Monday, April 24, 2006

PRINCIPI PUOTI- a cura Dssa Ersilia Sforza

LA MISTICA DELLA REGIA STIRPS WEIBLINGHEN HA LE SUE RADICI NELLA LINEA SICAMBRICA MEROLITINGA CELTICA DEI RE PENDAGROM DEL GALLES, CARACTACO, DA CUI DISCENDEVA LA REGINA ANSA, MOGLIE DI RE DESIDERIO E NONNA DI RE POTO CAPOSTIPITE DEI RE PUOTI CANEMORE. CLICK HERE
Storia di Castelpoto Storia del Regno di Napoli di Nicola Lettieri e tutte le fonti citate nei siti _______________________________________ Il Futuro dei Longobardi e' Princess Yasmin , pronipote di Re Desiderio!Commemorazione della Principessa Giovanna Puoti di Heristal hohenstaufen Plantagenet Intervento dello Storico Medievale -Principe Arch. Evanghelos Alaric Veruli pronipote di King Alaric Veruli(Genealogy of Goering ) di Anarnia von Gotha , Eudoxia , sposa di King Gaiseric Veruli von Saxsen Coburgo Gotha nipote di Potior Valens Valentianiano imperatore, figlia di Gallia Placida , da cui discende Re Desiderio. (Il Principe Arch E. Veruli von Gothard e' l'ultimo discendente diretto della dinastia che ha creato l'Almanacco del Gotha europeo, sua erede e la Principessa Vula Veruli, la cui madre e' la prof. Rosamaria Macedonio Aprile von Puoti di Heristal Hohenstaufen Plantagenet -Storico medievale. La Principessa Rosemarie vedova del Principe Vincenzo Macedonio di Locri e Grotteria e' uno degli storici e genealogisti medievali piu' apprezzati. E' Presidente del Comitato scientifico Genealogico del Green Princes Trust) Relazione Convegno Giovanna Aprile Puoti di Heristal Hohenstaufen Plantagenet , Discendente legittima e diretta di Re Poto di Heristal Hohenstaufen Plantagenet Principe di Costantinopoli , Patrizio di Bisanzio, Principe e duca di Castello Puoti o Castelpoto e di Frignano Piccolo, o Curtis Langobardorum Ferramanu, Attuale Villa di Briano, da cui proviene il figlio prediletto Giuseppe ed i suoi figli La dinastia Puoti reca nel suo DNA, in modo imperativo ed irrinunciabile , una memoria che reclama di essere preservata dall'oblio , al fine di scongiurare che vada irrimediabilmente perduta la verita' latente, sia pure evidente , della stirpe dell'Ultimo Re dei Longobardi e della Regina Ansa, figlia dei Re Pendagrom di Scozia Inghilterra, dinastia Malcom Canmor -(Potior), linea Anjou Plantagenet.Cio' anche al fine di preservare, per la discendenza i legami sentimentali e di sangue dei nipoti ,con la nonna Giovanna Puoti che, morendo si fece promettere, dal figlio prediletto Giuseppe Aprile von Hohenstaufen Puoti , di preservare gli archivi storici di famiglia.La nonna Giovanna Puoti , poetessa, spiegava ai figli e nipoti che la sua famiglia era cosi' importante che anche i catenacci erano d'oro e portavano lo stemma e che per visitare i loro feudi, non bastavano mesi, in quanto si estendevano anche ai castelli Puoti inglesi detti Potton o Powis(indicati come cespiti di Londra, andati per sempre perduti). Essendo palese che proprio dal recupero della memoria perduta della nonna Giovanna Puoti , e' stato possibile trovare il filo di Arianna ,per far luce sui secoli bui della sindone e recuperar le bende e le reliquie del golgota e del Sinai, che, dagli imperatori bizantini, finirono a Federico II. (Avvenire 14 febb 97 -Speciale Sindone Rai Tv montecarlo:Baima bollone , la tesi e' degna di Fede), e' d'uopo che nell'interesse stesso dell'agalmonia e recupero della memoria storica collettiva ,che andrebbe ineluttabilmente perduta, le generazioni future portino in serbo un patrimonio spirituale che va preservato dall'oblio . Premessa Il Principe Giuseppe Aprile Puoti (di Heristal Hohenstaufen Plantagenet), discende dalla linea diretta e di primogenitura di Re Poto di Costantinopoli, da cui ebbe origine anche il ramo cadetto del Marchese Giovanni Maria Puoti di Castelpoto, da cui anche il Marchese Basilio Puoti linea dei Colonna , Aragona - Caracciolo, Pignatelli , Medici Obrescoff , Aquaviva,Putiatin . I Puoti ascendenti e discendenti degli Heristal Hohenstaufen Plantagenet I Puoti o Poti , originari di Castello Poto o Castelpoto, discendono da Re Poto , o Potone, detto anche duca di Brescia ,Baudo ,nella Tragedia dell'Adelchi di Manzoni,come Scrive lo storico Lettieri ) vedi anche etimologia di Castelpoto. Re Poto fu battezzato , secondo il rito longobardo , come Rex Langobardorum et Romanorum , Patricius Romanorum , Defensor Romanorum - Il titolo di Patricius Romanorum , non e' quello di patrizio, secondo la consulta savoiarda, ma quella romana, ed indica La Stirpe imperiale della Gens Potitia (ovvero custode dei miti di Ercole). Lo stesso Carlo Magno, supplico' il Papa per ottenere il rango di Patricius Romanorum che dava il titolo divino di Flavius , Jovius(da cui Baudo) Teodosius . King Poto era figlio di Re Adelchi , detto anche Adalgiso, negli atti di Cancelleria denominato Flavius Jovius Adalgiso o Adelkis Rex Romanorum , in cui si firma congiuntamente alla madre Preecellentissima Regina Ansa e Flavius Potior Rex Desiderius , ossia Pothos, o Poto, dal greco che significa Desiderio. La madre di king Poto e' la Regina Gisla Heristal , sorella di Carlo Magno- Numerosi matrimoni congiunsero la dinastia di Re Desiderio a tutte le dinastie Regnanti d'Europa. Ed infatti Re Poto , ebbe per sorella l'imperatrice Ageltrude di Spoleto, moglie del RE Guido , duca di Spoleto, da cui discende il Barbarossa. La stessa madre del Barbarossa e' pronipote di Re Desiderio , in quanto Liutperga, figlia di Re Desiderio e zia di Re Poto, sposo' il duca di Baviera. Re Desiderio discendeva inoltre da Potior Valens Valentiniano imperatore d'Occidente ed Oriente, la cui figlia Gallia Placida sposo' l'imperatore Costanzo , figlio di Costantino.