de Saint Genis che traduce Sacra Progenie della Donna o Venere, nell'accezione Cristiana Niphi Nero' la signora dell'acqua o La Madonna Nera, ovvero Nero' in Greco Acqua.Trattasi della Dinastia Weiblinghen, il cui nome arcano era Avril de Saint Genis e poi Burey Anjou: essa discende da Aubry nipote di Dagoberto II stirpe Merovingia; l'arma avita e' proprio quella degli Hohenstaufen!

Cancelleria sir W. MC Kenney





www.hohenstaufen.org.uk



Dagli storici Graham Simmans, Tim Wallace,Murphy , Marylin Hopkins , autori del Codice Segreto del Graal,ed Newton Compton , la conferma degli archivi cistercensi di Bernardo di Chiaravalle della Principessa Yasmin, discendente diretta dei Re del Galles , dai Plantagenets, Hohenstaufen e Dai Re Longobardi ,dalla Regina Ansa degli Antichi re Taumaturghi del Galles , Legittima Sovrana del Sacro Regno di Seborga!



Princess Yasmin Hohenstaufen Avril de Burey d'Anjou Plantagenet Puoti von Comneno Canmore, discendente di Folco d'Anjou, Baldovino di Gerusalemme e Federico II

Dal Codice segreto del Graal ed. Newton Compton a pag 172 la conferma che i Cavalieri di Seborga non erano 9, ma II. Il Grado di Sovrano era di Goffredo d'Anjou, un Plantageneta, di cui e' ultima discendente diretta La Principessa Yasmin: il rango di Principe poteva essere ratificato solo dal Re di Gerusalemme, o in sua assenza dal delegrato Patriarca di Gerusalemme. La dinastia del Graal e' quella di Costantino, Re Desiderio gli Anjou Plantagenet, gli Hohenstaufen, da cui discende la Casata Hohenstaufen Plantagenet Avril de Burey d'Anjou Puoti Comneno Canmore!



Il Gran Segreto di Seborga: i cavalieri non erano 9, ma 11:essi erano custordi della Dinastia del REX DEUS!

I nove Cavalieri erano: Ugo di Payen, Goffredo di Saint Omer ,andrea di Montbard, Payen di Montdidier (monte Desiderio, dal Castello di Corbie di Re Desiderio in esilio)Archimbold di Saint Amand, Gondemar , Rossal ,Goffredo e Goffredo di Bissol- Nomi segreti :Il Sovrano Folco d'Anjou e il sacerdote Scudiero Ugo I di Champagne!



La Dinastia Rex Deus e' la Sancta Propago o Saint Genis, nome arcano degli Hohenstaufen o Sacra Progenie di Venere, Avril de Saint Genis!





Il Grado CAVALIERI dell' Est e dell'Ovest fu soppresso dopo l'epurazione inglese ; risale alla crociata del 1118, quando II cavalieri fecero il giuramento , sotto il voto di lealta' discrezione,gran segreto, sotto l'Alto Patrocinio del Re di Gerusalemme che invio' il Patriarca presso Seborga . Ovvero Borgo del Sacro Sepolcro. (Ex Bor , Seborga , ovvero da bor , nome celtico del cinghiale totem di Venere, ossia da Venere). I cavalieri non erano 9, bensi' 11. Il nome di Folco d'Anjou(Sovrano del Graal ) (capostipite dei Re Plantageneti)e dello scudiero-gran sacerdote Ugo di Champagne era segreto.La Dinastia Plantagenet ovvero Ginestra era il nome arcano del Predestinato al ruolo di Re del Graal che puo' insignire il Patriarca di Gerusalemme e i Principi Templari.Folco d'Anjou fu definito nelle cerimonie "Giustissimo Principe,Sovrano e Maestro" ed era aiutato dal Gran sacerdote . Il grado di Sovrano e Maestro fu rivestito anche da Re Baldovino di Gerusalemme , di cui e' discendente la Principessa Yasmin e di Federico II, Re di Gerusalemme.Nel rito ritroviano la Bibbia con sette sigilli su un piedistallo ,dinanzi ad un punto del pavimento in cui e' disegnato un ottagono all'interno di un cerchio. Tale simbologia la ritroviamo proprio ai limiti di Seborga, ove si puo' verificare che esiste ancora un pozzo in forma di ottagono(Bagnum Regii). Il principio dei sette veli(simbolo dell'apocalisse di San Giovanni e dei Templari e' abbondantemente rappresentato.). Il Gran Segreto era custodire la Storia e la tradizione di RexDeus



Hohenstaufen Avril de Burey d'Anjou Plantagenet





d'Anjou Plantagenet

Tale grado e' inscindibile con il quindicesimo Cavaliere della Spada e Cavaliere dell'Est di cui vi e' traccia nella Cappella di Rosselyn , come memoriale della fede templare del Conte William Saint Claire -1446. sull'architrave vi e' infatti l'enigma del nome del Re del Graal :Il vino e' forte (Dinastia della vite, un re e' piu' forte(Dinastia Potior -Imperatori Potiores Linea di Costantino, Potior Valens Valentiniano , Costanzo , Gallia Placida, Re Desiderio...Le donne sono ancor piu' forti-ossia Dinastia Veiblinghen o Staufer Freya ,Hohenstaufen .ou Plnatagenet ossia lam Ginestra ovvero Gene di Istar ossia Venere Dinastia di Venere ou Avril de Saint Genis Sancta Propago di Venere-Beinstein ou Saintonge (Fortis nelle carte del Graal))

Arch Alaric Veruli von Saxen Coburgo Gotha
Segreteria
Fondazione Federico II
www.hohenstaufen.org.uk


Note storiche sulla Dinastia d'Anjou Planategenet

Plantagenet Dynasty: Images




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Genesis of the House of "Plantagenet": This name comes from the Latin, "planta" "genista." Dynasty founder Geoffrey V, count of Anjou [1113-1151], had, according to tradition, the habit of wearing a broom sprig in his helmet, whence the French variant, Plantegenet, arose. Later traditions, equally unverifiable, claim that Geoffrey, in penitence for some unknown sin, scourged himself with branches from a broom plant. His descendants inherited the crown of England through his wife, Matilda, daughter of Henry I. The useage of "Plantegenet" as a surname is not credited to any of Geoffrey's direct descendants until circa 1448, when Richard, duke of York, assumed it [The Complete Peerage, XII/2:905, note g]. A portrait of Geoffrey is found on

 
At 12:11 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

Principessa Yasmin von Hohenstaufen è ultima discendente diretta del ramo legittimo ed imperiale Anglosvevo dei discendenti di Federico, figlio di Federico II e della terza moglie Isabella d'Inghilterra, i Principi AVRIL de Burey d'Anjou (Veiblinghen von Hohenstaufen Anjou) C.E.G.F. CENTRE D'ENTRAIDE GENEALOGIQUE DE FRANCE 3, rue de Turbigo, 75001 PARIS Tél: 01.40.41.99.09 Fax: 01.40.41.99.63.

SAIR la Principessa Yasmin Aprile di Burey d'Anjou von Hohenstaufen Puoti discende dalla Dinastia degli Imperatori Potior Valens Valentiniani da cui Re Desiderio. ( La Genealogia dei Principi Puoti è riportata per esteso nella sezione "Corpus Saecularium Principum, Archivio Storico", per un breve compendio -click here-). Blasonnement -CLICK HERE-

I Principi Avril de Burey d'Anjou Hohenstaufen Plantagenets, (figli di Federico Avril (Veiblinghen) Burey Anjou , Re di Sicilia, Gerusalemme Italia e Germania)di Isabella d'Inghilterra e di Federico II non vanno confusi con gli Avril de Valencia (vedi Zurita) ramo dei discendenti di Costanza , sorella di Manfredi, sposata all'imperatore di Nicea Vatace e di Federico fratello di Costanza d'Aragona, figlio di Manfredi, rifugiatosi in Egitto,accolti con grande affezione e rispetto posero stanza in Valencia , ove ebbero terre e castelli e principati, seguendo poi gli Aragone in sud Italia i Principi-Duchi Aragonesi e Baroni Italiani APRILE DI PALERMO -CLICK HERE-, da cui un ramo a Valencia, Caltagirone e nelle Puglie.


www.federicostupormundi.it

 
At 1:31 PM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

Pubblicazioni qui riportate I castelli del Medio Volturno Home page



Luigi R. Cielo


LA NASCITA DEI CENTRI MEDIEVALI NELLA VALLE TELESINA:

IL CASO DI SOLOPACA

(Estratto da Rivista Storica del Sannio 17, 3° serie, Anno IX, 2002, pp. 85-102, senza note e illustrazioni)





L’impatto della valle telesina con i Longobardi avviene intorno al 570/576 o venti anni prima. Ne abbiamo testimonianza in una lettera di Gregorio Magno che illustra la vita di un eremita, San Menna, che si svolse alle nostre spalle, sui monti di Vitulano.

Ma che cosa succede dal punto di vista degli insediamenti in età longobarda?

Non abbiamo molti dati, ma quei pochi sono sufficienti a darci l’idea di una terra che dopo un inizio, presumibilmente tempestoso, vede una pacificazione dei nativi con i nuovi venuti, che successivamente, si convertono al cristianesimo anche per l’opera di due vescovi, il beneventano Barbato e il capuano Decoroso. Assistiamo intanto anche ai primi insediamenti, le cui testimonianze sono date per la nostra area da rari ritrovamenti archeologici, come una tomba del VII secolo, rinvenuta nella chiesa di S. Anastasia a Ponte o alcune strutture murarie e porzioni di necropoli, probabilmente altomedievali, scavate nella località Episcopio a Telese.

Ma una serie di toponimi indica con certezza per l’area telesina e anche alifana la presenza di Longobardi o di Bulgari arrivati successivamente. Mi riferisco a toponimi da insediamenti, come fara, sala, Volgari, Strafola, Erbano ecc., e a toponimi da nomi personali come Casalduni, Pontelandolfo, Auduni, ecc. Di essi mi sono occupato in uno studio su Guardia Sanframondi in due convegni. Qui mi fermo sul toponimo Sala, perché interessa direttamente Solopaca e le sue origini. La sala, “elemento tipico in ogni distretto o unità poderale dipendente da un nucleo longobardo”, indica una “casa per la residenza padronale nella curtis o per la raccolta di derrate dovute al padrone”, poi semplicemente “casa di campagna”. Nel territorio di Solopaca esiste ancora la fontana Sala, presso i resti del ponte in ferro intitolato alla regina Maria Cristina.

In aree vicine o contermini a Solopaca si ritrovano una contrada Sala presso Dugenta, un villaggio Sala presso Campoli, menzionato a lungo in età medievale, un casale Sala a Castelvenere.

A Solopaca è, inoltre testimoniato, sia pure in età tarda, un toponimo: gayta (“ubi dicitur Rahonis gayta”), con una, secondo Sabatini, matrice linguistica araba, nel senso di “bosco”, più che longobarda, nel senso di “punta, striscia di terra”. Il toponimo è affiancato da nomi personali e cioè Gayta uxor e Petrus de Alegayta menzionati nell’obituarium S. Spiritus per tempi chiaramente posteriori alla stesura originaria e cioè per XIII e XIV secolo. In ogni caso una matrice araba rimanderebbe ad un medioevo alto, quando ad es. nel IX sec. è documentato nell’area telesina un grande proprietario terriero arabo, Imed Tandanco.

Intanto la struttura politico-amministrativa dell’area telesina è organizzata in un gastaldato che dipende dal ducato di Benevento, che, all’indomani del 774 (sconfitta dei Longobardi del nord ad opera di Carlo Magno), diventa la capitale di un principato, che si alternerà con Capua nella direzione politica della Longobardia minore, fino all’arrivo dei Normanni nel sud della penisola.

Ma entriamo nel vivo del tema. Quando nascono i centri della valle telesina?

Telese, il cuore della valle, è città romana che subisce la difficile crisi del periodo tardoantico, cui comunque sopravvive, tanto da dover subire gli attacchi dei Saraceni nel IX secolo, fino a quando cade per sete, cioè per interruzione dell’acquedotto. In che consistessero i danni fisici alla città è difficile dire.

Certe è che i Telesini, secondo la testimonianza dei Chronica Sancti Benedicti Casisensis, costruiscono una Telesis nova dopo l’860. Di questa città nuova non si può dire molto. Doveva ospitare, almeno dal tardo X sec., una cattedrale e si chiudeva quasi sicuramente con una cinta muraria conservata in piccola parte. Gli scavi sporadici, condotti nell’area della città, non sono stati pubblicati, mentre alcuni dati sono stati raccolti, in maniera estremamente succinta, in occasione di una mostra nel 1981.

Rimane comunque il dato concreto di una nascita cronologicamente definibile quasi ad annum. Cosa che si verifica per la nostra valle, ma in misura molto più approssimata, in uno o forse due casi.

Quello di Ponte è un fortunato caso di cronologizzazione in pieno periodo di incastellamento, vale a dire il fenomeno che in Campania ha una fioritura nella seconda metà del X sec. Consiste, come si sa, in un raccogliersi della popolazione in vecchi siti già naturalmente difesi e ulteriormente rafforzati o in nuovi centri fortificati sulla spinta di una ripresa economica, che si generalizza nel X secolo accanto ad uno sviluppo demografico.

E Ponte è appunto un esempio di castrum documentato ad annum, vale a dire che nel 980 i principi capuani Pandolfo e Landolfo IV concedono al monastero beneventano dei SS. Lupolo e Zosimo la facoltà di costruire nelle terre di loro pertinenza delle fortificazioni.

Altro caso in cui è stato possibile circoscrivere attendibilmente agli anni tra la fine del X sec. e gli inizi dell’XI il formarsi di un nucleo accentrato è stato quello di Guardia. Centro per il quale disponiamo di due dati rilevanti. Esiste un Bicu de Tremundi nell’856, cioè lì, dove ora è Guardia, a metà del IX sec. è in vita un vicus, il secondo dato ci riviene dalla descrizione dello scontro tra Ruggero II e gli agguerriti rampolli dei Drengot-Quarel, quando il re normanno ispeziona la roccaforte di Guardia. Dal che si deduce che il vicus si è trasformato in castrum negli ulti decenni del X sec. o agli inizi dell’XI, quale prodotto dell’incastellamento e la diversa funzione politica ed economica nel territorio conduce ad un cambiamento del nome: warda (posto di guardia).

Analogamente Limata, località abitata già nel 800-801, in virtù della posizione eminente, ben dovette prestarsi a rivestire il ruolo di castrum con le istanze relative alla riorganizzazione e alla messa a coltura del territorio, andando inoltre a costituire con il vicino punto fortificato di Ponte un altro anello di controllo della via Latina. L’attribuzione all’età longobarda dell’insediamento castrale è data inoltre dalle persistenze toponomastiche nella documentazione medievale, da un reperto scultorio e, secondo Natella-Peduto, dalla tipologia della torre mastra.

Se Ponte, tra gli episodi di incastellamento del Matese campano si lega, come S. Vito, Corvara, S. Arcangelo nell’area alifana, all’iniziativa monastica, i castra di Limata e di Guardia e probabilmente di Cerreto (e di S. Angelo d’Alife nell’area contermine) sono il prodotto di “necessità economiche e strategiche di valenza signorile”.

“Gli insediamenti castrali anche nella nostra area hanno una seconda fioritura all’arrivo dei Normanni, prolungandosi fin nel XII secolo. Anche per questo definire l’origine di alcuni centri diventa complesso, visto che non si può escludere che un centro incastellato, documentato per la prima volta in età normanna -vedi Casalduni, S. Angelo d’Alife- sia sorto con la medesima connotazione in età longobarda. E che ad es. nell’area telesina Cusano, Faicchio, Gioia, pur in assenza di dati chiarificatori per il periodo longobardo-normanno, possano attendibilmente configurarsi come castelli, comunque entro le ultime fondazione del XII secolo.

Quanto a Solopaca sono da verificare, in vista di un eventuale inserimento del centro nell’ottica dell’incastellamento in forme accentrate o aperte, due documenti dell’885, un elenco di beni e un atto del 1022.

La Cronaca di Montecassino menziona due precetti, nel primo dei quali Radelchi II, principe di Benevento (881-884, 897-899) o Adelchi (853-878), richiesto da Criscio, preposito di S. Sofia di Benevento, concede al monastero di Montecassino “totam substantiam” del nobile Potone e nel secondo, datato al maggio 885, il medesimo preposito, cioè Criscio, ottiene dal principe Aione (884-890) tutti gli averi che il gastaldo Potone, figlio di Potone o Potizione, possiede nelle pertinenze di Alife e di Telese.

Di questi precetti si sono interessati vari studiosi, tra cui Di Meo e Leccisotti, cui si rimanda per la relativa discussione sull’autenticità del secondo precetto, quello di Aione.

I due studiosi, e prima di loro, Muratori, ritengono autentico un “indiculum”, cioè un elenco di beni di Potone, che Muratori pubblicò in appendice al Chronicon Salernitanum e che, più di recente, Martin ha dichiarato “testo eccezionale”. Si tratta di un patrimonio cospicuo che, sempre secondo il giudizio di Martin, “documenta la fortuna di un membro della famiglia principesca nella prima metà del IX sec.” -ma ve ne sono altri, come quelli di Waccone, Alahis ecc.- e il contributo che tali patrimoni danno all’animazione di una vita economica su grande scala nel principato beneventano”.

Assodato che le sostanze del nobile Potone, richiamate in entrambi i precetti, passano per donazione all’abbazia di Montecassino e che una parte di queste sostanze -almeno quelle del secondo precetto- erano nell’agro alifano-telesino, interessa stabilire in questa sede se nel lungo elenco dei possessi di Potone -ammessa ormai l’autenticità di tale elenco- è possibile identificarne qualcuno come pertinente al territorio alifano-telesino, cosa difficilissima, data la grande estensione del principato longobardo di Benevento, salvo qualche eccezione, come per la “civitatem Arpu” e “Canose” chiaramente in Puglia e la “curtem in Felictu”, che suppongo nel Salernitano. Ci si è provato Iannacchino, il quale ha ritenuto di poter localizzare appunto nell’agro alifano-telesino le terre del lungo elenco, pubblicato dal Muratori in coda al Chronicon Salernitanum -e non nel Chronicon Salernitanum, come ritiene Iannacchino-, lungo elenco che riguarda, come si è detto, l’intera Longobardia minore.

In particolare Iannacchino stabilisce i seguenti rapporti o localizzazioni: Ruite (che nell’elenco però è Ruite-Clari)-Raieta, località tra Castelvenere e Guardia, Campo Famelicu, ubi S. Dominum vocatur, nei pressi di Telese, Massani (nell’elenco Mussanis) nelle omonime Masse. A parte certe trasposizioni come Ruite Clari-Raieta, il tentativo di individuazione può essere redditizio, se si riconducono all’area alifano-telesina i toponimi Teternu (“curtis in Teternu”) che chiama in causa il torrente Titerno, possesso che s’incontrerà in seguito in una cartula donationis del 1003, Cauduni, che ricorda la località Auduni presso Gioia Sannitica con una connotazione semantica longobarda e Casale Iohannis che si potrebbe legare -ma è solo un’ipotesi di lavoro- piuttosto all’omonimo casale presso Solopaca (Tav. 1/25000, IGM, 173 IV S.O., Telese), menzionato molto più tardi nell’Obituarium S. Spiritus della Biblioteca Capitolare di Benevento, databile per questa parte alla prima metà del XIII secolo, negli Statuti di Telese e nel Quaternus reddituum civitatis Telesiae (per questo casale v. oltre), al Castro Iohanne delle Rationes Decimarum, che sembra corrispondere all’attuale Gioia Sannitica (v. infra).

Quanto al documento del 1022 del Chronicon Vulturnense, va sfatata la pertinenza della corte di Telesia al territorio telesino affermata da Iannacchino e Ricciardi. Il primo avvalora l’affermazione, richiamando dei diplomi, ove è nominata anche la chiesa di S. Angelo in Capraria, e, ancora, un diploma di Guglielmo il Buono, ove si parla di Casal Caprara.

Andando per ordine, è vero che in un “iudicatum de Pinne, Aprucio, Termole, et Tete” dell’imperatore Enrico II dell’anno 1022 a favore di S. Vincenzo al Volturno, quest’ultimo si vede aggiudicare tra altri possessi “et in Caprariza, et ipsa inclita curte de Telesia”, ma sono nel territorio di Penne e non in quello di Telese, nonostante la perfetta omonimia.

Sulla chiesa di S. Angelo in Caprara, poi, come sul Casal Caprara o Castel Caprara, esiste una documentazione relativa ad Ugone Infante e, successivamente, all’area della battaglia tra Carlo d’Angiò e Manfredi nel 1266, che fanno escludere ogni rapporto con Solopaca.

Infatti nel 1112 Ugone Infante conferma a Montecassino sei chiese, tra cui S. Angelo in Capraria, chiese tra l’altro già donate al monastero dal padre e successivamente confermate a Montecassino nel 1122, 1137, 1138-43, 1191. Siamo cioè nel o ai limiti del piccolo dominio di Ugone Infante e la chiesa di S. Angelo è appunto localizzabile presso le alture di Torre S. Giovanni, Caprara e Francavilla (Tav. 1:25000 I.G.M., 173, I S.O., Pesco Sannita), dove sorgeva il castellum Capraria o Caprarica, che nel secolo successivo, secondo Maio, vedrà prepararsi a battaglia decisiva le truppe di Carlo I d’Angiò.

Allo stato attuale della ricerca, lasciando impregiudicata l’identificazione del Casalis Iohannis dell’elenco dei bei di Potone (885) con il Casalis S. Iohannis presso Solopaca, il primo dato sicuro sulla esistenza di Solopaca è fornito dal Catalogus Baronum, risalente al 1150.

Nel Catalogo i feudi della valle telesina sono divisi tra signori diversi: il Conte Roberto di Caserta ha il possesso di Caserta, Morrone, Melizzano e altro, tra cui un feudo di tre militi costituito da Bublano, cioè Pugliano, e ciò che teneva in Telese Nicola Franello, e Surupato, cioè Solopaca. Confinante è il piccolo dominio di Guillelmus de Sancto Fraymundo (Guglielmo di Sanframondo) che comprende Limata, Guardia, Cerreto, Finitella (Civitella). Puglianello, Ponte e Casalduni appartengono ad altri domini.

Ma se la prima citazione di Solopaca nella versione “Surupato” è piuttosto tarda rispetto alle menzioni di altre località o altri centri -abbiamo visto che, a prescindere da Telese, già agli inizi del IX secolo è locus abitato Limata, alla metà del IX Guardia è un vicus, trasformato in castrum tra la fine del X e inizi XI secolo, nel 980 il monastero beneventano di S. Lupo ha possessi a Ponte, mentre viene registrata l’esistenza di un nucleo abitativo a Puglianello ai primi del IX e di una chiesa a Cerreto nel 972 e, dunque, di un piccolo gruppo di case -ciò non annulla la possibilità di una presenza abitativa a Solopaca o nel suo attuale territorio, in tempi anteriori, probabilmente in forma di casale o casali, cioè di un abitato o più abitati aperti, come ipotizzato in questo convegno anche da don V. Canelli.

Lo fa pensare, intanto il toponimo sala in riferimento alla fontana Sala, che indizia una, anche minuscola, presenza abitativa longobarda, avvalorata dai resti nella zona di ville rustiche romane, che giustificherebbero la scelta del sito, in quanto i Longobardi che già dimostrano fiuto nella ubicazione delle sedi, in questo caso troverebbero un avallo nella precedente scelta dei Romani. Il piccolo insediamento si accamperebbe inoltre nei pressi di un tracciato viario romano inconfondibilmente segnato da una tomba, in sinistra del fiume Calore, diretto a Benevento, ma anche con deviazione alla valle di Tocco e quindi alla valle Caudina, sicuramente meno importante del ramo della via Latina nel segmento Telese-Ponte-Benevento, in destra del Calore, ma altrettanto vitale.

E lo fa pensare la logica insediativa di Solopaca -diversa ad es. da quella rigorosamente concentrata di Guardia-, che permane fino al XVI-XVII secolo, quando ancora si parla di parrocchiani di S. Mauro “in diversis locis habitantes ad instar villae”, o si hanno negli Atti di S. Visita e nelle Relazioni ad limina espressioni come: “in diversos dispertitos pagos”, “in quattuor dividitur pagos”, “dicti oppidani passim in pagis incolunt”.

E lo lascerebbe pensare, infine, un capitello in forma di pulvino, di piena età longobarda, la cui conoscenza devo alla cortesia dell’amico Cosimo Formichella, qualora si accertasse la localizzazione originaria a Solopaca del manufatto.

Solopaca in ogni caso esiste a metà del XII secolo in forma probabilmente di abitato aperto.

Nel 1214 in una lite tra il vescovo di Telese e il monastero di S. Maria della Grotta è nominato un “tenimento” appartenuto a Giovanni de Alferio “ex loco Solopace”. Nel 1216 Tommaso conte di Caserta, offre a S. Maria della Grotta due uomini, Guglielmo de Atulino e Giovanni suo fratello, con tutti i loro beni dentro e fuori la città di Telese “in loco solispace”. Nel 1219 si impone finalmente la qualifica di casale: Tommaso, conte di Caserta, in lite con la chiesa di S. Maria de cripta, rivendica il possesso di una “petia terre, quae est in casali Solispace, in loco ubi a le peze dicitur”.

Ma, come si è detto, ci sono, in quello che è l’attuale territorio, altri piccoli insediamenti.

Sempre in età federiciana, e cioè nel 1222 e nel 1227, in due pergamene di S. Maria della Grotta di Vitulano fa la sua comparsa, a livello documentario, il locus Caprile, cioè Capriglia, la parte più alta di Solopaca: nella seconda si parla della donazione di un oliveto fatta da Arnaldo, figlio di Giovanni di Pietro, oliveto che gli era pervenuto “per pastinationem” condotta dai suoi antecessori. Il contenuto del documento autorizza ad una retrodatazione del locus, sicuramente abitato (vedi la “sediliam” di Arnaldo), almeno ad età normanna. Intanto la documentazione conservataci nell’Obituarium S. Spiritus della Biblioeca Capitolare di Benevento registra accanto agli obiti di abitanti di Solopaca e di una parrocchia sancti Iohannis de Surropaca, quelli di persone di un altro nucleo abitato al Casalis S. Iohannis de Surrepaca (quest’ultima denominazione va nel senso di una inequivocabile dipendenza). Gli obiti riguardanti Solopaca, la parrocchia di S. Giovanni e il casale di S. Giovanni dovrebbero essere tutti posteriori alla prima stesura dell’Obituarium e quindi da collocare nella prima metà del XIII sec. o più tardi.

Per tutta l’età federiciana sembra perpetuarsi una condizione di abitato/abitati aperti, stando alle scansioni documentarie di “loco” e “casale” per Solopaca, di “loco” per Crapile, di “casale” per S. Giovanni. Si registra anche, con un’attribuzione territoriale dubbia tra Solopaca e Melizzano, la nascita -avvolta per le origini nel mistero- della cella monastica benedettina del Roseto in suggestiva posizione su una falda del famoso Taburno. La cella è menzionata per la prima volta nel luglio 1214, con il priore Simone, in qualità di giudice in una lite tra il vescovo di Telese, Luciano, ed il monastero di S. Maria della Grotta, lite, la cui ricostruzione ha permesso a Kamp di anticipare, con tutta attendibilità, al febbraio 1212 l’episcopato di Luciano, rispetto al luglio 1214.

E siamo all’arrivo degli Angioini. Nel 1268 Carlo I d’Angiò dà a Guglielmo di Belmonte la contea di Caserta che comprende, tra l’altro, Ducenta, Limatola e Telese. Di Telese non sono indicati i casali (cioè Solopaca, ecc.), come hanno ritenuto Meomartini e Riccardi. D’altra pare, in una registrazione dei fuochi relativa agli anni 1268-69 Solopaca non compare, mentre Telese ne conta 185 (per una tassa di 46 once e 7 tarì e mezzo), Guardia Sancti Fraymundi 23, Ortula 48, Limata 17, Civitella 11, Massa Inferiore 13.

Ma agli inizi del ‘300 Solopaca si presenta con uno status ecclesiastico consolidato su ben cinque chiese incluse nella tassazione del 1325 e cioè S. Martino, S. Simeone, S. Maria, S. Mauro, S. Giovanni, che pagano una decima consistente. Nelle Rationes Decimarum compare anche Castro Iohanne, dotato di quattro chiese, e cioè S. Andrea, S. Maria, S. Felice, S. Pietro. Una eventuale corrispondenza del Castro Iohanne con il Casalis S. Iohannis, incontrato un secolo prima dell’Obituarium S. Spiritus, trova ostacolo nel fatto che intanto la denominazione del casale solopachese è sempre S. Iohannis (nell’Obituarium S. Spiritus, negli Statuti di Telese, nel Quaternus reddituum: vedi sopra) e che poi un controllo delle quattro chiese del Castro Iohanne nella documentazione posteriore individuerebbe una continuità nella sola chiesa di S. Pietro, mentre ad es., per Solopaca, delle cinque chiese in elenco nelle Rationes Decimarum soltanto l’ultima, S. Giovanni, non viene più citata nel XVI-XVII secolo.

Bisogna allora prendere in considerazione l’idea che il Castro Iohanne corrisponda al Castrum Iohe, cioè all’attuale Gioia Sannitica, dove le su citate quattro chiese delle Rationes Decimarum trovano continuità innanzitutto nelle due importanti chiese (nel XVI e XVII secolo) di S. Felice e di S. Pietro, mentre tra le chiese rurali troviamo, in continuità, S. Andrea e ben tre chiese intitolate a S. Maria, una delle quali potrebbe corrispondere alla S. Maria delle Rationes Decimarum. Notato che il Castro Iohe è, sempre nelle Rationes Decimarum, trascritto come Castri Iohe e Castri Ive, ci chiediamo infine come mai il solopachese Casalis S. Iohannis non compaia nelle Rationes Decimarum, essendo già dalla prima metà del sec. XIII luogo abitato, come ci documenta l’Obituarium S. Spiritus, e chiaramente distinto dalla “parrocchia S. Iohannis de Surropaca”.

È giusto sottolineare qui la vicinanza territoriale e la vincolante dipendenza, già rilevata, del casale S. Giovanni da Solopaca, la quale, al tempo dell’Obituarium, cioè sulla prima metà del XIII sec., è in chiara espansione, così come conta richiamare la nota degli Statuti di Telese relativa alla gabella per il trasporto del vino -affidato a bucturarii cioè a vetturali, guidatori di bestie da soma- a Telese dalle due accomunate zone di produzione: “a casale Sorropache et sancti Iohannis, solvatur tarenum j et gr. Xvj”, vale a dire il prezzo di 1 tarì e 16 grani, lo stesso che si pagava dal casale di Pugliano e di Sala, siti tra Castelvenere e S. Salvatore Telesino.

Agli Angioini, o meglio al vario avvicendarsi di baronie sotto il loro controllo, è da collegare il cosiddetto Castel S. Martino, vale a dire il nucleo fortificato di Solopaca, punteggiato da almeno quattro torri (ne sono rimaste tre). La tradizione vuole che il castello sia stato innalzato dai Telesini in fuga dopo il terremoto del 1349. Nulla esclude che Solopaca, come Castelvenere e altri centri della valle, possano essersi ingranditi per l’arrivo di abitanti di Telese, ma il quadro che ci viene dalle Rationes Decimarum sembra, come abbiamo detto, già ampiamente consolidato, data l’entità della tassazione, agli inizi del ‘300.

Per la fortificazione di Solopaca, con circuito di mura e relative torri di tipologia angioina, vale a dire a profilo troncoconico (parte basamentale a tronco di cono e parte superiore cilindrica), torri oggi prive della merlatura in aggetto e delle relative caditoie -una novità tecnica che compare, a quanto sembra, dopo le crociate e che è connessa alla presenza della base scarpata, funzionale ad un potenziamento della difesa verticale- è forse più giusto pensare all’iniziativa di un nuovo signore, naturalmente legato alla dominante dinastia francese, nell’entusiasmo di una fresca investitura.



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At 1:36 PM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

Da: ASCOLI NEL MEDIOEVO: UNA CRONOTASSI

dal 499 al 1490

di Francesco CAPRIGLIONE

Presentazione dell'autore:

La presente cronotassi dei principali avvenimenti del medioevo ascolano non ha pretese che esulino dai suoi limiti strutturali né intende porre problemi storiografici, come l'estensione dell'età medievale, che viene assunta acriticamente secondo la manualistica più tradizionale. Si tratta, insomma, di un semplice "CHRONICON AUSCULANUM" o di " ANNALI ASCOLANI DEL MEDIO EVO", come piacerebbe chiamarla. Maggio 1989.

SECOLO V - Anno 499 - Il Vescovo di Ordona, Saturnino, nella cui diocesi rientra Ascoli, sottoscrive gli atti del concilio di Papa Simmaco.

SECOLO VII - Anno 607 - Ascoli è colpita dalla peste.

Anno 642 - Si scontrano sull'Ofanto le truppe del duca longobardo di Benevento, Ajone, e gli Slavi della Dalmazia, che scavano delle fosse, opportunamente nascoste, in cui cadono morendo Ajone e molti dei suoi.

Anno 668 - Ascoli è annessa al ducato longobardo di Benevento e passa alle dirette dipendenze del vescovado beneventano,

SECOLO VIII - Anno 709 - Il duca di Benevento, Romualdo II, concede all'abbazia beneventana di S.Pietro alcuni servi e coloni nella località "ad aquam sancti Petiti" .

Anno 774 - Il duca longobardo di Benevento, Arichi, concede molti terreni ascolani all'abbazia benedettina di S.Sofia di Benevento.

Anno 790 - Un diploma fa menzione del vescovo ascolano David.

SECOLO IX - Anno 835 - Sicardo, duca longobardo di Benevento, fa trasferire i resti del martire Potito dai pressi del Calaggio-Carapelle, dove era stato martirizzato e sepolto, nall'abbazia benedettina di S.Sofia a Benevento, alla quale conferisce altre donazioni in Ascoli, cioè trecento moggi di terra nei pressi di S.Decorenzio.

Anno 862 - Ascoli è saccheggiata e incendiata dai Saraceni. Viene incendiata anche la preesistente chiesa su cui insiste l'attuale cattedrale. Sull'area della chiesa incendiata viene edificata una nuova chiesa, intitolata alla Natività di Maria.

Anno 866 - Il ricco ascolano, suddiacono Hermefrid, offre al preposito cassinese Vuamelfrid i propri beni siti in Ascoli.

Anno 867 - Si scontrano sull'Ofanto i Saraceni e l'esercito longobardo comandato dal conte Corrado, che subisce gravi perdite.

Anno 892 - Il protospatario imperiale bizantino Simbaticio conferma i possedimenti di S.Sofia di Benevento in Ascoli.

Anno 893 - Una bolla di Papa Formoso assegna alla Diocesi di Benevento la chiesa di Ascoli.

SECOLO X - Anno 911 - Ascoli è sotto il dominio bizantino, non più longobardo.

Anno 911 maggio - Il protospatario imperiale bizantino Giovannacio conferma i possedimenti cassinesi ascolani.

Anno 921 aprile - Landolfo di Capua si incontra ad Ascoli col generale bizantino Ursileo, lo uccide e si impadronisce della città, tenendola fino al 950.

Anno 943 - Il vescovo di Benevento, Giovanni, chiede al papa la conferma della sua giurisdizione sulla chiesa ascolana.

Anno 950 - I Bizantini assediano e riconquistano Ascoli, tenendola fino al 969.

Anno 969 - L'imperatore Ottone I di Sassonia espugna Ascoli e la sottrae ai Bizantini. Ma alla partenza di Ottone, i Bizantini rioccupano Ascoli. Allora l'esercito imperiale ritorna ad Ascoli e sconfigge duramente i Bizantini guidati dal patrizio Abdila, che, ferito, si rifugia in Ascoli, dove muore. Ascoli ritorna così sotto i longobardi fino al 982.

Anno 969 maggio - Ascoli diventa Diocesi suffraganea dell'Arcivescovado di Benevento.

Anno 981 - Guerra tra longobardi di Ascoli e i bizantini di Siponto.

Anno 982 dicembre - Il patrizio bizantino Calocyres Delfina si impadronisce di Ascoli.

Anno 994 - S. Vitale di Castronuovo fonda in Ascoli il monastero basiliano di S. Marena.

Anno 999 dicembre - Nuova conferma dei possedimenti cassinesi in Ascoli da parte di Gregorio Tracanioto.

SECOLO XI - Anno 1000 - 2 febbraio - Ancora una conferma dei beni cassinesi ascolani da parte di Gregorio Tracanioto.

Anno 1004 - Ascoli presa dai Saraceni.

Anno 1009 - L'inverno rigido e nevoso, la peste, la carestia, la terribile moria del bestiame e il fiscalismo spingono la popolazione ascolana ad insorgere contro i Bizantini.

Anno 1010 - Ascoli insorge e caccia i Bizantini.

Anno 1011 - aprile - Melo di Bari e suo cognato Datto fuggono di notte ad Ascoli, temendo di essere traditi dal partito filobizantino barese. Qualche giorno dopo partono di notte alla volta di Salerno e Capua.

Anno 1011 - ottobre - Basilio di Macedonia riconferma i possedimenti cassinesi in Ascoli.

Anno 1022 - primavera - L'imperatore Enrico II col Papa Benedetto VIII assedia Ascoli e la occupa, ma la dissenteria costringe l'esercito a ripiegare.

Anno 1027 - L'imperatore Corrado II il Salico concede Ascoli ai Normanni.

Anno 1032 - marzo - Potone Argirio riconferma i beni cassinesi ascolani.

Anno 1039 - Il catapano bizantino Niceforo Ducliano insegue i filonormanni fino ad Ascoli, che passa nuovamente ai Bizantini.

Anno 1040 - 11 gennaio - Niceforo Ducliano muore ad Ascoli, che passa ai Normanni.

Anno 1040 - autunno - Il catapano bizantino Michele Doceano attaccò Ascoli e vi fa impiccare uno dei ribelli filonormanni.

Anno 1041 - Ascoli, dopo la battaglia di Monte Maggiore del 4 maggio, diventa dominio di Guglielmo Fortebraccio, conte di Puglia e primogenito di Tancredi d'Altavilla.

Anno 1046 - Guglielmo Fortebraccio muore di malattia ad Ascoli, che passa sotto il dominio del fratello Drogone.

Anno 1050 - Papa Leone IX passa per Ascoli.

Anno 1062 - Roberto il Giuscardo dà in feudo all'abbazia della Trinità di Venosa le chiese di S. Maria e di S.Giovanni della Scala, situate tra Ascoli e Corneto, di cui conferma il possesso.

Anno 1067 - agosto - Papa Alessandro II depone, nel concilio di Melfi, il vescovo di Ascoli, perché non canonicamente consacrato e probabilmente favorevole ai Bizantini. Tale vescovo è forse Lupo Protospata, che scrive in Ascoli un "Chronicon" degli avvenimenti politico-religiosi del tempo.

Anno 1078 - Ascoli insorge contro Roberto il Guiscardo, ma la rivolta viene sedata.

Anno 1079 - Il conte Abagelardo sconfigge il figlio di Roberto, Boamondo, e assedia e conquista Ascoli. Ma Roberto giunge con un esercito calabrese, attacca e riconquista Ascoli, nei cui pressi sconfigge e ferisce Abagelardo.

Anno 1080 - febbraio - Il vescovo Lupo Protospata sottoscrive un documento. Con cui il prete Nicola acquista una vigna sita presso la cattedrale di Ascoli, denominata S.Maria in Principio (sulla attuale collina Pompei).

Anno 1082 - Ascoli insorge contro il figlio di Roberto, Ruggero, che si rifugia nel castello di Troia. Troiani e Ascolani lo assediano. Ma i rinforzi normanni per rappresaglia prendono e incendiano Ascoli.

Anno 1087 - settembre - Forti scosse di terremoto interessano Ascoli.

Anno 1088 - Adalferio è viceconte di Ascoli; Roberto il Guiscardo dona in feudo all'abbazia venosina della Trinità la metà della città di Ascoli e del suo tenimento col casale di Corneto.

Anno 1093 - Il prete Giovanni offre al monastero basiliano di via Carrara gli orti e la chiesa di S. Nicola per edificarvi una casa da destinare ad ospizio dei pellegrini.

SECOLO XII - Anno 1107 - E' Vescovo di Ascoli Risando.

Anno 1110 febbraio - L'ascolano Guisenolfo dona una parte dei suoi beni ai Benedettini di Ascoli.

Anno 1180 agosto - Documenti dell'abbazia di Montevergine parlano di una chiesa ascolana dedicata a S. Potito.

Anno 1119 - 15 maggio . L' arcivesvovo beneventano Landolfo trasferisce in una tomba più decorosa le reliquie del martire Potito.

Anno 1120 - Una bolla papale di Callisto II all'abate Giovanni di S.Sofia di Benevento ricorda i possedimenti ascolani in località S.Pietro e S.Desiderio.

Anno 1123 - E' vescovo di Ascoli Sikenolfo.

Anno 1127 - Ascoli insorge nuovamente contro i Normanni, ma Ruggero II doma l'insurrezione.

Anno 1131 - Ascoli insorge contro i Normanni, pronta a dichiararsi vassalla dell'imperatore Lotario II, il quale non interviene.

Anno 1133 agosto - Ruggero II per rappresaglia rade al suolo Ascoli, riducendola a tre casali.

Anno 1137 - L'imperatore Lotario II batte Ruggero II ed Ascoli passa sotto Rainulfo. Ma poi Ruggero II rioccupa la città.

Anno 1156 - Guglielmo I dona all'abbazia di Montevergine le reliquie di S. Potito.

Anno 1161 - L'ebreo Beniamino di Tudela giunge ad Ascoli in visita alla comunità ebraica locale, composta da una quarantina di famiglie dedite al commercio, alla tintoria dei panni, alla confezione di orciuli, di orti e di lacci di seta, e al prestito del denaro al 10% di interesse.

Anno 1179 - E' vescovo di Ascoli Giovanni.

Anno 1184 - L'abbate benedettino di S. Nicola di Troia, Segnallo, si appropria con la forza di un terreno di proprietà degli Ascolani che lo catturano, lo bastonano e lo chiudono in catene nelle prigioni ascolane. Ma Segnallo riesce ad evadere e fa ricorso al re Guglielmo II il Buono, che affida la custodia a Tancredi, conte di Lecce, contestabile e giustiziere di Puglia. Tancredi esamina il caso a Barletta, chiamando a comparire in giudizio quindici testimoni per parte. L'avvocato di Ascoli sostiene che il terreno è di Ascoli, mentre l'avvocato del monastero troiano giura che i Troiani e i loro avi hanno pagato i diritti di erbatico e di terratico da tempo immemorabile a quel monastero. Allora gli Ascolani dichiarano falsi e spergiuri i Troiani e propongono di rimettere la cosa al "guidizio di Dio" , cioè a un duello. E Carlo De Pellibus Nigris, uno dei testimoni troiani, accetta il duello e batte Landolfo, che si è offerto per Ascoli. La causa è, quindi, data vinta al monastero troiano.

Anno 1185 - Riccardo di Balvano è feudatario di Ascoli.

Anno 1190 - E' vescovo di Ascoli Goffredo. Enrico Testa, inviato dall'imperatore Enrico VI, e Ruggero d'Andria saccheggiano e distruggono Corneto, che parteggia per Tancredi, conte di Lecce, insieme con l'abbate della Trinità di Venosa e con l'abbate cassinese Loffredo. Ruggero poi si rifugua ad Ascoli, assediato da Riccardo d' Acerra, cognato di Tancredi. Ma costui, non riuscendo ad espugnare la città, ricorre ad un inganno: invita Ruggero ad uscire da Ascoli per trattare la pace, ma, appena uscito, lo fa catturare e gli fa tagliare la testa.

Anno 1197 - Una bolla di Papa Callisto III conferma i possedimenti verginiani in Ascoli, cioè S. Donato, S.Pietro e S. Elia in Corneto.

SECOLO XIII - Anno 1200 - Il suburbio di Corneto rinasce intorno alla chiesa di S. Giuliano.

Anno 1205 - E' Vescovo di Ascoli Pietro.

Anno 1216 - L'imperatore Federico II concede in feudo ai Cavalieri Teutonici Bisciglieto.

Anno 1220 - 26 dicembre - L'imperatore Federico II concede al Capitolo ascolano il diritto di riscuotere le decime nel territorio di Ascoli, Candela e Corneto.

Anno 1226 - E' vescovo di Ascoli Giovanni da Monte, al quale l'imperatore Federico II concede il diritto di riscuotere le decime degli ebrei di Ascoli.

Anno 1231 - 8 maggio - I Cavalieri Teutonici acquistano dai Benedettini di S.Sofia di Benevento Torre Alermanna ( oggi Borgo Libertà), al prezzo di 130 once d'oro, 132 buoi da aratro e 4 bufali.

Anno 1231 - 8 settembre - L'imperatore Federico II concede all'Ordine Teutonico le terre presso Corneto, il località Acqualata.

Anno 1231 - Alcuni monaci agostiniani si insediano tra Lagnano e Torre Alemanna.

Anno 1232 - Muore a Corneto il beato Benvenuto da Gubbio.

Anno 1236 - 25 marzo - La bolla di Papa Gregorio IX "Mirabilis Deus in sanctis suis" invita, su richiesta del popolo e del clero di Corneto, a raccogliere testimonianze sui fatti straordinari attribuiti a Benvenuto da Gubbio. Il processo informativo non ottiene, comunque, la canonizzazione. Ma la bolla papale "Vivae Voci Oraculo" consente il culto pubblico del beato.

Anno 1237 - marzo - Giacomo Rossi di Cademolio vende al medico Giovanni una casa edificata su suolo dell'episcopio ascolano e della chiesa di S.Benedetto.

Anno 1254 - Ascoli insorge contro l'imperatore Corrado IV, ma, nel mese di aprile, viene assalita e saccheggiata.

Anno 1255 - Ascoli ritorna sotto il potere del legato papale Uberto degli Ubaldini, ucidendo il governatore imperiale. Nell'ottobre, quindi, Manfredi non può entrare ad Ascoli, ma si ferma a palazzo d'Ascoli, prendendo degli ostaggi in pegno e passa per Corneto, che gli è fedele.

Anno 1268 - Il villaggio fortificato di Corneto, fedele a Corradino, chiama in aiuto contro i capitani angioini, che si trovano in Ascoli, i baroni ribelli, che si recano a Corneto per organizzarvi l'ultima resistenza. Ma i contadini cornetani, filoangioini, tra discono i filosvevi, che vengono giustiziati. Gli abitanti di Corneto vengono passati a fil di spada, le mura vengono abbattute, il villaggio saccheggiato, incendiato e raso al suolo.

Anno 1272 - Il re Carlo d'Angiò concede Ascoli in feudo a un ufficiale guelfo, Guido de Arcellis.

Anno 1276 - E' Vescovo di Ascoli Benedetto. Muore il feudatario ed Ascoli ritorna alla regia corte.

Anno 1280 - E' Vescovo di Ascoli fra Adamo, quando il 10 febbraio, il re Carlo d'Angiò conferma al Capitolo ascolana il diritto di riscuotere le decime nel territorio di Ascoli, Candela e Corneto.

Anno 1284 - Ascoli passa in feudo al conte Cristoforo d'Aquino, figlio di Margherita di Sangro, contessa d'Ascoli.

Anno 1297 - Le numerose terre ascolane, già feudo dei Benedettini della Trinità di Venosa, passano ai Cavalieri di Malta.

SECOLO XIV - Anno 1300 - Corneto diventa arcipretura e riscuote più del Capitolo ascolano. I Canonici Regolari Lateranensi, agostoniani, fondano in Ascoli il monastero di S. Pietro.

Anno 1301 - E' Vescovo di Ascoli Ruggero, allorché, per evitare le frequenti sommosse degli ascolani contro il fiscalismo angioino, vengono nominati quattro sindaci, che si recano a Napoli presso il re Carlo II d'Angiò, per concordare le forme e le aliquote fiscali. Viene così stabilita una tassa unica che colpisce duramente e proporzionalmente i lavori manuali più pesanti, le arti, i mestieri, i commerci, le industrie e le professioni, con l'immunità dei soli baroni, preti e frati. Vengono anche nominati sei giudici ascolani, col compito di dirimere con processo sommario ogni questione fiscale, sia giornalmente sia durante le due fiere cittadine dell'8 settembre e del 14 gennaio.

Anno 1308 - E' Vescovo di Ascoli fra Angelo.

Anno 1311 - 19 maggio - Diventa Vescovo di Ascoli Francesco.

Anno 1311-3 luglio - Diventa Vescovo di Ascoli Francesco II.

Anno 1313- 9 gennaio - Il possedimento ascolano di S. Pietro, già di S. Sofia di Benevento, viene concesso da Papa Clemente V al cardinale Vitale di S. Martino ai Monti.

Anno 1313 - 23 ottobre - Il possedimento ascolano di S. Desiderio, già di S. Sofia di Benevento, viene concesso da Papa Clemente V al cardinale Vitale di S. Martino ai Monti.

Anno 1325 - E' Vescovo di Ascoli Pietro II.

Anno 1343 - Un forte terremoto distrugge Ascoli. La inagibilità conseguente del monastero di S. Pietro fa trasferire i Canonici regolari Lateranensi nel complesso della Misericordia.

Anno 1347 - Il re Ludovico d'Ungheria, venuta a vendicare contro la regina Giavanna I la morte del fratello Andrea, passa per Ascoli; allora i sindaci ascolani ottengono che la città venga liberata dal dominio feudale dei Sabrano e dichiarata regia: il re alloggia nell'ospizio presso la chiesa della Misericordia. Ma i fautori dei Sabrano da una vicina abitazione, per mezzo di una canna, porgono al re, che è alla finestra, la richiesta scritta di restituire il feudo al conte Sabrano. Ludovico acconsente e, alla sua partenza, il conte Sabrano convoca gli ascolani più ricchi e influenti, promettendo perdono e clemenza se gli consegnano oro e gioielli. Ma, quando li ottiene, li fa massacrare tutti nel suo castello.

Anno 1353 - E' Vescovo di Ascoli Pietro III.

Anno 1360 - 17 luglio - Un forte terremoto colpisce Ascoli.

Anno 1376 - E' Vescovo di Ascoli Pietro IV.

Anno 1379 - Viene fondata dai Canonici Regolari Lateranensi, agostiniani, la chiesa di S.Agostino, poi detta della Misericordia, ristrutturando l'ex chiesa di S.Nicola.

Anno 1390 - Ascoli diviene feudo di Benedetto Acciaiuoli di Firenze, conte di Noia, che ha sposato la contessa d' Ascoli Roberta di Sabrano.

Anno 1397 - Diventa Vescovo di Ascoli l'ascolano Francesco Pasquarello, eremitano di S.Agostino.

SECOLO XV - Anno 1411 - 7 maggio - Nella casa ascolana di Mazzeo Salerno si trovava un antico inventario dei possedimenti cassinesi in Ascoli.

Anno 1419 - Diventa Vescovo di Ascoli il primicerio ascolano di S. Pietro, Giacomo da Monte.

Anno 1426 - Il Vescovo di Ascoli, Giacomo, chiede a Papa Martino V, il convento e la chiesa di S. Caterina dei Conventuali, per farne episcopio e cattedrale.

Anno 1499 - 13 maggio - Il procuratore cassinese, l'ascolano Cristoforo di Giovanni Fandoni, fa copiare dal notaio Giacomo di Andrea de Baglioni di San Severo i possedimenti cassinesi da un inventario del 1433.

Anno 1455 - Il vescovo di Ascoli, Giacomo, ripresenta la richiesta, scomodando il marchese di Venosa e il re Alfonso d'Aragona e promettendo in cambio ai Conventuali la Chiesa di S. Giovanni Battista con l'annesso ex-monastero delle Benedettine: Papa Callisto III, con bolla del 24 settembre, fa fare il cambio.

Anno 1456 - 5 dicembre - Di notte Ascoli è colpita da un forte terremoto.

Anno 1458 - E' Vescovo di Ascoli Giovanni Antonio Boccarelli.

Anno 1462 - Ascoli si arrende a Ferrante d'Aragona.

Anno 1469 - E' Vescovo di Ascoli il domenicano Francesco Pietro Luca di Gerona.

Anno 1477 - E' Vescovo di Ascoli il senese Fazio de' Gallerani.

Anno 1479 - E' Vescovo di Ascoli Giosuè Gaeta.

Anno 1483 - L'abbazia di S.Leonardo viene tolta da Papa Sisto IV all'ordine Teutonico e trasformata in Commenda Concistoriale.

Anno 1484 - Il re ferrante d'Aragona concede in feudo Ascoli ad Orso Orsini.

Anno 1490 - Ascoli passa sotto il dominio dei figli di Orso Orsini, Raimondo e Roberto.

NOTA di Giuseppe d'ARCANGELO:

Nella metà del XVII secolo un furioso incendio investì gli archivi della Curia, del Capitolo e della Parrocchia annessi alla Chiesa cattedrale di Ascoli.

Il fuoco distrusse tutti i documenti ivi conservati, che andarono irreparabilmente perduti.

Già nella metà del XV secolo, verosimilmente parte dei documenti andarono andiamo perduti a causa del trasferimento dell'episcopio e della Cattedrale dalla Chiesa antica di S. Maria in principio, ubicata sulla collina di torre Vecchia, alla sede attuale.

Pertanto manoscritti, pergamene, privilegi, concessioni del periodo medioevale, che in altre diocesi si sono conservati fino ai nostri giorni, in Ascoli non è rimasto alcun documento che si riferisca al periodo che ha interessato la ricerca.

I documenti più antichi che si conservano in Ascoli, nell'archivio del Capitolo, non vanno al di là del XVII secolo, ovvero in epoca posteriore all'incendio di cui si è detto.

Fortunatamente una discreta quantità di documenti, risalenti al periodo medioevale di Ascoli, rogati nella stessa città, sono conservati nelle grandi Abbazie benedettine che sono state presenti con loro strutture, fin dall' VIII secolo, sia nel centro urbano che nel territorio. Alcune di esse sono ancora aperte e funzionanti, non in Ascoli.

In tali Abbazie, si sono conservati e custoditi per secoli, oggi a disposizione degli studiosi, gli importanti e preziosi documenti che costituiscono il patrimonio culturale di cui sono affidatarie: Montecassino, Montevergine, cava de' Tirreni, S. Sofia, quest'ultima ormai soppressa e trasformata in "Fondo di S. Sofia" annesso al Museo del Sannio di Benevento.

Vale la pena di ricordare che oltre le suddette Abbazie, hanno avuto interessi fondiari nel territorio di Ascoli anche:


l'Abbazia benedettina della Trinità di Venosa, dall'anno 1062 fino al 1293, quando i suoi beni (Corneto) passarono ai Cavalieri Gerosolomitani ovvero ai Cavalieri di Malta;

I Cavalieri dell'Ordine Teutonico che a partire dal 1216 e fino al 1473 hanno posseduto Torre Alemanna, S.Leonardo le Matine e Acqualata.

I documenti dell'Abbazia della Trinità di Venosa sono andati quasi tutti dispersi.
L'Archivio dei Cavalieri Teutonici di Torre Alemanna, fu trasferito in Germania, quando la proprietà dell'Ordine, con bolla papale, fu trasformata in commedia cardinalizia.

Molti documenti sono stati rogati in Ascoli, da notai e giudici la cui identità è pervenuta fino ai nostri giorni, grazie alla loro sottoscrizione autografa.

I documenti sono una fonte ricchissima di testimonianza delle vicende che hanno segnato il quotidiano nella città di Ascoli, nonché fonte di informazione sul suo territorio e sul tessuto del centro urbano del medioevo.