(infatti la Famosa Croce di Re Desiderio porta in cuore il ritratto in smalto di Gallia Placida ed i figli, antenati di Re Desiderio) Re Desiderio discendeva altresi' dalla linea gotico sicambrica-merolitinga di King Alaric Veruli e di Aubry o Avril, in provenzale Avrillon che significa nato in Aprile , in tedesco Veiblinghen, o der Vaibil, da cui Staufen che traduce in Bretagne Ex Aufen ovvero Dalla Coppa, in quanto simbolo di Venere , detta anche Aphros o Aprile o Avril. Il nome arcano di Poto ,da cui Desiderio ,deriva infatti dalla mistica di Potiri che e' nome della coppa o di Venere, nel linguaggio graalico interscambiabile con Fortis o Venere. Fortis allude a Boaz, linea di Davide e di Salomone. ------------------------------ Il nome arcano dei Puoti negli armoriali di Normandia e' quindi Avril de Potior o Pot , ovvero Avril de Saint Genis Saintonge, che significa Sacra Progenie di Venere o Coppa Santa, in tedesco STAffa di Venere, Pietra santa ovvero Veiblinghen Beinstein, detti Buren - Burey ---------------------------------------- Tornando a Re Poto , egli sopravvive alla sconfitta dei Longobardi, unitamente al Padre Adelchi ,che diventa anche con il figlio Poto,Principe , Despota di Bisanzio - Le sorelle di Adelchi , quindi zie di Poto , sono capostipiti dei Regnanti d'Europa. Infatti Liutperga sposo' i duchi di Baviera, capostipiti dei Sax Coburgo Gotha, Wittelsbach e Franconia. ------ Ermengarda sposo' Carlo Magno, da cui ebbe tre figli ----- Gerberga sposo' CarloManno, da cui ebbe 5 figli , eredi del Trono degli Heristal, spodestati da Carlo Magno che ripudio' , per motivi politici Desiderata o Ermengarda. ----------------------------- Adelperga sposo' re Arechi di Benevento, dando origine alla linea dei Grimaldi di Monaco , da Grimoaldo II , figlio di Grimoaldo che aveva sposato una figlia di Re Poto ------------------------------------------ Anselperga e' Badessa di Santa Giulia Abbazia di Brescia, fondata dalla Regina Ansa e da Re Desiderio, in cui si articola la Tragedia dell'Adelchi di Manzoni. ---------------------------------- Dopo il ripudio di Ermengarda , Carlo Magno, dinastia Heristal , gia' connessa a quella dei Mrovingi, (in quanto Grifone, figlio di Carlo Martello e di Sonichilde, stirpe longobarda di Tassilone di Baviera, connessa a Re Desiderio, sposo' Gertrud Hildegard , nipote di Aubry o Avril, nipote di Re Dagoberto II, da cui i der Vaibil o Avril de Saint Genis Burey Anjou, detti anche Grifoni Heristal di Lanslebourg, da cui gli Hohenstaufen ),dona in sposa al figlio di Poto, detto Poto o Potone , la figlia Hildegard Gertrud Gisela, avuta da Hildegard di Svevia, o Schwaben , linea da cui ebbe origine, il nome der Vaibil o Staufer , Buren , Schwaben : la dinastia Sveva Hohenstaufen. Ne discende che i Puoti , in quanto discendenti di Re Poto sono di Heristal von Hohenstaufen, per plurime ascendenze e discendenze - Infatti - gli Hohenstaufen discendono dai Re Pendagrom del Galles Carctaco, ossia il padre della Regina Ansa e dai Re Canmore , o Malcom , Re Potior .Lo stesso Barbarossa e' pronipote , con i duchi di Spoleto ,di Re Desiderio, antenati di Federico II. Inoltre Costanza, madre dell'imperatore Federico, e' discendente di Guiscardo d'Altavilla che sposo' Sikelgaita, figlia del Principe di Salerno Guaimario, , pronipote di Re Poto. -------------------- I Puoti sono diretti discendenti altresi' di Gisla Herisal , madre di Re Poto, il cui figlio Poto o Potone sposa la figlia di Hildegard di Svevia, ceppo Avito dei Buren o Veiblinghen o dei Vaibil detti anche Avril de Saint Genis Burey anjou o Staufer , oppure Hohenstaufen . Dalla dinastia di Re Poto e di Hildegard Gisela ha origine dunque la prosapia der Vaibil o Hohenstaufen! La Regina Ansa d'Anjou Plantagenet , linea dei Re Caractaco , trasmette altresi' ai Puoti la memoria Plantagenet, di cui sono gli ultimi aventi diritto, essendo tale dinastia estinta. Tutto cio' premesso i Principi Puoti sono ascendenti degli Hohenstaufen e discendenti per plurimi legami di intrecci familiari. Quindi per la tutela e preservazion della memoria storica, e' bene ricordare che I Principi Puoti sono Puoti di Heristal Hohenstaufen Plantagenet- Fonti Storiche : Historia Potorum ed. alke' Manzoni:Adelchi Storia di Castelpoto Storia del Regno di Napoli di Nicola Lettieri e tutte le fonti citate nei siti Consultare altresi' sui siti : Genealogie di Goering :king Alaric Veruli - Genealogy Queen Ansa Genealogy King Desiderio Genealogy Gisla Heristal wife of King Adelkis Origine di Castelpoto Poto nipote di Re Desiderio e Re Arechi King Poto Capostipite dei Principi Puoti

6 Comments:

At 11:31 PM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

Puoti discendenti dei Re Pendagrom del Galles e di King Alaric Veruli

Alaric I English Encyclopedia
Alaric I Images

Death of Alaric picture


Alaric I Encyclopedia

An 1894 photogravure of Alaric I taken from a painting by Ludwig Thiersch.Alaric I (Alaric or Alarich, in Latin Alaricus and in Spanish Alarico) was likely born about 370 AD on an island named Peuce (the Fir) at the mouth of the Danube, became king of the Visigoths from 395–410, and was the first Germanic leader to take the city of Rome.

He was well born, his father kindred to the Balti, considered next in worth among Gothic fighters to the Amali. He was a Goth and belonged to the western branch, called the Visigoths, who at the time of his birth dwelt in what is today Bulgaria, having fled beyond the wide estuary marshes of the Danube to its southern shore so as not to be followed by their foe from the steppe, the Huns.

Contents1 In Roman service
2 In Greece
3 First invasion of Italy
4 Second invasion of Italy
5 External links




In Roman serviceDuring the 4th century it had become common practice with the emperors to employ foederati; Germanic irregular troops under Roman command, but organized by tribal structures. The provincial population, crushed under a load of taxation, could no longer furnish soldiers in the numbers needed for the defence of the empire. Moreover, the emperors—ever fearful that a brilliantly successful general of Roman extraction might be proclaimed Augustus by his followers—preferred that high military command should be in the hands of one to whom such an accession of dignity was as yet impossible. The largest of these contigents were the Goths which had in 382 been allowed to settle within the imperial frontier with a large degree of autonomy

In 394 Alaric served as a leader of foederati under Theodosius I in the campaign in which he crushed the usurper Eugenius. As the Battle of Frigidus, which terminated this campaign, was fought at the passes of the Julian Alps, Alaric probably learned the weakness of Italy's natural defences on its northeastern frontier at the head of the Adriatic.

Theodosius died in 395, leaving the empire to be divided between his two sons Arcadius and Honorius, the former taking the eastern and the latter the western portion of the empire. Arcadius showed little interest in ruling, leaving most of the actual power to his Praetorian Prefect Rufinus. Honorius was still a minor, as his guardian Theodosius had appointed the magister militum Stilicho. Stilicho also claimed to be the guardian of Arcadius, causing much rivalry between the western and eastern courts.

In the shifting of offices which took place at the beginning of the new reigns, Alaric apparently hoped he would be promoted from a mere commander of federates to generalship of one of the regular armies. This was denied him, however. Among the Visigoths, settled in Lower Moesia, the situation was ripe for rebellion. At Frigidus they had suffered disproportional high losses, according to rumour a convinient way of weakening the Gothic tribes. Their rewards after the campaign had also been lacking. So they raised Alaric on a shield and acclaimed him as a king; leader and followers both resolving (says Jordanes the Gothic historian) "rather to seek new kingdoms by their own work, than to slumber in peaceful subjection to the rule of others."


In GreeceAlaric struck first at the eastern empire. He marched to the neighbourhood of Constantinople but, finding himself unable to undertake the siege of that superbly strong city, retraced his steps westward and then marched southward through Thessaly and the unguarded pass of Thermopylae into Greece.