 
At 1:40 PM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

Ego Taido gasindius domno regi. Un aristocratico al tramonto del regno longobardo


Pannello 1: Taido gasindius domni regi
Pannello 2: Donazioni in alta Italia
Pannello 3: Donazioni nel territorio bergamasco
Pannello 4: L'organizzazione fondiaria
Pannello 5: Aspetti della devozione religiosa
Pannello 6: Le Leges Langobardorum e le chartae
Pannello 7: La carta di Taido e le Leges Langobardorum
Pannello 8: Note paleografiche
Didascalie delle vetrine

Pannello 1: Taido gasindius domni regi

Casindios regis: id est qui palacio regis custodiunt (“Gasindi del re: coloro che sono a guardia del palazzo reale”). Così viene glossato nel codex Cavensis (Cava dei Tirreni, Biblioteca dell’Abazia, ms. 4, del secolo XI) l’articolo 62 delle leges di Liutprando, nel quale si parla del peso finanziario dei gasindi, e nella glossa viene sintetizzata l’idea di fedeltà che regolava i rapporti tra il re e il gruppo di notabili a lui più vicini - spesso anche in senso geografico – dotati spesso di un sostanzioso patrimonio costituito da ampi possedimenti terrieri.
I gasindi erano dunque, a rispetto dell’essere dei ‘compagni di viaggio’ (tale il significato del termine germanico *gasinÞjaz), gli uomini di fiducia del re, legati al sovrano da un vincolo formale: tant’è che nell’evoluzione storica di tale figura vennero resi a tal punto autonomi da ogni altro potere (soprattutto per volere di re Ratchis, con l’articolo 14 delle sue leges) da non poter nemmeno essere sottoposti all’azione diretta degli iudices.
Del profilo biografico e delle relazioni parentali di Taido, che portava un nome raro, per quello che conosciamo della tradizione onomastica longobarda superstite (sembra trattarsi di un ipocoristico legato all’elemento *Þaid-, da associare o a *Þeudo ‘popolo’ o a *taita- ‘felice’), è possibile ricostruire abbastanza poco. Attraverso la carta dispositionis si viene a sapere che il padre si chiamava Teuderolf (nome di formazione complessa e dubbia, anch’esso alquanto raro nella documentazione longobarda, con una sola altra attestazione, sempre in ambito bergamasco) e che è definito civis Bergome, appellativo comunque, a quanto pare, non obbligatoriamente connesso all’effettiva residenza di chi lo portava all’interno dell’area cittadina, come sembrerebbero indicare formule analoghe in altri documenti longobardi di aree diverse. Taido aveva inoltre due fratelli: Rodoald, dei cui beni poteva in parte disporre Taido stesso, e quindi Teudoald, che Taido designa quale destinatario, tra altro, di quella parte di beni che si trovavano nel territorio veronese, cosa che lascerebbe supporre una residenza di Teudoald in quell’area geografica e quindi una ramificazione della famiglia anche al di fuori dei confini del territorio bergamasco.
Taido era sposato con Lamperga (pure in questo caso un antroponimo alquanto raro, se non unico nella documentazione longobarda superstite), ma non pare avesse discendenza all’epoca della stesura della carta dispositionis, particolare questo che, se non legato ad altri fattori, potrebbe lasciar congetturare che Taido fosse ancora abbastanza giovane, forse legato da poco in matrimonio, e che l’esigenza di far redigere la carta dispositionis sia nata in lui dalla fondata sensazione della vicina fine del regnum (Verona e Pavia sarebbero cadute nel giugno del 774), come peraltro parrebbe emergere da alcune parole iniziali della parte dispositiva del documento: Ideoque ego cui supra Taido, qui pensans varietatem insurgentium calamitatum et vite humane defluentes casu … per presente paginam ordinationis mee previdi distribuere rebus meis (“Pertanto io Taido, di cui sopra, riflettendo sulla varietà delle sventure che continuano a crescere di giorno in giorno e sulla labilità della vita umana … con il presente documento ho previsto di distribuire i miei averi”).
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Pannello 2: Donazioni in alta Italia

Un segno del particolare rango sociale di Taido è la notevole consistenza di terre che possedeva, e soprattutto il fatto che questo non fosse concentrato nel solo territorio di Bergamo, ma disperso anche nel territorio di altre città. Rimandando al pannello successivo l'esame dei beni in ambito bergamasco, prendiamo qui in considerazione i beni esterni a questo.
Nel territorio cremonese, facente parte allora del ducato di Bergamo, Taido possedeva una corte in Voltìdo, che probabilmente rimase nelle mani della famiglia; venne solo disposta la donazione di un podere da essa dipendente alla chiesa di S. Grata in Bergamo, e di 5 iugeri (=circa 40.000 mq) di terra alla chiesa di S. Michele nello stesso luogo di Voltìdo.
Nella iudiciaria Sermionense possedeva, in indivisa con il fratello Teudoald, due corti, situate nelle località di Cociolina e Buccaria, non identificate; la quota di propria spettanza di tali beni Taido la lasciò allo stesso fratello, così da ricomporne il possesso. La iudiciaria era un distretto con particolari funzioni militari indipendente dai vicini ducati, che abbracciava entrambe le sponde del lago di Garda e aveva centro a Sirmione; analoghi distretti erano stati creati anche presso i laghi occidentali in Lombardia.
Sempre al fratello Teudoald egli lasciò la propria quota di un altro bene indiviso, una casa domoculta sita nel territorio di Verona, in località Pontienengo, non identificata.
Nel territorio di Verona si trovava anche un'altra casa domoculta che Taido possedeva in indiviso col fratello, quella in località Roboreta (forse Roveredo di Guà): in questo caso, la quota di sua spettanza la donò ad una chiesa nei pressi della stessa città di Verona (forse S. Zeno).
Infine, alla chiesa di S. Michele Arcangelo di Pavia (capitale del Regno Longobardo) Taido lasciò delle terre situate nella località Gravanate, lungo il corso del Po, forse in una zona ancora largamente incolta e poco popolata.
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Pannello 3: Donazioni nel territorio bergamasco

Dei beni posseduti da Taido nel ducato di Bergamo abbiamo una migliore descrizione, poichè essi furono oggetto di donazioni a diverse chiese della città e del territorio, affinchè in ciascuna di esse si celebrassero messe e venissero accese lampade in memoria del donatore. Nella maggior parte dei casi si tratta di beni indivisi, ed è quindi specificato se viene donata solo la quota di spettanza di Taido o anche la quota del fratello Rodoald.
Questi dunque i beni lasciati a ciascuna chiesa:
Cattedrale di Bergamo: corte di Bonnate (Bonate Sotto) con relative pertinenze, sia la quota di spettanza di Taido che quella di Rodoald.
S. Giuliano in Bonate Sotto: alcune pertinenze della stessa corte, cioè due poderi e le parti del domocolto site in Rodi (località in territorio di Filago); anche di queste è disposta la donazione sia della quota propria che di quella di Rodoald.
S. Grata in Bergamo: le quote di spettanza di Taido di un podere in Casco (comune di Cenate Sopra) e di uno in Voltìdo (CR), oltre ad una silva Brexiana di non chiara ubicazione.
S. Ambrogio in Zanica: la quota di spettanza di Taido di un podere in Curnasco (comune di Treviolo).
S. Maria in Casirate: un podere in località Villa, presso Arzago d’Adda.
S. Lorenzo in Arzago: un podere retto da due massari, di cui non è indicata l’ubicazione (probabilmente la stessa del precedente).
S. Pietro in Bergias (= Cassano d'Adda, MI): la quota di spettanza di Taido della casa domoculta sita in Bergias et Blacanugo, località corrispondenti ad una parte dei comuni di Cassano d'Adda e Fara Gera d’Adda, lungo il corso stesso dell’Adda.
S. Vittore in Terno d’Isola: la quota di spettanza di Taido di un podere a Mapello.
S. Michele presso Bergamo (S. Michele al Pozzo Bianco): campi, prati e boschi in Vabris, località identificabile con Casaletto Vaprio (CR).
Infine, al Vescovado di Bergamo venne lasciata la corte in Berzo S. Fermo «con tutte le pertinenze esistenti lungo la Val Camonica, a partire da Cavellas», località scomparsa situata, grosso modo, presso Mologno (comune di Casazza): quest'espressione indica come, a quell’epoca, l’attuale Val Cavallina fosse considerata una parte della Val Camonica; a proposito di questi beni Taido dispone che il vescovo dovrà venderli e distribuirne il ricavato tra sacerdoti e poveri.
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Pannello 4: L'organizzazione fondiaria

La struttura classica della grande proprietà terriera nell'Altomedioevo è la corte (curtis), articolata in due parti, relativamente autonome tra loro: il dominico e il massaricio. Il primo (casa domoculta) è il nucleo centrale dell'azienda, gestito direttamente dal proprietario mediante il lavoro di servi, che ricevono solo lo stretto necessario per vivere. Il massaricio è formato da poderi (casae) dati in affitto, generalmente a titolo ereditario, per canoni comprendenti quote-parti dei prodotti (grano, vino, bestiame, polli e uova), somme di denaro e prestazioni d'opera da compiersi sul dominico. In età longobarda le prestazioni d'opera hanno ancora un peso molto limitato, e le due parti della corte non sono ancora pienamente integrate in un'unica struttura produttiva, sicchè spesso domocolto e singoli poderi possono essere alienati separatamente. Tale integrazione, grazie all'aumento delle prestazioni d'opera a carico degli affittuari, si avrà solo in seguito, in età carolingia.
Anche i beni di Taido, sia quelli del Bergamasco che quelli di altri territori, erano organizzati in corti. In ambito bergamasco sono identificabili tre corti.
La corte di Bonnate (Bonate Sotto), a cui erano collegati beni in Rodi e probabilmente in Mapello e Curnasco, e in cui si trovava la cappella di S. Giuliano. Il documento contiene una dettagliata formula che ne descrive le pertinenze: «corte con tutte le case e gli edifici, con case di abitazione di massari e di aldioni, gli orti, le aie, i recinti, i campi, i prati, le vigne, le foreste, i castagneti, i cerreti, i rovereti, i boschi cedui, i pascoli, i diritti d'uso delle acque, le sterpaglie, i saliceti, le ripe e gli accessi, tutti i beni mobili e il bestiame». Questa formula ci dà un'idea della complessità e della vastità di questi patrimoni fondiari, composti in larga parte da superfici incolte.
La corte di Bergias, che estendeva il suo domocolto nei territori di Bergias e Blacanugo (tra Cassano d'Adda e Fara Gera d'Adda), a cui erano probabilmente legati i poderi di Arzago e di Villa e altre terre a Casaletto Vaprio (CR); essa inoltre comprendeva la cappella di S. Pietro in Bergias.
La corte di Berzo (Berzo S. Fermo), che aveva pertinenze in Val Cavallina (allora considerata parte della Val Camonica) e da cui dipendeva forse anche il podere in Casco (Cenate Sopra).
Lo stato giuridico dei conduttori dei poderi non è esplicitato, è si parla semplicemente di massarii. Solo nella formula di pertinenza sopra riportata e in altri passi analoghi si fa riferimento agli aldioni, una categoria peculiare della società longobarda: sono "semiliberi", capaci di possedere beni propri ma tenuti a vivere sotto il patronato di un uomo libero. All'epoca di Taido, tuttavia, questa categoria era ormai praticamente scomparsa, e la sua menzione è da ritenersi un retaggio nelle formule notarili.
Un indizio dello stato sociale dei contadini che avevano in affitto i poderi possono ritenersi i nomi: su 10 massarii attestati, 5 hanno nomi latini, e 5 hanno nomi germanici. Se i primi possono essere considerati discendenti del ceto contadino autoctono, gli altri potrebbero essere di stirpe longobarda: uomini liberi decaduti, non più dotati di un proprio patrimonio; a quest'epoca, tuttavia, l'uso di nomi germanici si era già diffuso anche tra la popolazione di stirpe italica.
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Pannello 5: Aspetti della devozione religiosa

All’arrivo il Italia nel VI secolo la religione ufficiale dei Longobardi era l’arianesimo, un’eresia cristiana diffusa in ambito orientale a partire dal IV secolo, ma la maggioranza della popolazione era, di fatto, ancora pagana. Una piena conversione al cattolicesimo si ebbe solo a partire dall’VIII secolo, in particolare sotto il regno di Liutprando (712-744).
Anche nel testamento di Taido vi è un riferimento a questa nuova confessione religiosa, quando, a proposito della manumissio (liberazione) dei servi, ci si richiama alle norme emanate «dai prìncipi di questo popolo cattolico dei Longobardi».
La varietà delle chiese beneficate dai lasciti di Taido offre invece una sintesi delle devozioni stratificatesi nella Bergamo longobarda.
In primo luogo è menzionata la cattedrale di S. Alessandro (con la chiesa dipendente di S. Pietro) unita alla cattedrale di S. Vincenzo (con la chiesa dipendente di S. Maria). La presenza di questa doppia sede della Cattedrale è tradizionalmente spiegata come un retaggio del periodo più antico, quando –secondo quanto narra Paolo Diacono- in ogni città era presente un vescovo ariano ed uno cattolico: S. Vincenzo fu probabilmente la cattedrale ariana, fondata dai Longobardi all’interno della città, in contrapposizione a S. Alessandro, cattedrale cattolica, intitolata al martire patrono cittadino, sita fuori dalle mura urbane. Dopo la conversione al cattolicesimo, S. Alessandro rimase la principale sede della Chiesa di Bergamo, ed è presso l'altare di questa chiesa che, secondo le disposizioni di Taido, il vescovo dovrà procedere alla manumissio dei servi.
La chiesa di S. Grata (situata nell’attuale Borgo Canale) è intitolata ad una figura che la tradizione mette in rapporto con il martirio di sant’Alessandro, avvenuto nel sec. 298 d.C. durante l’impero di Massimiano, ma la dice figlia di Adleida e di Lupo, duca di Bergamo rappresentante dell’imperatore. Tuttavia, il nome germanico della madre e soprattutto il titolo di duca attribuito a Lupo, indica chiaramente che la formazione di questo culto avvenne in età longobarda, in particolare entro la metà del VII secolo, quando al governo di Bergamo il duca fu sostituito dal gastaldo di nomina regia. La leggenda opera quindi una identificazione tra ariani e pagani, mentre Grata è il simbolo della componente cattolica della città.
Allo stesso modo S. Ambrogio fu un santo a cui si rivolse la popolazione cattolica all'epoca dell'arrivo in Italia dei Longobardi, visti come dei nuovi pagani; a lui era dedicata una chiesa presso Zanica, non lontano dal luogo ove effettivamente si stabilì un nucleo longobardo, documentato dai resti archeologici, tra cui crocette auree.
Un culto specifico della tradizione longobarda è quello per S. Michele Arcangelo, a cui sono intitolate sia una delle chiese cittadine (S. Michele al Pozzo Bianco), sia una chiesa di Pavia, sia la cappella di Voltido (CR), tutte benificate di lasciti.
Lasciti furono disposti anche a favore di due chiese rilevanti, più che per un culto specifico, per il loro rango istituzionale, cioè le chiese capo-pieve delle zone dove si concentravano i possessi bergamaschi di Taido: S. Vittore di Terno, centro della pieve dell'Isola Brembana, ove si trovavano i beni della corte di Bonate; e S. Lorenzo di Arzago, centro della pieve della Gera d'Adda (in diocesi di Cremona), ove si trovavano i beni della corte di Bergias.
Da notare infine la presenza di chiese presso le corti: S. Giuliano a Bonate, S. Pietro a Bergias e S. Michele a Voltìdo: si tratta probabilmente di cappelle private, interne alla proprietà, e l'atto di conferire ad esse dei beni sarebbe allora volto a mantenere il controllo di questi nell’ambito della famiglia.
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Pannello 6: Le Leges Langobardorum e le chartae

La promulgazione nel 643 da parte del re Rotari di un Edictum che raccoglieva la tradizione legislativa del proprio popolo fu un evento epocale nell’evoluzione politica e sociale dei Longobardi, i quali, sebbene quasi per ultimi tra i popoli germanici, e tuttavia con un tasso di originalità considerevole, organizzarono le proprie leggi dietro il chiaro influsso della tradizione romano-bizantina (la quale in parte dovette anche ridefinire alcuni aspetti dell’originario diritto germanico dei Longobardi).
La creazione del corpus si associò da subito all’idea dell’esistenza di un codex, di un libro manoscritto, che radicò la propria autorevolezza nell’essere realizzato sotto controllo diretto del sovrano a opera di un notarius, cui spettava il compito di certificare la correttezza del testo archetipo, come è apertamente sancito da Rotari nell’articolo 388 (che è anche l’ultimo delle sue leges) e ribadito nella tradizione iconografica – a dir il vero posteriore - che ritrae quel primo sovrano legislatore.
La scrittura entrava così, accanto alla più tradizionale oralità, a gestire i negozi che dovevano regolare la vita sociale nel regnum Langobardorum: con un grado di autorevolezza tuttavia della parola scritta di sicuro non superiore a quello della parola pronunciata. Nell’Edictum di Rotari infatti l’esistenza o meno di una carta per valutare la validità di un atto era sostanzialmente indifferente, come parrebbe indicare l’articolo 224. Per quanto Rotari si periti di fissare una pena (il taglio della mano) per gli autori di documenti falsi (art. 243).
Se la legislazione di Rotari – alla metà dunque del VII secolo - prestava sì attenzione al tema della redazione di documenti scritti, ma faceva riferimento a un impiego di essi nella prassi in maniera sostanzialmente marginale, la situazione cambiò radicalmente a partire dall’VIII secolo, particolarmente con il re Liutprando (712-744), nelle cui leges il riferimento a documenti che dovevano regolare negozi della vita sociale è molto più frequente. A riprova di questa maggiore diffusione della redazione di documenti scritti a partire dal primo ventennio del secolo VIII è la preservazione fino ai giorni nostri di alcune centinaia di pergamene con documenti privati longobardi, delle quali le più antiche datano sostanzialmente al regno di Liutprando.
Le leges con Liutprando dunque sembrano prendere atto di un fenomeno sempre più diffuso e radicato nella società, quale il fissare per iscritto i termini di un negozio, per quanto paia rimanere ancora centrale, pur a fronte di una fioritura indubbia di atti scritti, l’oralità e comunque venga avvertito come non assolutamente vincolante in toto l’atto scritto.
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Pannello 7: La carta di Taido e le Leges Langobardorum

Se il sempre più frequente ricorso nella regolamentazione dei negozi privati alla stesura di documenti scritti si riflette, a partire dal secolo VIII, in una maggior attenzione da parte dei sovrani legislatori longobardi alle modalità e agli ambiti di redazione di cartolae che dovevano certificare la validità di tali atti (esemplare in merito è l’articolo 91 delle leges di Liutprando, nel quale il re prescrive di redigere le chartae seguendo i dettami delle leggi longobarde oppure di quelle romane), non sono del tutto assenti dalla documentazione superstite attestazioni del processo inverso, vale a dire richiami espliciti all’Edictum all’interno di una charta. Si tratta, è pur vero, di un gruppo di rinvii sparuto (in tutto cinque attestazioni, comprese fra il 748 e il 774) eppure significativo per la circolarità di un rapporto, a un certo punto istituitosi, tra chartae ed Edictum nell’ottica della scrittura.
Liutprando aveva decretato che gli scrivae dovessero redigere per legem ciò che ad hereditandum pertinet. E in effetti il tema delle successioni era già ampiamente presente nell’Edictum di Rotari, che di ciò si occupa, tra altro, nella sezione compresa tra gli articoli 153 e 223, con le ulteriori precisazioni dei successivi sovrani legislatori, le quali andavano a fotografare la progressiva evoluzione della società longobarda.
In tale contesto legislativo, Taido fece redigere, quale atto che doveva contenere le proprie disposizioni post obitum, una carta dispositionis et ordinationis, vale a dire uno di quei tipi di documento che nell’Italia longobarda andarono a sostituire il testamento vero e proprio previsto dalla legislazione romana nella regolamentazione dei diritti e delle modalità della successione. All’interno della carta, nel punto dedicato alla questione della manumissio di tutta la servitù, una volta che fossero morti sia Taido stesso sia la moglie Lamperga (la quale, in caso di morte di Taido, avrebbe goduto dell’usufrutto dei beni del marito, a patto di non convolare a nuove nozze), viene fissato che la liberazione dovesse avvenire per manus pontifici sancte ecclesie Bergomensis (“per mano del vescovo della chiesa di Bergamo”) e che da quel giorno in poi servi … et ancillas, aldionis et aldianis sarebbero dovuti rimanere liberi et absoluti, sicut a principibus huius gentis catholice Langubardorum in aedicti pagina est institutum (“liberi e sciolti da ogni vincolo, come viene stabilito nelle pagine dell’Edictum dai sovrani del nostro cattolico popolo longobardo”). La pagina aedicti richiamata è sicuramente quella di Liutprando che contiene disposizioni sulla prassi della manomissione (articolo 23, il quale fa parte del corpus di leggi emanato nel nono anno di regno, vale a dire il 721), con l’integrazione comunque della pagina delle leggi di Aistolfo (749-756) che andavano ulteriormente a precisare le modalità di tale prassi, a fronte dell’aumentare di alcuni abusi (articoli 11 e 12, compresi nel corpus emanato nel quinto anno di regno, vale a dire il 755).
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Pannello 8: Note paleografiche

La charta dispositionis et ordinationis che, dietro richiesta di Taido, il notarius scriptor Petrus redasse, con perizia formale, qualche innalzamento retorico e la lingua della prassi documentaria dell’VIII secolo, ci è pervenuta in copia, come testimonia, tra altro, anche l’assoluta invarianza grafica dell’area deputata ad accogliere le sottoscrizioni, di cui erano invece autografe nell’originale quelle di cinque laici (Taido stesso, Alpert, Gaido, un altro Taido, Ratpert) e di un ecclesiastico (Andrea suddiacono della chiesa pavese), non autografe quelle di due laici (Radone e Potone).
Assunta quale copia coeva fino all’inizio del XX secolo, venne quindi, a opera di uno dei maggiori diplomatisti italiani, Luigi Schiaparelli, curatore del Codice diplomatico longobardo, ricondotta alla tipologia di copia semplice databile piuttosto al IX secolo (e più precisamente alla prima metà di esso). Datazione che è anche quella corrente.
La pergamena è vergata in una corsiva nuova italiana con spiccate tendenze cancelleresche (lo sviluppo verticale, l’utilizzo di lettere più grandi – e, c crestata -, l’estensione verso l’alto delle aste a frusta, le cuspidi per p ed r) da una mano che esibisce un’indubbia perizia e una certa eleganza nel tratto [immagine - facsimile (a) ].
La presenza di tratti cancellereschi nelle scritture documentarie italiane dell’VIII secolo è un fenomeno non inusuale, come già dimostra, ad esempio, la mano del grande rogatario lucchese Gaudentius, attivo come notarius sancte ecclesie Lucane tra il 737 e il 749-750 [immagine - facsimile (b) ]. Anzi proprio questi tratti cancellereschi sembrerebbero caratterizzare, in alcuni casi, la tradizione grafica all’interno di ambiti di produzione documentaria legata a grandi istituzioni ecclesiastiche cittadine.
Per quanto concerne Bergamo, tali tendenze grafiche sono riscontrabili ad esempio in una pergamena vergata dal suddiacono Iohannes nell’805, con, all’interno di essa, le sottoscrizioni del diacono Benignus e del chierico Senator le quali mostrano analoga educazione grafica fatta sulla base di corsive nuove italiane declinate su modelli cancellereschi [immagine - facsimile (c) ]. Migliore testimonianza ancora – per una più forte contiguità con la tipologia grafica della carta di Taido – è un documento vergato nell’816 dalla mano di Iohannes presbitero sanctae Bergomensis ecclesiae [immagine - facsimile (d)].
Se è vero che gli esempi addotti si situano entro il primo ventennio del IX secolo, ciò non implica comunque necessariamente che la copia della carta di Taido sia stata effettuata in quel periodo. È invece pensabile che l’educazione grafica degli scrittori delle pergamene bergamasche si possa essere basata, all’interno della corsiva nuova italiana, su modelli inclini ad assumere tratti cancellereschi e ricercati già a partire dalla seconda metà VIII secolo. Piuttosto la contiguità nelle tipologie grafiche lascerebbe supporre che la copia possa essere stata realizzata nell’ambito degli scriptores della cattedrale di S. Alessandro, istituzione peraltro interessata alle disposizioni di Taido.
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Didascalie delle vetrine


Testamento di Taidone gasindio del re

Charta ordinationis et dispositionis di Taido gasindio del re (Bergamo, maggio 774)
Pergamena di forma rettangolare. Cm. 40 × 67; 55 ll. in assenza di rigatura.
Note dorsali di varie epoche (secoli IX/X – XIX) a diversi gradi di leggibilità.
Segni di plicatura orizzontale e traccia di sigillo in ceralacca.

Taido, gasindio del re, figlio del fu Teuderolfo di Bergamo, nel pieno delle sue facoltà dispone che, dopo la propria morte, pro missa et luminaria, nonché pro anime remedium, i beni siti nel territorio di Bergamo (per alcuni di essi, specificamente quelli legati alla curtis di Bonate, egli ha facoltà di disporre anche per la parte del fratello Rodoald), nel territorio di Verona, in quello di Pavia e in altre zone vengano lasciati alle chiese di S. Alessandro, S. Pietro, S. Maria, S. Vincenzo, S. Grata, S. Michele Arcangelo di Bergamo e ad altre fondazioni ecclesiastiche del territorio, a una chiesa del veronese e alla basilica di S. Michele Arcangelo a Pavia.
Destinatario di parte dei beni dovrà essere anche il fratello Teudoald: in caso di rifiuto da parte di questo, o dei suoi eredi, i beni saranno distribuiti tra le chiese di S. Alessandro, S. Pietro, S. Maria e S. Vincenzo di Bergamo.
La moglie Lamperga avrà l’usufrutto di tutti i beni del marito, a patto che non contragga nuove nozze. Costei inoltre avrà facoltà, pro anime remedium, sia proprio sia del marito, di distribuire ogni venerdì pane, vino et companatico a dieci poveri, traendo dalla sostanza delle donazioni fatte da Taido alle chiese citate.
Taido dispone inoltre che dopo la propria morte, e quella della moglie, i servi vengano manomessi secondo l’uso disposto dalle leggi del popolo longobardo.
Infine i beni lasciati ingiudicati, nonché quelli dislocati nella Val Cavallina, dovranno essere amministrati dal vescovo di Bergamo, che avrà cura di venderli e di distribuire il ricavato tra i sacerdoti e i poveri.
Taido si riserva comunque la potestà di poter mutare in qualsiasi momento, finché sarà in vita, qualsiasi delle disposizioni elencate nella carta.

Bergamo, Civica Biblioteca “Angelo Mai”, Fondo Pergamene 3153



Zanica, loc. Martino Corto (ritrovamento 1846)

Tre croci in lamina d’oro decorata a stampo, databili tra la fine del VI e l’inizio del VII secolo, rinvenute in un’unica tomba insieme ad altri oggetti di corredo. Resta incerto se si trattasse della tomba di un solo individuo o di più individui.
Le croci in lamina d’oro sono un oggetto caratteristico delle sepolture longobarde fino al VII secolo avanzato, sia maschili sia femminili; erano cucite sul sudario che copriva il defunto, ma non sono di per sé prova di confessione cristiana, potendo essere usate anche come semplici elementi decorativi.
Oltre che da questi ritrovamenti, lo stanziamento di un nucleo longobardo nei pressi di Zanica e nei centri vicini è testimoniata da toponimi rilevabili nella documentazione scritta sin dall’XI secolo.

Bergamo, Civico Museo Archeologico, invv. 3081-3083



Paolo Vimercati Sozzi, Spicilegio archeologico (1868)

L’attività archeologica di Paolo Vimercati Sozzi (1801-1883) si concretizzò nella repertoriazione degli scavi e dei ritrovamenti archeologici, effettuati tra il 1834 e il 1869, in uno Spicilegio archeologico nella Provincia di Bergamo dall’anno 1835 al 1868, manoscritto, nel quale tutti i materiali rinvenuti (e confluiti nella collezione privata del Vimercati Sozzi stesso, poi donata alla città di Bergamo) vennero descritti nonché raffigurati in tavole.
Nella tavola VII sono riprodotti i ritrovamenti di Stezzano, Zanica, Urgnano e Loreto, tra cui le tre croci auree attualmente del Civico Museo Archeologico di Bergamo.

Bergamo, Civica Biblioteca “Angelo Mai”, Cassap. 1° G 4 22



L’edizione della charta nel Codex diplomaticus di Mario Lupo

La pagina ordinationis et dispositionis di Taido venne edita per la prima volta integralmente nel volume I del Codex diplomaticus civitatis et ecclesiae Bergomatis (Bergamo, Vincenzo Antoine, 1789, coll. 527-544) curato dal canonico Mario Lupo (1720-1789), il quale dotò l’edizione di note di commento, oltre a farla seguire da un’appendice De mense, quo Carolus Magnus Ticini potitus est (‘Discussione circa il mese in cui Carlo Magno conquistò Pavia’) e da Fragmenta historica di argomento longobardo (coll. 543-564).
L’edizione del testo è preceduta dalla didascalia Testamentum Tuidonis gasindii regis anni 774 ex interiore archivio episcopatus fasc. C la quale, oltre a mostrare l’errata grafia Tuido per Taido (dovuta alla confusione nella lettura della a aperta utilizzata nella scrittura del documento), forma che rimase in auge sino all’edizione di Luigi Schiaparelli (vedi qui nr. 6), rivela soprattutto che il documento apparteneva, nel XVIII secolo, all’Archivio Capitolare di Bergamo.
L’attuale presenza della charta di Taido all’interno del Fondo pergamene della Civica Biblioteca “Angelo Mai” è legato al passaggio della pergamena (in data e in occasione ancora da chiarire) nella collezione di manoscritti, pergamene, monete e medaglie organizzata dal sacerdote Luigi Femi, il quale a sua volta aveva ereditato carte e materiali di Giuseppe Ronchetti, continuatore e artefice del II volume del Codex diplomaticus del Lupo. Originariamente, per disposizione testamentaria del 1855 del Femi stesso, la collezione era stata lasciata in dono alla Civica Biblioteca di Bergamo, che poi, a seguito di un contenzioso con la sorella del donatore, dovette invece acquistarla nel 1857 per la somma di 175.000 Lire. Nell’inventario di stima, custodito nel manoscitto AB 208, ff. 98-111, della Civica Biblioteca “Angelo Mai”, tra i Manoscritti in pergamena il “Testamentum Tuidonis Gasindii regis anni 774” è censito al numero 88.