The armies of the eastern empire were occupied with Hunnic incursions in Asia Minor and Syria. Instead Rufinus attempted to negotiate with Alaric in person. The only results was suspicions in Constantinople that Rufinius was in league with the Goths. Stilicho now marched east against Alaric. According to Claudian, Stilicho was in a position to destroy the Goths, when he was ordered by Arcadius to leave Illyricum. Soon after Rufinus was hacked to death by his own soldiers. Power in Constantinople now passed to the eunuch chamberlain Eutropius.

The death of Rufinus and departure of Stilicho gave Alaric free reins. He ravaged Attica but spared Athens, which at once capitulated to the conqueror. Then he penetrated into the Peloponnesus and captured its most famous cities—Corinth, Argos, and Sparta—selling many of their inhabitants into slavery.

Here, however, his victorious career ended. In 397 Stilicho crossed by sea to Greece and succeeded in shutting up the Goths in the mountains of Pholoe on the borders of Elis and Arcadia in the peninsula. From thence Alaric escaped with difficulty, and not without some suspicion of connivance on the part of Stilicho, who supposedly again had received orders to depart. Arcadius then crossed the Gulf of Corinth and marched with the plunder of Greece northwards to Epirus. Here his rampage continued until the eastern government appointed him magister militum per Illyricum, giving him the Roman command he had desired and authority to resupply his men from the imperial arsenals.


First invasion of ItalyIt was probably in the year 400 that Alaric made his first invasion of Italy, cooperating with another Gothic chieftain named Radagaisus. Supernatural influences weren't lacking to urge him to this great enterprise. Some lines of the Roman poet inform us that he heard a voice proceeding from a holy grove, "Break off all delays, Alaric. This very year thou shalt force the Alpine barrier of Italy; thou shalt penetrate to the city." But the prophecy wasn't to be fulfilled at this time. After spreading desolation through North Italy and striking terror into the citizens of Rome, Alaric was met by Stilicho at Pollentia, modern-day Piedmont). The battle which followed on April 6, 402 (coinciding with Easter), was a victory for Rome, though a costly one. But it effectually barred the further progress of the Goths.

Stilicho's enemies later reproached him for having gained his victory by taking impious advantage of the great Christian festival. Alaric, too, was a Christian, though an Arian rather than a Catholic. He had trusted to the sanctity of Easter for immunity from attack.

The wife of Alaric is said to have been taken prisoner after this battle; and there is some reason to suppose that he was hampered in his movements by the presence with his forces of large numbers of women and children, having given to his invasion of Italy the character of a national migration.

After another defeat before Verona, Alaric left Italy, probably in 403. He hadn't indeed "penetrated to the city" but his invasion of Italy had produced important results. It had caused the imperial residence to be transferred from Milan to Ravenna, it had necessitated the withdrawal of Legio XX Valeria Victrix from Britain, and it had probably facilitated the great invasion of Vandals, Sueves, and Alans into Gaul, which lost Gaul and the provinces of Hispania to the Empire.


Second invasion of ItalyWe next hear of Alaric as the friend and ally of his late opponent Stilicho. The estrangement between the eastern and western courts had in 407 become so bitter as to threaten civil war, and Stilicho was actually proposing to use the forces of Alaric in order to enforce the claims of Honorius to the prefecture of Illyricum. The death of Arcadius in May 408 caused milder counsels to prevail in the western cabinet, but Alaric, who had actually entered Epirus, demanded in a somewhat threatening manner that if he were thus suddenly bidden to desist from war, he should be paid handsomely for what in modern language would be called the expenses of mobilization. The sum which he named was a large one, 4,000 pounds of gold. Under strong pressure from Stilicho the Roman senate consented to promise its payment.

But three months later Stilicho himself and the chief ministers of his party were treacherously slain in pursuance of an order extracted from the timid and jealous Honorius. In the disturbances that followed, throughout Italy the wives and children of the foederati were slain. The natural consequence of all this was that these men, to the number of 30,000, flocked to the camp of Alaric, clamouring to be led against their cowardly enemies. He accordingly led them across the Julian Alps and, in September 408, stood before the walls of Rome (now with no capable general like Stilicho as a defender) and began a strict blockade.

No blood was shed this time; hunger was the weapon on which Alaric relied. When the ambassadors of the Senate, in treating for peace, tried to terrify him with their hints of what the despairing citizens might accomplish, he gave with a laugh his celebrated answer: "The thicker the hay, the easier mowed!" After much bargaining, the famine-stricken citizens agreed to pay a ransom of more than two thousand pounds in weight of gold, besides precious garments of silk and leather and three thousand pounds of pepper. Thus ended Alaric's first siege of Rome.

At this time, and indeed throughout his career, Alaric's primary goal wasn't to pull down the fabric of the empire but to secure for himself, by negotiation with its rulers, a regular and recognized position within its borders. His demands were certainly large— the concession of a block of territory 200 miles long by 150 wide between the Danube and the Gulf of Venice (to be held probably on some terms of nominal dependence on the empire) and the title of commander-in-chief of the imperial army—but, great as these terms were, the emperor would probably have been well advised to grant them. Honorius, however, was one of those timid and feeble folk who are equally unable to make either war or peace, and refused to look beyond the question of his own personal safety, guaranteed as it was by the dikes and marshes of Ravenna. As all attempts to conduct a satisfactory negotiation with this emperor failed before his impenetrable stupidity, Alaric, after instituting a second siege and blockade of Rome in 409, came to terms with the senate. With their consent he set up a rival emperor and invested the prefect of the city, a Greek named Priscus Attalus, with the diadem and the purple robe.