Il facsimile nel Codice paleografico lombardo del Bonelli

Riedita (senza sostanziali innovazioni) nel Codex diplomaticus Langobardiae curato da Giulio Porro-Lambertenghi (Torino, Tipografia Regia, 1873, doc. 51 coll. 97-101), la charta venne quindi inserita nell’ambizioso, e tuttavia notevole, progetto di Giuseppe Bonelli volto a organizzare un Codice paleografico lombardo, in cui venivano offerti notevoli riproduzioni fotografiche di documenti con trascrizione diplomatica. La pubblicazione apparve per le cure tipografiche di Ulrico Hoepli a Milano.
La riproduzione della charta di Taido è inserita nel volume dedicato al secolo VIII (probabilmente anche l’unico), uscito nel 1908, come Tavola 15, nella cui didascalia il documento è presentato come copia ‘sincroma’ (sic, ovviamente per ‘sincrona’).
Nella copia del Codice paleografico posseduta dalla Civica Biblioteca di Begamo sono presenti, incollate nella controguardia anteriore, due pagine di osservazioni critiche sulla trascrizione offerta dal Bonelli redatte da Angelo Mazzi nell’agosto del 1908.

Bergamo, Civica Biblioteca “Angelo Mai”, Salone A 10 12



L’edizione di Luigi Schiaparelli nel CDL

Sotto il numero 293 (vol. II pp. 429-437) il documento di Taido venne inserito da Luigi Schiaparelli nel suo monumentale Codice Diplomatico Longobardo (Roma, Tipografia del Senato, 1933 [Fonti per la storia d’Italia, 63]: il primo volume era apparso, sempre a Roma presso l’Istituto Storico per il Medioevo, nel 1929): pietra miliare non solo degli studi longobardi ma della diplomatistica in generale.
Dotata di accurate note critiche che delineano la tradizione manoscritta e a stampa del documento, ne riassumono la situazione degli studi, oltre a offrire importanti osservazioni di natura paleografica e diplomatistica, l’edizione dello Schiaparelli rappresentò un deciso (e pressocché definitivo) avanzamento nella correttezza della trascrizione: a partire, ad esempio, dal nome stesso di Taido.


Bottanuco (?)

Frammento di tegolone recante impresso il marchio di fabbrica SENOALD, relativo al nome del produttore; databile al sec. VIII.
L'apposizione di bolli di fabbrica su alcuni laterizi (probabilmente uno per ogni partita messa a cottura) è una pratica che risale all’epoca romana, quando l’uso in edilizia dei mattoni e dei tegoloni era molto più diffusa che nell’Alto Medioevo.
Si presentano qui, in parallelo, alcuni esempi di tali marchi di fabbrica risalenti a epoca romana e conservati nel Civico Museo Archeologico.

Bergamo, Civico Museo Archeologico, inv. 2402



Cologno al Serio, località Morti dell’Arca (ritrovamento 1856)

Il lastrone di materiale fittile, con incisione a mano libera a crudo, di Cologno al Serio oltre a costituire, con ogni probabilità, un’interessante (e rara) traccia dell’attività di una fornace, probabilmente locale e privata, della quale i nomi registrati (Anderado, Ursolos, Garibaldo, Domeneco, Gaidoaldos e Austermundo) potevano essere quelli di operai (con la rispettiva produzione) oppure di acquirenti (con le quantità di materiale comprato o prenotato), è notevole testimonianza del livello di alfabetismo grafico di figure legate a un’attività artigianale, per la quale un grado di conoscenza della scrittura, anche solamente di base, doveva essere patrimonio non inusuale.
Lo scrivente utilizza una corsiva di base semplice, con lettere tendenzialmente assai staccate, fatto su cui può aver influito la natura del supporto scrittorio, e che tuttavia trova puntuale riscontro nelle scritture elementari di base, più o meno evolute, di sottoscrittori di pergamene bergamasche tra VIII e IX secolo, termine cronologico questo cui potrebbe essere fatto risalire anche il lastrone esposto.

Bergamo, Civico Museo Archeologico, inv. s.n.



Una charta dell’anno 773

Questa cartola de accepto mundio (cfr. Schiaparelli, CDL, II, nr. 284, pp.410-412) venne redatta dal clericus notarius publicus Bergomates di nome Gaff, nel maggio del 773, a casa del chierico Ageperto e del fratello di questo, Gaifrit, abitanti in vico Castellis.
Gaff esibisce una corsiva italiana nuova accurata e sostanzialmente regolare, distintiva del suo ruolo di professionista della penna per la stesura di documenti, come indicherebbe anche l’appellativo esplicito di notarius publicus. Netta l’opposizione con le capacità grafiche del rogatore, Ageperto, che sottoscrive alle righe 17 e 18 facendo uso di una scrittura personale assai semplice e pressocché priva di legature.

Bergamo, Archivio Capitolare, 4315



Una charta dell’anno 816

La notitia iudicati che ha come rogatore una figura di alto rango quale Audelinda, vedova del conte di Bergamo Auteramo, e che riguarda l’usufrutto da lei concesso alla chiesa di S. Alessandro di una curtis, in sostituzione del censo annuo che Audelinda doveva, per quella e altre corti in suo possesso, venne redatta da Iohannes presbiter sanctae Bergomensis ecclesiae.
Il livello grafico della mano di Iohannes è decisamente notevole, anche nella sicurezza dei tratti cancellereschi che egli mette in mostra nella propria scrittura, la quale rimane tuttavia, di base, una corsiva italiana nuova. L’alto grado di elaborazione – posto che non sia frutto di apprendimento grafico esterno – lascerebbe pensare alla possibile esistenza di una tradizione scrittoria locale di buon livello formale, legata magari alla cancelleria episcopale.
Interessante tra le sottoscrizioni autografe quella di Bornus (r. 11), in minuscola carolina: all’interno del documento Bornus compare in un gruppo che viene definito di Teotischi homines, quindi di individui di stirpe (e tradizione grafica) germanica.

Bergamo, Archivio Capitolare, 4315



Carvico, loc. San Tomè (scavi 1983-1986)

Plastico ricostruttivo (scala 1:20) della chiesa in legno individuata come prima fase di occupazione del sito, a cui seguì (sec. IX) la costruzione di una chiesa in muratura, quindi la costruzione di edifici abitativi esterni a questa, e quindi (sec. XI) la fortificazione mediante un terrapieno.
La struttura originaria della chiesa prevedeva pali portanti al centro della navata infissi direttamente nel suolo; poi questi vennero sostituiti da altri poggianti su basi costituite da lastre di pietra, che ne assicuravano una migliore conservazione. Al di sotto di una di queste lastre è stata rinvenuta una placchetta ageminata di fattura tipicamente longobarda del sec. VII. Questa fornisce una precisa datazione anche per l’edificio, che essendo in legno ha lasciato tracce molto labili (pavimento in terra battuta) e perlopiù “in negativo” (trincee per le travi di fondazione, buchi di palo).
La costruzione con materiali poveri di un edificio di rilievo quale una chiesa è un chiaro sintomo dello scadimento dei livelli di vita materiale e del restringersi delle capacità tecnologiche tradizionali ad ambiti sempre più limitati.

Plastico realizzato dal prof. Elio Bianco (Liceo Artistico Statale di Bergamo)
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At 1:02 PM, Blogger storici said...

Messaggio di SAIR la Principessa Yasmin von Hohenstaufen Avril de Burey
d'Anjou von Hohenzollern, Imperatore del Sacro Romano Impero,
Re di Gerusalemme Sicilia, Arles Borgogna, Franconia, Italia, Germania.

In Nome della Trinità Una ed Indivisibile,
in nome dello Spirito Paraclito che dal Nostro DNA in Spiga Seminale Aleggia nel Tempio della Casa di Nazareth, nella Torah, nelle Moschee, e da ogni Altare che brucia incenso, oro e mirra alla Pace e fratellanza tra i Popoli, Noi Yasmin von Hohenstaufen, Serva dei Servi degli Operatori di Pace, chiediamo al Nostro Popolo di Ausonia che nella Festa che preclude all'Inizio dell'Anno e che coincide con quella del Sole Invictus, sia inviato un anelito di amore ai fratelli che l'inevitabile cieca sventura non ha risparmiato dall'avanzare della marea.
Se l'Oceano ha Travolto vite e destini, l'Oceano del Male scuote ancora con il Tridente il destino dell' Umanità, per ricordarci che non esiste più alcuna Salvezza solitaria, ma parentele tra isole ed isole in arcipelaghi di Melograni d'amore. Poichè l'inevitale sentenza di morte nei giorni del Sol Invictus ci volle ricordare che la lancia imparziale ben diretta mette fine alla giovinezza, nobiltà , ricchezza, povertà salute e malattia, speranza e disperazione, fiducia e sfiducia, non risparmiando nessuno,la nostra Casa sia Cassa e Scrigno di risonanza di chicchi di grano che maturano in un campo di Farina Nuova, frutticino dell'aurora di un nuovo anno che inghirlanda la vela dell'Arca dell'alleanza, che alcun Signore del Terremoto, del lampo e del tuono potrà mai sgominare . E' araldo di Pace il Messaggio che Noi Yasmin inoltriamo, in Esistenza , Essenza, Unità con il Nostro Augusto Padre Stupor Mundi, per spronare gli animi oltre i comuni ostelli della politica, per disfare l' Ortus conclusus del privilegio e le genealogie clientelari ove il Merito ed il Sacrificio non hanno diritto di cittadinanza. Non coltiveremo nei nostri campi Girasoli che generano scorpioni nel Giorno del sol Invictus e di Venere Vincitrice. Anche i Serpenti stilleranno veleno quale farmaco curativo, all'Ombra dei Re Taumaturghi che della Giustizia, della Legge sono Basenos alexfarmakon , Onfalos , Betilo, Casa e Tempio dell'Alleanza, Solidarieta' per i piu' deboli, gli emarginati e perseguitati . Non è più tempo di Manager ma di leadership nelle organizzazioni, e tuttavia la Leadership dev'essere mestiere di fede, esige una professione, coerenza vissuta, sacrificio fino al martirio, come tanti eroi della Fede Cristiana ci hanno insegnato. Ma il Leader Carismatico, non può essere uovo della chioccia Tecnolocratica, o pulcino del Grande Fratello. Si tratta di riscoprire la Sacralità del Potere.
Vi è bisogno di una Nuova concezione del Bussiness e dell' Etica al del Management.. Una sorta di ecoepistemologia esistenziale che ripercorra lo stesso palinsesto, l'Asse della Politica... quasi che l'Oceano della Spiritualità Ausonica invada il Mondo contro la Cultura del mero profitto.
La Nostra Pietas sia in prima fila nell'adunanza per riavere tra le mani la sfera del cielo: la ristrutturazione della speranza è il destino del Nostro pianeta!
E' vano costruire la Casa meridionale se la Casa Comune del nostro pianeta è inseminata nell'artifizio, tra gli astri ed i Flutti nelle mani dei padroni dell'acqua, del clima, dell'aria. Il Redde Quod Debes da noi Invocato nel Parlamento di Barletta, diventi "Restituiteci ciò che ci spetta: il nostro Pianeta, la nostra Aria, il Clima, l'aria, l'acqua pura." L'Aura Lega Auruncica Ausonica sarà Patto d'alleanza per Riconcialiazione, Tregua, Convenzione, Accordo , ma or facendo Alleanza , ora guerreggiando" . Se si fa Tregua , daremo salvacondotto all'Ambasceria. Comporremmo lite a condizioni. Saremo contro Maschere di guerra e guanti ed urne sepolcrali. Coltiveremo fiori nelle parole anche se urlano alle Erinni.
Saremo vivaio per i Pesci di qualità contraria al Faro , Daremo parole chiare e trasparenti come l'acqua .
Schiere di Vergini imploranti , di Bambini, di popoli implorano d'essere affrancati dalla schiavitù: siamo pronti alla Lotta contro coloro che accettano Doni contro gli Innocenti , con parole dotate di senno , con pietà cadenza , in misura, con sicurezza d'impunità. Guai a chi toglie il sonno ad un bimbo e la rabbia ed il furore profetico e la bava velenosa contro l'ingiustizia.
Benedicovi santamente ... ringrazio grandemente ..incalzo grandemente
Or mi trasporto per l'istmo in navicella , in viaggio per la Sicinnide . E In Nostro padre Federico mi porto con nome un po' mutato , con nome derivato, in epiteto e paranomasia.
Non atterritevi contro la calamita ed il male, la morte della speranza , i vituperi ingiusti: ci solleveremo con la testa al di sopra del nostro destino e di ogni ingiustizia. Diacono di Cristo, Ministro di Cristo, Figlia della Tora , figlia di Maometto ,sarà per Voi la Figlia di Federico.
La Nostra Terra d'Ausonia sarà il Tempio della Gerusalemme Celeste, ove alla fonte del Graal tutti le preghiere avranno più acqua per lo Spirito.
Ora sappiamo che e' il Tempo della Semenza e delle Messi.
Il Nostro augusto Padre Stupor Mundi, in tempi non sospetti ci avvertì di un nostro Ritorno in Ausonia al tempo di Venti contrari , luoghi d'approdo pericolosi, mare pericoloso, tremenda irruzione, onde moleste: difficile salvarsi.Vi sono scritti , in epoca non sospetta di profezia nella Rosa Fronzuta sarò Pellegrino. E Federico Signore degli anelli ci lascio il suo di anello,che all'interno dell'aquila porta il volto del sudarium: tale anello che vuole rendesse invisibile Federico, in realtà rese visibile ai nostri occhi , una sciagura. Nei giorni che precedono il Natale , tale anello si sfilò dal dito per magia e finì nel vortice di una Lavanderia del sito di Barbariga nei pressi di Brescia. Tale borgo ove per strana magia e' finito l'anello di Stupor Mundi, presso la Lavanderia Lombarda, ha per Santo Patrono San Vito che si celebra il 15 giugno, data del notro Gentiliaco.
Una Leggenda vuole che il sito di Barbariga sia stato salvato dai serpenti il 15 giugno, giorno di San Vito. E' dunque l'Ausonia il farmaco guaritore della Padania? Il linguaggio dell'anello di Federico non solo ci avvertiva che il Nostro viaggio nello Sri Lanka ci avrebbe visto travolta dalla furia delle acque , come nella centrifuga di una lavatrice , quanto ci ha condotto in un sito che evoca la parola vita e la data 15 giugno: era un messaggio per Noi, germoglio di Federico II. A trovare l'anello nella Centrifuga della Lavatrice , dopo il turbinio delle acque del motore e' stato Ischiaque, un ragazzo dello Sri lanka , un giorno prima della sciagura: il nome del ragazzo significa Turbinio delle Acque.
Non Abbiamo il dono della Previgenza , ma l'anello di Federico ci ha salvata, e non potevamo non rendere testimonianza della sua Voce al Popolo d'Ausonia, per ricordare forse che Fridericus Vivit per rendere obbediente e docile la sorte avversa, e fertile la Nostra Terra d'Ausonia, grande Madre di tutti i Popoli, anche per i senzaterra. Nessuna forza potrà opporsi alla Terza Onda di Triplice splendore, fonte del Graal . Federico annunziò il Suo ritorno nel III Millennio sotto forma di Carpa con una targa tra le branche, scritta in greco. Non è un caso che in questi giorni nell'Archivio della Santa Colomba ad Angumois è stata ritrovata l'Avita Arma della Dinastia Hohenstaufen, il cui nome arcano era Avril de Burey de Saint Genis ou Aubry, il nome del Nipote di King Dagoberto II Dinastia di Fortis Boaz. L'Arma Avita era una Carpa, il nome Arcano in Greco era Antesterion ossia Avril o Aubry in Provenzale. Il motto della Dinastia Avril de Burey de Saint Genis era :Fortis Renascitur Proles, ossia Rinasce la Dinastia di Fortis (nome di Boaz o di Venere nel linguaggio del Graal)Questo Motto un po' mutato sia il vostro credo: Ausoniae Renascitur Spes: Rinasca la Speranza di una nuova Era per l'Ausonia!
Deus Meumque Jus
Emmanuel !

 
At 11:52 AM, Blogger -- said...

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JESI — Importanti novità sulla fine di


JESI — Importanti novità sulla fine di Federico II e sulle origini del nome e dello stemma della città di Jesi sono emerse dal convegno, svoltosi nelle settimane scorse a Glastonbury, nel sud-ovest dell'Inghilterra, dove s'è riunito il Consiglio Europeo dei Prìncipi in occasione del 750° anniversario della morte dello «Stupor Mundi».
Federico II moriva il 13 dicembre del 1250 a Castel Fiorentino, vicino Lucera, una morte, la sua, tuttora avvolta nel mistero; secondo alcuni, la fine del Grande Svevo fu dovuta ad una improvvisa e breve malattia, secondo altri, invece, morì assassinato. Lo storico anniversario è stato commemorato con un convegno dal quale sono emerse verità inquietanti; sarebbe stato infatti accertato che Padre Elia, Generale dei Francescani fedele a Federico II, era a Castel Fiorentino, quando l'imperatore morì. Fu proprio questo frate a rompere il clima di omertà che avvolgeva la morte di Federico, affermando che l'imperatore «fu soffocato con un cuscino dal figlio Manfredi, come svelerebbe una miniatura papale, dopo un maldestro tentativo di avvelenamento». Non si sa su quali basi poggi questa teoria sulla morte di Federico, tesi sostenuta dalla principessa Yasmin von Hohenstaufen, discendente diretta dell'imperatore e di Isabella d'Inghilterra, in visita a Castel Fiorentino. L'erede di Federico II ha anche svelato, tra l'altro, il significato dello stemma di Jesi, la genealogia gralica del suo antenato ed il significato dell'antico cognome degli Hohenstaufen.
«Federico — si legge in una nota del Consiglio europeo dei Prìncipi, di Edimburgo — discedeva da Jessi, linea del Re Davide ed antenato di Boron. Non a caso Costanza scelse Jesi per la nascita del “novello Cristo”, in quanto il sito fu fondato dai Desposyni, familiari e seguaci di Gesù. La Principessa ha spiegato così perché lo stemma avito di Jesi (Ioash) è il Leon d'Oro di David, coronato dal medesimo; stemma identico a quello di Fundus Abianus (Abbiategrasso), di origine “Abia”, ossia giudea». La esternazione della Principessa Yasmine non finisce qui, secondo lei e anche a parere di alcuni studiosi, «L'origine gralica della dinastia fu la chiave della indomita persecuzione guelfa; infatti Federico, secondo la mistica ghibellina, era “congiunto di Cristo”, in quanto della medesima discendenza, come testimonia il cognome avito degli Hohenstaufen Bhren, da Bhu, in mesopotanico, Signore (dinastia del Signore) o Beinstein, pietra del Signore, o Vuttemberg, da Virt o Vitt, Signore, nell'accezione pagana Veiblingen, ossia dinastia Cesarea di Venere».

 
At 10:26 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

ABRIL

ABRIL ORIGEN Y SIGNIFICADO El apellido Abril es muy antiguo y procede de la zona leonesa. Según Fernando González-Doria en su "Diccionario heráldico y nobiliario de los reinos de España", el apellido tuvo su primitiva casa solar en las montañas de León, cuyos caballeros ya florecieron en el siglo XIII. En 1272 Don Abril Rodríguez,nieto de los reinos de Espana, fue confirmado en su dignidad de ricohombre, la más alta en aquella época. LINAJE E HISTORIA La historia del apellido Abril cabe remontarla en los lejanos tiempos de la Reconquista donde los ejércitos cristianos ocupaban las tierras que durante siglos habían sido dominadas por los musulmanes. En aquella época era lógico que la repoblación de las tierras ocupadas se dieran entre los caballeros que ayudasen a los reyes en las conquistas. Personajes llamados Abril recibieron solares y tierras, estableciéndose el linaje en aquellos lugares. El apellido estuvo presente en la conquista y posterior colonización de América, donde personajes llamados Abril participaron en las hazañas. La existencia de diversos topónimos en el Nuevo Continente demuestra que el apellido enraizó desde los primeros tiempos. Posteriormente, el apellido se extendió por otras zonas de la Península Ibérica y por los diversos paises de América Latina. ARMAS Las armas principales del apellido, según detalla Fernando González-Doria, son: en campo de oro, una banda de gules. Después añadieron un castillo de piedra con puerta y ventanas de azur, en el espacio alto del escudo, y un castaño de sinople, con un león de su color, andante, al pie del tronco, en el espacio bajo el escudo. PERSONAJES ABRIL DESTACADOS EN LA HISTORIA -Pedro Simón Abril, humanista español nacido en Alcalà de la Mancha en 1.530. Ocupó la cátedra de latín, griego y retórica en la Universidad de Zaragoza. -Manuel Abril, escritor madrileño nacido en 1884. Inició su actividad literaria como crítico y poeta. -Pablo Abril de Vivero, escritor y diplomático peruano nacido en Lima en el año 1895. -Xavier Abril de Vivero, hermano del anterior, escritor peruano nacido en 1905. Publicó numerosas obras. TOPONIMIA Encontramos topónimos Abril en diferentes tierras de habla hispana, tanto en España como en diferentes paises de América Latina. Los topónimos Abril se refieren especialmente a ciudades y pueblos. Los topónimos Abril referentes a accidentes geográficos son prácticamente inexistentes. EL APELLIDO HOY El apellido Abril es uno de los más abundantes de la geografía española, encontrándose regularmente repartido por todas las regiones de España. Cabe destacar que el apellido enraizó desde lejanos tiempos en tierras de América Latina, y en la actualidad se encuentra ámpliamente representado en el Nuevo Continente. En lo referente a tierras catalanas, el apellido es especialmente abundante en las ciudades de la gran área metropolitana de Barcelona. Sólamente en la Ciudad Condal, y según datos registrales, encontramos a más de 170 familias que se apellidan Abril. BIBLIOGRAFIA -Blasones de Armas y Linajes de España, de Diego Urbina, - -Blasones, de Juan Francisco de Hita, - -Estudios de Heráldica Vasca, de Juan Carlos de Guerra.- -Nobiliario de Aragón, de Pedro Vitales.- -Nobiliario, de Jerónimo de Villa.- -El Solar Catalan, Valenciano y Balear, de A. y A. García Carraffa con la colaboración de Armando de Fluvià y Escorsa de la "Sociedad Catalana de Estudios Históricos".- -Apuntes de Nobiliaria y Nociones de Genealogia y Heráldica.- -Diccionario Etimológico de los Apellidos Españoles-. -Nobiliari General Català, de Félix Domenech y Roura-. -Armería del Palacio Real de Madrid-. -Blasonario de la Consanguinidad Ibérica.- -Nobiliario Español, de Julio de Atienza.- -Observaciones Histórico Críticas a las Trovas-. -Armería Patronímica Española.- -Escudos de Cantabria-. -Heráldica Asturiana-. -Heráldica Castellana-. -Heráldica de las Comunidades Autonomas y Capitales de Províncias-. -Sección de Órdenes Militares de Santiago-Alcántara y Calatrava-. -Tratado de Nobleza de Aragón y Valencia-. -Apuntes de Nobiliaria y Nociones de Genealogía y Heráldica-. -Santillana del Mar a traves de su Heráldica-. -Libro de Varios Linajes de España-. -Libro de Armeria del reino de Navarra-. -Arte del Blasón-. -Arte Heráldica-. -Catálogo de Manuscritos de la Biblioteca Menéndez Pelayo-. -Ciencias Auxiliares de La Genealogía y Heráldica-.

 
At 11:30 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

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At 8:09 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

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Domenica, 18 Giugno 2006





Roma
Cortese, tranquillo, un ...


Roma
Cortese, tranquillo, un po' provato, ma sereno. Non ha perso l'aplomb regale Vittorio Emanuele di Savoia, anche nell'ambiente tutt'altro che principesco del carcere di Potenza. L'uomo che poteva essere re ha mostrato a tutti nervi saldi. E un pizzico di distacco dal pantano nel quale è finito. Un distacco che non gli ha impedito tuttavia di proclamarsi «assolutamente innocente estraneo a tutte le accuse» durante il colloquio in una saletta del carcere con i suoi legali che lo hanno descritto animato da «spirito battagliero». L'inchiesta che coinvolge Vittorio Emanuele, nata attorno ai nulla osta per i videogiochi dei casinò di Campione d'Italia per poi allargarsi ad altre ipotesi di reato, è scaturita da alcune indagini che hanno rilevato illeciti nella gestione di licenze per i videogiochi in Basilicata collegati anche ad un giro di usura a livello locale. Una giornata, quella di ieri, che ha visto i principali esponenti dell'aristocrazia italiana, esternare opinioni sulla vicenda. Proprio nel Tg1 delle 20 Amedeo d'Aosta, il cugino di primo grado del principe, da anni in disaccordo, ha avuto parole di incoraggiamento per Vittorio Emanuele «persona influenzabile - ha sottolineato - e che non sempre ha avuto buoni consigli», ma è «una persona estremamente buona di fondo».

Molto duro, invece, l'affondo posto da Emanuele Filiberto che, nell'impossibilità di parlare con suo padre, nel primo pomeriggio di ieri sostenenva l'inaccettabilità di «arrestare una persona per interrogarla solo perché residente all'estero». Del resto - ha aggiunto il figlio - «mio padre non risiede in Italia perché per 60 anni è stato costretto all'esilio. Se così non fosse stato, tutto questo oggi non sarebbe successo». È un Emanuele Filiberto più tranquillo, invece, quello che più tardi, al Tg1 della sera racconta le sue sensazioni: la «fiducia nelle istituzioni, nei giudici e nei magistrati». Intanto mentre martedì i magistrati confermano il l'interrogatorio di Vittorio Emanuele, decine di guardie d'onore alle reali tombe del Pantheon, provenienti da diverse parti d'Italia, si stanno dando appuntamento a Potenza, per stare il più possibile vicini a «Sua Altezza Reale». Alcune sono già arrivate nel capoluogo lucano, altri arriveranno nei prossimi giorni. Consensi ma anche tante voci critiche sulla figura del'ex regnante. La Consulta dei senatori del Regno, istituita su impulso di Umberto II nel 1955 per tener viva la migliore tradizione patriottica e civile dell'Italia, ha tenuto a precisare che «il re Umberto II non ha mai riconosciuto valore dinastico al matrimonio tra suo figlio, Vittorio Emanuele, e Marina Doria, né quindi, a loro figlio, Emanuele Filiberto: comuni cittadini in tutto e per tutto».

«Umberto II escluse dalla successione il figlio, Vittorio Emanuele, e quindi anche il nipote, Emanuele Filiberto perché non vide in lui una personalità rispondente alla tradizione di rigore e di rispetto delle norme, a cominciare dalla norme dinastiche, che devono essere la guida morale ed intellettuale di un principe». A sottolinearlo Aldo Mola, storico di casa Savoia, raggiunto telefonicamente dall'agenzia radiofonica GRT.

Oltre ai legali, alcuni che hanno avuto modo di vederlo confermano che il Principe non è sottoposto a particolari restrizioni ma al normale regime carcerario. Vittorio Emanuele divide la cella, con senso di dignità, con un altro detenuto. Una cella che gia da domani vedrà l'arrivo, per una visita, del segretario nazionale della Democrazia Cristiana senatore Gianfranco Rotondi, accompagnato da alcuni parlamentari.

Visibilmente scossa e con il volto triste Marina Doria. La moglie, che ieri a Milano ha alloggiato all'Hotel Baglioni di Milano, ha appreso la notizia che «le ha tolto il sorriso, ma -sottolinea un dipendente, che preferisce restare anonimo- la principessa non si è lasciata andare né a scenate, né a lacrime».«Non sono monarchica, tantomeno nutro particolare simpatia per Vittorio Emanuele, ma non posso assistere indifferente al minimo sospetto che il principe possa essere l'agnello sacrificale di un qualsiasi gioco». Dichiarazione passionale quella della Principessa Yasmin, presidente del Comitato internazionale diritti umani, del Gran Magistero delle Costituzioni federiciane, che ha inviato una Petizione al Presidente della Repubblica Napolitano, a Strasburgo, all'Onu e al Tribunale dei diritti umani dell'Aja; tale documento chiede che il principe Vittorio Emanuele sia processato in una città italiana più "neutrale" o da un Tribunale internazionale per legittimo sospetto.

Salvatore Lordi

 
At 10:46 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

Informazioni generali

Adalgiso fu vescovo di Novara per diciotto anni, dall'830 (o 831) all'849 (o 850) secondo alcuni, dall'834 all'852-3(?) secondo altri.

Il Bascapè parla di Adalgiso nella sua Novaria, dopo aver descritto l'epoca in cui visse il santo, quella delle vittorie di Carlo Magno sui Longobardi, seguita dall'incoronazione dell'imperatore e dalla costituzione del Sacro_Romano_Impero, che dà origine alla dominazione carolingia in Italia.

Adalgiso è ritenuto costantemente dalla tradizione di origine longobarda, forse della stessa famiglia dell'ultimo re Desiderio, anzi, addirittura nipote di lui.
Ma nulla si sa esattamente dei suoi anni giovanili. Si pensa fosse canonico della chiesa di S. Gaudenzio, essendosi più tardi dimostrato larghissimo dei suoi beni verso il Capitolo di questa chiesa.
Neppure risulta se sia stato nominato vescovo per le sue virtù piuttosto che per l'alto lignaggio.