Attalus, however, proved quite unfit for his high position; he rejected the advice of Alaric and lost in consequence the province of Africa, the granary of Rome, which was defended by the partisans of Honorius. The weapon of famine, formerly in the hand of Alaric, was thus turned against him, and loud in consequence were the murmurs of the Roman populace. Honorius was also greatly strengthened by the arrival of six legions sent to his assistance from Constantinople by his nephew Theodosius II.

Alaric therefore cashiered his puppet emperor, after the latter's eleven months of ineffectual rule, and once more tried to reopen negotiations with Honorius. These negotiations would probably have succeeded but for the malign influence of another Goth, Sarus, the hereditary enemy of Alaric and his house. When Alaric found himself once more outwitted by the machinations of such a foe, he marched southward and began in deadly earnest his third, his ever-memorable siege of Rome. No defence apparently was possible; there are hints, not well substantiated, of treachery; there is greater probability of surprise. However this may be—for our information at this point of the story is meagre—on August 24, 410, Alaric and his Visigoths burst in by the Salarian gate on the northeast of the city. She who had been mistress of the world now lay at the feet of foreign enemies.

But in their plundering of the city, the Visigoths weren't absolutely ruthless. The contemporary ecclesiastics recorded with wonder many instances of their clemency: Christian churches saved from ravage; protection granted to vast multitudes both of pagans and Christians who took refuge therein; vessels of gold and silver which were found in a private dwelling, spared because they "belonged to St. Peter"; at least one case in which a beautiful Roman matron appealed, not in vain, to the better feelings of the Gothic soldier who attempted her dishonor. But even these exceptional instances show that Rome wasn't entirely spared those scenes of horror which usually accompany the storming of a besieged city. Nonetheless, the written sources do not tell of any damage wrought by fire, save in the case of Sallust's palace, which was situated close to the gate by which the Goths had made their entrance; nor is there any reason to attribute any extensive destruction of the buildings of the city to Alaric and his followers. The Basilica Aemilia in the Roman Forum did burn down, which perhaps can attributed to Aleric, based on coins dating from 410 found melted in the floor by archaeologists.


The burial of Alaric in the bed of the Busento River. 1895 lithographHis work being done, his fated task, and Alaric having penetrated to the city, nothing remained for him but to die. He marched southwards into Calabria. He desired to invade Africa, which on account of its corn crops was now the key of the position, but his ships were dashed to pieces by a storm in which many of his soldiers perished. He died in Cosenza soon after, probably of fever, at the early age of thirty-four, and his body was buried under the riverbed of the Busento. The stream was temporarily turned aside from its course while the grave was dug wherein the Gothic chief and some of his most precious spoils were interred; when the work was finished the river was turned back into its usual channel and the captives by whose hands the labor had been accomplished were put to death that none might learn their secret.

Alaric was succeeded in the command of the Gothic army by his brother-in-law, Ataulf.

Our chief authorities for the career of Alaric are the historian Orosius and the poet Claudian, both strictly contemporary; Zosimus, a somewhat prejudiced pagan historian, who lived probably about half a century after the death of Alaric; and Jordanes, a Goth who wrote the history of his nation in the year 551, basing his work on the earlier history of Cassiodorus (now lost), which was written about 520.


This article incorporates text from the 1911 Encyclopædia Britannica, which is in the public domain.


See also: Alaric II





External linksEdward Gibbon, History of the Decline and Fall of the Roman Empire, chapter 30
Edward Gibbon, History of the Decline and Fall of the Roman Empire, chapter 31



Preceded by:
Early kings King of the Visigoths
395–410 Succeeded by:
Ataulf

 
At 12:04 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

Ultimo imperatore Comneno Paleologo fu Tommaso Paleologo il cui figlio Andrea diede origine attraverso Giovanni ed Alfonso detti Paleologo ovvero Geronte o Seniore, nella seconda metà del XV secolo,alla dinastia Poto o Puoti.

 
At 1:00 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

Dinastia Canmore o Potior discendenti del nipote di Re Desiderio e della regina Ansa Re Poto figlio di Re Adelchi e di Gisla Heristal . Il ramo dei Potior Canmore si stabili' in Gran Bretagna ed in Scozia , da cui deriva anche la linea di Isac Canmore o Comander detto il Comneno dalla fortezza di Komne presso Bisanzio (Castrum Poti o castello di Poto fondato dal figlio di Adelchi che a Costantinopoli muto' nome in Flavius Jovius Teodatis Patricius Bisancii)


Children of
Crinan (Cronan) "The Thane" Canmore, of Dunkeld (980-1045)
and Bethoc (Beatrice) MacAlpine of Scotland (984-1045)
(See 30, 29, 28 generations back)

 
At 2:44 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

"Principi Puoti Pronipoti di Re Desiderio. a cura Prof. Vittoria Colonna"
1 commento -Mostra post originale