Nell'854 non era più tra i vivi, come si rileva dal diploma di Ludovico II imperatore, diretto al successore di Adalgiso, Dodone o Ottone e datato precisamente il 7 giugno di quell'anno.

Quando morì, le sue spoglie furono portate dapprima nella chiesa di S. Gaudenzio fuori le mura, poi traslate in città nel 1533, dopo la distruzione di quella chiesa e delle case esterne ad opera di Carlo V.
Dal 1927 esse riposano, insieme con le venerate reliquie di altri vescovi novaresi, in S. Gaudenzio, dentro un'artistica urna, sotto l'altare dedicato al suo nome.
La sua festa secondo gli Acta Sanctorum ricorre il 7 ottobre, mentre oggi la chiesa novarese la celebra il 5 dello stesso mese.




Sant' Adalgiso di Novara - Vescovo
Immagine:





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Adalgiso fu vescovo di Novara per diciotto anni, dall'830 (o 831) all'849 (o 850) secondo alcuni, dall'834 all'852-3(?) secondo altri.

Il Bascapè parla di Adalgiso nella sua Novaria, dopo aver descritto l'epoca in cui visse il santo, quella delle vittorie di Carlo Magno sui Longobardi, seguita dall'incoronazione dell'imperatore e dalla costituzione del Sacro_Romano_Impero, che dà origine alla dominazione carolingia in Italia.

Adalgiso è ritenuto costantemente dalla tradizione di origine longobarda, forse della stessa famiglia dell'ultimo re Desiderio, anzi, addirittura nipote di lui.
Ma nulla si sa esattamente dei suoi anni giovanili. Si pensa fosse canonico della chiesa di S. Gaudenzio, essendosi più tardi dimostrato larghissimo dei suoi beni verso il Capitolo di questa chiesa.
Neppure risulta se sia stato nominato vescovo per le sue virtù piuttosto che per l'alto lignaggio.

Nell'854 non era più tra i vivi, come si rileva dal diploma di Ludovico II imperatore, diretto al successore di Adalgiso, Dodone o Ottone e datato precisamente il 7 giugno di quell'anno.

Quando morì, le sue spoglie furono portate dapprima nella chiesa di S. Gaudenzio fuori le mura, poi traslate in città nel 1533, dopo la distruzione di quella chiesa e delle case esterne ad opera di Carlo V.
Dal 1927 esse riposano, insieme con le venerate reliquie di altri vescovi novaresi, in S. Gaudenzio, dentro un'artistica urna, sotto l'altare dedicato al suo nome.
La sua festa secondo gli Acta Sanctorum ricorre il 7 ottobre, mentre oggi la chiesa novarese la celebra il 5 dello stesso mese.




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Adalgiso fu vescovo di Novara per diciotto anni, dall'830 (o 831) all'849 (o 850) secondo alcuni, dall'834 all'852-3(?) secondo altri.

Il Bascapè parla di Adalgiso nella sua Novaria, dopo aver descritto l'epoca in cui visse il santo, quella delle vittorie di Carlo Magno sui Longobardi, seguita dall'incoronazione dell'imperatore e dalla costituzione del Sacro_Romano_Impero, che dà origine alla dominazione carolingia in Italia.

Adalgiso è ritenuto costantemente dalla tradizione di origine longobarda, forse della stessa famiglia dell'ultimo re Desiderio, anzi, addirittura nipote di lui.
Ma nulla si sa esattamente dei suoi anni giovanili. Si pensa fosse canonico della chiesa di S. Gaudenzio, essendosi più tardi dimostrato larghissimo dei suoi beni verso il Capitolo di questa chiesa.
Neppure risulta se sia stato nominato vescovo per le sue virtù piuttosto che per l'alto lignaggio.

Nell'854 non era più tra i vivi, come si rileva dal diploma di Ludovico II imperatore, diretto al successore di Adalgiso, Dodone o Ottone e datato precisamente il 7 giugno di quell'anno.

Quando morì, le sue spoglie furono portate dapprima nella chiesa di S. Gaudenzio fuori le mura, poi traslate in città nel 1533, dopo la distruzione di quella chiesa e delle case esterne ad opera di Carlo V.
Dal 1927 esse riposano, insieme con le venerate reliquie di altri vescovi novaresi, in S. Gaudenzio, dentro un'artistica urna, sotto l'altare dedicato al suo nome.
La sua festa secondo gli Acta Sanctorum ricorre il 7 ottobre, mentre oggi la chiesa novarese la celebra il 5 dello stesso mese.




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At 3:29 PM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

Il sarcofago di Federico II
Comunicato Stampa del Comitato Esecutivo

11 gennaio 1999

Si concludono oggi, dopo 71 giorni, le operazioni relative al progetto pilota - denominato "apertura minimale" - del sarcofago porfireo di Federico II, iniziate il 2 novembre scorso. Un intervento programmato dall'Assessorato Regionale BB.CC.AA. nell'ambito delle manifestazioni svoltesi a partire dal 1994 per ricordare l'Ottavo Centenario della nascita del grande Imperatore (1194-1994).

E' stato più volte affermato dal Comitato Scientifico e dal Comitato Esecutivo istituiti dall'Assessorato Regionale ai Beni Culturali e Ambientali - che la ricognizione di questo sarcofago non è stata indotta da una macabra curiosità - come avvenuto nei secoli passati anche per le altre tombe reali della Cattedrale di Palermo - ma esclusivamente dal desiderio di conoscere quanto è successo dopo l'apertura del sarcofago di Federico II nel 1781 ed il suo trasferimento nell'attuale area sepolcrale.

Era necessario farlo, data la più completa assenza di fonti documentarie su quanto era accaduto nei vent'anni di deposito di questo sarcofago dal 1781 al 1801. Probabilmente era rimasto aperto, o con precaria chiusura, posto nel cosiddetto "magazzino dei marmi" in attesa che venissero completati i lavori di ristrutturazione della Cattedrale svoltisi dal 1781 al 1801, per poterlo infine trasferire nella nuova area delle tombe reali.

Era pur certo che un grave danno fosse stato arrecato al contenuto dello stesso sarcofago, come per altro fu possibile verificare attraverso le due introspezioni, effettuate rispettivamente nel giugno e nell'ottobre del 1994, avvalendosi di un videoendoscopio a fibre ottiche ad alta risoluzione collegato ad un sistema di memorizzazione computerizzata, che hanno consentito una diagnosi, se bene parziale, sia del sarcofago che del suo contenuto sfatando anche la leggenda del trafugamento delle salme durante la seconda guerra mondiale.

Le prime conclusione di questa indagine furono rese note nel corso delle giornate di studio del 19 e 20 maggio 1995 svoltesi nella Sala Filangeri del Palazzo Arcivescovile di Palermo aventi come tema il sarcofago di Federico II nella Cattedrale di Palermo: Storia, ricognizione, studi e saggi finalizzati al restauro delle tombe reali.

Il Comitato Scientifico e il Comitato Esecutivo hanno poi, sulla base di questi primi dati elaborato un progetto di studio basato sull' "apertura minimale" del sarcofago, volta all'individuazione di un corretto metodo di apertura delle tombe antiche, per la "conoscenza" storica del contenuto e per la loro futura "conservazione".

Tale progetto promosso dall'Assessorato ai Beni Culturali e ambientali della Regione Siciliana è stato elaborato per l’aspetto scientifico dall'Istituto Centrale del Restauro (organo tecnico del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali), in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali, il Centro Regionale di Restauro di Palermo e coadiuvati e coordinati dalla Curia Arcivescovile di Palermo proprietaria del bene.

Preliminarmente la suddetta Soprintendenza ha provveduto alla bonifica ed al restauro dell'intera area delle tombe reali, già da tempo aggredita da notevole umidità ascendente.

Si è deciso di procedere in questa complessa operazione con il massimo rigore scientifico, adottando e sperimentando per la prima volta una metodologia di intervento relativa alla apertura di antiche tombe di interesse storico; metodologia che riteniamo ad oggi unica non solo in Italia, ma anche nel mondo.

E' stata realizzata attorno al sarcofago una camera climatizzata - detta "camera bianca" - che ha permesso di mantenere all'interno un clima costante (temperatura 21° C , umidità relativa 65%) per la conservazione dei suoi beni organici ed inorganici. La "Camera bianca" ha anche consentito l'operazione di disinfestazione e cioè l'immissione al suo interno, per la durata di 15 giorni, di un flusso continuo di anidride carbonica.

L'Assessore ai Beni Culturali e Ambientali Salvatore Morinello tiene a precisare che si è trattata di un'operazione non "invasiva".

Le diverse analisi e i microprelievi effettuati nei 71 giorni della durata di questa operazione hanno consentito, di determinare il tipo di disinfestazione cui si è fatto cenno ed inoltre di porre in opera tutti quegli accorgimenti forniti dalla scienza moderna che consentono di rallentare l'ulteriore degrado del contenuto del sarcofago.

Si ritiene doveroso elencare, sia pure in modo sintetico, tutte le indagine, le analisi, i microprelievi e le operazioni che sono state condotte, pur facendo rilevare che per ottenere risultati definitivi bisognerà attendere il tempo necessario per l'elaborazione in corso dei relativi dati.

Sono state eseguite analisi delle malte di sigillatura del coperchio.

Le analisi microbiologiche, eseguite prima e subito dopo l'apertura, hanno accertato l'assenza di colonie microbiologiche attive.

Le analisi entomologiche hanno suggerito un ciclo di disinfestazione della durata di 15 giorni.

E' stata eseguita la microaspirazione delle polveri depositate sia sui tessili che sulle pareti e sul coperchio del sarcofago.

Sono state effettuati microprelievi di tessili, di frammenti metallici del globo imperiale, nonché della terra in esso contenuta per la conoscenza dello stato conservativo dei materiali. Inoltre sono stati prelevati frammenti di materiale ligneo, utili alle vicende dei vent'anni di apertura del sarcofago.

Si è eseguito il rilievo fotogrammetrico con la sperimentazione di videogrammetrie dell'intero contenuto del sarcofago, in due fasi distinte: all'atto dell'apertura e dopo la rimozione di un drappo rosso settecentesco che ricopriva parzialmente il contenuto dello stesso sarcofago.

Si è effettuata l'indagine radiografica sul sacco che contiene il corpo di Pietro II d'Aragona, che ha consentito di poterne osservare l'intera struttura scheletrica e di accertare che in esso si conserva ancora la spada dello stesso re, sia pur spezzata. Altre radiografie sono state effettuate in corrispondenza del cranio e dello scheletro del terzo corpo; si sono potuti osservare anche piccoli frammenti metallici sparsi.

Si sono effettuati microprelievi per accertamento del DNA sui corpi di Federico II, di Pietro II e di quello del terzo tumulato nel sarcofago in correlazione col progetto Genoma, che studia le patologie moderne attraverso la conoscenza del passato. I risultati si avranno tra alcuni mesi.

Sono state altresì eseguite indagini per potere accertare in modo definitivo il sesso, e se possibile anche l'età, del terzo corpo che è depositato nel sarcofago. Si era sinora ritenuto che questo appartenesse a Guglielmo, Duca d'Atene, figlio di Federico III d'Aragona morto nel 1338, ma se dalle indagini che saranno sviluppate verrà definitivamente accertato che questo terzo corpo è di sesso femminile, si aprirà allora un interessante capitolo per individuare dove sia andato a finire quello del Duca d'Atene, ma soprattutto per ipotizzare l'identità di questo personaggio femminile che non potrà che essere di rango reale.

L'operazione è stata promossa e finanziata dall'Assessorato ai Beni Culturali e Ambientali con il determinante contributo dei seguenti sponsors, ai quali si esprime il più sentito ringraziamento:

la ditta Meissner + Wurst di Stoccarda che ha progettato e fornito la "camera bianca", seguendo anche attraverso il suo personale altamente specializzato tutte le fasi dei lavori;

La Fondazione Olympus che ha messo a disposizione le attrezzature fotografiche per la documentazione di immagine e le strumentazioni laparoscopiche per i necessari microprelievi di materiali.

la RAS per la copertura assicurativa della "camera bianca" e di tutte le strumentazioni;

la Rossi Motoriduttori per la fornitura del sistema meccanico per il sollevamento del coperchio del sarcofago;

la ditta SPIX che ha curato la disinfestazione del contenuto del sarcofago.

La ditta Villa Sistemi Medicali, che ha progettato e messo a disposizione sofisticate attrezzature per radiografare l'interno del sarcofago;

Si ringraziano inoltre, per la loro alta collaborazione scientifica, i professori delle Università di Catania, Palermo, Roma , Venezia e Udine: Renato Albiero, Marcello De Maria, Fiorella Florian, Claudia Guastella, Francesco Indovina, Francesco La Mantia, Giovanni Liotta, Alberto Maringhini, Paolo Procaccianti, Alfredo Salerno, Filippo Sorbello, Gianfranco Tarsitani, nonché Giuseppe Salerno dell'Ospedale Civico di Palermo.

Si ringraziano inoltre gli esperti: Guido Chiesura per i controlli non distruttivi; Giorgio Raselli per il progetto di sollevamento del coperchio del sarcofago, la cui realizzazione è della ditta Fratelli Bonifazi di Roma; Ursula Rothamel per la ricerca bibliografica dei testi relativi al degrado delle fibre tessili.

Inoltre si ringrazia la FOART per le riprese e le restituzioni fotogrammetriche dell'intero contenuto del sarcofago; e tanti altri ancora che sarebbe troppo lungo elencare, ma che hanno dato il loro appassionato contributo a questa suggestiva operazione.

Prima della chiusura del sarcofago saranno deposte al suo interno - a futura memoria - una placca d'oro, offerta dal Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che ricorda la data di quest'ultima apertura del sarcofago imperiale ed una pergamena voluta dall'Assessore Regionale ai Beni Culturali ed Ambientali Salvatore Morinello.

Al termine dell'elaborazione delle analisi e delle indagini eseguite, tutti i risultati saranno pubblicati in uno o più volumi di atti che compendieranno anche le indagini storiche preliminari, unitamente alle fonti archivistiche e bibliografiche sinora conosciute.

Sarà anche predisposta una banca dati che, posta a disposizione degli studiosi, raccoglierà tutte le analisi e le indagini eseguite ed ogni altro elemento che si riterrà utile all'elaborazione dei risultati ottenuti.



Il Comitato Scientifico e quello Esecutivo ritengono così di aver adempiuto al compito che è stato loro affidato dall'Assessorato Regionale ai Beni Culturali e Ambientali, compito volto soprattutto alla conoscenza e alla futura conservazione del contenuto del sarcofago di Federico II.

Consegneremo così questi risultati al mondo della cultura, li consegneremo a coloro che verranno dopo di noi, li consegneremo alla storia.





Il sarcofago di Federico II. Home

 
At 12:21 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

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Genova n. 181 del 02-08-2006 pagina 4




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A Seborga lite sul trono La principessa Yasmin: «La vera erede sono io» - di Sergio Bagnoli -


Riceviamo e pubblichiamo in replica a un servizio di Sergio Bagnoli sul Principato di Seborga, il seguente intervento della duchessa S.Pignatelli, portavoce della principessa Yasmin von Hohenstaufen Avril de Burey Anjou Puoti Plantagenet Canmore.

A proposito dell'articolo sul caso Seborga, il definitosi Conte Umberto Savioli ha espresso solo un'esigenza di regressione e fuga onirica, da ciò che è per lui una amara realtà. La Principessa Yasmin von Hohenstaufen Avril de Burey Anjou Puoti Plantagenet Canmore è la legittima erede del Regno di Seborga ed il principato, scrigno sacro delle reliquie di Cristo, da Ella ereditate, è stato restituito, per sua volontà, allo Stato Italiano, per salvarlo dagli avventurieri e pericolosi faccendieri! Il giornalista Bagnoli intervista un uomo definitosi conte. Il signore in questione definisce Seborga territorio della chiesa, se così fosse stato, stia certo che la chiesa raramente soffre di distrazione. Non è vero, e lo dimostra la Donazione del Conte Guido di Ventimiglia che è condizionata da alcune obbligazioni disattese dai monaci benedettini (vedere pergamena di Guido Ventimiglia sui siti www. geocities.com/f_hohenzollern www.geocities.com/principato_seborga, www.federicostupormundi.it www.hohenstaufen.org.uk).
La vicenda della scoperta che la donazione di Costantino fosse un falso, legittima che il Sacro Regno di Seborga Avamposto di Gerusalemme tornasse agli eredi e discendenti diretti di Costantino, ossia i Principi Puoti, pronipoti di Re Desiderio e ai legittimi discendenti di Federico II ed Isabella d'Inghilterra. Princess Yasmin! La circostanza che i Cavalieri di Seborga fossero 11 e non 9 è essenziale poiché il nome del Gran Maestro Sovrano di Seborga,


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A Seborga lite sul trono La principessa Yasmin: «La vera erede sono io» - di Sergio Bagnoli -


come scrivono anche gli autori del Codice del Graal ed Newton era Folco d'Anjou Plantagenet, ossia l'antenato della Principessa Yasmin (il cui nome è Anjou Plantagenet in quanto una Avril de Burey Anjou i cui nonni sono Principi Puoti di Costantinopoli).
Ella discende direttamente da Costantino, Potior Valens Valentiniano, Gallia Placidia, King Gaiseric Veruli, da Re Desiderio e dalla regina Ansa, discendente dei Re Taumaturghi del Galles e dai Potior Canmore, capostipiti dei Plantageneti. A ciò si aggiunge che ella è la discendente diretta di Federico Avril de Burey Anjou Hohenstaufen Plantagenet, figlio di Federico ed Isabella d'Inghilterra (Vedi Die Zet de Staufer e Stuttgart Museum). Questo sedicente conte calunnia la principessa affermando che si chiama Ruoppo, per giocare sull'assonanza che trattasi in realtà di una Principessa Puoti della Dinastia di Re Poto, nipote di Re Desiderio da cui il nome Puoti principi di Castelpoto e di Costantinopoli, come spiega anche lo storico Lettieri.
Avril de Burey Anjou der Staufer Niphi Nerò è il nome della dinastia Buren Anjou Hohenstaufen Plantagenet nell'ordine della Santa Colomba nell'Abbazia Avril de Saint Genis. (M. Armoriali di Francia www.geocities.com/k_hohenstaufen www.federicostupormundi.it e archivi cistercensi delle cappelle della famiglia della principessa, nelle quali ella ha rinvenute le bende di Cristo, reliquie di Cristo e documenti inediti da cui emerge che la Sindone era di Federico II. Avvenire 14 febbraio '97).
La principessa è la legittima ed ultima discendente di Guido di Ventimiglia, attraverso Jolanda Ventimiglia Lascaris la quale non rivendicò il feudo, in quanto sposò il principe di Curlandia William Buren Hohenstaufen (alberi genealogici del 1500,






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Genova n. 181 del 02-08-2006 pagina 4




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A Seborga lite sul trono La principessa Yasmin: «La vera erede sono io» - di Sergio Bagnoli -


discendente di Federico II). Lo Stesso Principe Alduino Ventimiglia, falconiere internazionale, cugino di Princess Yasmin, ha reclamato la nullità della donazione, per le disattese condizioni da parte dei monaci. La Principessa Yasmin, cui si è rivolto lo stesso Principe di Ventimiglia per ottenere una ratifica della proprietà, volentieri avrebbe affidato il Principato di Seborga, quale unica e legittima erede di Seborga, al cugino Alduino persona affidabile ed attendibile, ma lo stesso vi ha rinunciato per l'ottusità di una ciurma di avventurieri che miravano solo a mera speculazione e mercificazione. Correva voce dell'apertura di Casinò e macchinette, gioco d'azzardo, hotel e altro.
La Principessa aveva inviato l'ecoarchitetto Guido Pelliccioni per il varo di una Gerusalemme celeste e Regno dello Spirito, per il Logo Principato Ecologico. Doveva essere un Principato dello Spirito e della leadership etica. Non hanno voluto l'etica e la Principessa, per salvare la sacralità del borgo, l'ha restituita al Presidente della Repubblica! Cosi è così sarà! La Principessa è solo abituata a scacciare falsi mercanti dal Tempio. Questo sedicente conte cerca di disinformare parlando che la principessa sia stata adottata dagli Hohenstaufen! Tutti conoscono Yasmin Aprile von Hohenstaufen Puoti e i siti riportano documenti anagrafici e storici! La sua vita è trasparente come l'acqua cristallina! Non abbiamo bisogno di illustrare la magnificenza sovrana di Yasmin che proprio in questi giorni ha combattuto la versione del Codice da Vinci con il debutto anche in Italia della sua opera «Della Rosa Fronzuta sarò Pellegrino», ovvero la Sindone e le Bende di Cristo presso Federico II.






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Genova n. 181 del 02-08-2006 pagina 4




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A Seborga lite sul trono La principessa Yasmin: «La vera erede sono io» - di Sergio Bagnoli -


discendente di Federico II). Lo Stesso Principe Alduino Ventimiglia, falconiere internazionale, cugino di Princess Yasmin, ha reclamato la nullità della donazione, per le disattese condizioni da parte dei monaci. La Principessa Yasmin, cui si è rivolto lo stesso Principe di Ventimiglia per ottenere una ratifica della proprietà, volentieri avrebbe affidato il Principato di Seborga, quale unica e legittima erede di Seborga, al cugino Alduino persona affidabile ed attendibile, ma lo stesso vi ha rinunciato per l'ottusità di una ciurma di avventurieri che miravano solo a mera speculazione e mercificazione. Correva voce dell'apertura di Casinò e macchinette, gioco d'azzardo, hotel e altro.
La Principessa aveva inviato l'ecoarchitetto Guido Pelliccioni per il varo di una Gerusalemme celeste e Regno dello Spirito, per il Logo Principato Ecologico. Doveva essere un Principato dello Spirito e della leadership etica. Non hanno voluto l'etica e la Principessa, per salvare la sacralità del borgo, l'ha restituita al Presidente della Repubblica! Cosi è così sarà! La Principessa è solo abituata a scacciare falsi mercanti dal Tempio. Questo sedicente conte cerca di disinformare parlando che la principessa sia stata adottata dagli Hohenstaufen! Tutti conoscono Yasmin Aprile von Hohenstaufen Puoti e i siti riportano documenti anagrafici e storici! La sua vita è trasparente come l'acqua cristallina! Non abbiamo bisogno di illustrare la magnificenza sovrana di Yasmin che proprio in questi giorni ha combattuto la versione del Codice da Vinci con il debutto anche in Italia della sua opera «Della Rosa Fronzuta sarò Pellegrino», ovvero la Sindone e le Bende di Cristo presso Federico II.


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A Seborga lite sul trono La principessa Yasmin: «La vera erede sono io» - di Sergio Bagnoli -


Gli stessi critici hanno detto che è uno schiaffo alla versione che Gesù abbia sposato Maddalena! Eppure questo signore afferma che la principessa Yasmin sia sponsorizzata da eretici del clan di Dan Brown!
Cordiali saluti
www.hohenstaufen.org.uk


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At 2:26 PM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

http://www.federicostupormundi.it/kathrinhohenstaufen.htm

 
At 12:02 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

Hohenstaufen

Friedrich von Hohenstaufen, Gf von Sundergau 1003; he had issue:
A1. Friedrich von Büren, +ca 1055/68/94; m.ca 1047 Hildegarde von Hohenstaufen (+ca 1094)
B1. Friedrich I von Staufen, Duke of Swabia (1079-1105), *ca 1050, +21.7.1105; m.Regensburg 1089 Agnes of Germany (*ca 1074 +24.9.1143)
C1. Friedrich II, Duke of Swabia (1105-47), *ca 1090, +Alzey 1147; 1m: ca 1121 Judith Welf (*ca 1100 +ca 1132); 2m: ca 1135 Agnes of Saarbrücken (+after 1147)
D1. [1m.] Friedrich III Barbarossa, Duke of Swabia (1147-52), King of Italy (1154-86), King of Germany (1152-90) =as Friedrich I, Emperor from 18.6.1155, cr in Rome, Comte de Bourgogne (1156-90), King of Bourgogne 1178, *1122, +drown in Göks River 10.6.1190; 1m: ca 1147 (div 1153) Adéle von Vohbourg (*1122 +1190), dau.of Diepold III, Mgve of Vohbourg; 2m: Wurzburg 10.6.1156 Béatrice I de Bourgogne (*ca 1145 +1184); all kids by 2m.
E1. Friedrich V, Duke of Swabia (ca 1168-70), *Pavia 1164, +1168/70
E2. Heinrich VI, King of Germany (1190-97), cr 1169, King of Italy (1194-97), cr 1186, King of Sicily (1194-97), *Nijmegen 1165, +Messina 28.9.1197; m.Milan 1186 Constance de Hauteville (*1154 +1198)
F1. Friedrich II Roger, King of Germany (1197-1250), King Two Sicilies (1198-1250), Duke of Swabia (1212-16) =Friedrich IV, Emperor from 1220, cr in Roma, *Iesi 26.12.1194, +Castel Fiorentino 13.12.1250; 1m: Messina 1209 Constance d'Aragon (*1179 +Catania 1222); 2m: Brindisi 1225 Isabelle II de Brienne, Queen of Jerusalem (*1211 +Andria 1228); 3m: Worms 20.7.1235 Isabelle Plantagenet (*1214 +1.12.1241)
G1. [1m.] Heinrich VII, Duke of Swabia (1216-35), *1211, +Apulia 12.2.1242/Martorano 1248; m.Nürnberg 1225 Margarethe von Babenberg (+Burg Krummau 2.10.1267)
H1. Heinrich, +1242/45
H2. Friedrich, +1251
G2. [2m.] Konrad IV, Duke of Swabia (1235-54), King of Two Sicilies (1250-54), King of Germany (1250-54), *Andria 25.4.1228, +nr Lavello, Italy 21.5.1254; m.Vohburg 1.9.1246 Elisabeth von Wittelsbach (*1227 +9.10.1273)
H1. Konrad V (=Konradin), Duke of Swabia (1254-68), King of Sicily (1254-58), *Burg Wolfstein 1252, +beheaded Neapol 29.10.1268; m.Sophie von Landsberg (+1318)
H2. [illegitimate] Konradin, +hanged Lucera 1269; m.NN
I1. Attilda; m.Pietro Luca di Perrigrino
G3. [3m.] Heinrich, Stattholder of Sicily, *1238, +1253/54
G4. [3m.] Friedrich, *1239/40, +young
G5. [3m.] a child, *Foggia shortly after 1.12.1241
G6. [3m.] Margareta, *I.1237, +Frankfurt 8.8.1270; m.1254 Pfgf Albrecht "Degener" von Sachsen (*1240 +13.11.1314)
G7. [illegitimate by Bianca Lancia] Manfredo, King of Two Sicilies (1254-66) -cr 10.8.1258, Duke of Benevento and Napoli, legitimized 1233/34, *1232, +k.a.Benevento 26.2.1266; 1m: (Vercelli) 1248 Beatrice de Savoie (+1257); 2m: Trani before II.1258 Helene Angelina (*ca 1242, +prison Lucera I.-III.1271)
H1. [2m.] Federico of Sicily, *1259-61, +(in Egypt ?) after 2.6.1312
H2. [2m.] Enrico of Sicily, *1260-64, +31.10.1318
H3. [2m.] Enzio of Sicily, *1261-65, +by 1301
H4. [1m.] Queen Constanza II of Aragon, *1248, +Barcelona 1302 as a nun; m.Montpellier 13.6.1262 Pedro III d'Aragon (*1239 +10.11.1285)
H5. [2m.] Flordelis, *1266/67, +in Aragon after 27.2.1297
H6. [2m.] Beatrice, *1258-61, +before 1307; 1m: autumn 1284 Rainer Gherardesca (*ca 1260/65 +1325); 2m: 1287 Marchese Manfredo IV di Saluzzo (*1258/59, +16.9.1340)
H7. [illegitimate] Beatrice, fl 1284; m.Ranieri della Gherardesca Cte di Donoratico (+1325)
G8. [illegitimate by Bianca Lancia] Constanza di Svevia, *1230/32, +Valencia 1307; m.1244 Joannes III Doukas Vatatzés, Emperor of Byzanzium (*1193 +1254)
G9. [illegitimate by Bianca Lancia] Violante, *before 1233, +after VIII.1264; m.1245/46 Cte Ricardo di Caserta
G10. [natural by Adelheid N] Enzio (=Heinz), King of Sardinia (1237-49/72), *1216-20, +in jail, Bologna 14.3.1272, bur S.Domenico, Bologna, arrested (1249-72), legitimized VII.1239; 1m: Sardinia X.1239 (div 1246) Adelaisia de Torre-Galura (*before 1207 +1255); 2m: 1247/48 N (*ca 1230/30 +after 1251), a dau.of Enrico di Enne, Podesta of Verona
H1. [illegitimate] Enrico di Torre, +after 10.5.1305
H2. [2m.] Adelaide, *1249/50, +after 1301, bur Kloster Alpirsbach; 1m: ca 1270 NN; 2m: after 1280 Reinald Gf von Urslingen (*ca 1259-62 +17.12.1299-I.1300/01)
H3. [illegitimate] Maddalena di Torre, +after 7.3.1272
H4. [illegitimate] Constanza di Torre, +after 7.3.1272
H5. [illegitimate by Frasca N] Elena di Torre, Cssa di Donoratico, *ca 1239, +after 7.3.1272; m.1265-69 Guelfo II della Gherardesca Cte di Donoratico (*Pisa ca 1240, +Sardinia 12.7.1293-1295)
G11. [natural by Maria/Mathilde N] Federico, Pr of Antioch, General Vicar of Ancona 1244, Podesta of Florence and General Vicar of Toscana II.1246, Ct of Alba 1247, Ct of Celano and Loreto 1252, *1221/22, +Foggia 1256; m.Roma before 1239 Margherita de Poli (*Roma ca 1220 +1246/49), dau.of Giovanni de Poli, Senator of Rome
H1. Corrado de Antiocha, Conte di Loreto 1285, Conte di Alba, Celano, Laureto e Abruzzo 1267, *1240/41, +after 1301; m.before 8.7.1258 Beatrice Lancia (*1240/42 +after 1268)
I1. Federico, *ca 1259, +Palermo 22.7.1305; m.ca 1280 NN
J1. Corrado, *ca 1280, +after 1320; m.NN
I2. Bartolomeo, Archbishop of Palermo (1305-11), *ca 1260/65, +Palermo 1311
I3. Francesco, Archbishop of Palermo (1311-20), *ca 1265/70, +Palermo 1320
I4. Corrado, +after 1300
I5. Costanza, *1270/75, +Verona after 7.3.1304; m.Verona 30.9.1291 Bartolomeo I della Scala, lord of Verona (*before 1273, +Verona 7.3.1304)
I6. Imperatrice, +Verona after 1307/10; m.Verona 1295/1300 Federico della Scala sn di Valpolicella (*Verona ca 1275, +Trento 1349)
I7. Giovanna, +Verona 29.12.1352; m.Verona 1308 Cangrande I della Scala, lord of Verona (*Verona 1280/9.3.1291, +Verona 22.7.1329, bur St.Maria Antica, Verona)
I8. Eleonore; m Baron Vassallo de Vassallo di Bavuso
H2. Filippa, *ca 1242, +before 27.10.1273; m.1258 Marchese Manfredo II Maletta (*1230/35 +after 1282)
H3. Maria, *ca 1240, +after 1275; m.1255/56 Barnabo Malaspina (*ca 1230 +1265)
H4. a child, +1265
G12. [illegitimate] Gerardo, +by 1255
G13. [illegitimate] Selvaggia, +1244; m.Verona 1238 Ezzelino di Romano, Podesta of Verona
G14. [illegitimate] Margherita de Suevia, +1297/98; m.1247 Tomasso d'Aquino, Cte d'Acerra (+1273)
G15. [illegitimate] Caterina da Marano, +after 1272; 1m: NN; 2m: 1247 Marchese Giacomo di Carreto Marchese di Savona (*1220 +21.10.1268)
G16. [illegitimate] Blanceflor, +Montargis 1279
G17. [illegitimate] Riccardo Cte di Chieti, +1249
G18. [illegitimate] Federico di Pettorano, he fled with his wife and children to Spain
E3. Duke Friedrich VI of Swabia (1169-91), *1167, +Akka 20.3.1191; m.1189 N, a dau.of Bela, King of Hungary
E4. Otton I Comte Palatin de Bourgogne (1190-1200), *1167/71, +murdered at Besancon 13.1.1200, bur there; m.1190 Marguerite de Blois (*ca 1170 +12.7.1230)
F1. Jeanne I, Comtesse Palatine de Bourgogne (1200-05), *ca 1191, +1205
F2. Beatrix II, Comtesse Palatine de Bourgogne (1205-31), *1192, +7.5.1231, bur Kloster Langheim; m.Bamberg 21.6.1208 Otto I von Andechs (*ca 1171/84 +7.5.1234)
F3. [illegitimate] Hugo, fl 1203
E5. Konrad, Duke of Rothenburg (1188-91), Duke of Swabia (1191-96), *ca 1173, +murdered Durlach 15.8.1196; m.1188 Queen Berenguela I of Castile (*1180 +1246)
E6. Philip, Bgf of Würzburg 1191, Mkgf of Tuscany (1195-1208), Duke of Swabia (1196-1208), King of Germany (1198-1208), *ca 1177, +murdered Bamberg 21.6.1208; m.1194/25.5.1197 !brig! Irene Angela of Byzantium (*1172 +27.8.1208)
F1. Reinald, +young
F2. Friedrich, *1206, +young
F3. Beatrix, *1198, +Nordhausen 11.8.1212; m.2.7.1212 Otto IV Welf (*ca 1175/82 +19.5.1218)
F4. Kunigunde, *ca 1200, +13.9.1248; m.1224 King Wenzel I of Bohemia (*1205 +23.9.1253)
F5. Marie, *1201, +Louvain 1235; m.before 22.8.1215 Duke Henri II de Brabant (*1207 +1.2.1248)
F6. Elisabeth, *ca 1203, +Toro 5/30.11.1235; m.Burgos 30.11.1219 King Fernando III of Castile (*VIII.1201 +Sevilla 30.5.1252)
F7. Beatrix, *and +1208
E7. Beatrix, *by 1156, +1181; m.ca 1173 Guillaume IV de Chalon (*ca 1120 +3.1.1202)
E8. Sofie, +ca 1187; m.1187 Guillaume VI de Montfort (+1225)
E9. Agnes, *1180, +1184
D2. [2m.] Konrad, Pfgf bei Rhein (1156-95), *1134-36, +26.7./8.11.1195, bur Cistercian Kloster Schönau nr Heidelberg; 1m: Würzburg VI.1156 Elisabeth von Stahleck (+ca 1159/60); 2m: ca 1161 Irmgard von Henneberg (*1146/47 +15.7.1197, bur Schönau), dau.of Ct Berthold I von Henneberg by Bertha von Putelendorf
E1. [1m.] Gottfried, *ca 1157/59, +1187/88, bur Schönau; m.1185/86 Agnes N
F1. Friedrich von Staufen
E2. [2m.] Friedrich, +by 1189
E3. [2m.] Konrad, +ca 1186
E4. [2m.] Agnes, *1176, +Stade 9.5.1204, bur St-Blasien, Stade; m.Burg Stahleck (5.11.) 1193 Heinrich I Welf (*ca 1173 +28.4.1227)
D3. [1m.] Bertha, *ca 1123, +ca 1195; m.ca 1138 Mathieu I of Upper Lorraine (*ca 1110 +1176)
D4. [2m.] Judith, *1135, +7.7.1191; m.1150 Ludwig II of Thuringia (*ca 1128, +14.10.1172)
C2. Konrad III, King of Germany (1138-52), *ca 1093, +Bamberg 15.2.1152; 1m: ca 1115 Gertrud von Komburg (+1130/31); 2m: 1136 Gertrude von Sulzbach (+14.4.1146)
D1. Heinrich-Berengar, *1137, +1150
D2. Duke Friedrich IV of Swabia (1152-67), *1145, +1167; m.1166 Gertrud Welf (+1196)
D3. [1m.] a daughter, +1151; m.Great Pr Izyaslav II of Kiev (*1096 +13.11.1154)
D4. [1m.] Bertha
D5. [1m.] Gertrud
D6. [illegitimate by Gerberge N] Leopold
D7. [illegitimate by Gerberge N] Konstantin von Lochgarten
D8. [illegitimate by Gerberge N] Giselbert von Hotingen
E1. Petrissa, +1160/65; m.Adeldegen
D9. [illegitimate by Gerberge N] Sophia, +after 1135/40; m.Konrad von Pfitzingen
D10. [illegitimate by Gerberge N] Ludmilla von Vellberg
C3. Gertrude, *ca 1104, +ca 1191; m.ca 1127 Hermann von Stahleck, Pfgf of Lorraine (+ca 1156)
C4. Richilde, *ca 1100; m.Cte Hugues de Roucy (*ca 1090 +ca 1160)
C5. Heilika; m.Friedrich von Lengenfeld
C6. Bertrada; m.Gf Adalbert N
C7. Hildegardis
C8. Giselhildis
C9. Heinrich, +by 1102
C10. Beatrix
C11. Kunigunde; Hg Heinrich N
C12. Sophia; m.Gf Adalbert N
B2. Otto von Büren, Bp of Strassburg, *ca 1050, +1100
B3. Ludwig von Büren, Pfgf von Schwaben, *ca 1055, +1095/97/1103
B4. Walther, fl 1094
B5. Konrad, fl 1094
B6. Adelheid, fl 1094
A2. Adelheid; m.Mangold, Pfgf von Schwaben

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Rulers of Swabia
INDEX PAGE

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Last updated 19th March 2004

 
At 10:33 PM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

http://blog.libero.it/kingpoto/commenti.php?msgid=250632&id=7788

 
At 10:57 PM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

Federico di Buren sposa Gisela di Beinstein Saintonge Potovin der Vaibil nipote di Poto
Centro Genealogico
di Francia Armoriali di Normandia e Bretagne:
Su internet visibili cliccando Avril de Poto o Pot Bourcany Saintonge Saint Genis.
CGEF

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Puoti- o Potovin o Avril de Pot -detti Avril de Burey d'Anjou Bhuren Khan o Bourcany o Buren



Dinastie Puoti de Burey d'Anjou Hohenstaufen Plantagenet de Bourcane de Buren Khan Bour significa Signore Can Potente forte, da Poto .

Avril de Poto o Potvin o Potvin Saint Genis Saintonge
in tedesco diventa der Vaibil o Staufer(Ex Aufen dalla Coppa o Saintonge, pietra Santa o Beinstein in tedesco Pietra del Signore)-

Origine della dinastia Hohenstaufen

Regia Stirps Veiblinghen .

Griffon fils de Charles Martels e de Sonnichilde

Les discendentes de Griffon prennent le nom Aprilis Griffon de Lanslebourg ou Avril de Saint Genis Saintonge de Burey Anjou ou Staufer Friius, ou Veiblinghen (Anthesterion) Epitethe de la mere de Griffon (Venus Genitrix Dynastie Lithinghe de Theodolinde e de Roi Desiderio) e surnoms des Fils de Griffon e de Gertrud Hildegard Gisela,, der Veibil ,de la Dinastie de Avril(Veibil) ou Aubril , fils de Adela, Fille de Roi DagobertoII.

Dinastie Waiblinghen:

Fridericus -750-785

Fridericus de Burey ou Buren ou Beuren-780-840

Fridericus Tassilo, comte de Buren Zolerin-805-895 sposa Hildegard Gisela Imntrude Ghertrud de Beinstein o Saintonge , o Avril de Poto o Bot detti Saint Genis -Santa progenie di fortis Boaz o Venere (interscambiabile con Venere nelle carte del Graal, da cui Avril de Saintonge, da cui Staufer Freya, , staffa o genie di Venere (Pota o coppa) da cui Hohenstaufen -Buren , detti anche Burencan o Buren Kha Stirpe del Potente o Fortis o Poto, o Boaz , da cui negli armoriali di Normandia e di Bretagne Avril de Bourcany)

Fridericus Conrad di Buren Khan p Bourcany o Buren o Burey -Langeberg -886-956

Fridericus de Burey Beinstein Vaibil -922-992(da Cui il nome Beinstein Vaiblinghen detti Hohenstaufen )

Fridericus 950-1000

Federico 973-1016 di Buren Hohenstaufen

Federico 1015-1094

Federico 1050-1105, primo Duca di Svevia

Federico1090-11

Federico Barbarossa1124-1190

Enrico VI Imperatore 1165-1197

Federico II -1194-1250- epouse Isabel d'Anjou Plantagenet

Dinastie Hohenstaufen Plantagent

Fridericus Avril de Burey d'Anjou Hohenstaufen Buren Khan

Khan o Bourcane traduce Fortis , Potente , il motto des Avril de Burey d'Anjou Khan era Fortis Renascitur Proles!Il termine Khan , simbolo del Veltro Dantesco, e' quindi un Rango per le Dinastie del Graal o degli Uriel Avril de Saint Genis Hohenstaufen o Buren , Potior o Puoti , che significa Despota o Khan .

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REGIA STIRPS WEIBLIGENSIUM

Aprilis(Veiblinghen Anthesterion) Grifone di Lansleburg e (der Weibil) di Langenburg (Svevia)

divenuti BUREN HOHENSTAUFEN

Il Principe Grifone,(figlio di Carlo Martello )discendeva dai Re Longobardi detti Lithingi,(ossia linea merovingia della Pietra o Coppa del Graal Avril de Saint Genis Saintonge che ascendeva a Fortis -Boaz Alke' ) , attraverso la madre bavarese Sonichilde, (nipote di Re Desiderio)e discendente di Teodolinda .Era quindi zio di Carlo Magno che aveva sposato Ermengarda Desiderata (sorella di Re Adelchi)Grifone era anche zio di Carlomanno che aveva sposato Gerberga ,sorella di Re Adelchi).Grifone era inoltre anche Zio della sorella di CarloMagno , Gisla ,moglie di Re Adelchi, padre di King Poto di Costantinopoli, Rex Langobardorum , Patricius Romanorum, Gaius Flavius Teodosius , Poto(Adelchi- Baudo-duca di Brescia , o Principe Poto ,Fortis Alegre o Principe Potone di Castelpoto (BN) )

Re Adelchi Patricius Teodate di Costantinopoli , nomina erede al trono Longobardo il figlio Re Poto Adelchi detti Potone di Castelpoto e Costantinopoli, detto Baudo(duca di Brescia nell'Adelchi di Manzoni). Da Poto nasce Poto II detto Potone che sposa la figlia di Carlo Magno ed Ildegard von Scchwaben, linea di Svevia, da cui Gli Hohenstaufen :
Da Poto III nasce Gisela Hildegard Imntrude de Saintonge o Beinstein, Avril de Poto o de Bot detta der Vaibil (da Venere Pota o Potiri, mito della Coppa di venere o Coppa o Pietra Santa)anche Avril de Saint Genis Saintonge o Dinastia di Poto o del Potente o Fortis, il cui motto avito nel borgo di Potovin o Potivin o Avril de Pot e' Fortis Renascitur Proles(Cappella di Saint Genis, decifrazione dei Lapicidi- L'antico stemma e' l'aquila nera su fondo d'oro- il motto sta ad indicare che la Dinastia di Fortis Boaz, o potente o Poto rinasce .)E' questo il nome arcano degli Hohenstaufen:Vedi Monumenta Germaniae historica - Historia Brevi Salemitani- ed Armoriali di Bretagne- Avril de Potvin de Poto o de Pot o de Bot de Saint Genis Saintonge, in tedesco Staufer Beinstein, der Vaibil, da cui Vaiblinghen. Quindi la Dinastia hohenstaufen assume il nome da Venere Nicefora, o Vincitrice detta Pota o Pothhos mito greco della Forza Vitale (motto semper Virens )del culto avito della Gens Potitia che ascende l mito di Ercole e di Venere , du cui la Gens Potitia, e' custode.

(futura sposa
di un pronipote del Principe Grifone


Grifone sposa Gertrude Hildegard discendente di King Avril o Aubril figlio di Adela, figlia di King Dagoberto II di Austrasia,dettA DER Vaibil(Avril) della Sancta Genie (Gene-Baud ,Sancta Propago ,Gene di Fortis oBoaz ,nelle Carte del Graal interscambiabile con Venere Istar)una principessa merovingia , OSSIA UNA VAIBIL(da Veiblinghen che traduce Anthesterion, ossia Aprile)discendente di Clodoveo e della Dinastia Fortis (Avril de Saint Genis Saintonge Bainstein - motto "Fortis Renascitur Proles!" .La Principessa Sikelgaita , figlia di Guamario di Salerno, discendente di Potone(capostipite dei Puoti), diventa capostipite dei Re Normanni di Sicilia,(in quanto madre di Ruggero duca di Sicilia ,Calabria e Puglie,avendo sposato Roberto il Guiscardo. Da Tale dinastia ,attraverso la madre

Costanza d'Altavilla,(gli Altavilla discendono dalla stirpe normanna di King Alarico e quella sicambrica merovingia des Avril de Saint Genis d'Hautpoully) Federico II eredita il Regno di Sicilia.Da Tale Genealogia e' lapalissiano che l'origine sveva di Federico II e' merocarolingia longobarda e normanna.Si puo' in sintesi concludere che

Federico II discende dalla stirpe di Genobaud, da cui discendono i Potior Valens e King Desiderio che sono quindi antenati di Federico

II.

tratte da "L'Ultimo vento d'Aprile di Federico II "-ed. BRUMAR






TAVOLA IV: I Figli di FedericoII-
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Tavole V e VI -Avril de Saint Genis Saintonge -detti Sancta Propago o Lapis Exilles -Aprilis Grifone di Lansleburg -Weiblinghen-Beinstein - alias von Buren -Hohenstaufen -Avril de Burey d'Anjou Plantagenet

dal 1300 al 1900 -Hohenstaufen Aprilov Buren o Biron di Curlandia Plantagenets.- (Principi di Curlandia detti Kourland ) italianizzati dal Re Vittorio Emanuele nel 1873(Atti Ministro Lanza - Archivio Savoia -Lanza-Minghetti-Julie von Shawaben-Hohenzollern )-( Vincenzo(Heinz) Aprile von Hohenstaufen Principe di Curlandia -detto anche il Curlandese sposa la Principessa Giovanna Puoti (Poti -discendente diretta di Re Desiderio ,attraverso il Principe Potone di Costantinopoli e Castelpoto, duca di Benevento, Salerno, Avellino e di Ferramanu(Villa di Briano)figlio di Adelchi. -Linea Aprile von Hohenstaufen Puoti(xx sec.)Lettera H - Capitolo Hohenstaufen -Archivi Cardinale Santacroce e Duchessa di Albany






documenti anagrafici-

le disposizioni transitorie-Art 14 e 15 della Costituzione Italiana-che aboliscono i Titoli nobiliari trasformandoli in predicati(o inficiandoli ed omettendoli di fatto) valgono solo per la Repubblica Italiana e per i Titoli concessi,ma non per quelli ereditati di origini straniere che non subiscono assolutamente alcun tipo di regolamentazione in Italia.L'avito nome degli Hohenstaufen era Avril de Saint Genis Saintonge ovvero Veiblinghen -Sancta Propago - Pietra Santa o Sacra Coppa-Beinstein (Pietra di Dio) divenuti, dal castello svevo ,Hohenstaufen o Buren (Dinastia di Bhu nome di Veib ovvero di Venere o Aphros- Avril -Aprile )Gli Aprilov Buren Hohenstaufen-(Avril-de-Burey-d'Anjou- )divenuti principi di Curlandia furono detti Biron ou Kurland . Nel 1873 il Principe Curlandese Vincent,nonno della Principessa Yasmin , fu italianizzato dal Re Vittorio Emanuele di Savoia.Il motto des Avril de Burey d' Anjou era "Fortis renascitur proles!"L'antenato degli Hohenstaufen era infatti Fortis o Alke'-Boaz,antenato di Salomone.Dalla medesima stirpe della Sancta Propago detta Avril de Saint Genis Saintonge , ebbe origine la linea del Re Lithingio Desiderio, Longobardo. Lithingi , Saintonge , Beinstein traduce Pietra o Coppa del Signore, ossia Dinastia del Graal . In Provenza la dinastia era detta anche Avril de Pot, per la profonda connessione tra la linea Staufer Freys -e la linea di Re Adelchi, il cui figlio era detto Poto o Baud(Principe di Costantinopoli e Castelpoto) ,capostipite dei Poti o Puoti.Poto o Potone o Baud e ' attributo del Signore , ossia il Potente.Pietra del Signore o Beinstein o Lithingi significa Pietra Alke'. Lo stemma di Avril de Burey d'Anjou era l'aquila di Federico II visibile sul capitello dell'Abbazia Avril de Saint Genis de Saintonge.In Russia il nome muta piu' volte , in Aprielev o Aprix o Apraxin

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Giuseppe Aprile , figlio di Giovanna Puoti, discendente diretta di Re Poto, nipote di Re Desiderio Rex Longobardorum et Romanorum, ha dunque plurime ascendenze e discendenze dal ramo Hohenstaufen .E' nato a Villa di Briano nel Palazzo dei Principi Puoti, presidio Longobardo dell'avita corte Ferramanu o Freyanburg di Re Poto, capostipite dei Puoti, figlio di Re Adelchi, figlio di Re Desiderio

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Ulteriori legami dei Puoti con gli Hohenstaufen:
La madre del Barbarossa e' la pronipote di Re Desiderio, in quanto discende da Liutperga, figlia di Re Desiderio, che sposa il Duca di Baviera;


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La madre di Corradino di Svevia e' Elisabetta di Baviera, discendente diretta di Re Desiderio.
morendo lascio' l'eredita' alla madre e al patrigno-

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Agnese, figlia dell'imperatore Enrico di Franconia, capostipite degli Hohenstaufen , discende dalla Regina Ansa e da Re Desiderio
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Da Costantino ai Re Pendagrom ,a Dagoberto ,ai Carolingi, s'individua che il cuore da cui si dipartono le dinastie Hohenstaufen Heristal Plantagenet , hanno solo un nucleo centrale:Re Desiderio e la Regina Ansa , il cui erede unico e' legittimo e Re Poto, figlio di Adelchi, in quanto il fratello Principe Answaldo fu Vescovo di Brescia, mentre la sorella di Poto era l'Imperatrice Ageltrude, moglie del duca guido diSpoleto Re ed Imperatore, da cui discende il Barbarossa.
Re Poto e' capostipite dei Principi Puoti.


Un intreccio plurimo, dunque di legami di ascendenza , discendenza,dirette e di collaterali con gli Hohenstaufen, cui hanno dato persino il nome.



Commenti: 3

Inviato da potiorvalens @ 10:50:13




Inviato da potiorvalens il 03/06/2005 @ 16:45 via WEB
I Principi Puoti o Putiatin o Bariainskji erano discendenti di Potior Valens Imperator e di King Desiderio , il cui nipote in greco era detto Poto(Pothos , Bara, o Vara significa Desiderio, da cui Puoti, Poutiatin o Barantiskji)Trattasi di dinastie graaliche dette degli Anelli (Vera in Islandese significa Anello.Verre o Borov in Russo , in rumeno Vier , da cui Fortis Alke' o Boaz.Nona Caso King Veruli,Potior Imperator , e la Dinastia di king Desiderio ascendono (vere e' la vipera o il serpente azzurro Totem di Re Desiderio)dalla Dinastia di Saintonge o Pietra Santa, in tedesco Beinstein , antico nome degli Hohenstaufen , il cui nome arcano e' Avril de Burey de Saint Genis Saintonge, Staufer Friius) storico giornalista Wladimirovicz --------- Le misteriose origini di Putin) Pravda
(Rispondi)