Prof. Umberto dei Liberti ha detto...
Re Canuto (ossia figlio di Poto-Can Poto o potere significa anche vecchio da cui seniore . Significa anche brillante da Kas(sanscritto) brillare ,ossia Auril Avril)Jhonn Poto Canuto o Seniore e' Giovanni Puoti , il ramo inglese , mentre il ramo bizantino di Re Poto e' Comneno di Poti e Paleologo o Gerontes , da cui seniore




Fonti
Antologia delle fonti altomedievali
a cura di Stefano Gasparri
e Fiorella Simoni
con la collaborazione di Luigi Andrea Berto

© 2000 – Stefano Gasparri per “Reti Medievali”


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XI
L’età vichinga
10. Il Regno danese di Inghilterra
(A) Wulfstan, Omelie, pp. 116, 119-120.
(B) Gesta del re Canuto, SRG, 11, 15-16, 18-19.
In Inghilterra alla metà del decimo secolo la presenza scandinava sembrava non creare più preoccupazioni ad una ormai forte monarchia anglosassone. Il figlio di Etelstano, Edgardo (959-975), faceva assumere alla monarchia i caratteri sacrali conferiti dall’unzione mentre veniva introdotta nel regno la riforma monastica che ebbe tra i più insigni rappresentanti il già citato abate Aelfrice l’arcivescovo Wulfstan. Poco dopo però nuovi attacchi vichinghi colpirono l’isola senza trovare resistenza da parte del figlio di Edgardo, Etelredo detto lo Sconsigliato (978-1016) divenuto re appena decenne. II volgere del millennio portò all’Inghilterra saccheggi e devastazioni, a stento contenuti da reiterati pagamenti. Ma Etelredo fece di peggio che pagare: per la notte del 13 novembre 1002 organizzò un massacro dei Danesi che vivevano in Inghilterra, provocando una serie di incursioni di rappresaglia. Sfibrati da una situazione insostenibile – che ci è descritta in una omelia di Wulfstan (A) – gli Anglosassoni finirono per accettare come re il danese Sven Barbaforcuta (1013-1014) mentre Etelredo si recava in esilio con la moglie Emma ed i figli.

Nel 1016 diveniva re il figlio di Sven, Canuto (m. 1035) che sposava Emma rimasta nel frattempo vedova di Etelredo. Abilità politica e circostanze fortunate portarono Canuto a costituire un impero che comprendeva l’Inghilterra, le isole a nord della Scozia, la Danimarca e la Norvegia. Il regno di Canuto, che era cristiano, è rimasto nella memoria del suo paese adottivo come un regno di pace, prosperità ed ordine. Incoraggiò questa memoria la vedova, Emma, che dopo, la morte del re, mentre cercava di instaurare un accordo tra i figli dei suoi due mariti, commissionò ad un monaco delle Fiandre un’opera – Gesta Cnutonis regis (1042) – dove si esaltasse il regno di Canuto porgendo contemporaneamente una versione idillica della loro transazione matrimoniale (B). In realtà Emma doveva poi morire in disgrazia, subito confinata in un monastero dal figlio Edoardo il Confessore (1042-1066), rimasto unico re alla prematura morte del fratellastro danese.


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(A) Carissimi, rendetevi conto della verità: il mondo precipita verso la fine, e quindi più passa il tempo più gli eventi mondani peggiorano.



[In primo luogo esamina le colpe dei cristiani, sudditi e governanti]



Tutti questi fatti ricordati sono gravi e terribili, capisca chi vuole. Eppure fatti ancora più gravi e svariati contaminano ora la nostra gente. Tradimenti e spergiuri dovunque, patti ripetutamente violati: è evidente, in questo popolo, che la collera del Signore ci sovrasta, se ne renda conto chi può.

E in realtà, la collera di Dio può forse provocare agli uomini un’onta maggiore di quella che continuamente ci colpisce a causa delle nostre malvagie azioni? Ad esempio, nel caso che uno schiavo fugga al suo signore, abbandoni la cristianità, passi ai Vichinghi, ed in seguito si scontri col thegn [1]: se lo schiavo uccide il thegn, non pagherà nulla alla famiglia dell’ucciso; mentre se il thegn uccide lo schiavo che prima era in suo possesso, pagherà il prezzo di un thegn. Per la collera divina, leggi di oltraggiosa viltà e tributi vergognosi sono ormai all’ordine del giorno tra di noi – capisca chi può – e molte disgrazie continuano a colpire questo popolo. Da lungo tempo non abbiamo più avuto alcun evento favorevole, né all’interno né fuori, ma abbiamo anzi subito dovunque devastazioni e persecuzioni continue. Per la collera divina da lungo tempo i Sassoni non hanno più riportato una sola vittoria e si sono lasciati completamente intimorire mentre, con il consenso di Dio, i pirati sono così forti che in battaglia un solo uomo ne mette in fuga dieci – qualche volta di più, qualche volta di meno – e tutto a causa dei nostri peccati. E spesso dieci o dodici pirati, l’uno dopo l’altro, oltraggiano la moglie di un thegn, o sua figlia, o una sua stretta parente, mentre il thegn, che prima si considerava potente, orgoglioso e coraggioso, rimane a guardare. E spesso uno schiavo fa prigioniero un thegn che prima era stato suo signore e, sempre a causa della collera divina, lo rende schiavo a sua volta. Ahimè quante sofferenze e quante pubbliche sventure sopportano ora gli anglosassoni, e tutto a causa della collera divina. Spesso due pirati, tre al massimo, trasportano da una riva all’altra schiere di cristiani di questo popolo accatastati insieme: segno di pubblica vergogna per tutti noi, se ancora fossimo in grado di provare vergogna. Ed invece tutte le sventure che subiamo, noi le ripaghiamo onorando coloro che ci tolgono l’onore. Li paghiamo in continuo e loro ci umiliano ogni giorno. Devastano e bruciano, saccheggiano, rubano, razziano sulle loro navi. Realmente, in tutti questi fatti, cosa appare se non una chiara e manifesta collera di Dio verso il nostro popolo?