Inviato da potiorvalens il 04/06/2005 @ 21:59 via WEB
Maison Imperiale Hohenstaufen Fridericus Avril de Burey d'Anjou, (figlio di Isabella d'Anjou e Federico II eredito' le reliquie del Golgota , La Sindone e le Bende di Cristo custodite da Stupor Mundi)-Le Bende sono state scoperte dalla Principessa Yasmin ,dietro un arazzo russo bizantino degli antenati Princes Avril de Burey d'Anjou Hohenstaufen Puoti -Poutiantin particolare volto di Cristo Ma io per la giustizia contemplerò il tuo volto, al risveglio mi sazierò della tua presenza. Salmo 17,15 Bende di Cristo di Federico II MOSTRA DELLE BENDE DI CRISTO, scoperte negli Archivi di Famiglia,1995, dalla Principessa Kathrin von Hohenstaufen, discendente diretta di Federico II ed Isabella d'Inghilterra; celate dietro ad un Arazzo di Siria (da qui la "Rosa di Soria"- o Siria). Le Bende furono ereditate da Federico Avril de Burey d'Anjou unitamente alla Sindone ed alle Reliquie di Costantinopoli, quale legittimo Re di Gerusalemme, del Sacro Romano Impero di Federico II e d'Isabella d'Anjou. Per tali scoperte, e studi storici, la Principessa Kathrin Hohenstaufen è stata premiata da Otto Cardinali. Avril de Burey Anjou -nome arcano dei Veiblinghen Hohenstaufen Plantagenet- Il nome arcano era Aubril o Auvril -Avril , il nome di King Avril figlio di Adela, figlio di King Dagoberto II di Austrasia, da cui discendeva Gertrud Hildegard der Vaibil(di Avril) Avril ,ovvero Anthesterion , ossia fiore di Venere -Istar e' il nome greco di Aprile.Esso e' interscambiabile con Fortis(Boaz o Poto-Potior -Alke'-Adelchi)-Burey ossia Buren(Hohenstaufen) deriva da Bhu-Signore o Boron -il termine Anjou riferito ai Plantageneti, era termine derivato dalla cultura Babilonese , in lingua germanica Anschau, ossia . Rivelazione applicabile alla consapevolezza trascendentale dei Sidhe'.Anche la Dinastia graalica merolitinga Puoti-Potior-Poto ascende da Fortis o Avril de Saint Genis La vedova originaria della linea del Graal e' Ruth la Moabita che sposo' Fortis o Boaz. Il NOME Rango IMPERIALE DIVINO" Hohenstaufen" traduce Arimatea(Arima-Altezza-Tea-Divina) (Aprilis von Hohenstaufen) Erano celate dietro un arazzo russo des Avril de Buren d'Anjou von Kourland, discendenti del figlio di Federico II ed Isabella d'Anjou:dagli archivi inediti e' emerso ch Federico II ebbe non solo le Bende e le reliquie del Golgota, ma anche le Bende di Cristo, quale erede della Sancta Propago di Fortis-Cristo(Scoperta della Principessa Yasmin von Hohenstaufen Avril de Burey d'Anjou Puoti, Ultima discendente diretta ed erede dei Titoli e Ranghi Imperiali di FedericoII ed Isabelle d'Anjou e degli Imperatori Romani e Bizantini Potior Augustus Valens e di Re Poto ,figlio di Re Adelchi,nipote di Desiderio Rex Langobardorum et Romanorum) ( Ecco il mistero "Della Rosa Fronzuta"di cui fu Pellegrino " Federico II) ________________________ IMPERIAL DYNASTY HOHENSTAUFEN PLANTAGENET AVRIL de BUREY d'ANJOU AGGIORNAMENTI: LA DISCENDENZA DI FEDERICO II ED ISABELLA d'Anjou FRIDERICUS AVRIL de BUREY d'ANJOU (L'Enfant d'Isabeau d'Anjou-Le Poully de Saint Genis Saintonge )* Anthesterion -Staufer Friius -Veiblinghen Buren Plantagenet I figli di Isabella dei Plantageneti erano : Margareth, Carlotto Enrico (detto Otto), Friederich e Kind. Jordan ,mori' bambino. ( Vedi Die Zeit der Staufer-Stuttgart Museum) Le" Tabulae " della dinastia di Federico, figlio di Isabella,sono disponibili con le relative fonti nel Saggio"L'Ultimo Vento d'Aprile di Federico II" ed. Bru.Mar-Traduzione della sintesi archivi inediti federiciani dello Zar Buren Hohenstaufen detto Biron di Curlandia e della Dinastia Avril de Burey d'Anjou(Archivi di Stato Francesi e Russi). I frammenti testamentari di FedericoII ,come confermano gli Annali Picentini, lo storico Scheffer Boicorst, i MGH, Gli Annali Siculi, Cronache Benedettine, lo storico Wladimirovicz ecc.riportano un piano dettagliato di successione imperiale, nel caso di estinzione della linea di Jolanda di Brienne. E' irrilevante che Corradino abbia lasciato i suoi beni al patrigno(che finanzio' l'impresa militare di Corradino) e che nel testamento non menzioni ne' la madre, ne' la moglie, principessa Sophie di Lanslebourg,marchesa di Lansbergis. Ugualmente priva di rilievo e' la catena di circostanze,abilmente manipolate per usurpare i titoli imperiali,attraverso l'infamia del Regicidio e l'eccidio. Castel del Monte. Fra i casteli stgenis5.jpg 425x567 • 39.0k L'Abbazia Avril de Burey d'Anjou Saint Genis Saintonge stgenis9.jpg 567x425 • 48.9kB stgenis91.jpg 567x425 • 52.3kB stemma.jpg 324x501 • 28.2kB saintgenis.jpg 331x464 • 19.7kB dagobertoi stgenis3.jpg 567x334 • 42. apriledelsan...ito.jpg 214x352 • 14 149.jpg 150x199 • 8.4kB -------------------------------------------------------------------------------- Pagina dei risultati: 1 L'esilio: La Dinastia AVRIL de BUREY d'ANJOU Federico,figlio di Isabella dei Plantageneti,si rifugio' alla corte inglese, quando i rampolli svevi,furono imprigionati, mutilati e costretti all'esilio.Nell'Ordine della Colomba Avril de Saint Genis Saintonge , presso l'Abbazia Benedettina di S.Michele Cuxa a Saint Genis de Poully, Federico vive con il codice Avril de Burey d'Anjou, traduzione provenzale di Veiblinghen Buren Plantagenet.Federico Hohenstaufen, figlio di Isabella dei Plantageneti era alla corte del Re d'Inghilterra, dopo la morte di Corradino Hohenstaufen ,come narrano le cronache di Niven e presiede alla festa della Tavola Rotonda, emigrando in Lituania , con l'Ordine teutonico dei Portaspada, come riportano anche i MGH , Francoi e Bacone , e archivi russi del Principe duca Buren Hohenstaufen di Curlandia, suo discendente. Il cognome subi' alcuni mutamenti,nell'Ordine teutonico e secondo l'usanza russa,(vedi fonti riportate nel saggio L'Ultimo Vento d'Aprile e rispettive Tabulae ). I titoli imperiali degli Hohenstaufen sono imprescrittibili,irrinunciabili,in quanto non concessi,ma ereditati. Gli Hohenstaufen, discendenti da Federico II ed Isabella d'Inghilterra,anche senza piu' trono,hanno diritto al titolo di Altezza Imperiale sino alla fine dei tempi. La Dinastia che ascende dal mito della Venus Genitrix(Der Veibil) di Teodolinda(vedi la chioccia dalle uova d'oro a Monza)non subisce la legge salica. E' pertanto legittima l'eredita' imperiale per linea femminile,come dal diritto longobardo e bizantino. I titoli imperiali della linea plantageneta degli Hohenstaufen,sono Ereditari e non concessi da potenza straniera ,pertanto non furono giammai soggetti all'art. 23 del R.D.- 21.01.1929-n.61. Commissione Confraternita delle Chiese Celtiche Reale Gran Magistero genealogico Araldico Inghilterra -Scozia-Galles-Irlanda- Arcicancelleria. Sir Heinz von Biberach* La Principessa Yasmin von Hohenstaufen, in un Convegno sulla Sindone, le Bende di Cristo, il Graal e le reliquie di Costantinopoli, a Glastonbury, promosso dalla Confraternita delle chiese Celtiche, ha spiegato l'itinerario della Sindone nei due secoli di buio: l'Imperatore Comneno chiese aiuto al cugino il Principe Federico Hohenstaufen, duca di Svevia e conte di Buren, genero dell'Imperatore di Franconia, affinché mettesse in salvo le reliquie di Costantinopoli, tra cui la Sindone. La dinastia Angelo Comneno di Bisanzio affidò ai congiunti Hohenstaufen tutte le reliquie del Golgota, in virtù della loro ascendenza davidica, ed il Gran Magistero degli Ordini esoterici del Graal o Ordine del Grifone. Tale Ordine comprendeva anche L'Ordine del Melkisedec, o di San Giorgio e San Michele e sovraintendeva tutti gli Ordini equestri, a Castel del Monte, ove Federico veniva celebrato come il Melkisedec, Signore Universale. L'Ordine di San Giorgio e San Michele(il cui culto ascende ai Re Lithinghi e a Re Desiderio, antenato della Principessa Yasmin) è pertanto patrimonio ereditario della dinastia di Bisanzio confluita attraverso gli Angelos, i Dukas, i Paleologhi,i Comneno, i Lascaris, i Macedonio nel casato Hohenstaufen Avril de Burey d'Anjou(Aprilis von Hohenstaufen Puoti). -------------------------------------------------------------------------------- FEDERICO II E' FIGLIO della Dinastia Lithinga e Sancta Propago Avril de Saint Genis Saintonge-Beinstein Veiblinghen "Fortis Renascitur Proles "e' il motto di Avril de Saint Genis Saintonge -(Veiblinghen-Beinstein Hohenstaufen )che discende da Fortis -Boaz-Nella tradizione di Artu', il lignaggio di Re Davide era rappresentato dai Re Pescatori della famiglia di Gesu'e la linea patriarcale designata con Fortis bisnonno di Davide.Fortis o Boaz era la Colonna sinistra del Tempio di Salomone, i suoi capitelli e la destra Joachim(Stabilita') La figlia di Genobaud ,Argotta sposo' Faramondo(il vero patriarca della Monarchia francese)Faramondo era nipote di Fortis-Boaz In un convegno a Monaco, la Principessa Yasmin von Hohenstaufen ha spiegato le origini comuni dei popoli nordici con gli aurunci e perché dire Regia Stirps Veiblingen o Avril de Saint Genis e' la stessa Cosa. Federico II, discendente di Enea, e' figlio d'Ausonia. La fonte di tale anamnesi é nel libro XI dell'Eneide, dove Virgilio afferma la continuita' tra gli Ausoni ed i Teucri, ossia la Stirpe di Enea, da cui avrà poi origine la Regia Stirps Veiblingensium, ossia gli Hohenstaufen , la dinastia di Federico II. Sia i Monumenta Germaniae Historica che lo stesso Kanthorovicz confermano l'origine troiana di Federico II. La relazione tra la stirpe Hohenstaufen e l'Ausonia ha la sua chiave di lettura nei rapporti tra Pitagora e i Druidi , sacerdoti celtici della Gallia e della Britannia, testimoniati anche da Cicerone. Non a caso Catone, nelle Origini, sostiene che L'Italia, a partire dall'età di Giano Italo, divenne madre di tutte le stirpi. I Romani di stirpe italico-ausonica considerano Giano l'avo del loro ceppo. Il pronipote di Noè o Giano, si chiamava Aschenez, o Ascanio o Ausoni. rifondo' Reggio, la città regale (Tito Livio, Giuseppe Ebro).Gli Ausoni o Aurunci sono quindi gli Aschenaziti. Gli Itali, Romani, Ittiti furono chiamati Ittiti e gli Europei Aschenazi. L'Henniges precisa che gli Aschenaziti dalla Calabria si diffusero nel Nord Europa ed in Svevia. Tacito scrive: I Buri per i loro costumi e cultura ricordano gli svevi! Per la comprensione di tali filoni si consiglia la lettura del Volume "L'Ultimo Vento d'Aprile di FedericoII" Edizioni Brumar (CZ) nella sintesi italiana. Ciò spiega perché i miti classici e nordicoceltici abbiano localizzato sia in un apollinea isola atlantica che nell'estrema punta della Calabria (antica Ovitalia , terra di Giove o della luce increata) gli orti delle Esperidi, i campi del sole, la sede di Re Artù e della Fata Morgana. Individuando cosi' sia nella Britannia che nell'antichissima Brettia due grandi centri magicoiniziatici di carattere solare apollineo, legati alla tradizione arcadica atlantide. -------------------------------------------------------------------------------- . Il Comitato Consultivo dell'European Council of Princes, ha votato all'unanimità una delibera con la quale, alla luce della documentazione dinastica, e' stato dichiarato Erede Universale dei Titoli Imperiale Della Hohenstaufen House ,il Casato Aprilis von Hohenstaufen Puoti. I titoli Imperiali e di Re di Sicilia, infatti, secondo il testamento di Federico II, erano esclusivamente dei figli legittimi, discendenti di Jolanda di Brienne ed Isabella d'Inghilterra. Nei Frammenti, prologhi ed appendici testamentari di diversi storici tedeschi e negli stessi Quaderni piacentini , come nei prologhi del Cicala, vi era un quadro preciso sul piano di successione imperiale dei figli di Isabella d'Inghilterra, in caso di estinzione del ramo di Jolanda di Brienne. Re Titolare di Sicilia era dunque Carlotto Enrico, detto Otto, che morto in giovane eta' passo' il titolo di Re di Sicilia, al fratello Federico, penultimo figlio di Isabella d'Inghilterra, come dallo Stuttgart Museum e dal die Zeit Der Staufer. Il ramo di Federico Hohenstaufen Plantagenet e' sopravvisuto presso l'Ordine della Colomba di Avril de Saint Genis Saintonge (Spirito Santo)con il nome provenzale Avril de Burey d'Anjou (motto:Fortis Renascitur Proles! o Semper Virens , Aquila di Federico II) Egli fu costretto a fuggire, invece in Inghilterra, presso la Corte del Re d'Inghilterra, suo zio, come riportano le cronache di corte dell'epoca(Vedi Francoi, Bacone ed i documenti inediti riportati nel volume "L'ultimo vento d'aprile di Federico II, edizioni Brumar) emigrando poi con una delegazione dei Portaspada in Lituania e Livonia. Gli Aragona non alzarono un dito per salvare i figli maschi dello stesso Manfredi, dalla furia del d'Angiò, consentendo cosi' a Costanza di tramandare illegittimamente il titolo di Re di Sicilia all'Aragona. La mistificazione del guanto di Corradino e' stata opportunamente sfruttata dagli Aragona. Premesso, quindi, che giammai Federico II intese concedere a Manfredi il titolo di Re di Sicilia, tale titolo, Manfredi usurpo', macchiandosi di parrìcidio e fratricidio, nei confronti di Corrado, nonché, tentando di eliminare e spodestare lo stesso Corradino.Ma anche se cio' non fosse stato , i titoli imperiali sono irrinunciabili, imprescrittibili, anche se scippati a causa di usurpazione successiva. AVRIL BUREY d'ANJOU Dinastia Avril de Burey d'Anjou- significa Aprile von Buren Hohenstaufen Plantagenet -Negli Archivi Araldici di Francia sotto il codice Avril de Burey(patronimico di Buren ) d'Anjou ,che indica linea d'Anjou Plantagenet ,si cela Federico , il figlio di Federico II ed Isabella d'Inghilterra. Avril traduce sempre Veiblinghen che deriva dal nome greco del mese di Aprile , Anthesterion, ossia fiore, linea, discendenza di Istar, ossia Venere-Infatti Veiblinghen o Anthesterion,significa appunto "Linea di Venere.".Nella Moriana ,in Val di Susa, il nome diventa Aprile di Giovio o Angevin, in Normandia detti Apris de Morienne ou Apuril de Bretagne .( Processo ai Templari :nome in codice di rami cadetti Aprilis di Buren d'Anjou :Fratello Guillelme Aprilis, Fratello de Buris.)Abbazia benedettina S.Michele o dello Spirito Santo ou SaintGenis Avril de Saintonge-Capitello dell'Abbate Guillelme Avril de Burey d'Anjou che regge la Sindone) Tratto-da-Heraldry department-Supremo-Consiglio-delle Logge Madri - Wasghington : Bases Gènealogiques des Avril de Buren Hohenstaufen D'Anjou Plantagenets- Kourland( Philadelfia -Boston ) -Enrico Hohenstaufen detto Veiblinghen ou Avril Burey d'Anjou 1285 -1355 ou L'Angevin(figlio di Federico figlio di Isabella d'Anjou e Stupor Mundi sposo' in prime nozze Maria d'Asburgo, da cui Aymar o Aimericus (1315 1380)che sposo' Elisabetta von Saxsen , sua cugina , in quanto discendente di Jutta von Saxsen , amante di Federico , da cui aveva avuto un figlio naturale ed il Titolo di Principessa .Il figlio di Aymar di nome Federico Enrico(1347-1412) sposa Elisabetta d'Austria (connessa al ramo di Federicod'Austria (giustiziato con Corradino) figlio di Enrico primogenito di Stupor Mundi e Costanza d'Aragona, detto il Ribelle). Da tale matrimonio si delinea la linea di primogenitura degli Hohenstaufen Plantagenet che attraverso Aymar Eric Thomas (1380-14459 si connette agli Hohenzollern russi (che conservavano ancora l'antico nome Zollern Hohenberg von Shalksburg )che va ad estinguersi ,attraverso la linea femminile di Agnese Hohenzollern, nel ramo degli Hohenstaufen(consultare Tabulae ed albero genealogico linea russa dal 1400al 1873). Comincia cosi' la linea russa che porta fino a Vincent ,il Curlandese, italianizzato nel 1873 da Re Vittorio Emanuele . Una linea del secondogenito di Aymar Avril de Burey Hohenstaufen d'Anjou -Guilllelme Avril de Burey d'Anjou da' origine ad una ramo cadetto d'Angoumois e Saint Genis, il cui motto ricorda ancora "Fortis Renascitur proles "ou" Semper Virens ". Dal secondo matrimonio di Aymar , con Clotilde Bourbon de Provence hanno origine diversi rami,cadetti francesi, tra cui Avril de Dauphinèe, de Vienne, Ville Isle Adam , Avril de l'Isle e de Dinan ,de la Roche, de Bretagne ou Apvril ou Apuril ou Aprix de Morienne, de Carcassonne, de Rennes ,de Peyron , (consulter les Genealogies Angevines).Come si puo' notare gli stemmi sono simili a linee di Aprile italiane che da tali ceppi derivano .Ad esempio, il ramo di Aprile di Cimia (Gimia , sito da cui il feudo, significa Ghimmel, ossia Veiblinghen) che ha lo stesso stemma di un ramo dei Duchi du Mont et desPrinces de la Roche etToledo, o di Caltagirone Mentre il ramo di Palermo , alla corte degli Aragona , deriva da un ramo di Saintonge e una linea egiziana di Manfredi des Princes Abril de Valencia . www.http://fr.groups.yahoo.com/group/Noblesse_Bretonne/message/2813 Avril de Burey d'Anjou- traduce Veiblinghen ossia (Anthesterion-fiore di Istar Venere, in greco mese d'Aprile)di Buren Plantagenet :e' la linea di Federico figlio di Isabella d'Anjou e FedericoII) Avril de Burey d'Anjou -Veiblinghen Buren Hohenstaufen Plantagenet FORTIS RENASCITUR PROLES!Dinastia merovingia, ascnde a Fortis Boaz e a Genobaud -Il principe Grifone , figlio di Carlo Martello e Sonichilde sposa una pronipote di Clodoveo.La regalita'sicambrica merovingia si trasmette anche per via femminile. Avril de Saint Genis Sainctonge Beinstein-nome arcano degli Hohenstaufen-Anthesterion-Veiblinghen -fiore di Istar-Venere, nelle carte del Graal interscambiabile con Fortis Boaz-Dinastia sicambrica troiana merovingia discendente da Fortis Boaz-Genobaud-ossia Gene del Signore(Saint Genis)detta Buren -da Bhu -in sanscritto Signore-Avril de Burey d'Anjou-traduce Veiblinghen Buren Plantagenet Fonti: Centre Historique des Archives Nationales ****** _______________________________ NOBILIVRE : table des noms de familles : NOBILIAIRE DE NORMANDIE (genealogie) Table des noms de familles cités dans le nobiliaire de Normandie de Edouard Drigon de Magny ... AVENEL AVESGO DE COULONGES AVRIL DE BUREY BACHELIER DES VIGNERIES BAILLARD BAILLEHACHE BAILLEUL ... www.nobilivre.com/nobiliaire_normandie_index.html • Aggiornato nelle ultime 48 ore _______________________________--- C.E.G.F. CENTRE D'ENTRAIDE GENEALOGIQUE DE FRANCE 3, rue de Turbigo, 75001 PARIS Fonds de Monsieur de LA CASINIERE ABADIE de SEGALAS (de) Béarn ABANCOURT ..... AVRIL de BUREY (d') Anjou .... AYDIE (d') Armagnac AYMAR d'ALBY (d') Provence AYME de LA CHEVRELIERE Poitou AYMER de LA CHEVALERIE Poitou "Genealogies Angevines "- Genealogia Buren Plantagenets - Gran Magistero dell'Ordine della Giarrettiera-( San Giorgio dei Plantageneti)- Ordine di San Michele o dello Spirito Santo - MAGISTERO DELLA Sacra Colomba Avril de SAINT GENIS SAINTONGE . LINKS: Avril de Burey; fonti on-line L'AMORE :DALLA POESIA JONICA AI FEDELI D'AMORE":di Yasmin Aprile von Hohenstaufen Puoti(ed.Avril Burey d'Anjou) "MA PER ME IN NESSUNA STAGIONE MAI L'AMORE SI ASSOPISCE. COME IL TRACIO VENTO BOREA ,ARDENTE FRA LE FOLGORI , LANCIANDOSI DAPARTE DI AFRODITE CON INFUOCATO FURORE,TENEBROSO,SPIETATO,FIN DAL PROFONDO SCUOTE FORTEMENTE LA MIA ANIMA"(IBICO) Il Codice Ieratico degli Hohenstaufen era nel nome occulto dei Fedeli d'Amore ossia , di VENERE "Aprilis" ! -Il motto des Avril de Saint Genis Saintonge "Fortis Renascitur Proles"-cela l'arcano del Vero Nome Ieratico degli Hohenstaufen, custodito nell'Ordine Teutonico Kradaino e nel Linguaggio segreto dei Fedeli d'Amore: era Amore, nome di Venere.Quindi Avril, Aprile , in greco Anthesterion , linea, fiore di Istar Venere . I fedeli d'Amore erano dunque i seguaci dei segreti della Sancta Propago (Saint Genis Saintonge, che traduce Sacra Coppa, o Graal, in tedesco Beinstein, antico nome degli Hohenstaufen, interscambiabile con Veiblinghen che traduce Anthesterion, Linea di Venere) . Ma Fortis , nelle carte del Graal e' anche il nome di Venere, ed e' interscambiabile con Boaz, Anfortas , Forte, Potente,Valente, la Colonna di Anfortas Re de Graal- Ecco dunque l'arcano DELLA MISTICA GHIBELLINA che cela anche il palinsesto del Sacro Impero Romano, attraverso il palindromo di Roma o Amor .Oltre al Nume Tutelare, Roma, infatti ,celava anche l'arcano nome :era Veib , Aprilis, Amor . Al di la' delle numerose leggende , in aramaico, Rome significava Fortis, quindi Venere- Boaz e non a caso i due Templi dedicati alla citta' di Roma e a Venere erano interscambiabili. Ecco perche', tra i Cistercensi, si riportava che "Ipsius vero Stoffensis Nomen etiam doctissimis ignotum est": la stessa frase riportata da Macrobio per Roma che enunciava:"Ipsius vero Urbis Nomen etiam doctissimis ignotum est" .Non a caso, il vero nome di Roma , veniva tramandato in codice solo dai Pontefici Massimi. L'Ordine Kradaino ,originariamente sacro a Marte,conosceva i misteri di Roma -Amor Venere - Aprilis , Veib .Ma Venere si celava anche sotto il nome di Cibele . E cco perche' L'Abbazia Avril de Saint Genis Saintonge della Sacra Colomba , sulla plaque decifrata dalla Principessa Yasmin, che ha scoperto la Tomba di Yaesou six Rex (Gesu' sesto Re), risolvendo l'Enigma di Rennes Le Chateau , c'e' il simbolo della spiga di grano, sacra a Venere Cibele , ed il segno della Trinita' dello Spirito Santo. Non a caso l'Abbazia dell'Abbate Gullielme Aprilis . era detta anche dello Spirito Santo e di San Michele. Ma perche' solo a pochi ed ai Fedeli d'Amore era dato penetrare i segreti del nome Arcano degli Hohenstaufen ? I lapicidi dell'Abbazia Avril de Saint Genis, lo celano in codice, attraverso l'enigma-Ista(nome di Venere Ista o Istar oFriius-Freya) I Staoferfreiius,che sembra ai profani Ista Opera...ma guardando attentamente il dislivello, puntini lettere maiuscole e minuscole,generate l'una dall'altra recano un nome in codice che ripete il motto:La Progenie di Venere rinasce, ossia Fortis (Venere )renascitur Proles !Tale motto diverra' per la linea di Federico, figlio di Isabella d'Anjou e Federico II, Avril de Burey d'Anjou :"Semper Virens"! Un ramo Templare di tale linea si chiamera' in Val di Susa Aprile di Giovio,da Iovius.Il Rango " Jovius", come era nome arcano di Romolo, Cesare ,Augusto.La stessa Stirpe d'Anjou , deriva dalla Stirpe solare ascendente all'origine troiana e merovingia Avril de Saint Genis Saintonge.Non a caso il termine Plantagenet, significa Stirpe della Coppa (Plantys)ossia Saintonge Beinstein o linea Lithinga cui apparteneva Re Desiderio discendente di Teodolonda.Mentre il nome Ginestra derva da Gene, Stirpe di Istar , Venere Freya, Avril , ossia Anthesterion Veiblinghen.
(Rispondi)



Inviato da potiorvalens il 08/06/2005 @ 18:43 via WEB
• !I Biron Si chiamavano Bhuren o Buren di Svevia Wittemberg . Certamente furono perseguitati dalla corte russa che ne temeva l'antica prosapia riconducibile al vero palinseso graalico dei veri Romanov , in realta' Koska . L'epoca in cui furono denigrati a umile origine tedesca, e' l'epoca della manipolazione storica dei vari Suvolov, agenti segreti della corte che miravano a celare che quelli ritenuti Romanov rano in realta solo degli Orlov. L'Origine graalica dei Biron dagli Avril de Burey Anjou detti anche Bouron , Buren von Schwaben wittemberg e' indiscutibilmente legata a Koskin , ossia i Veri Romanov. Anche il libroProfezia della sindone di Baschera ed.Me narra del conte di Bouron o Buren che in Provenza ostentava la sindone, nei campi di grano. Era la Dinastia Burey Anjou, ossia Avril de Burey anjou, di cui i Biron erano dei Cadetti. Stranamente proprio nell'archivio dei Principi di Curlandia La Principessa Yasmin ha trovato conferma che la Sindone era di Federico II e che era custodita dal figlio di Federico ed Isabel Anjoi, al punto da aver ritrovato le Bende definite sindone o sudario negli armoriali des Avril . La Leggend del Vecchio Conte di Buron , trae origine da canti Medievali che narrano in provenza del Conte di Buren,nei Pirenei Biron fece un voto di mettere a disposizione il castello ed i campi di grano per quei pellegrini che di passaggio avean bisogno di rifocillarsi , mostrando la sindone , a titolo gratuito. Non e' un caso che la Principessa abbia trovato i documenti che confermano tale circostanza e che sia l'erede delle Bende e delle reliquie custodite dai Buren o Biron, comunque rami des Avril de Burey Anjou Schwaben. Del resto il nome avito di Federico era proprio Buren! Si narra che il conte di Bouron possedesse terre coltivate a grano, ma che i visitatori della Sindone fossero talmente tanti che la farina non bastava piu:Il conte di Bouron o Burey o Buren, obbligato da un voto , avvilito chiese al Gesu' di provvedere ..Giunse il tempo di tagliare il grano, e le spighe erano cosi' grosse che erano genuflese in terra quasi stessero pregando...Una volta tagliate le spighe, il giorno seguente nascevano nuove spighe. Il Conte di Buren vide passare un'aquila nei campi e vide una mano che offriva una spiga di grano. E' questa Ballata la versione dello Stemma des Avril de Saint Genis Burey Anjou che aveva la Sindone di Federico II. Traccia di questa casata e' nel motto Fortis renascitur Proles e nello stemma di Saint Genis ove appare una mano di Dio che in campo di grano offre un germoglio alla sinistra araldica, l'aquila sveva. E' l'arma avita della Principessa Yasmin
(

 
At 12:42 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

Gli Aprile di Palermo e di Caltagirone sono discendenti di Federico figlio di Manfredi Lancia , rifugiatosi in Egitto e poi a Valencia presso la sorella Costanza d'Aragona.Tali rami non vanno confusi con la linea legittima di Federico figlio di Federico II ed Isabella d'Inghilterra, ossia Avril de Burey d'Anjou Hohenstaufen Plantagenet de Saint Genis in Bretagne.

Famiglie Nobili di Sicilia


Blasone - famiglia Aprile di Caltagirone

Aprile di Caltagirone





Origine -> Descrizione - famiglia Aprile di Caltagirone Visto: 96


Secondo il Mugnos Grandi di Spagna Duchi e Principi di Toledo, famiglia nobile di Valenza passata in Sicilia sotto il re Federico II di Aragona,di cui erano nipoti e familiari , in quanto nipoti di Costanza figlia di Re Manfredi di Svevia,stabilitasi in Noto, Modica e Caltagirone con carico di segreto di quest’ultima città, e decorata col titolo di barone.
Commendasi il p. Aprile dotto e virtuoso gesuita.
Armasi secondo il Villabianca: campo d’argento con una fascia di rosso accompagnata da tre rose rosse situate 2 in capo ed una in punta.
Corona di barone.

 
At 10:52 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

PRINCIPE AIMERICUS APRIELEV

APRAXIN BUREN HOHENSTAUFEN KOSKIN BUREY ANJOU PUTIATIN von ODESSA und von Curlandia Bariatinskji Hohenzollern





Armes des Avril de Burey Anjou Angoumois de Saint Genis Saintonge de Burcany(also Bhuren Khan)

also called

APRILE di BUREN ANJOU HOHENSTAUFEN PLANTAGENETS



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Royal Families of Europe




In the last name index, the Russian feminine surnames are given in the basic (masculine) form, ie. Romanov instead of Romanova, Apraxin instead of Apraxina etc


Marthe APRAXINE- Aprielev(Avril de Burey d'Anjou-Hohenstaufen Plantagenet)
Sex: Female



Birth: Date: 1667

Death: Date: 1716

Parents & Siblings
Marriages & Offspring

Family
Marriage Date: 1682
Husband: Fédor ROMANOV
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Le Bende di Cristo
della Dinastia di S.A.I.R. Principe Giusepper Aprile von Hohenstaufen Buren Anjou Puoti Putiatin Bariatinsky

Princes Avril de Burey ou Bourevin ou Borovin ou Apraxin ou Aprielev- Aprilov, Clan Princes Varjatinsky ou Bariatinsky, (Var e' il nome di Boron , da bor -cinghiale-Borovitin-Koskin Bor -Koskin o Koska traduce Staffa -Onfalos -Staufer Friius -Staffa o linea di Venere Freya, ossia Anthesterion fiore di Istar-Venere, nome greco del mese di Aprile, nei paesi baltici Aprix o Apraxin) Venere o il totem venusiano del Cinghiale .Bor in celtico-Boron -Buren .

Vaibil-Kaska, nome di Venere Anche il nome avito dei Romanov era Koskin.