Wulfstan, Omelie, pp. 116,119-120

[1] Cfr. sopra, capitolo 3, 12 (A), n. 2.


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(B) Per divina misericordia il forte eroe, Canuto, assunse il governo del regno, mise nelle posizioni appropriate i suoi seguaci e da allora fino alla morte resse pacificamente il regno degli Angli. […] Dopo aver messo ordine in tutto, non mancava al re che una nobilissima sposa. Comandò quindi di cercarla ovunque, per poterla ottenere legalmente ed associarla alla sua sovranità. Ambasciatori vengono mandati in regni e città a cercare la sposa per il re: si cerca per lungo e per largo ed infine si trova colei che è degna. La prescelta era dei territori della Gallia, e più precisamente della Normandia [1], era insigne per nascita e per ricchezze, ma soprattutto era superiore ad ogni altra donna del suo tempo per bellezza e prudenza, come si addice ad una illustre regina. Per tutte queste qualità il re aspirava molto ad averla, specialmente perché nasceva da una stirpe vittoriosa, che si era impadronita di una parte della Gallia a dispetto dei Franchi e del loro re. Ma perché mi dilungo? Il re manda a chiederla in sposa con doni regali e parole di preghiera. Ma lei rifiuta di sposarlo se lui prima non le promette con giuramento che – qualora Dio le conceda un figlio da lui – a questo figlio e non ad altri egli lascerà l’eredità del regno. Correva voce infatti che il re avesse avuto figli [2] da un’altra donna, per cui ella, pensando con prudente preveggenza ai propri, seppe con sagacia predisporre le cose a loro vantaggio. Piacque al re la risposta della fanciulla [3] ed alla fanciulla – ottenuto il giuramento piacque la volontà del re; e così, per grazia di Dio, Emma, la più nobile tra tutte le donne, diventò sposa del fortissimo re Canuto. Non molto tempo dopo, col favore di Dio, la nobilissima regina partorì un figlio [4]. […]

Come questo fanciullo crebbe, il padre, in piena prosperità, gli vincolò con giuramento il regno a lui soggetto, e quindi lo inviò con guerrieri scelti a ricevere il regno di Dania. Infatti Canuto, che inizialmente aveva il potere solo in Dania, era ora sovrano dei cinque regni di Dania, Anglia, Britannia, Scozia e Norvegia. Era inoltre divenuto amico degli ecclesiastici ed aveva con loro rapporti di familiare consuetudine, così che sembrava un vescovo con i vescovi per la cura della religione, un monaco con i monaci per l’umiltà della devozione. Difendeva i minori e le vedove, provvedeva agli orfani ed agli stranieri, conculcò le leggi inique ed i loro seguaci, promosse l’equità e la giustizia, costruì chiese e manifestò ad esse ogni rispetto, innalzò in dignità il clero ed i sacerdoti, ed impose ai suoi pace e concordia […].

Gesta del re Canuto, SRG, 11, 15-16, 18-19.

[1] Per tutelarsi da rivendicazioni della dinastia legittima, Canuto richiese la vedova di Etelredo, Emma, che era figlia di Riccardo I di Normandia e si trovava allora esule nella sua terra, presso il fratello, il duca Riccardo Il.

[2] Uno di questi figli di Canuto, Harald, riuscì infatti, alla morte del padre, a divenire per qualche tempo re di Inghilterra (1035-1040).

[3] L’autore dei Gesta scrive come se Emma non fosse mai stata sposata, ne avesse avuto figli.

[4] Hardcanute, nato nel 1019, re di Danimarca nel 1028, fu re di Inghilterra dal 1040 alla morte, avvenuta nel 1042.

 
At 4:22 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

di Heristal DINASTIA PUOTI

ha origine da Re Poto,nipote di Re Desiderio , figlio di Re Adelchi e della regina Gisla Heristal, sorella di Carlo Magno.Poto sposo' Gisela , figlia di Carlo Magno.Da Re Poto ebbe origine la dinastia Canmore(Potior)e Comneno Paleologo (Potior, Gerontes o Seniores.Re Poto segui' il padre Re Adelchi a Costantinopoli, dopo la sconfitta di Re Desiderio. A Bisanzio mutarono il nome in Flavius Potior Jovius Patricius Augustus Bisantii, commemorando gli avi Costantino il Grande e Potior Valens Valentiniano .

Il Termine Poto deriva da Potente , Forza , Fortis ,attributi del Signore . Traduce anche Can o Khan . Il termine Welf in Tedesco che traduce Cane deriva da Can ossia Poto , Forza, Signore . Il simbolo del Cane dei Guelfi e' meramente allegorico , in quanto allude a Can , Potere . Non a caso la Dinastia di Baviera ascendeva a Re Desiderio , in greco Pothos, come il nome del nipote , figlio di Adelchi.

Il termine ghibellino, da Weiblinghen , traduce Daufer(nome avito di Re Desiderio) o Ex Aufer ovvero Ex Freya , ossia da Venere . Come si puo' notare il mito greco di Pothos allude ad amore spirituale e fu inteso come "fautori del Papato ", mentre il termine Freya, Avril o Aprilis o Veib , allude alla forza vitale della Dea dell'Amore e per questo allude al potere temporale , quindi fautori dell'Impero.








Royal standard PUOTI of Canmore dates from the time of William the Lion.
Dinastia Puoti von CANMORE -

Canmore traduce Potior.

Aroux, che identifica il Veltro con Can Grande della Scala, spiega che il nome Can "si prestava a una duplice allusione, nel senso di cane da caccia, veltro, nemico della lupa romana, e nel senso di Khan dei Tartari"4. Scrive altrove il medesimo autore:
“Questi Tartari, sempre secondo Yvon (di Narbona, n.d.r.), consideravano i loro monarchi come degli dèi, principes suorum tribuum deos vocantes (...) Secondo lui, questi stessi Tartari, ai quali all'epoca ci si interessava tanto, "avevano scelto come capo uno dei loro, che fu innalzato su uno scudo ricoperto con un pezzo di panno, su un povero FELTRO fu levato, e chiamato Kan (...)fu chiamato Cane, che in lor linguaggio significa imperadore. (...) Non bisogna dunque stupirsi troppo dei nomi bizzarri di Mastino e Cane, dati a quei Della Scala che dominavano sulla Lombardia e che i ghibellini riconoscevano come loro capi. Quello di Veltro non è che un sinonimo (...)”5

Riprendendo l'interpretazione di Aroux, Guénon aggiunge che, "in diverse lingue, la radice can o kan significa 'potenza', il che si collega ancora allo stesso ordine di idee"6; inoltre Guénon fa notare7 che al titolo turco-tataro di Khan equivale quello latino di Dux o- IMPERATOR , applicato al Veltro dallo stesso Dante:

 
At 6:19 AM, Blogger Prof. Umberto dei Liberti said...

Nazione 2001.9.8
Titti Giuliani Foti

SANSEPOLCRO — Alla fine il principe Carlo d'Inghilterra non è venuto. Ma ha inviato per rappresentare la casata Windsor la principessa Jasmine von Hohenstaufen, del nobilissimo ramo dei Plantageneti. Una folla mediatica delle grandi occasioni è arrivata nella cittadina di Piero della Francesca per merito dell'associazione Commercianti Centro Storico di Sansepolcro, che ha messo a segno il colpaccio. Cameramen, telecamere, microfoni direzionali e vip: sbalorditi gli abitanti della cittadina.
Mai c'era stata tanta noblesse tutta insieme. Ma il richiamo è stato grande, perché queste proposte a Palazzo Inghirami sono storie non di confine o di contaminazioni quotidiane, sono storie raccontate da un artista davvero speciale: sua altezza reale il principe Carlo d'Inghilterra. L'evento che ha radunato quasi tutti i blasoni della Toscana — dai della Gherardesca, ai Corsini, passando per i Frescobaldi — molti principi romani — Borghese, Giovanelli, Ruffo di Calabria — e giovani rampolli della nobiltà milanese, piemontese e toscana — tra i quali citiamo Barbaiano di Belgiojoso, Calvi di Bergolo, legati alla famiglia dei Savoia; e i Baldinetti de' Bacci — ha un titolo suggestivo: «Il principe e il paesaggio. Litografie da Casa Windsor» e verrà aperta oggi al grande pubblico, a Palazzo Inghirami (sponsor unico della mostra) per rimanere in cartellone fino al 7 ottobre (tutti i giorni, ore 10-13 e 15-20).
Per la scelta delle 11 litografie firmate da Carlo — che testimoniano l'amore del principe per la natura, nella sua Inghilterra come nelle predilette Italia e Grecia — pare che sia stato sostanziale il contributo del ventiseienne figlio di Camilla Parker Bowles, appassionato d'arte.
In mostra, anche le venti acqueforti di Casa Windsor, opere della Regina Vittoria, del Principe Alberto e della loro primogenita, la Principessa Louise a testimonianza di una vocazione «artistica» che si tramanda da generazioni.
L'attività pittorica del Principe Carlo è legata alla «Hrh Fondazione Benefica del Principe» che, destina i ricavati delle vendite a cause umanitarie. E chiunque avrà la possibilità di acquistare in loco le litografie della regina Vittoria e del suo discendente, a prezzi che vanno dalle 150mila lire a 25 milioni.
Il 6 ottobre, a conclusione dell'esposizione, gran finale con un'asta battuta da Christie's .
dall'inviato

 

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