Tali dinastie dette Urik o Uriel (da cui anche Rjurik)avevano per Totem il Grifone-

Il Clan Bariatinski ha la medesima origine del Clan Putiatin (Venus Pota),

vedi discendenze dei Bariatinski

http://www.geocities.com/tfboettger/bariatinsky/hierarchy.htm






Put***



S.A.I.R. il Principe Giuseppe Aprile di Buren Anjou Hohenstaufen Plantagenet Puoti Canmore- discendente da Federico Avril de Burey Anjou figlio di Federico IIed Isabella d'Inghilterr a e dai Puoti Comneno Canmore .Clan piu' antico d'Europa(Gens Potitia-clan Putyantins )imparentato con i piu' grandi Casati d'Europa.I Puoti discendono infatti dall'Imperatore Potior Augustus Valens e Da Re Poto, nipote di Re Desiderio(Pothos in Greco)(Gens Potitia o Valens ).Anche le dinastie Chernicov o Tverskoy Troubeskoy(Ordine dei Portaspada nel Baltico)ascendevano all'Origine graalica di Avril de Saint Genis Saintonge o Fortis Boaz -Gens Potitia ou Avril de Pot (Fortis Renascitur Proles!)Venus Pota e' la Venere vincitrice nella Cabala, interscambiabile con Fortis Boaz-Armi di tale dinastia era l'aigle de sable ou le Griffon-The snake (Dinastia Kabulin come i Koskin -Koska i veri Romanov che avevano lo stemma del Grifone che agita la Lancia(Kradaino)e l'aquila nera di Saint Genis la Sancta Propago di Fortis(ossia Potens).Da Tale dinastia discendeva anche la linea Anthesterion (nome di Aprile in greco)-ossia Veiblinghen-Beinstein Staufer Friius, ossia gli Hohenstaufen-Vi e' certamente un profondo legame tra l'origine visigota, merovingia, longobarda bizantina e carolingia dei Principi Avril de Saint Genis Saintonge Potior.E' certo che Re Poto, figlio di Re Adelchi, Despota e Principe di Costantinopoli, arrivo' in Crimea e che molti siti e Ponti , Castelli portano il suo nome.Il despota Poto , nipote di re Poto , sposo' una Paleologo-, ed un nipote di Poto dinastia Duncan Canmore sposo' un Anghelos Comneno.(Tali dinastie ascendevano alla linea di sangue del Graal , come si evince anche dagli etimi).La stessa dinastia dell'imperatore Costantino, sopravvisse in Gallia Placida imperatrice, figlia dell'imperatore Potior Augustus Valentiniano, sposa dell'imperatore CostanzoII e madre dell'Imperatore Valentiniano Potior.La figlia di Gallia Placida, Licinia Eudoxia sposo' King Veruli ,dinastia di Re Celti, Sassonie edel Wessex.La madre di Alarico era figlia di Clovis-il cui discendente King Evanghelos Veruli ha sposato la Principessa Rosmarie Aprile von Hohenstaufen Puoti.Da considerare che Re Poto, Patricius Romanorum ,era nipote di Carlo Magno, in quanto figlio di Gisla, ma nipote anche di Carlomanno , in quanto nipote di Gerberga, e di Ermengarda, entrambe sorelle di Re Adelchi-La sorella di Re Poto era l'imperatrice Ageltrude-Gerberga, moglie dell'imperatore Guido di Spoleto.Vieppiu', Anselberga, sorella di Re Adelchi era Badessa di San Salvadore a Brescia, mentre Liutperga, sorella di Adelchi, era moglie del duca di Baviera ed Adelperga, la sorella minore di Adelchi era moglie di Re Arechi, duca di Benevento.Quindi la Dinastia Puoti e' capostipite dello stesso Federico II Hohenstaufen , in quanto la madre di Federico Barbarossa , Giuditta di Baviera, discendeva non solo da Re Desiderio, ma dal Duca di Spoleto;era nipote inoltre dell'imperatore Comneno e del Re d'Inghilterra connessi alla Gens Potitia).Paradossalmente ha piu' sangue dei Romanov, il principe Giuseppe Aprile von Hohenstaufen Puoti ,degli altri Romanov ,superstiti,in quanto l'Ultima Romanov fu Elisabetta Petrovna, poiche' Caterina La Grande era una Anhalt e lo Zar Figlio, un Orlov, (essendo il maritoPietro, un Romanov Sterile, per ferite d'arma da fuoco).Infatti il vero nome dei Romanov era Koskin(Aprilis Griffon de Saint Genis Saintonge Potior ,Gens Potitia,come i Putiatin , discendneti di Rjurich (pronipoti di Costantino ou Kabulin)-Lo stesso Generale Potemkin ,pupillo dello Zarina , era un Principe Potentissimo del Clan Putyantins.Certamente fosca ed affascinante e' la Profezia che tentava disperatamente di scongiurare Suvolov , capo dei servizi segreti dello Zar Alessandro III, il quale assassino',nel 1873, mente dormiva nel Palazzo di San Pietroburgo, il Principe riformista Curlandese Aymar Buren (dinastia provenzale Avril de Burey d'Anjou ,discendente di Federico II ed Isabella d'Anjou, di cui un ramo connesso era detto anche Biron:un cugino di Aymar , del ramo cadetto era stato il reggente Ernest Biron ), per scongiurare la profezia che la dinastia Koskin Kabulin sarebbe tornata al potere , in quanto erano loro i veri Romanov.Arrivo' addirittura ad inscenare un falso complotto di Bakunin ed il Principe Aymar contro i falsi Romanov.Ma l'ossessione si ripete con il Mago -Santone Gregorievich che alla corte della Zarina Alessandra muta il nome in RAS-Putin , Rasputin, non tanto per la sua dissolutezza, , ma perche' in linguaggio segreto doveva scongiurare l'avverarsi della Profezia dei Putin, quindi una sorte di Vincitore sul Putin (Depuotere il Putin, svellere il potere di Putin, rastrellare il Putin).Ma Rasputin cadra' nel complotto teso dal Principe FelixYussupov,cugino del principe Aymar, (nonno del Principe Giuseppe Aprile di Buren d'Anjou Puoti,figlio di Heinz, ormai italianizzato dal ministro Lanza-I873) proprio nel Palazzo di San Pietroburgo. in una sorta di rito e patto oscuro tra i Principi della Kabbala. Finche' nel 1917 cadra' il potere degli Orlov detti Romanov , con la Rivoluzione Russa.Dopo la Dittatura del Popolo, e l'alternarsi di Leaders, in Russia sara' Presidente un Putin (ossia dinastia Gens Potitia, ossia Kabulin, ossia un Koskin Romanov).Ed il cerchio si chiude!



S(Principe Giuseppe Aprile(Aprielev ou Apraxin)Avril de Burey Anjou Putiatin-Il nonno del principe Giuseppe era Aymar Avril de Burey Anjou Putiatin,un Principe Potentissimo del Clan Putyantins di Odessa ,Lituania , Curlandia,e del clan Bariantiski,attraverso la linea femminile.Il principe Aymar Avril de Burey d'Anjou discendeva da Federico II , Isabella d'Anjou, ma anche dai Putiatin e dai Bariantiski,discendenti degli zar Rjurik, da San Wladimiro e da Elisabetta Petrovna ,ultima vera Romanov.Un cugino del padre del Principe Giuseppe Aprile di Buren Anjou Puoti, era l'esule russo a Parigi,il Principe Serghej Putiatin che sposo' Marie Pavlovna Romanova, cugina dello zar Nicola II(1917)-Il principe Giuseppe Aprile di Buren d'Anjou, era pronipote dei principi Bariatinski, cugini dei Buren, in quanto un suo avo Aimerian Joseph Avril Burey d'Anjou principe di Apraxin e Borovitin (1432-1502)aveva sposato Ismene Esterhazy , sua cugina , la cui madre era la Principessa Kristina Barantiski.Un altro suo avo Thomas Vincent(1457-1502 aveva sposato Ira Troubetzkoy, la cui madre Alexandra Barantiski era una zia .Il principe Aymar o Aimericus Avril de Burey o Bhuren(1700-1765)aveva sposato Ester Dolgorukij, figlia del Principe Nikolas Dolgorukij e della Principessa Irina Barantiski. Maria Dolgorukij, pronipote di Irina Barantiski sposera' Ernest Johan Avril de Burey Anjou , principe di Apraxin(1807-1833), la cui sorella Vassila , sposa il principe Alexis Paley.

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Princess Filli Allegro di Hochstaden d'Alegre de Hostade Putiatin (madre della Principessa Yasmin Aprile von Hohenstaufen Puoti)




Hochstaden







S.A.I.R. Principe Giuseppe Aprile di Burey d'Anjou Hohenstaufen Puoti Putiatin , pronipote della Principessa Yussupova Putiatin ( Pal.di San Pietroburgo)nato a Villa di Briano palazzo di Re Poto, figlio di Re Adelchi, nipote di Re Desiderio(in greco Pothos) discende dall'Imperatore Potior Augustus Valens , Re Poto, Federico II ed Isabella d'Anjou.Il Principe Giuseppe e' il padre della Principessa Yasmin Aprile von Hohenstaufen Puoti Allegro d'Alegre de Hochstaden Putiantin.Dalle memorie della Granduchessa Maria Pavlovna Putiantin(in Romania, dopo la rivoluzione del 1917) ,cugina prima dell'Imperatore Nicola II, sposata al principe Putiantin, emerge che il nonno del principe Giuseppe, zio del principe Putiantin,Principe Aymar Buren d'Anjou di Curlandia, era stato assassinato nel sonno dal capo dei servizi segreti di Alessandro ,Suvolov(1873)per le sue ideee riformiste,nel Palazzo di San Pietroburgo, e poi ufficialmente fucilato.Il Principe Putiantin, dopo il divorzio dalla moglie visse in esilio a Parigi.Al Clan Putiantin, appartenevano Gli Hohenstaufen Buren di Curlandia,non solo per numerosi legami di parentela, ma per l'originaria ascendenza merovingica provenzale .

Fu proprio il suocero di Maria Pavlovna, il Principe Putiantin ad aiutare nella fuga da San Pietroburgo,la vedova del Principe Aymar, Elvis o Elpis Hohenzollern che affido' il bambino Heinz alla Badessa Inncenza Lanza al Vescovo Puoti(dinastia Putiantin italiana).Lo stesso Andrea Costa(che portava in realta' il cognome dei nonni materni )si adopero' perche' avesse come istruttori Monsignor Costa della Dinastia Della Casa Sovrana Sveva Salluzzo.Non a Caso il padre del principe Giuseppe, il Principe curlandese Heinz che tanto angoscio' per timori dinastici, il Re Vittorio Emanuele , proprio per intervento degli Hohenzollern (detti sin da tempi aviti Dazieri;il nome Zoll significa Dogana, si adoperarono ,affinche' il loro nipote diventasse uno fra i piu' valenti Tributaristi ed Appaltatori delle Imposte )-Cio' dopo che Lady Julie von Schwaben, che amministrava il patrimonio del piccolo Principe, si era adoperata a creare la Fondazione pedagogica Froebeliana ,investendo l'ingente patrimonio di Heinz,dedicandola al Casato svevo, e affidando la gestione del restante patrimonio alle principesse Savoia che invece intestarono la fondazione ai Savoia, dimenticando presto gli impegni presi, al punto che Lady Julie ne mori' di crepacuore, e fu sepolta con lapide anonima nel cimitero di Napoli, in quanto non le consentirono piu' nemmeno di vedere il bambino .Sulla vicenda ci furon patti oscuri che coinvolsero anche il primo Ministro Lanza ed i Marchesi Costa -Cantile-











KATHARINA Romanova Putiatina bisnonna

del Principe Giuseppe Aprile von Hohenstaufen Puoti




Imperial Dynasty Hohenstaufen Plantagenet

Avril de Burey d'Anjou Putiatin

Put***












S.A.I.R. Principe Giuseppe

Aprile von Hohenstaufen

Buren Anjou Puoti Putiatin

Princes Avril de Burey ou Bourevin

ou Borovin ou Apraxin -Clan Princes Varjatinsky ou Bariatinsky

(Var e' il nome di Boron , da bor -cinghiale-Borovitin-Koskin Bor -Koskin o Koska

traduce Staffa -Onfalos -Staufer Friius -Staffa o linea di Venere Freya, ossia Anthesterion

fiore di Istar-Venere, nome greco del mese di Aprile, nei paesi baltici Aprix o Apraxin)

Venere o il totem venusiano del Cinghiale .Bor in celtico-Boron -Buren .

Vaibil-Kaska, nome di Venere Anche il nome avito dei Romanov era Koskin.

Tali dinastie dette Urik o Uriel (da cui anche Rjurik)avevano per Totem il Grifone-

Il Clan Bariatinski ha la medesima origine del Clan Putiatin (Venus Pota),

vedi discendenze dei Bariatinski

http://www.geocities.com/tfboettger/bariatinsky/hierarchy.htm







Put***

P

Il Principe Vincent ,il Curlandese,era padre del Principe Giuseppe Aprile di Buren Anjou Puoti, cugino dell'esule russo a Parigi,il Principe Serghej Putiatin che sposo' Marie Pavlovna Romanova, cugina dello zar Nicola II(1917)

Il principe Giuseppe Aprile di Buren d'Anjou, era pronipote dei principi Bariatinski, cugini dei Buren, in quanto un suo avo Aimerian Joseph Avril Burey d'Anjou principe di Apraxin e Borovitin (1432-1502)aveva sposato Ismene Esterhazy , sua cugina , la cui madre era la Principessa Kristina Barantiski.Un altro suo avo Thomas Vincent(1457-1502 aveva sposato Ira Troubetzkoy, la cui madre Alexandra Barantiski era una zia .Il principe Aymar,

figlio della Principessa Yussupova , era quindi zio di Felix Yussupov o Aimericus Avril de Burey o Bhuren(1700-1765)aveva sposato Ester Dolgorukij, figlia del Principe Nikolas Dolgorukij e della Principessa Irina Barantiski. Maria Dolgorukij, pronipote di Irina Barantiski sposera' Ernest Johan Avril de Burey Anjou , principe di Apraxin(1807-1833), la cui sorella Vassila , sposa il principe Alexis Paley.

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HPoPchstaden





r







Elisabetta Petrovna era, in effetti , Ultima Zarina

Romanov Koskin Kabulin -

Lo Zar figlio di Caterina la Grande

(una Anahlt, moglie dell'ultimo Zar Romanov ) era infatti figlio di Orlov.



I Misteri di San Pietroburgo.

Il Principe Felix Youssopov e il Principe Heinz ,il Curlandese , ultimo Hohenstaufen Avril de Burey d'Anjou- Griffon Koskin Kabulin Russo.

I misteri del Complotto contro Rasputin risalgono ad una nemesi genealogica . La madre di Rasputin , una maga, aveva convinto il futuro Alessandro III che era necessario eliminare il vero Koskin Kabulin ,epiteto del Grifone Avril de Saint Genis Buren Hohenstaufen, in quanto aveva il sangue dei veri Romanov, mentre gli zar Romanov erano solo Orlov. Fu cosi' che L'agente Suvolov fece irruzione nel Palazzo di San Pietroburgo ed uccise il principe Aimericus , bisnonno della Principessa Yasmin, propenso alle riforme e ai moti liberali(2(Gennaio 1873). Il Cadavere fu fucilato , dopo un falso processo lampo , a distanza di poche ore.

L'Accusa fu di aver complottato con Bakunin contro gli Zar.(Dossier Bakunin -Elpis Shwarz-Costa-Kuliscoff-Turati- Barone Uxull-von Bulov. -Dossier Servizi Segreti Inglesi - capitolo Affare Rasputin- Felix Youssopov.Secondo tali indizi l'Inghilterra appoggiava il Principe Aymaricus nei propositi di Riforme , fino a favorire il ritorno di un vero Koskin sul trono di Russia. Il Principe Aymar era appoggiato dai Dolgorukjy suoi parenti , anglofili ,progressisti, europeisti.)

Aymar ,avrebbe potuto rimpiazzare Gli Orlov ,sul Trono di Russia,attraverso il Riformismo , ed il diritto di sangue.Una Profezia , secondo i Rasputin, prevedeva la fine rovinosa degli Orlov Romanov, l'ascesa del Popolo ed il ritorno dei Veri Romanov Koskin Kabulin. Il Termine Koskin cela il Codice Aprilis Grifone(lo stemma antico dei Romanov e' quello di Aprilis Grifone, un Grifone che regge l'aquila sveva)Kabulin e' il Codice della Sancta Propago Avril de Saint Genis



A.I.R.Aimericus Buren Aprilov Anjou Hohenstaufen ,il Principe Svevo Curlandese detto Aimar, legami con il Principe Felix Youssupov. Un ramo cadetto femminile des Avril , e' , noto come Aprix , in Provenza(tre corvi , simbolo d'esilio-ricorda la terza linea della terza moglie di Stupor Mundi)Gran Magistero dello Spirito Santo di Avril de Saint Genis Saintonge Burey d'Anjou.In Lituania, la Dinastia si afferma con il Soprannome di Principi Aprexin o Apraxine(Clan Putiatin -Rjurik-Romanov)

Royal Families of Europe

Royal Families of Europe. Surname: Apraxine. Marthe APRAXINE Born: 1667
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Fédor ROMANOV

Given name: Fédor III

Sex: Male



Birth: Date: 1661

Death: Date: APR 1682

Title: tsar, de Russie Date: FROM 1676 TO 1682

Parents & Siblings
Father: Mother:
Alexis ROMANOV Marie MILOSLAVSKAÏA

Brother: Alexis ROMANOV
Sister: Sophie Alekseievna ROMANOV
Brother: Ivan ROMANOV

Marriages & Offspring

Family
Marriage Date: 1680
Wife: Agaphie GROUCHETSKI
Family
Marriage Date: 1682
Wife: Marthe APRAXINE

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.org(Si spiega cosi' perche' successivamente Elvis Hohenzollern,in codice fu chiamata Elpis, come una zia Elpis Schwarz, nelle memorie di Bakunin a Caprera )Dunque il Principe Aymar era il vero Zar, in quanto era un Grifone (Koskin) dei Kabulin, termine con cui si indicava la Dinastia della linea di sangue del Graal. In piu' nelle sue vene vi era il sangue dei Beinstein di Svevia, gli Hohenstaufen e quello dei Plantageneti, inoltre il ramo cadetto di tale linea aveva avuto gia' uno zar :Giovanni Ernesto Biron, duca di Curlandia, che in effetti era un principe tedesco , originario di Svevia, detto anche duca di Virtemberg, termine con cui si indicava un feudo omonimo in Curlandia, o Lenzberg, dal nome di un altro Castello in Curlandia. Oltre a pacificare le grandi diatribe delle famiglie dei Boiari, era anche un Hohenzollern Shalksburg, Dolgorukij,Esterhazy, piu' volte connesso ai Principi Youssopov:praticamente piu' ricco e potente dello stesso Zar, suo cugino, ma ormai acerrimo rivale.Dopo tanti secoli il legittimo discendente di Federico II ed Isabella D'Inghilterra, rischiava di rinascere dall'Humus delle piu' potenti dinastie d'Europa:un vero flagello, anche perche' riformista ed illuminato, quindi potenzialmente legittimato a rimettere in discussione non solo il trono degli Zar, ma anche altre Corone Europee. Fu cosi che nessuno ebbe 'interesse a far luce sulla fucilazione frettolosa del Principe svevo lituano Aimar , nonno dei Principi Giuseppe ed Elvis(italianizzati ,ormai,dopo che Vincent fu affidato a RE Vittorio Emanuele parente dei Curlandia) .ll Palazzo di San Pietroburgo fu regalato dallo Zar al Conte Suvolov, come compenso. Suvolov incamero' gran parte dei tesori del Principe Aimar che aveva ereditato le ricchezze di due nonne Youssopove.I nipoti di Aymar erano ormai italiani, ma che strano destino ebbe il Palazzo di San Pietroburgo... Dal seme dei Principi Youssopov discendente di Gengis Khann e di Maometto nasceva il Principe Felix:bellissimo, crudele, come sapeva esserlo solo un tartaro , dicevano i suoi detrattori, amante del bello e delle arti come gli avi Esterhazy , Dolgorukij, Curlandia. Dal suo Archivio di profugo russo a Parigi , emergera' l'aspetto misterioso che indusse un Principe di Casa Reale come Youssopov ad uccidere cosi' crudelmente un vecchio patetico - profeta barbuto come Rasputin:" l'Eminenza Grigia" della Zarina, poco prima della Rivoluzione di Ottobre .Rasputin , di origine Ebraica , apparteneva ad una famiglia di contadini che per secoli avevano frequentato la Corte Russa, dando responsi e ricette taumaturgiche ,secondo la tradizione essenica , a Pasqua, in cambio di viveri e qualche uovo dipinto degli Zar.

Felix Youssoupov, la cu famiglia dal 1500 da Musulmana era diventata Ortodossa, non aveva troppo simpatie per Rasputin, cui imputava un ruolo di " deleterio plagiatore" e di responsabile della persecuzione contro gli Youssoupov , dopo l'eccidio del congiunto Principe Aimerycus,nel Palazzo di San Pietroburgo, a causa delle profezie di un altro Rasputin.

Felix, ricco piu' di un Sovrano d'Europa,impaziente, sconsiderato, sensibile, ma facile all'ira, adorato dalle donne e dagli uomini, dopo aver sottratto il Palazzo di San Pietroburgo ai Conti Suvolov, responsabili della morte di Aymericus, nel 1873, morte che aveva segnato il declino degli Youssoupov,fu spinto da impeti di rivalsa genealogica, piu' che da vera motivazione logica , nel piano dell'uccisione di Rasputin. Era stato un Rasputin ,infatti moralmente responsabile dell'uccisione del Principe Aymericus, per evitare la profezia che un Koskin tornasse sul trono di Russia, detronizzando i Romanov, che in realta' erano Orlov .Ma chi ostacola le profezie con la violenza ,diventa solo vittima di altre violenze. Cosi i Romanov furono detronizzati lo stesso ...ed infelice , solo , disperato moriva a Parigi, il Principe Felix Youssoupov , fuggito dalla rivoluzione bolscevica , quale "Russo Bianco". Dopo faticose ricerche , al Vaticano,rintraccio' i suoi cugini di Curlandia, nell'antica Freyanburg, all'epoca Frignano. I discendenti di Aymar che era nato nel suo Palazzo di Pietroburgo, erano a Palazzo Puoti. Fu l'incontro tra fantasmi di un passato diverso e terribile... da esorcizzare ..che poteva incantare solo qualche vecchia Marchesa Puoti Obrescoff -Duchi Filomarino Perrelli Tomacelli Puoti, ed i cugini russi Obrescoff, e i tanti Russi Bianchi che scrivevano noiosissime lettere in francese al Palazzo Puoti ,che arrivavano dopo aver cambiato una decina di indirizzi tra famiglie connesse intermediarie.Quasi sempre le lettere si riferivano a qualche anno prima... Fu cosi' che si seppe solo molto tardi della morte di Felix Youssopov. Aveva riscattato il Palazzo del Grifone a San Pietroburgo...ma moriva da Profugo disperato in un paese straniero...(Dagli Archivi dei Profughi russi a Parigi-. Princesse Marie Dolgorukij).A pregare per l'anima del Principe Felix Youssopov , affinche' fosse perdonato per il suo crimine , fu solo La Duchessa Filly, cui non importavano le motivazioni dinastiche o spionistiche , ma solo il riscatto dei peccatori.Implorava a Dio il perdono dei peccati di Felix Youssopov ed insegnava ai figli a pregare anche per la sua anima . Il ritratto di Felix emanava un potere terribile e misterioso. Solo

Yasmin non temeva lo sguardo dei suoi occhi , poiche' il piu' terribile dei peccatori,come Le aveva insegnato la Madre filly, era figlio di Dio e degno di misericordia. Il volto di Felix aveva un non so che di familiare ...somigliava incredibilmente al Principe Giuseppe , suo padre.Aveva lo stesso look e lo stesso stile. Un uomo cosi' affascinante non poteva non avere avuto un'anima e un cuore...Bisognava pregare per la sua anima...intercedere per il perdono di Dio...

La Madre Filly che viveva con il Rosario tra le mani, Le aveva insegnato a pregare sempre ...anche per i suoi nemici e soprattutto ad invocare per la Madre una "Santa Morte", al punto da farla pregare da Bambina , mentre era ancora viva ed ancora GIOVANE, PER LA SUA ANIMA. Presagiva forse che, ancora giovane per morire, un volo in aereo non l'avrebbe piu' ricondotta a casa.



217. Hochstaden
Alegre de Hostade
Description :
De gueules, à l'aigle d'argent.
L'escu de gueules a l'aigle blanc, alemant


L'

La Principessa Philome Allegro von Hochstaden ,nipote delPrincipe Marchese Chirurgo Francesco Puoti Principe d'Alegre von Hochstaden, aveva in cornice una vecchia stampa che riportava "Virtu' non v'e' che alla belta' resista!Non bastano contro Lei le dotte carte , ne' severo Catone, ne' duro Marte"... Restera' per sempre un mistero come la Principessa Filly riuscisse a conciliare la Pietas e la Fede cristiana con il culto della bellezza.









" The Rosary of Princess Filly"

For

Yasmin

Picture by Princess Rosemarie Macedonio Aprile von Hohenstaufen Puoti



APRAXIN (Aprile-Veiblinghen) Bhuren Anjou Putjatin

von Odessa und von Kourland

Clan Bariatinski-Putiatin-Borovitin-Buren- Biron

Princess Yasmin Hohenstaufen

Putiatin Avril de Burey Anjou Puoti http://www.federicoii.wide.it/82144.php
http://www.geocities.com/tfboettger/bariatinsky/hierarchy.htm



( Heinz Vincent Henric Avril de Burey Anjou Hohenstaufen Putiatin ) 1873 italianizzato

Aprile di Hohenstaufen Puoti

S.A.I.R PRINCIPE Giuseppe Aprile di Burey Anjou Puoti Putiatin -Prince JOSEPH von HOHENSTAUFEN de Saint Genis Saintonge - LANSLEBOURG Aprile de Burey d'Anjou-Puoti-( a sinistra)-) padre della Principessa Yasmin-

discendente di Federico II , Isabella d'Anjou, dai Principi Putiatin -

Potior Augustus Imperator Valentiniano e da Re Poto, nipote di Re Desiderio-Attraverso i Principi Putiatin o Principi Puoti discende da Rjurik(DINASTIA re Urik degli Uriel ,il cui totem era il Grifone , dinastia scandinava sicambrica merovingia des Avril de Griffon Saint Genis ) San WlADIMIRO e dai Romanov.La madre della nonna paterna, Elvira Hohenzollern, era la Principessa Katarina Ira Putiatina.La madre era la Principessa Giovanna Puoti, cugina del Principe Serghey Putiatin e di MariePavlovna Romanova-





Arma dei Principi Puoti di Costantinopoli

discendenti di

Re Poto Despota di Costantinopoli

Stemma avito Principessa Giovanna Puoti,nonna della Principessa Yasmin.



Dinastia Puoti discende da Re Poto dei Longobardi, e dagli Imperatori bizantini della dinastia Potior e da Re Radelchi.

Re Poto(Potior Patricius Romanorum Flavius Jovius Teodosius Bisantii)



Il fratello minore

Principe

Elvis Aprile de Burey d'Anjou Puoti( Hohenstaufen Plantagenet -Puoti) ( a destra) zio della Principessa Yasmin

nati a Villa di Briano, dal Principe Curlandese, italianizzato dal Ministro Lanza, Enzio Aprile di Burey d'Anjou Potior e dalla principessa Giovanna Puoti di Bisanzio, nel Palazzo del Principe Poto, antica Curtis Langobardorum del nipote di Re Desiderio, capostipite

dei Principi Puoti di Castel Poto o Puoti Despoti di Costantinopoli(Villa di Briano era detta anche Ferramanu o Freyanburg -Frignano )



. Prince Putiatin is not only an expert in history, archæology and the science of heraldry, but also belongs to one of the oldest families in Russia. In his veins he has nothing but Russian blood, dating back to the tenth century, for he is a descendant of the line of Rurik, through his ancestor Ivan Seinenovitch, voïvode of Lithuania in 1430, who was himself descended from St. Vladimir, through Michael Romanovitch, Prince of Drutzk in the thirteenth century.




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Capostipite dei Principi Puoti: Dinastia Valentiniana di Potior Augustus Valens Imperator Romanorum

Re Poto e' alla destra di Re Adelchi , mentre gli tiene una mano sulla spalla,

L'immagine allude a Poto emegente alla destra, in quanto e' il Delfino, predestinato al Regno che gia' condivide , secondo l'usanza dei Re lithingi con il padre Re Adelchi.


Donazione dei Mulini e dei Vini alle quattro Badesse.

Il Primo a sinistra e' Re Desiderio, con la corona . Re Desiderio e'leggermente piu' in basso del figlio Re Adelchi (figura centrale rispetto al tramonto del regno di Desiderio).Re Adelchi,alla sua destra , ha il braccio sulla spalla del figlio Re Poto, nascosto alla destra del padre(l'immagine allude alla consuetudine longobarda di reggere il trono congiuntamente , padre e figlio, ma e' evidente che il cuore del Regno e' in mano ad Adelchi, figura centrale, congiuntamente al figlio ,emergente dalla testa ,Re Poto .Re Poto e' alla destra del padre Adelchi, per indicare in senso liturgico,il predestinato al trono, momentaneamente all'ombra, perche' troppo giovane, ma congiunto al Trono del Padre; infatti molti atti ufficiali recano il sigillo di Rex Adelchis et Rex Potis)dietro c'e'il fratello di Poto Principe Answaldo e la sorella di Poto Ageltude,futura Imperatrice d'Italia,in quanto sposa di Guido duca di Spoleto ,Re d'Italia ed Imperatore.

Il fratello di Re Guido,AnscarioI ,fu insediato dal fratello quale Marchese ad Ivrea.

La Dinastia dei Re Anscarici che si articola in Re Berengario I e Berengario II,

era di origine merocarolingia .L'Imperatore Guido di Spoleto ed il fratello Anscario ascendevano

dagli Avril de Saint Genis Saintonge(detti anche Staufer Freiius Veiblinghen) ed Aprilis Grifone di Lanslebourg (detti anche Anscarici, Signori di

Susa come riporta anche lo storico genovese Scorza ) e al Conte di Parigi (626) S.Guarino .





et Bisantii et Rex Langabardorum Adelghis -Adelchis -Patricius Defensor Romanorum .

Princess Gisla sorella di Carlo Magno, madre di Re Poto, la cui sorella e' l'Imperatrice Ageltrude, moglie dell'imperatore Re Guido di Spoleto.




Principe Elvis Helvirio and Principe Joseph Hohenstaufen

Venezia)figli del Principe Curlandese Vincent Avril Buren von Kourland d'Anjou(italianizzato da Re Vittorio Emanuele nel 1873, di cui era familiare ,attraverso Ernestina di Curlandia) e della Principessa Giovanna Puoti , discendente diretta del Principe Potone di Costantinopoli e Castelpoto, nipote di Re Desiderio e figlio di Adelchi, nominato anche Principe di Bisanzio Patricius e Defensor Romanorum , dall'Imperatrice Irene di Bisanzio.Ma anche il ramo russo Poti , quello dei patrizi di Bari e Marchesi di Napoli , ascende dal Principe Potone. La Principessa Yasmin e' dunque erede del Titolo di Principessa della Dinastia di Re Desiderio e Teodolinda , ma anche di Costantinopoli e di Bisanzio , dove Adelchi, presso la corte dell'imperatrice Irene , cambio' il nome in Teodatus Flavius (Codice della Dinastia dei Re Lithingi) Patricius Defensor Romanorum .(Ranghi di Aristocrazia Sacra) .Infatti sia la nonna paterna che il nonno materno essendo Principi Puoti, Dinastia dei Re Lithinghi Longobardi ,che ascende a Teodolinda e a Re Desiderio , hanno trasmesso la Corona anche per via femminile .Ma il rango di Principessa Longobarda, viene ereditato da Lady Yasmin anche attraverso la pronipote dell'antenato Potone, principessa Sikelgaita di Salerno che sposo' Roberto i